Muore a 76 anni Stephen Hawking, l’astrofisico della “Teoria del Tutto” diventato un’icona pop

Noto per le teorie sull’origine dell’Universo, il cosmologo britannico è scomparso a 76 anni, dopo una vita contrassegnata dalla malattia e dalla ricerca scientifica. Il suo carisma ha affascinato anche la cultura pop, a partire dalla serie tv dei Simpson fino ai Pink Floyd

Stephen Hawking
Stephen Hawking

È scomparso a 76 anni nella sua casa di Cambridge Stephen Hawking, cosmologo e astrofisico diventato celebre in tutto il mondo per i suoi studi sui buchi neri, cosmologica quantistica e l’origine dell’universo. Nonostante in giovane età fosse stato colpito da sclerosi laterale amiotrofica (Sla), malattia degenerativa che lo costrinse all’immobilità, Hawking continuò per tutta la vita le sue ricerche, diventando un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale e un personaggio noto anche negli ambiti più pop della cultura: a lui è ispirato La Teoria del Tutto, film del 2004 diretto da James Marsh, per non parlare delle tante “incursioni” nel mondo dell’arte, dell’animazione e anche della musica. La notizia della morte di Hawking è stata divulgata ai media dai figli, che in un comunicato hanno scritto: “siamo profondamente rattristati per la morte del nostro padre adorato. È stato un grandissimo scienziato e un uomo straordinario. I suoi lavori vivranno ancora per molti anni dopo la sua scomparsa”.

UNA VITA PER LA SCIENZA

Nato a Oxford nel 1942, già durante l’adolescenza Hawking mostra un forte interesse per la matematica, sebbene poi all’università studierà fisica e si laureerà in Scienze naturali. Nel 1962 continua i suoi studi a Cambridge e qui, nel 1963, gli viene diagnosticata la Sla, malattia che lo costringe all’immobilità e che lo prova non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. Ciononostante, Hawking continua la sua attività di studioso, e tra il 1965 e il 1970 elabora le prime teorie sull’origine dell’Universo: in questi anni scrive uno dei suoi libri più famosi, Dal Big Bang ai buchi neri, breve storia del tempo. Sempre agli anni Settanta risalgono i suoi studi sulla possibile integrazione delle due maggiori teorie della fisica contemporanea, ovvero la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica, una “fusione” che Hawking chiamava Teoria del Tutto. Hawking è stato titolare della cattedra di matematica all’Università di Cambridge per trent’anni, dal 1979 al 2009, e fino alla sua morte è stato direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge, oltre a essere stato membro della Royal Society, della Royal Society of Arts e della Pontificia Accademia delle Scienze.

Cameo di Stephen Hawking in una puntata dei Simpson
Cameo di Stephen Hawking in una puntata dei Simpson

HAWKING NELL’IMMAGINARIO POP

Ma oltre a essere stato un punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale, Hawking è stato un personaggio ammirato e amato in tutto il mondo, soprattutto per il coraggio e l’ironia con cui affrontava la malattia e si dedicava all’attività universitaria. Al punto da diventare quasi un’icona pop: a renderlo celebre al pubblico mondiale, ha contribuito il già citato La Teoria del Tutto, film del 2014 diretto da James Marsh in cui Howking è interpretato da Eddie Redmayne. La pellicola è l’adattamento cinematografico di Verso l’Infinito, biografia scritta da Jane Wilde Hawking, ex moglie di Stephen. Lo scienziato, inoltre, è stato impegnato in molti particolari “camei” nei telefilm di animazione prodotti da Matt Groening Simpson e Futurama, e anche nelle celebri serie The Big Bang Theory e Star Trek. Qui Hawking è impegnato in una improbabile partita a poker con Data, personaggio del telefilm, Isaac Newton e Albert Einstein. Una singolare collaborazione, invece, ha visto Hawking impegnato anche in ambito musicale: lo scienziato presta la sua voce a due brani dei Pink Floyd, Keep Talking e Talkin’ Hawkin, contenenti nell’album The Division Bell, pubblicato nel 1994. L’influenza di Hawking sulla cultura contemporanea non si è manifestata solo attraverso il cinema, la televisione e la musica, ma anche attraverso le arti figurative: è del 1995 Ubermensch, scultura realizzata da Jake e Dinos Chapman, che ai tempi fece discutere per l’ironia sottesa nel titolo (Ubermensch è il termine utilizatto da Nietzsche per la sua teoria filosofica del “Superuomo”), mentre David Hockney ritrasse Howking ben due volte, la prima nel 1978 e la seconda nel 2012, in occasione del 70esimo compleanno dello scienziato e della grande mostra a lui dedicata allo Science Museum di Londra.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.
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  • Maria De Falco Marotta

    Mi spiace moltissimo che- come al solito- si elogia la straordinaria bravura dello scienziato S. Hawking e non si accenna se non trasversalmente a sua moglie Jane Wilde che oltre ad essere la sua ragazza premurosa, attenta, precisa per tutti gli anni della sua malattia, ha saputo dargli tre bellissimi figli che- come dice lui nel finale del film La teoria del Tutto, sono la vita. Se Jane non fosse stata così attenta ai suoi mali, ben difficilmente Stephen sarebbe diventato quello che tutti sappiamo chi è. Ringrazio Jane- spero che sia ancora viva- per il suo orribile fardello portato con tanta grazia e delicatezza, mettendosi da parte anche quando non avrebbe dovuto, e le bacio le mani con delicatezza a nome di quanti vorrebbero e non hanno potuto scriverle. Jane, il Signore in cui credi ti renda felice. Maria de falco Marotta