Piccoli Musei. Museo della Bora

Dopo una pausa, ricomincia il nostro viaggio alla scoperta dei tanti piccoli musei sparsi nella Penisola. Curiosi e appassionati, sono un anello importantissimo della catena della cultura. Oggi siamo a Trieste per parlare con Rino Lombardi, ideatore del Museo della Bora.

Girandolart, la festa delle girandole
Girandolart, la festa delle girandole

Partiamo da una questione generale: come si fa a manutenere, comunicare e valorizzare un patrimonio diffuso come quello italiano?
Questa domanda mi fa sentire troppo importante. Io, tutto sommato, sono un dilettante dei musei. Nel mio piccolo posso dire che ci vorrebbe più cura e amore per le cose belle che ci circondano. Ma senza parlarsi troppo addosso. Sentiamo dire che siamo il Paese della creatività e della “Grande bellezza”, ma l’Oscar è andato al film, non a tutti gli italiani. A furia di dirlo e di non dimostrarlo, ci siamo un po’ assopiti. Questa eredità, questi gioielli di famiglia dobbiamo saperli conservare. Non basta autoincensarsi, bisogna fare.
Guardate cosa sono capaci di fare all’estero. Prendete il Rijksmuseum per esempio. Cosa non s’inventano. E con tutto quello che abbiamo noi, cosa non si potrebbe fare? La scuola, l’educazione è centrale. Dobbiamo avere cura della nostra storia e stimolare la curiosità. E poi c’è un problema di equilibrio fra la tradizione e la modernità che in Italia è potente. Io, a volte, vorrei essere in Francia per il modo speciale che hanno di trattare la cultura. Trovate mediateche spettacolari anche nei piccoli centri. E questo fa la differenza per il futuro di un Paese e di un popolo. Bisogna offrire cose belle al pubblico. E valorizzarne l’intelligenza.

L’associazione che riunisce i “piccoli” musei è un ottimo esempio di sinergia. Voi con quali altre realtà vi rapportate? È più una rete territoriale o, per così dire, tematica?
L’incontro con l’Associazione Nazionale dei Piccoli Musei per me è stato davvero illuminante. Come ho detto, sono un dilettante dei musei ed è stato importante trovare degli elementi comuni nelle altre persone che ho incontrato ai convegni in questi anni. C’è una mentalità dinamica, fresca, insomma, c’è la passione.
Devo dire che in questo bizzarro percorso che seguo con questo museo eolico in progress gli incontri sono stati sempre belli. Il tema del vento, da solo, fa una bella selezione. E avvicina. Supera i confini naturalmente. Siamo in contatto con artisti del vento, autori, videomaker, musicisti, giornalisti, tante reti diverse. E poi le scuole, realtà culturali importanti come altri musei o l’Università delle Libertà o la Barcolana. Naturalmente c’è anche il Comune, con il quale abbiamo organizzato mostre e iniziative speciali, come le nostre feste delle girandole. Ma anche l’azienda regionale Turismo FVG ci ha “usato” più volte per parlare del nostro territorio attraverso la nostra esperienza. Il desiderio è di essere contemporaneamente locali e internazionali. La tradizione di Trieste ce lo impone.

Libri dall’archivio multimediale del Museo della Bora e del Vento a Trieste
Libri dall’archivio multimediale del Museo della Bora e del Vento a Trieste

Quali sono le principali difficoltà che riscontrate? E quali le soddisfazioni?
Le principali difficoltà sono legate alla burocrazia, alle normative, al fisco, alle domande per i contributi che alla fine sono spesso fatica sprecata. Sarebbe tutto più comodo se ci fosse una legge dedicata ai piccoli musei. Ci vorrebbe più dinamismo. La giusta dose. Non un vorticar fine a se stesso. Il nostro Paese sarebbe di nuovo una potenza. Dove potremmo arrivare se non fosse tutto così difficile?
Le soddisfazioni vengono da chi ci viene a visitare e dimostra solitamente simpatia e generosità verso l’idea di un museo che potrebbe crescere ancora. Le soddisfazioni vengono dal grande interesse che il museo incontra sui media: fa piacere.

Raccontiamo brevemente il museo: contesto, storia, spazi.
Io dico sempre che è la “brutta copia” di un museo, nel senso che il Magazzino dei Venti è nato come vetrina di un Museo della Bora e del Vento più grande, ma in dodici anni di attività è diventato esso stesso un’attrazione, censita su importanti guide e citata su giornali nazionali ed esteri.
È praticamente una stanza di una cinquantina di metri quadri, dove facciamo vedere un concentrato del mondo della bora e del vento, fatto di immagini di cronaca del passato e di creazioni del presente, di oggetti curiosi e di strumenti scientifici, di modi originali di raccontare questa forza invisibile così presente nelle nostre vite.

Girandolart, la festa delle girandole
Girandolart, la festa delle girandole

Che profilo ha il vostro pubblico, anzi i vostri pubblici? Cosa organizzate per loro?
Le visite sono su prenotazione. La caratteristica è che i visitatori sono solitamente curiosi, questo è un posto che va cercato. Moltissimi vengono dalla Lombardia (coppie o famiglie di 3/4 persone), forse interessati perché a Milano non c’è poi tutto questo vento. Ci sono i gruppi aziendali: quest’anno sono venuti per esempio degli insegnanti austriaci in gita scolastica. Solo loro, gli insegnanti, senza gli studenti! Ed è stato molto divertente. Poi le scuole per l’infanzia, molte. Quest’anno molte visite scolastiche, in questi giorni da Brescia, da Perugia.
La visita standard, per gruppi ristretti, si chiama 20 indizi per un museo per dare un ordine a questa visita che si svolge in un spazio disordinato! Ai bambini mostriamo gli oggetti più curiosi e alla fine della visita insegniamo loro a creare una girandola che si portano a casa.

Ricevete finanziamenti? C’è una presenza dei privati e, se sì, in quale veste? 
Questo spazio è nato per iniziativa privata, per svegliare l’interesse verso un museo più grande. Poi confesso che mi sono affezionato a questa dimensione piccola e raccolta. Il magazzino è mio e ci ho messo e ci metto tante energie. Ma è stato preziosissimo il supporto degli amici, senza i quali non avrei potuto creare questo piccolo tesoro. I privati ci aiutano, per esempio donandoci reperti preziosi (gli Amici dei Musei triestini per esempio ci hanno regalato i famosi “iazini”, cioè i rampini da ghiaccio, un classico di qualche anno fa), ma anche donandoci poesie, testimonianze, ricordi.
Gli sponsor ci danno una mano quando usciamo da questo spazio.

Triestini e turisti fotografati nel vento a BoraMata – Trieste, giugno 2015
Triestini e turisti fotografati nel vento a BoraMata – Trieste, giugno 2015

Quanti collaboratori lavorano al museo?
Ecco, alla fine siamo organizzati come Associazione, siamo pochi, alla fine gestisco io, è il classico chi fa da sé fa per tre, ma voglio essere smentito. Perché tutto questo è nato in modo piuttosto bizzarro e ringrazio ancora gli amici che mi sopportano nel darmi ragione.
Spero si avvicinino presto dei giovani bravi a raccontare il vento e a tenere dei laboratori sul tema eolico. I curriculum arrivano, ma ci vuole una marcia in più: la passione! E un pizzico di leggerezza e di humour.

Quali sono le attività nel prossimo futuro?
Fino al 25 aprile siamo in trasferta alla sala comunale di Palazzo Costanzi con la mostra di opere eoliche di Matteo Nasini, artista e musicista romano che propone i suoi strumenti che suonano con il vento.
Dal 2 al 5 giugno saremo di nuovo in piazza con BoraMata, follie di vento nella città della bora, per giocare, divertire e divertirci con questa forza della natura che ha un posto speciale nel cuore dei triestini.

Marco Enrico Giacomelli

MUSEO DELLA BORA
Via Belpoggio 9 – Trieste
040 307478
[email protected]
www.museobora.org
www.piccolimusei.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.