Inchiesta Art Brut. Intervista con Helene Dorf

Randers, Danimarca. Il Gaia non è soltanto un museo di arte irregolare, ma un buon esempio di “cultural business”, co-gestito da persone con disabilità e non. Oltre allo spazio espositivo per la collezione permanente e le mostre, infatti, ci sono un bar, un negozio, aree attrezzate per laboratori di incorniciatura e workshop creativi. E anche uno speciale corso triennale di arti visive. Ce ne parla la direttrice Helene Dorf.

Helene Dorf, direttrice del GAIA Museum
Helene Dorf, direttrice del GAIA Museum

Quando e come è nato il museo?
Il Gaia Museum of Outsider Art è stato fondato nel settembre 2002 da Dorte Eiersbo, che ne è stata direttrice da allora fino all’estate del 2014. Quando ho cominciato a lavorare nel museo – prima come impiegata, quando ero ancora studentessa, poi come exhibition manager – era un’impresa di piccole dimensioni in tutti i sensi, in termini di metri quadri, attività, numero di impiegati. Con il tempo è cresciuta fino a diventare un’organizzazione culturale conosciuta nel mondo, e in grado di diffondere conoscenza, educazione, esperienza in ambito outsider.

Il nome riporta alla cosmogonia greca…
Sì, si riferisce alla dea greca che personifica la Terra, la natura, la materia da cui hanno origine tutte le cose. All’inizio era un nome provvisorio, poi abbiamo deciso di mantenerlo.

Da quanti pezzi è costituita la collezione permanente? Quali sono gli artisti più rappresentativi?
Al momento è in corso il processo di catalogazione, ma credo che la collezione permanente abbia all’incirca 400 pezzi, rappresentativi di un’ampia varietà di espressioni, materiali e tecniche nell’ambito dell’Outsider Art. Si tratta in prevalenza di pezzi di provenienza europea, contemporanei, anche se non mancano opere provenienti da altri Paesi, come la Russia, l’India, gli Stati Uniti.
La collezione è nata dalla mostra itinerante Art Aparte II, realizzata nel 1999 dall’allora esistente Landsforeningen for Kunstskoler for Udviklingshæmmede, l’associazione nazionale di tutte le scuole d’arte per persone con disabilità, fondata anch’essa da Dorte Eiersbo.

GAIA Museum - Pradeep Kumar, Carved matchsticks
GAIA Museum – Pradeep Kumar, Carved matchsticks

Quali sono gli artisti più rappresentati in collezione?
Quando è stato fondato, nel 2002, il museo conteneva soltanto arte prodotta da persone con disabilità, ma da allora la collezione si è aperta al più ampio campo dell’Outsider Art. Tra gli artisti presenti nella collezione ci sono Aleksander Lobanov (1924-2003, Russia), Herleik Kristiansen (1947, Norvegia), Judith Damgaard (1954, Danimarca), Kenneth Rasmussen (1971, Danimarca), Manfred Teege (1943-2001, Danimarca), Pradeep Kumar (1973, India), Raymond Thunder-Sky (1950-2004, USA), Werner Voigt (1935, Germania), Evert Panis (1940-2013, Paesi Bassi), Hans Hartmann (1963, Paesi Bassi).

Quali sono le attività del Gaia e in che modo sono gestite?
Entro la cornice del museo ci sono varie divisioni che fungono da spazi protetti per persone con quadri diagnostici diversi, dalle disabilità fisiche e intellettive alle patologie psichiatriche. In questi spazi si svolgono attività lavorative, programmi educativi, e c’è anche un corso di cultura e arti visive articolato in tre anni. Queste attività, nel loro insieme, danno lavoro a circa ottanta persone disabili. Il lavoro protetto è supportato e regolamentato dal Comune, ma a parte questo non consideriamo i nostri impiegati come “assistiti” o “apprendisti”: sono una parte importante e indispensabile dell’organizzazione del lavoro.
La finalità ultima del museo è incoraggiare il pubblico dei visitatori e, in generale, la società a riconoscere e stimare la diversità. È essenziale, da questo punto di vista, che il museo metta in pratica questo concetto, non solo attraverso le mostre, ma anche consentendo alle persone che hanno delle difficoltà di lavorare e di diventare parte attiva del contesto culturale.

Collaborate anche con istituzioni psichiatriche e centri diurni?
Comunichiamo e, entro una certa misura, collaboriamo con altre realtà locali, come il centro per l’impiego, quello per l’orientamento educativo giovanile, con varie comunità e appartamenti protetti, attraverso le famiglie e le istituzioni di riferimento.

GAIA Museum - Manfred Teege, Headdecoration
GAIA Museum – Manfred Teege, Headdecoration

Può dirci qualcosa in più sul corso triennale?
In Danimarca le persone con disabilità (dopo la scuola elementare e fino ai 25 anni di età) hanno il diritto di frequentare dei programmi educativi speciali che si chiamano STU – Særlig Tilrettelagt Uddannelse. Questi programmi sono articolati in tre anni, vengono attivati in tutto il Paese e presentano vari percorsi e contenuti – sono i Comuni a finanziarli, perché il finanziamento dell’educazione è a loro carico.
Qui al Gaia abbiamo sviluppato il nostro STU, che comprende lezioni di arte combinate insieme ad altre materie, per esempio la matematica di base, e argomenti di interesse sociale e civile che ai ragazzi possono essere utili per affrontare l’età adulta. È la nostra Gaia Akademi a gestire questi corsi, ma ci sono altri programmi STU anche in altre parti del museo, per esempio al Gaia Papaya, che è il nostro bar. I ragazzi che li seguono possono passare da un programma all’altro, di modo che i tre anni possano essere completati svolgendo varie attività.

Art Brut, Outsider Art, arte… come vi regolate con le etichette?
La prima cosa che vorrei dire è che mi piacerebbe non dover usare un termine particolare per descrivere questo tipo di arte: dal mio punto di vista, l’Outsider Art è arte. Ma la bellezza dell’Outsider Art sta anche nella sua debolezza. Gli artisti outsider spesso non hanno alcun tipo di contatto con il mondo dell’arte, non hanno l’interesse né la capacità di promuovere le proprie opere da soli o di renderle visibili a un pubblico, in musei, gallerie ecc. Dunque, avere una parola specifica serve per questioni pratiche. Nonostante questo, credo che l’arte debba essere principalmente esperita attraverso gli occhi… e lo stomaco.
Personalmente, non mi dispiace il termine Outsider Art: include altri termini come l’arte visionaria, l’arte dei medium ecc. Le parole Folk Art e ITE [il corrispettivo finlandese, dall’acronimo Itse Tehty Elämä, N.d.R.] hanno avuto origine in specifici contesti nazionali – rispettivamente Stati Uniti e Finlandia. Art Brut, infine, è principalmente un termine storico, che si riferisce alla teorizzazione di Jean Dubuffet degli Anni Quaranta e all’arte che corrisponde ai criteri da lui individuati. L’Art Brut è anche Outsider Art, mentre non tutta l’Outsider Art è anche Art Brut. Qui al Gaia, quando usiamo la parola Outsider Art ci riferiamo all’arte e alle espressioni artistiche prodotte al di fuori del mondo dell’arte da persone che vivono ai margini della società.

GAIA Akademi
GAIA Akademi

In base alla sua esperienza, com’è accolta l’Outsider Art in Danimarca?
Credo che sia ancora sconosciuta al grande pubblico. Con l’eccezione dell’Ovartaci Museum, collegato all’ospedale psichiatrico di Risskov, il Gaia è l’unico museo danese dedicato all’Outsider Art.
In base alla nostra esperienza, l’Outsider Art viene accolta molto bene quando la si incontra: le persone tendono a sorprendersi del talento, laddove lo considerano inaspettato, ne rimangono affasciante e spesso questo tipo di esperienza risulta molto arricchente. Il mondo dell’arte ufficiale, in Danimarca, non ha ancora ben compreso il valore dell’Outsider Art.

Eppure il mondo dell’arte “ufficiale” incrocia sempre più spesso il terreno dell’arte irregolare: secondo lei, da che cosa dipende?
Così vanno le cose: tutto ciò che è o sembra nuovo, provocatorio, diverso, all’avanguardia viene prima o poi assorbito dai circuiti dell’arte mainstream e commerciale. Ma la cosa bella è che la maggior parte degli artisti outsider continueranno a produrre grande arte senza nemmeno accorgersene, senza che di tutto il resto gliene importi niente e senza esserne minimamente influenzati: questa è la natura dell’Outsider Art e il motivo per cui l’amiamo. Se poi il “mondo dell’arte” ci aiuta a promuoverla, ben venga: speriamo che ciò possa aiutare tutti quanti a riconoscere e valorizzare la diversità, e ad accorgersi del talento e delle risorse dove meno ci si aspetta di trovarle. Nell’arte come nella vita.

Sara Boggio

www.gaiamuseum.dk

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Sara Boggio
Dopo la laurea in Lettere Moderne ha lavorato come writer, redattrice e traduttrice per diverse case editrici, in Italia e in Australia, dopo quella in Pittura è stata tutor di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Accademia di Belle Arti di Torino, ha curato una rassegna sulla graphic novel insieme al Circolo dei Lettori e alla Scuola Holden, numerose mostre per la galleria In Arco, e una serie di incontri e workshop dedicati al rapporto tra autismo ed espressione grafica. Collabora con la start-up Maieutical Labs per una piattaforma di e-learning multimediale sulla storia dell'arte e, nell’ambito dell’Università di Torino, con il gruppo di ricerca Remedia, che indaga il linguaggio psicopatologico con gli strumenti della linguistica. Traduzioni e contributi critici, in ambito linguistico e per la critica d’arte, sono stati pubblicati da «Italian Poetry Review», Ponte Alle Grazie, «Rivista di Estetica», Rizzoli, Skira.