Il racconto corale della fuga di cervelli. Intervista con Sergio Nava

Sergio Nava è autore di “Giovani talenti”, programma di Radio Sole24Ore, e autore del blog “la Fuga dei talenti”. Da anni segue i cervelli in fuga per il mondo, ascoltando le loro storie. Neve Mazzoleni, autrice della nostra rubrica “Brain Drain”, ha conversato con lui.

Sergio Nava
Sergio Nava

Un programma radiofonico e un blog: perché?
Nel 2007 ho vissuto per sei mesi in Francia, dove c’è una forte comunità italiana con la quale spesso mi sono confrontato. Erano tutti profili professionali qualificati. Tutti mi hanno raccontato che avevano lasciato il Paese perché non c’erano sbocchi adeguati nel lavoro. Erano gli anni pre-crisi. Mi sono subito chiesto quanto il nostro Paese stava perdendo in termini di capitale umano, classe dirigente e risorse economiche. Nel 2009 quindi ho cominciato a scrivere il blog, mentre nel 2010 ho cominciato a condurre la trasmissione Giovani Talenti su Radio Sole24Ore.

Qual è l’obiettivo?
I temi che approfondisco parlando con italiani all’estero riguardano le loro professioni e carriere, cercando di far emergere una visione comparativa fra il nostro Paese e quello che li ospita. Lasciamo da parte gli aneddoti personali. Io voglio raccontare un fenomeno, senza fare analisi, ma unicamente testimoniare. Come giornalista voglio dare un servizio di informazione, che renda più consapevoli tutti di quello che sta accadendo.

Come trovi i profili che intervisti?
Alcuni li contatto io direttamente, soprattutto nel caso di profili più visibili. Ma da quando la trasmissione radiofonica ha preso corpo, molte persone mi contattano direttamente e si autocandidano per le interviste. C’è davvero tanta voglia di raccontarsi. Hanno desiderio di portare le loro esperienze di successo come modello di riferimento per i talenti che rimangono in patria.

La fuga di cervelli secondo Kiriosomega
La fuga di cervelli secondo Kiriosomega

Qual è la composizione geografica? Quanti anni hanno? Cos’hanno studiato?
Quasi il 60% degli intervistati proviene dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Ma una parte anche da Cina e Australia. Sono tutti profili compresi fra i venti e i quarant’anni. Generalmente compiono gli studi universitari in Italia, perché ne riconoscono ancora la buona impostazione teorica e di contenuto, ma per Master o PhD emigrano. Sempre più giovani di 19-20 anni cominciano a scegliere di studiare nelle università estere.

Che tipo di giudizio danno i talenti dell’Italia?
Non c’è un giudizio univoco. Molti però la descrivono come un Paese vecchio, dove le strutture sono inadeguate e per nulla al passo con i tempi, la tecnologia, la globalizzazione. È un Paese che ha smesso di innovarsi, senza infrastrutture, con modelli politici e organizzativi consunti. Hanno le idee chiare e sottolineano dove rimangono i problemi.
Il valore aggiunto è che hanno anche tante soluzioni da proporci, ma non sanno come fare. Hanno voglia di restituire valore al proprio Paese e ricostruire a livello sociale, politico ed etico le infrastrutture del nostro Paese.

Qual è la reazione del pubblico?
Molti degli ascoltatori vogliono consigli pratici su come espatriare. Soprattutto chiamano persone senza lavoro, in cerca di occupazione. Ma non esiste una ricetta unica, un prontuario da attivare quando necessario. Ogni storia è a sé stante e ciascuno ha la propria strada da affrontare. Per dare soluzioni siamo noi stessi a doverci attivare. L’Italia paga troppi anni di atteggiamento assistenzialista. In un contesto globalizzato, dobbiamo affrontare un percorso di maturazione per non rimanere isolati rispetto al resto del mondo.

Sergio Nava, La Fuga dei Talenti
Sergio Nava, La Fuga dei Talenti

Hai qualche studio o lettura di riferimento?
Non c’è molto. Sono stati appena pubblicati i dati dello studio a cura di Aire sugli Italiani emigrati nel 2014 nel mondo. Abbiamo superato il tetto di 100mila emigrati. Poi posso menzionare il libro a cura della collega Chiara Cucchiarato, Vivo Altrove. Quando intervisto i talenti, cerco di mantenere orecchie aperte. Non uso sovrastrutture di analisi.

Come vedi il tuo programma nel futuro?
Un giorno spero di poter raccontare un altro tipo di fenomeno: non più quello della fuga, ma della mobilità dinamica. Vorrei narrare di metaforiche porte girevoli che permettono di entrare e uscire dai Paesi, per portare valore in un mondo transnazionale. Vorrei narrare un’Italia matura, creativa, che – per quanto nel sud dell’Europa – esprima tratti nordici e anglosassoni, dunque meno corrotta, con più spirito innovativo e imprenditoriale. Vorrei parlare di circolazione di talenti e non di emigrazione. Ma il percorso è ancora lungo.

Neve Mazzoleni

www.radio24.ilsole24ore.com/programma/giovani-talenti
https://fugadeitalenti.wordpress.com/

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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni si è laureata in Lettere Moderne vecchio ordinamento con indirizzo in Storia e Critica delle Arti a Milano con Giovanni Agosti. Nel 2006 ottiene il diploma di master in Management of Art and Culture presso Trentino School of Management ed entra nel team progettuale di UniCredit& Art, diretto da Catterina Seia. Attualmente è project manager culturale in Group Giving, Events & Art Management di UniCredit, dove si occupa del coordinamento generale delle mostre internazionali e della gestione e valorizzazione della Collezione Corporate. Negli anni ha maturato una solida esperienza sulle tematiche delle sponsorizzazioni culturali, del rapporto Pubblico/Privato a favore della Cultura, di innovazione culturale e centri di produzione creativa. Tiene lecture per master di economia della cultura. Scrive per Doppiozero e Artribune, per la quale cura la rubrica da lei ideata Brain Drain - cervelli in fuga del mondo della cultura. Dal 2011 scrive regolarmente per il Giornale delle Fondazioni e per Arte&Imprese. È membro del Comitato di redazione di Tafter Journal. Ha scritto per Fizz, Arskey, Tafter. È iscritta al master in Social Innovation, Social Business&Project Innovation (MES) di ASVI Social change.