I quattro motivi per cui la nomina di Vincenzo Trione è ridicola. A prescindere da Trione

Il già alto livello di polemica attorno alla nomina di Vincenzo Trione conferma l’affetto e l’attenzione che il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia riscuote verso addetti ai lavori e appassionati. Il problema di questa nomina, tuttavia, rischia di non essere Trione stesso.

Vincenzo Trione

Eviteremo qui di entrare eccessivamente nel merito sia della persona scelta per dirigere il prossimo Padiglione Italia, sia dei contenuti che questa persona sta manifestando di poter portare avanti. La persona, vale per tutte le scelte, ha dei pro e dei contro. Indubbiamente è poco informato su quel che succede negli ambiti più sperimentali e avanzati dell’arte contemporanea, poco addentro alle dinamiche delle gallerie (italiane e ancor meno internazionali), relativamente presente presso inaugurazioni e fiere. Si racconta di quando abbia confuso Massimo Di Carlo (gallerista de Lo Scudo a Verona) con Massimo De Carlo (dell’omonima galleria di Londra e Milano), “ma fu una roba di 15 anni fa” spiega lui “dovuta ad una telefonata. E poi con Massimo Di Carlo ho un legame in virtù di Savinio e de Chirico, figurarsi…“. Ad ogni buon conto non è proprio il curatore militante per eccellenza, ecco. E aneddoti come questo sono oro per chi vuol strumentalizzare e dimostrare la tesi della sua estraneità ad un certo milieu.
I suoi punti a favore sono ad ogni modo non indifferenti: è il più giovane curatore che il Padiglione Italia abbia mai avuto, è un valido studioso, un apprezzato professore, un prolifico scrittore (il suo più recente lavoro, Effetto Città, è edito da Bompiani, è già in libreria e verrà presentato a Roma il prossimo 20 novembre) e uno sveglio giornalista. E poi il suo difetto, di cui abbiamo parlato sopra, ovvero il non dover render conto a gallerie, curatori, musei e galleristi, si trasforma qui in un pregio: non avere favori da restituire. Non gli mancano poi doti organizzative che ci palesò in un’intervista (si veda il video in pagina) che gli facemmo un annetto fa quando, nella Capitale, curò una mostra con grandi nomi e giovani emergenti, nel cuore dell’Area Archeologica Centrale del Palatino.
Sui contenuti di Codice Italia e sull’opportunità o inopportunità di ordinare una mostra attorno ai temi dell’identità nazionale oggi in Italia, diremo nei prossimi giorni con articoli che appoggiano e che stroncano questa proposizione culturale e curatoriale.
Aggiungiamo che Trione ha dalla parte sua un filotto incredibile di Padiglioni Italia deludenti. Tutti, nessuno escluso. Sia quando il Padiglione ha visto nominati dei curatori graditi al sistema dell’arte (Ida Gianelli, Bartolomeo Pietromarchi), sia quando ha visto nominati dei curatori odiati (Beatrice Buscaroli, Luca Beatrice, Vittorio Sgarbi), i risultati hanno oscillato tra il mediocre e il patetico. Siamo dunque al ground zero e nelle serene condizioni di augurare a Trione di mettere insieme una bella mostra. Disponibili a spalleggiarlo ove necessario.
Il punto, arrivando al dunque, non è in questa sede né la figura di Trione, né i contenuti della sua proposta. Il punto è la modalità ridicola con la quale Trione è stato nominato. Modalità ridicola per almeno quattro ordini di motivi.


1. I tempi
Non c’è una sola buona ragione per la quale il ministro si sia deciso di incaricare un professionista a curare il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia con questo ritardo. Ritardo sia rispetto al buonsenso (è semplicemente impossibile organizzare una buona mostra in 6 mesi) che rispetto gli altri Paesi che alla Biennale partecipano. Il ritardo è una tradizione italiana (ed è uno dei motivi per cui, come ricordavamo sopra, un Padiglione Italia convincente non si sia ancora visto), ma mai era stato accentuato come in questo caso. Con una Biennale che per il 2015 si terrà con molto anticipo rispetto alla normalità. Pare, addirittura, che il Ministro all’inizio non pensasse che fosse suo compito occuparsi della nomina! Ora che lo ha capito, speriamo che abbia il buonsenso – qualora il Governo dovesse reggere alle turbolenze – di fare le cose a tempo debito per lo meno per la prossima Biennale di Architettura del 2016.

2. I modi
Dice: i tempi sono saltati completamente, ma almeno si è proceduto con prassi inattaccabili? Ma neanche per sogno. Il ministro si è vantato di una scelta “di trasparenza”, servendosi di questo termine per una excusatio che nessuno gli aveva petita. In realtà ciò che appare a uno sguardo immediato è un gran pasticcio in perfetto stile ministeriale italiano: niente di nuovo sotto il sole del renzismo, a quanto pare. Si è optato per una call a inviti coinvolgendo – in base a quali parametri? Con nomi scelti da chi? Perché il bravissimo Francesco Stocchi sì e il bravissimo Alessandro Rabottini no, per dire? – dieci figure. Due hanno detto di no, ma non sono state sostituite. Perché? Si è così proceduto con otto nomi. E poi si è proceduto con le scelte: via i primi tre, avanti gli altri cinque, poi via altri tre e il ballottaggio tra gli ultimi due con il progetto di Cristiana Collu che probabilmente costava troppo, cosa che avrebbe spostato le preferenze verso Trione. Bene, ma chi ha scelto? Da chi era composta la commissione? Non sarà mica vero che era composta tutta e interamente da figure interne al ministero? E che autorevolezza ha una commissione simile? Che conoscenza ha degli argomenti sui quali deve andare a deliberare? La sensazione è quella di un’operazione strumentale: fare una call per attenuare le responsabilità di una scelta. Ma il ministro è lì (pagato e nominato, con oneri e onori) per assumersi le sue responsabilità, e se (più che legittimamente) voleva incaricare una figura di sua fiducia e di sua stima, doveva e poteva farlo senza costruirci intorno questo improbabile caravanserraglio. Già che c’era, poi, poteva avere l’accortezza – ritardo per ritardo – di comunicare la nomina a suo piacimento, ma di farne cadere l’annunzio ufficiale al fuori delle giornate di svolgimento di Artissima, che è la rassegna fieristica d’arte contemporanea più importante del Paese e che quest’anno avrebbe vissuto benissimo anche senza questa distrazione che si poteva comunicare tranquillamente qualche ora dopo.

Il Ministro Dario Franceschini al Museo Madre, Napoli 2014 (foto Amedeo Benestante)
Il Ministro Dario Franceschini al Museo Madre, Napoli 2014 (foto Amedeo Benestante)

3. I soldi
A quanto pare – è stata anche una precondizione della scelta del progetto di Vincenzo Trione, meno caro rispetto ad altri – i soldi diminuiranno ancora: il budget risicato (o i costi elevati, due facce della stessa medaglia) che costrinse il precedente direttore del Padiglione Bartolomeo Pietromarchi a mettere insieme una piattaforma di crowdfunding e a chiedere aiuto di galleristi e collezionisti, sarà tagliato ulteriormente. Se gli euro erano 600mila due anni fa, si parla di un budget di poco superiore ai 400mila. Per un numero di artisti che – per una scelta che abbiamo sempre segnalato come discutibile – continua a essere elevato in maniera anomala. Insomma, il curatore del nostro padiglione nazionale è costretto a essere scelto con modalità bizzarre, a venire a sapere del suo incarico all’ultimo momento e a lavorare senza budget adeguati. E poi ci sorprendiamo che i Padiglioni non riescano mai un granché? Si tratta proprio di un deficit strategico: prima apparecchi per il paese un padiglione di dimensioni spropositate e poi non hai sufficiente denaro per allestirvi mostre all’altezza. Potevi pensarci prima, essere un minimo lungimirante e riservarti uno spazio più gestibile, piccolo, come quello di Stati Uniti, Francia, Germania o Regno Unito. Mancanza di una visione prima ancora che mancanza di finanziamenti.

4. Il rispetto
Questo punto ricomprende un po’ tutti gli altri. Le modalità con cui si opera, una puntualità alla quale pare non venga data importanza, gli investimenti in continuo calo. Si arriva, insomma, a un problema di rispetto del proprio stesso sistema Paese. Intendiamo dire che l’Italia ospita – e finanzia! – l’evento d’arte contemporanea più importante del mondo: la Biennale di Venezia. Avere in casa questo tesoro presuppone un rispetto profondo per l’istituzione, per quello che rappresenta, per il ruolo che ha nel mondo, per l’attenzione della quale è fatta oggetto a livello internazionale. Che figura ci fa la Biennale se proprio il paese che ne è proprietario si comporta in questa maniera? Che conseguenze ha la credibilità della Biennale se proprio il Paese che la possiede tarda a nominare figure basilari, taglia i finanziamenti al proprio padiglione, compie scelte in maniera raffazzonata?

E’ un peccato perché – come gli avevamo dato ampiamente atto – il ministro Dario Franceschini ci era apparso piuttosto ben intonato su altre partite. Non allo stesso modo si può affermare per quanto riguarda la Biennale e tutto quel che le ruota attorno.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Giampaolo Abbondio

    A corollario di primo e terzo punto, possiamo già da ora scordarci lavori realizzati appositamente per la Biennale, salvo interventi degli inutili galleristi.

  • Luca Rossi

    Ma di cosa stiamo parlando caro Massimiliano? Come potete pretendere che vi portino delle piante e piantine rigogliose in un deserto? Perchè Pietromarchi sì e Trione no??? Il Padiglione di Pietromarchi è stato insufficiente, anche gravemente (e con nomina della moglie per disegnare il padiglione, vi rendete conto?). E’ stato insufficiente perchè ha diluito il Padiglione Sgarbi e ha reso solo più fighetto il Padiglione Beatrice. Forse bisogna creare PRIMA un contesto capace di fare le differenze tra le cose e poi pretendere DOPO scelte intelligenti. Cosa fa Artribune durante l’anno per evidenziare le differenze? Questo ti dovresti chiedere. Poi, dopo molti anni, forse, avremo una scelta “giusta” per il Padiglione Italia.

    Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare o stupire di scelte sbagliate se tutto il sistema italia dell’arte funziona per tutto l’anno in modo sbagliato. Non abbiamo un pubblico vero e quindi non esiste un politica interessata. La platea della presentazione di Terrazza alla Quadriennale dice tutto. Anziani, politici, artisti e altri addetti ai lavori.

    Dove sta la critica d’arte in Italia? Dove sono divulgatori capaci?

    Dove sono in Italia artisti interessanti? Io ho fatto una ricognizione sugli ultimi 20 anni e il risultato è preoccupante. Perchè oggi un artista è interessante? Quale valore per l’opera oggi nella vita di ogni giorno?

    • Massimiliano Tonelli

      Non ci hai capito un ciufolo eh!? Non sto criticando la scelta, sto criticando i tempi e i modi con cui ci si è arrivati.

      • tutankamon

        E perché no? Anche la scelta va criticata! Caro Tonelli. Sei o non sei un osservatore attento? Nessuna incertezza ti sfiora?
        Eppure non sembra così difficile capire come finirà, purtroppo. Quanti artisti interessanti conoscerà Trione? E quali criteri userà per gli inviti? Amichetti? Conoscenti?
        Il dubbio che sia in grado di farci vedere chi veramente rappresenta il “contemporaneo” in Italia e che non usi anche criteri di convenienza è forte. Auguriamoci che la scelta non inizi dalla vicedirezione de “la Repubblica”.

        • Giampaolo Abbondio

          Non si condanna un uomo prima che abbia potuto dimostrare il proprio valore.

          • Luca Rossi

            Io credo che la scelta nei modi e nei contenuti sia perfetta. Non mi stupisce. Io critico coloro che criticano queste scelte senza pensare che discendono da un sistema che funziona in modo anomalo da anni. Quindi lamentarsi è stupido o ingenuo, o deriva da cecità.

      • Luca Rossi

        I tempi e i modi NON sono criticabili. Sono sempre gli stessi, e ogni due anni (ops anche per quella di architettura!) siamo qui a lamentarci di tempi e modi. Ci lamentiamo tutti gli anni che non piove nel deserto. Bella scoperta! Forse bisognerebbe iniziare a pensare perchè nel deserto non piove. E tentare di capire come far piovere. Cosa ne pensi?

    • luca rossi

      Luca Una domanda
      nel 2003 gioni curava una mostra alla biennale credo si chiamasse zona, era quello un padiglione italia?
      ricordo che gli artriti erano italiani ed è l’unica volta che ho visto una cosa di dignità fatta da giovani.

      Il problema è trovare il modo di fare avvicinare i veri curatori alle persone influenti che influenzano, perché è chiaro che sono scelte politiche e non culturali.

      • Luca Rossi

        Il padiglione di Gioni non era male, anche se sembrava la nazionale juniores. Non riusciamo mai a presentare la nazionale. Uno, massimo due artisti. Forse l’unico credibile ultimamente è stata la Giannelli con Penone-Vezzoli. Almeno è stata una scelta definita. Per non parlare dell’idea geniale di invitare penone con vezzoli :)

  • gigi

    Il ministro non sapeva che la nomina del curatore del Padiglione Italia era di sua propria competenza, e’ vero, l’ha scoperto a meta’ agosto per puro caso…..

    • Luca Rossi

      Il Ministro non sapeva nulla del Padiglione Italia perchè c’è uno scollamento tra arte contemporanea e società, e quindi la politica se ne disinteressa sistematicamente. L’arte viene usata come volano per il mercato (ora in crisi dopo lo scoppio della bolla speculativa) e come spot pubblicitario sofisticato (per il settore pubblico quanto per il settore privato).

      La mostra di Cattelan a Torino è significativa: se chiamavano Jovanotti o Vasco Rossi avrebbero attirato più persone? Perchè non si parla della mostra di Cattelan ma solo dell’evento cool?

      Da anni manca una critica d’arte capace anche della divulgazione, fondamentale per creare ponti fra l’arte e la società, e quindi fra arte e uomo. Noi per Arte Fiera ci proveremo. :)

  • Analisi puntuale. Purtroppo le amare considerazioni di Tonelli sono specchio di una realtà preoccupante. Tutto ciò, come giustamente evidenziato già nel titolo, a prescindere da Trione.

  • Marco Delogu

    d’accordo con massimiliano tonelli. lucida analisi. logicamente avrei preferito una persona che ha lavorato sul contemporaneo come cristiana collu.

  • alfredo

    peccato che flltrasse su twitter da giorni con Franceschini, sarebbe stato più credibile

  • daniela trincia

    la corretta informazione è che Trione NON “è il più giovane curatore che il Padiglione Italia abbia mai avuto”: nel 1990 fu curato dalla ancora più giovane Laura Cherubini.

    • Massimiliano Tonelli

      Si è vero (sebbene di Laura sia ignota l’età :)). Se è per questo anche Flaminio Gualdoni lo curò a 36 anni contro i 42 di Trione. Ma si trattava di una curatela collettiva (Gualdoni-Cherubini-Vergine) e soprattutto si trattava del vecchio Padiglione Italia ai Giardini. In realtà mi riferivo alla storia dell’attuale collocazione alle Tese delle Vergini all’Arsenale.

      Anche perché, se non ricordo male, all’epoca anche le modalità di nomina (cosa di cui parla questo articolo) erano diverse: era il direttore internazionale a nominare il curatore del Padiglione Italia e non il Ministro. Da verificare.

  • Lino cattarinussi

    1-Ma che si vuol pretendere in un paese disastrato a più livelli?
    2-forse, anche se tardivamente, occorre rivedere profondamente il concetto di “biennale” e di altre “manifestazioni fieristiche” all’insegna della globalizzazione del “mercato dell’arte”.
    3-nel mentre, rivisitare Beckett Samuel, sarebbe una eccellente soluzione omeopatica, e se qualcuno, rileggendo “aspettando Godot”, non si sentisse scricchiolare il cervello, bene, non sprechi il suo tempo con la pseudo arte.
    Auguri a tutti gli artisti anonimi

  • Ma come vi permettete di parlar meno o mal e bene di Tritone scusa Trione . io so da voci da corridoio che sceglierà la miglior arte italiana , cioè arte contemporanea con la C maiuscola tra i nomi in lista , da non crederci , ci sarà anche lo storico artista dell’arte postale Roberto Scala , forse sarà veneto ?

  • ludovico pratesi

    Caro Massimiliano, ho trovato la tua analisi lucida e corretta. Purtroppo la classe politica italiana non ha mai capito il ruolo del nuovo Padiglione Italiana , che nel 2007 ha sostituito il padiglione centrale ai Giardini, adibito da decenni alla rappresentanza degli artisti del paese che ospita e finanzia la Biennale fino al 1999.Fino ad allora era il Direttore Artistico della Biennale a nominare il (o i ) curatori del Padiglione, come fecero da ultimi Giovanni Carandente nel 1990 e Jean Clair nel 1995, fin quando Germano Celant si autonominò curatore anche del padiglione Italia, per invitare Cucchi, Spalletti e Cattelan, sminuendo del tutto il prestigio “altro” di questa importante figura, poi eliminata , senza colpo ferire e nell’assoluta indifferenza dell’opinione pubblica e culturale nazionale da Szeemann nel 1999. Il nuovo padiglione all’Arsenale, grande ma lontano e periferico, esempio lampante della debolezza istituzionale di un paese che non ha mai riconosciuto il prestigio internazionale dell’arte contemporanea, funziona alla stregua di quello di qualunque paese presente a Venezia. Dal 2007 fu affidato al MIBAC, che ne fece appannaggio di nomine politiche (strano, in un paese rigoroso come il nostro!) secondo metodologie mai dichiarate pubblicamente e del tutto inconsapevoli della posizione che il nostro paese, in quanto paese ospitante , ha rispetto agli altri sulla scena internazionale della contemporaneità nella kermesse veneziana, ma trattando la cosa come qualunque altra nomina che rientra nella discrezionalità del ministro. Trione (e prima di lui Giannelli, Beatrice e Buscaroli, Sgarbi e Pietromarchi) non è che l’ennesima riprova del disinteresse della stessa classe politica che permise a Szeemann di eliminare la nostra posizione di privilegio, che, secondo la tradizione dell’Expo (alla quale la Biennale si ispirò nel 1895) viene riservata al paese ospitante: un padiglione centrale più importante e più grande degli altri. Di cosa ci meravigliamo dunque? Il male viene da lontano…

    • Massimiliano Tonelli

      Già. Il fatto è che sic stantibus rebus quasi viene nostalgia per quando il Padiglione Italia non c’era: l’Italia si limiti a organizzare la Biennale (quella, ameno fin quando ci sarà Baratta, è una garanzia di standard internazionali) lasciando perdere il proprio padiglione. Facciamo come se il nostro impegno nazionale sia la Biennale tutta, d’altronde è l’appuntamento di settore più importante sul pianeta e lo paghiamo noi!

      • Luca Rossi

        Pratesi dice quello che dico anche io praticamente. Si dimentica di aggiungere che anche LUI è parzialmente responsabile. Come tutti coloro che hanno lavorato nel sistema italiano negli ultimi 20 anni. La politica si disinteressa perchè IL PUBBLICO SI DISINTERESSA! Il pubblico è stato tenuto lontano, per precisa volontà e per incapacità.

        Non esiste critica, non esistono divulgatori capaci! Gli artisti italiani sono un incrocio tra una copia esterofila e gli artisti dell’arte povera; non esiste una formazione efficace e rigorosa. Sono sei anni che lavoro su tre fronti per stimolare un soluzione, ma vengo ostracizzato. Quindi è inutile che ci troviamo sempre tra quattro gatti di addetti ai lavori per scandalizzarci di questa italia! Questa italia siamo noi! Dipende solo da noi, dal Sig. Rossi, da Artribune, Pratesi ecc ecc.

        Il Ministro è solo espressione di quello che noi siamo. Finiamola.

      • Luca Rossi

        Ahahaha anche per te Max!!

        Qual è la tua opinione sul lungo e tortuoso editoriale di Massimiliano Tonelli ? Non ti sembra un po’ troppo ondivago…?

        Ma no, Massimiliano è certamente uno che vuole fare polemica e alimentare discussioni. Il suo mi è sembrato un gioco da equilibrista. Mi pare comunque non siano mai stati volgari. Mentre Dagospia mi è sembrato volgare e inaccettabile. Per questa ragione non ho alcune intenzione di replicare. – See more at: http://www.artslife.com/2014/11/14/vincenzo-trione-risponde-a-dagospia/#sthash.V01yauFs.dpuf

    • Luca Rossi

      Ahhahahahah guarda qua!!

      Ludovico Pratesi commentando l’articolo di Tonelli ha scritto: “Trione non è che l’ennesima riprova del disinteresse della stessa classe politica”…

      Pratesi, chi?- See more at: http://www.artslife.com/2014/11/14/vincenzo-trione-risponde-a-dagospia/#sthash.V01yauFs.dpuf

  • christian caliandro

    bravo massimiliano, bel pezzo.

  • Luca Rossi

    Se fossi in Trione presenterei i Papi nel Padiglione Italia: http://www.treccanipapi.it/YlXVa66MT69SsfTc

  • LUCA ROSSI

    NOMINA DI TRIONE al PADIGLIONE ITALIA

    Io non capisco questa IPOCRISIA. Cosa in questo paese, ma anche all’estero non passa dalla politica? Come fate a dire che la nomina del Padiglione USA non sia politica????? Se in Italia ci fosse un pubblico appassionato e interessato la politica si interesserebbe e nominerebbe il “migliore dei CT” possibili (Antonio Conte). Il pubblico in italia è distante dall’arte contemporanea e la politica fa scelte a caso, spero che questa volta ci abbia preso! E non mi limito a CRITICARE perchè stiamo organizzando una mostra che vorrebbe segnare un punto di svolta. Ovviamente per coloro che hanno buona volontà e sono sinceri.

  • Vedremo.

  • Io vedo il buoi , anzi profondo rosso si lui il regista deve assolutissimamente invitarlo alla biennale più horror di così si muore

  • I quattro motivi per cui la nomina di
    Vincenzo Trione è seria. A prescindere da Massimiliano Tonelli.

    I tempi

    Dentro la Biennale tutto ha un tempo differente.
    Sei mesi di lavoro sono quasi un tempo perfetto per sviluppare e realizzare un progetto curatoriale.
    Dilatare questo tempo significa perdere la tensione ideale e aumentare i costi. Due cose del quale la Biennale non ha bisogno.

    I modi

    Personalmente condivido pienamente la scelta di Vincenzo Trione, come sempre alcuni nomi erano semplicemente da bruciare.
    La Collu ha già i suoi problemi a dirigere il MART di Rovereto e curare il suo guardaroba, in assoluto non adatto per Venezia.
    Il mondo non finisce (per fortuna) con Artissima.

    Il budget

    operando in maniera oculata è sufficiente, come scritto in altre parte del portale tre semplici mosse per incrementare il budget nel futuro:

    A) Riaprire l’ufficio vendite della
    Biennale

    B) Una campagna di crowfounding
    solida e strutturata

    C) Sponsor internazionali di peso

    Il rispetto

    Il rispetto a Venezia è differente rispetto al potere romano.
    Di questo purtroppo ci se ne deve fare una ragione.

  • Fabio Coruzzi

    l’Italia e’ il paese piu’ divertente (e triste) sulla faccia della terra, insomma chi ha nominato sto professorino? Il ministro Franceschini………Franceschini chi???? ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah

  • Fabio Coruzzi

    ah dimenticavo, credo che Massimiliano Tonelli abbia soltanto espresso un’opinione, opinione sicuramente piu’ autorevole del ministro Franceschini…..ma Franceschini chi??? ahahahahah complimenti

  • Tiz Leopizzi

    La cosa importante è che la Biennale ci sia, nonostante tempistica budget e modalità. Vincenzo Trione dimostra di avere comunque un coraggio da leone e …allora inboccaalupo!

  • Complimenti X la mostra ottima scelta degli artisti, una pura selezione nel mondo dell’arte italiana includere star e veri lavoratori dell’arte tutto va divulgata nel rispetto della politica culturale e romantica .

  • Eccellenti complimenti per la mostra

  • Speriamo che il
    prossimo curatore del Padiglione Italia per la 57° biennale
    internazionale di arti Visive di Venezia sia all’altezza
    dell’incarico non fatemi parlare e dire realmente cosa penso di
    questo se potessi dire.