Peninsula si presenta. Non solo un’associazione di artisti italiani a Berlino

Sono oltre quaranta, sono tutti artisti italiani e vivono a Berlino. Ora si sono messi insieme fondando un’associazione che si chiama Peninsula. E a fine mese esordiscono con una mostra in cui… nessuno di loro espone. Abbiamo intervistato Loris Cecchini ed Eleonora Farina, rispettivamente presidente e vicepresidente del network.

A Space - photo James Guerin

Com’è nata questa idea? Da chi è nata? Come ha avuto la sua gestazione? Raccontateci i primissimi momenti.
L’idea di unirsi per creare un’associazione è nata da Loris Cecchini. Trasferitosi a Berlino, si domandava come poter unire in una sorta di forma progettuale aperta il gruppo di italiani, in un qualcosa di costruttivo e  identificabile e che funzionasse come “mappatura” – seppur parziale – delle presenze italiane in città. Un precedente importante è stato, un paio d’anni fa, quello di Italiens, una serie di quattro mostre prodotte da e realizzate presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, che ha riunito un gruppo consistente di artisti italiani di base in città. Tornando a noi, l’idea dell’associazione ha subito entusiasmato Eleonora Farina, che è stata importante motore di tutta questa energia insieme a Jade Vlietstra, Antonio Catelani, Stefania Migliorati, Rebecca Agnes… sempre presenti agli incontri.
La volontà di unirsi in una qualche forma ha riscosso da un lato grande entusiasmo e dall’altro scetticismo, sentimenti contrastanti, normali in un gruppo di più di quaranta persone. Vari incontri con cadenza mensile si sono susseguiti nell’arco di quasi un anno nella casa-studio di Loris, divenuta sede dell’associazione, discutendo in maniera conviviale del come e del perché di Peninsula, delle peculiarità e delle progettualità possibili, senza cadere nello stereotipo del ghetto e del classico gruppo di italiani all’estero…

Perché questo nome, Peninsula? E soprattutto perché avete scelto, per il vostro sito ma poi anche per la prima mostra, l’estensione .land?
È stato adottato per numero di preferenze su una rosa di nomi proposti collettivamente agli incontri. La discussione sul nome non è stata semplice, ma Peninsula era quello giusto: un lembo di terra che si propaga da un continente certo e delimitato per estendersi nella fluidità delle relazioni, in cui gran parte del suo confine è permeabile e osmotico. Inoltre fa riferimento a un contesto preciso, che vede la maggior parte degli attuali associati di provenienza italiana.
L’estensione .land è stata inizialmente una scelta dovuta alla necessità di trovare nuovi domini disponibili sul web. peninsula.land è contemporaneamente un luogo virtuale, che si colloca nello spazio del web, ma è anche ‘land’, terra, suolo, paese, un territorio reale che parla di geografie umane diverse. L’idea di utilizzare dotLand per la prima mostra ci dà modo di portare questa idea in una topografia ancora più ampia, che va ben al di là della “situazione italiana” a Berlino. Per dirla con le parole di Antonio Catelani: “Il punto ‘dot’ è solo una separazione temporale, tra il prima e il dopo della fondazione di un luogo, chiude al prima e apre al dopo di un luogo nuovo inventato ad arte per l’Arte”.

Oliver Walker, Mr Democracy, 2008
Oliver Walker, Mr Democracy, 2008

Berlino è piena di associazioni: come avete intenzione di distinguervi dalla massa? Quali le vostre specificità e unicità?
A Berlino le associazioni indipendenti che lavorano intorno all’arte sono più di duecento, con o senza spazio fisso. Scopo di Peninsula è promuovere progetti culturali e artistici in senso ampio, cercando di creare occasioni d’incontro con le opere, con le persone e con l’operato delle persone. In particolare vorremmo promuovere l’arte e la cultura italiana in più modalità possibili, nell’interazione e integrazione con il panorama culturale tedesco e internazionale di Berlino.
La distinzione di cui parli avviene se tutti danno un contributo in termini di progettualità, regalando parte del proprio tempo a un progetto condiviso che esula dagli interessi personali diretti e che fornisce da stimolo a una comunità più ampia; speriamo quindi che tutti gli artisti, i critici e le personalità che compongono e comporranno Peninsula propongano argomenti: dibattiti, mostre, proiezioni, feste…

La formula di associazione vi permetterà, a differenza del vostro status di singoli artisti, di accedere a finanziamenti. Ci sono dei progetti in questo senso? Ci sono delle possibilità? Ci sono dei margini di manovra?
La forma associativa permette di essere riconosciuti come “entità” istituzionale, con un proprio statuto, un’identità fiscale, un comitato responsabile che agisce come voce ufficiale. Questa identità permette la richiesta, tramite application, di finanziamenti alla municipalità o al Senato di Berlino, naturalmente dimostrando una progettualità e delle finalità. Questo modo di fare ha in Germania un senso preciso, che viene perseguito con rigore e sostenuto in modo abbastanza diffuso.

Petra Feriancova, Survivals Relicts Souvenirs, 2013 - courtesy amt project, Bratislava
Petra Feriancova, Survivals Relicts Souvenirs, 2013 – courtesy amt project, Bratislava

Nel frattempo come si mantiene l’associazione?
Per il momento siamo ancora in fase di registrazione dell’associazione; questo genere di cose ci coinvolgerà più direttamente nei prossimi mesi proprio perché qui farlo ha un senso. Nel frattempo chiediamo un sostegno attraverso la quota associativa annuale, che è veramente simbolica: tutti possono dare il loro contributo diventando soci di Peninsula!
Attualmente abbiamo inoltre un main sponsor che sostiene il primo progetto: per la mostra dotLand stiamo infatti lavorando in collaborazione con il Natulis Group AG, che ci supporta e ci ospita, fornendoci gli spazi (un edificio di 6mila mq nel quartiere centrale di Mitte) e parte dell’organizzazione dell’evento. D’altra parte speriamo in una relazione diretta con le istituzioni nazionali, come l’Ambasciata d’Italia a Berlino e l’Istituto Italiano di Cultura, che per dotLand ci ha concesso il patrocinio.

L’associazione nasce da un gruppo di artisti e creativi italiani di base a Berlino, si chiama Peninsula e poi debuttate con una mostra senza artisti italiani. Lo avete fatto per evitare di litigare, visto che tutti avrebbero voluto esserci? O forse avete subodorato il rischio di “fare folklore”, di essere considerati degli Erasmus fuori tempo massimo?
L’intenzione è stata quella di costruire una mostra che idealmente inaugurasse una relazione elettiva con la città e con l’ampia mappa culturale che essa contiene. E per questo abbiamo deciso che tutte le persone di Peninsula avrebbero invitato altrettanti artisti di numerose e differenti nazionalità (circa venti Paesi) e che ognuno si sarebbe preso cura del proprio artista ospite occupandosi della relativa opera; in questo senso abbiamo evitato qualcosa di scontato, non esponendo noi stessi ma facendo invece leva su altre nazionalità, altre relazioni, proponendoci come italiani aperti e non di parte. Un lavoro di coordinamento mostruoso, valanghe di email per la definizione dei trenta artisti ospiti e delle rispettive opere…

Petra Feriancova, Survivals Relicts Souvenirs, 2013 - courtesy amt project, Bratislava
Petra Feriancova, Survivals Relicts Souvenirs, 2013 – courtesy amt project, Bratislava

Così tanti italiani che si mettono insieme in una stanza per decidere statuto, mission e progetti operativi di una nuova associazione culturale… Raccontateci com’è andata durante le riunioni! I momenti di frizione sono stati su cosa?
Ci sono state riunioni in cui eravamo trentacinque adulti (più figli e cani!), con differenze di età comprese tra i venti e i cinquantacinque anni… Le discussioni sono state molto belle, e intense, e non senza frizioni! Ci dispiace non averle registrate, ma sicuramente ce ne saranno altre. La cosa più importante è stata constatare che le persone hanno bisogno di fare cose e di condividerle in qualche modo, anche se ognuno ha una propria idea; gli scontri si sono avuti, e a volte anche molto accesi: in questi contesti ognuno tira fuori la propria idea di lavoro, di operatività culturale, di inquadratura degli italiani all’estero; scattano le incomprensioni, i caratteri dominanti, insomma un (ordinato) casino. Altre volte eravamo in pochi, e lì abbiamo veramente capito che ci credevamo, che volevamo essere un gruppo e in tanti. Ecco, il sentimento del gruppo è sempre stato quello di voler essere inclusivi come elemento di forza, alternando le differenze fra di noi come materiale utile per produrre visione.

Berlino è per certi versi una città in crisi. L’aumento dei prezzi gli fa perdere appeal come palestra creativa, le gallerie sono tante e forse troppe, il merkelismo è stufo di una narrazione da città “povera ma sexy” e vuole trasformare la capitale in una sorta di Londra: ricca, cara e affluente. E non c’è più neppure il sindaco. Per voi ha ancora senso stare lì?
Questa domanda andrebbe fatta a ognuno di noi singolarmente. Sicuramente è nell’indole dell’artista la possibilità di muoversi e di cercare sempre nuovi territori da esplorare. Oggi siamo a Berlino, domani chissà. Peninsula parla proprio di questo: del sentirsi cosmopoliti e del vivere a cavallo di diverse culture; abbiamo fatto nostro il concetto di Terza Cultura come Third Space, un’idea di cultura che si ricostruisce e riscrive costantemente e che si colloca al di là dei retaggi culturali e dei confini geo-politici nazionali. Il cambiamento di cui parli è comunque in atto: rimane il fatto che la città è ancora estremamente vivibile e con servizi di qualità.

David Prytz, Tree, small rock and something in between, 2014
David Prytz, Tree, small rock and something in between, 2014

Il vostro associazionismo cooperativo di artisti ha in qualche modo in nuce una risposta alla crisi del modello della galleria d’arte?
Gli attori principali di questo sistema rimangono gli artisti, non i critici, i mercanti, i conservatori di opere, i galleristi… E anche se il sistema è in crisi, gli artisti continuano a pensare e a lavorare. In questo senso, cerchiamo semplicemente opportunità per valorizzare la sensibilità e le capacità di chiunque provi a muoversi in questo contesto così ampio.

Lo spazio dove avete organizzato la prima mostra è frutto di una felice relazione tra voi e un imprenditore privato. Ci raccontate com’è andata?
Dobbiamo in qualche modo ringraziare un artista e curatore tedesco, Thomas Eller, che ci ha messo in contatto con James Guerin, imprenditore irlandese a Berlino da molti anni. James, oltre a essere sposato con un’italiana e spesso in Italia, ha una passione per l’arte e produce una bella rivista, Berlin Quarterly. In questo senso la collaborazione è stata spontanea e le cose sono andate rapidamente, per nostra capacità di proporre un progetto culturale con visibilità interessante a un interlocutore che ci contraccambia con spazi e sostegno economico all’evento, condizione per noi necessaria.

Quali sono i prossimi progetti di Peninsula dopo questo debutto?
Ne parliamo la prossima volta…

Massimiliano Tonelli

Berlino // dal 26 al 28 settembre 2014
dotLand
A SPACE
Kremmener Strasse 9-11 / Wolliner Strasse 18-19
[email protected]
www.peninsula.land

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • MIster Matito

    a che servono questi gruppi per mappare le presenze nazionali in una determinata citta’? ma l’ arte non serve a tutto cio, stiamo scambiando catzi per capitelli corinzi. Ruscite almeno a integrarvi senza bandiere e mandolini?

    • Loris Cecchini

      Molti di noi sono parte del tessuto di questa città e di
      conseguenza di regole diverse che da fuori difficilmente si conoscono perché
      lontane da noi, dalle nostre modalità culturali e organizzative. Faccio notare
      che il primo progetto porta in mostra solo artisti NON italiani, i quali hanno
      aderito in modo spontaneo ai nostri inviti capendo che qui non è questione di
      identità nazionale, ma di proposizione, incontro e scambio in una piattaforma
      che fortunatamente non parla solo la lingua del mandolino e che spontaneamente
      rileva l’appartenenza ad una delle tante comunità internazionali presenti in
      città. La forma associativa favorisce la visibilità progettuale cercando di integrare
      le sue peculiarità a quelle locali in modo molto diverso da quello che avviene
      nel percorso individuale di molti di noi, che comunque rimane importante.

  • Povera Italia

    L’associazione degli italiani a Berlino? Davvero? Anziche chiedersi perche nessuno ci considera, o addirittura e prevenuto nei nostri confronti, e lavorare, si e pensato bene di dare vita ad un piccolo villaggio in cui stare tra noi, pfiuuu e cosi finalmente un paio di mostre le facciamo a Berlino. Perche non ce la facciamo altrimenti? Anni spesi a Berlino e quasi nulla di fatto? Questo progetto, che immagino sia stato fatto con buone intenzioni e molte energie, credo sia piuttosto triste.

  • angelov

    Ma l’associazione Peninsula sarebbe in grado di aiutare giovani artisti, o persone di cultura, che avessero conosciuto della vostra esistenza attraverso i canali dell’arte contemporanea, i quali, provenienti dall’Italia, voi potreste avviare a fare i primi passi in un universo come Berlino? Come si dice, dare loro “qualche dritta”? Ciò non implicherebbe un diretto coinvolgimento in situazioni di mera logistica, ma un rafforzamento di quella specie di rete che mi sembra voi stiate tentando di tessere.