Reggio Emilia: una città e i suoi (nuovi) musei

Sono i musei di una città, sono i musei di Reggio Emilia. E da poche settimane il Palazzo che li ospita ha una nuova veste, griffata Italo Rota. Un progetto ambizioso, coraggioso, che ha coinvolto l’amministrazione e l’architetto, ma che ora vede come protagonisti i cittadini.

Palazzo dei Musei, la folla durante l’inaugurazione

Quasi dieci anni di lavori, uno stop lungo e complicato, e poi il ripensamento di un’intera area gravitante attorno a piazza Martiri del 7 Luglio, quella che ospita i teatri Valli e Ariosto. Reggio Emilia ha scelto di far diventare quella piazza un grande foro, e il palazzo San Francesco il luogo della memoria civica, una memoria partecipata e sempre viva, un luogo dove le antiche collezioni possano diventare uno strumento per la comprensione del presente e per uno slancio verso il futuro.
Nel palazzo trovano spazio le sezioni storiche – la Collezione Spallanzani di Storia Naturale, il Museo Chierici di Paleontologia, la Galleria Fontanesi, il Museo di Arte industriale, la sezione preistorica, quella dei musei medievali… – che in occasione del restyling sono state riordinate con pochi ma geniali espedienti quali i pesci imbalsamati appesi al soffitto nel corridoio Spallanzani o l’antico idolo del Paleolitico, detto Venere di Chiozza, inserito in una cassaforte aperta, uno dei pièce unique, capolavori del patrimonio che si è scelto di isolare dal contesto per creare dei momenti di sosta e contemplazione.
L’imponente scalone che porta ai piani superiori si conclude con altri due simboli del museo: la Tazza d’oro dell’età del bronzo, collocata in posizione suggestiva tra vetrate oltre le quali si scorge l’affresco liberty e i lampadari contemporanei – curatissima l’illuminazione di tutti gli spazi –, e poi la Monta solare di Fausto Melotti.

Palazzo dei Musei, Pièce unique, Monta solare di Melotti
Palazzo dei Musei, Pièce unique, Monta solare di Melotti

Ma la vera sorpresa è al piano superiore, nucleo principale dell’intervento di Italo Rota che per l’occasione si è fatto anche curatore. In fondo al lungo corridoio della Manica Lunga ci osserva il mitico Capodoglio imbalsamato del 1938, e che meriterebbe un racconto a sé; i racconti sono alla base dell’idea progettuale di 365 cose commentate dove si invitano i cittadini a chiedere le storie degli oggetti esposti, una al giorno per un anno. Negli ampi spazi laterali scorre invece For inspiration only, esposizione ideata appunto dall’architetto. “Uno degli elementi essenziali di questo museo è offrire ai cittadini un processo individuale di esplorazione e conoscenza che permette di avere un’esperienza sensoriale utile a ricordare il passato e a immaginare il futuro”. L’idea è quella di un museo planetario che accosti oggetti diversi in un dialogo cronologico e di significato, che attinga dagli immensi depositi di cose per innescare nuove sinapsi tra gli oggetti stessi e tra questi e chi li guarda. Conservami, City of an old world?, Extreme beauty sono solo parti di un lungo percorso complesso e “a cruciverba”, dove la lettura degli accostamenti può avvenire attraverso vari livelli.

Palazzo dei Musei, Pièce unique, Croce di Luce di Parmiggiani
Palazzo dei Musei, Pièce unique, Croce di Luce di Parmiggiani

Non è finita qui: non poteva mancare una sezione Pari&Dispari, dedicata all’interessantissima collezione di Rosanna Chiessi e al suo luogo di produzione artistica sperimentale fondato a Cavriago negli anni Settanta e strettamente legato a Fluxus. E poi la galleria del contemporaneo dove ruoteranno le collezioni degli artisti reggiani che hanno donato le loro opere alla Municipalità.
Grande novità anche l’allestimento di spazi per workshop e progetti didattici, oltre che del Fab-Lab, un laboratorio e network dei nuovi artigiani digitali che richiama intorno al museo il mondo dei creativi e delle imprese impegnate in nuove sperimentazioni tecnologiche, “per un’economia della conoscenza sempre più fondata sullo stretto connubio tra sapere e produzione e fra cultura e lavoro”.
Da ultimo, tra i capolavori, non si può rimanere indifferenti alla Croce di luce di Claudio Parmiggiani, tra lo shock visivo dei pigmenti puri e i profumi contrastanti delle spezie che la rendono un’opera carica di intensità spirituale.
Nei tre giorni inaugurali migliaia di persone si sono riversate nel Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, da sempre luogo pulsante, pieno di bambini a frotte accompagnati dagli insegnanti oppure di piccoli visitatori singoli, per mano dei nonni che in estate portano i nipoti a vedere le collezioni (l’ingresso è gratuito, naturalmente). Non sono “civici” solo di nome, ma sono i musei della città, dei cittadini, e ancora una volta a Reggio Emilia pare di essere in Europa.

Marta Santacatterina

PALAZZO DEI MUSEI
Via Spallanzani 1 – Reggio Emilia
0522 456816
[email protected]
www.musei.re.it

 

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.
  • doattime

    Evviva una notizia positiva … sono così rare