Oscenità (attive e passive) dall’Olympia alle videochat

Parliamo di pornografia e macelleria, erotica e sociale. I riferimenti, certo, sono quelli “classici”, da Foucault a Barthes, da Tiziano a Manet. Ma spuntano fuori, nel saggio di Alessandro Paolo Lombardo, anche Evola e Guénon.

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Se un qualche riflesso di una trascendenza vissuta si manifesta involontariamente nell’esistenza ordinaria”, riconosce Julius Evola, ciò avviene per la maggior parte delle persone “solo attraverso il sesso”. E tuttavia, l’attuale pandemia del sesso ha poco a che vedere con la metafisica, tendendo piuttosto alla materia, alla solidificazione dell’eros in una baldoria di immagini: come insegna B (Berlusconi o Baudrillard), tutto è al contempo estetico, sessuale e politico in un calderone di forme depotenziate.
La pandemia del sesso si traduce in un’eccitazione diffusa con tratti frigidi e quasi casti, quella dell’immagine in una noia nauseante, nell’impressione di un “mondo senza differenze, indifferente” (Barthes). Sopravvive qualcosa di abbastanza superfluo, un’ovattata e funzionale capacità di scandalo che si manifesta in click, condivisioni, firme con account dai nomi esotici e commenti che nessuno leggerà. “Chi si scandalizza è un conformista”, ha spiegato il binomio PasoliniMoravia, ma in passato non era negata anche allo scandalo una certa epicità.
Benché la storia dell’arte abbondi di nudi e modelle-prostitute, anche nei soggetti sacri, quando nel 1865 l’Olympia di Manet fu esposta al Salon di Parigi generò grande avversione. Altro che commenti irrispettosi della netiquette: qualcuno voleva sfondare l’opera con l’ombrello. Il problema stava veramente nell’occhio di chi guarda: la Venere di Tiziano, nota Foucault, si offre allo sguardo in virtù di una “sorgente luminosa discreta, laterale e dorata che la sorprende quasi suo malgrado” e nel mostrarla le stende addosso un pudico chiaroscuro, mentre l’Olympia è investita da una luce assai violenta che proviene “dallo spazio davanti alla tela, cioè là dove noi siamo”. È dunque “il nostro sguardo che, aprendosi sulla nudità dell’Olympia, l’illumina”, rendendoci responsabili della sua nudità, e a questa parte attiva nell’oscenità corrisponde un’energica possibilità di reazione (ombrello).
Va da sé che il depotenziamento dell’immagine fa un tutt’uno con la deresponsabilizzazione e la passività dello spettatore contemporaneo (ad onta dei petulanti e talvolta discutibili tentativi di rianimazione messi in opera dall’arte interattiva). Attraverso la luce diretta degli schermi elettronici che spoglia l’Olympia al posto nostro, il mondo intero sembra raggiungerci comodamente a casa: “Siamo così ricchi d’informazioni, dove siamo, che non andiamo più verso l’altrove”, afferma Francesco Casetti.

Hermann Nitsch - Orgien Mysterien Theater Hong Kong
Hermann Nitsch – Orgien Mysterien Theater Hong Kong

L’immagine tradizionale, sacra, invece, fornendo “una base sensibile per elevarsi verso le sfere superiori” (Guénon), è veramente una porta da attraversare. Quando la porta si chiude, l’immagine diventa mero materiale sensibile, carta da parati che orna la noia della clausura arrivando, per giunta, a mettere in imbarazzo il mondo “reale”. Senza i dovuti filtri di Instagram, la realtà appare infatti sbiadita e mediocre, e fa quanto può per adeguarsi all’imperativa richiesta di “freschezza, freschezza a ogni costo” (Edgar Wind). Un viso sottoposto al lifting, più cool, sembra investito da un perenne flash fotografico che spiana il volto, eliminando alcuni graziosi effetti chiaroscurali. La realtà si appiattisce pressata in ogni modo dall’immagine che, rileva ancora Casetti, “con il 3d ti circonda e ti viene addosso”. Un po’ come minacciano i maniaci delle videochat casuali. Il masturbatore elettronico si trasforma in immagine, venendo addosso a un’altra immagine che, su una poltrona lontana, sacrifica al monitor la propria bidimensionale eccitazione. La perdita di realtà è ambigua e insidiosa, garantendo da una parte una spiccata sicurezza del rapporto (appiccicosa igienicità della lontananza) e contribuendo dall’altra alla causa della ricattabilità planetaria, possibile quando i fantasiosi percorsi dell’esistenza si materializzano in grafie burocratiche, selfie e bandierine del navigatore.
Va notato che il sesso, essendo una forza trainante dell’agire umano, potrebbe rappresentare l’anticamera di futuri scenari sociopolitici ed esistenziali. Secondo il blogger Sergio Di Cori, ad esempio, la pornografia dell’anima della proposta televisiva piduista e i bunga bunga nella reggia del Sultano sarebbero “le prove generali che annunciano l’imminente salto di qualità verso la schiavizzazione totale dei popoli”. Apparentemente meno insidiosa della pornografia dell’anima, la perversione elettronica intavola lo stesso elettrizzante gioco al ribasso: al contatto con il mondo virtuale, il sesso assume tratti macchinici e curiosamente bestiali. Essendo le qualificazioni umane dell’interlocutore marginali, i corpi, le persone, i partner (o meglio le loro immagini) sono intercambiabili. Un semplice click si cura di selezionare due esemplari connessi in una promiscua indistinzione (l’immagine è asessuata, e questo spiega il successo delle videochat erotiche gratuite nonostante percentuali di presenza femminile simili a quelle di un tavolo da poker).

Marcel Marien - Partouse artistique (Orgia artistica)
Marcel Marien – Partouse artistique (Orgia artistica)

Apoteosi dell’animalità, la macelleria: nelle videochat erotiche le parti sono più importanti dell’intera persona, la cui singolarità è ridotta al pezzo-feticcio tagliato con l’accetta dell’inquadratura (la vecchia insidia dell’idolatria celata nella sessualità torna alla ribalta). Strana macelleria, questa, digital store di una bestialità priva di corpo, spogliata dei sensi che le sono propri, del tatto e di ogni odore. Lo sguardo passivo, che subisce ma non partecipa all’oscenità, può contemplare la propria corruzione, l’animalizzazione del senso superiore. L’appiattimento dei sensi e del desiderio, animato da una luce fredda e artificiale, lascia intravedere lo schiacciamento delle dimensioni dell’umano, presto tradotto nelle forme politiche ed economiche: macelleria sociale che promuove l’intercambiabilità dei pezzi umani attraverso la riduzione del mestiere (magisterium: funzione) a temporanea manovalanza, in cui le qualità delle persone diventano superflue e sospette.
Questi atomi sociali, variamente schiavizzati, è bene tenerli a terra. Desacralizzato ogni ambito dell’esistenza, la connaturata trascendenza del sesso viene ancorata all’immagine elettronica, alla zavorra di impalpabili flussi elettromagnetici non privi di una loro fisicità, bisognosa tra l’altro di tonnellate di metallo, dischi rigidi, cavi e processori. Questa telefisicità, che vorrebbe sfidare e sostituire un’ebbrezza iperfisica, pesa quanto quei vecchi televisori, schiacciando al suolo ogni pretesto di elevazione, e le tracce residue di una metafisica del sesso.

Alessandro Paolo Lombardo


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Alessandro Paolo Lombardo
Ignoto poeta e seminoto scrittore, nasce nell’ottobre del 1986 a Benevento. La furente surrealista Maria Gabriella Guglielmi dà un senso al suo percorso universitario, conclusosi con una laurea magistrale in Storia e Critica d’Arte sul fenomeno da lui battezzato “restauro pop”. Dal 2007 al 2012 collabora a fini didattici e creativi con la cattedra di Storia della Fotografia dell’Università degli Studi di Salerno, partecipando come relatore a seminari sul Surrealismo, sul Writing, su Moravia. Giornalista pubblicista, dal 2008 scrive per la spregiudicata testata «bMagazine» e realizza videoreportage. Ha al suo attivo come videomaker anche un corto e un evento multimediale in collaborazione con due amici pazzi. Esponente di una corrente letteraria dai tratti oschi e loschi (Oschi Loschi. Racconti solidi come castelli di carte, Never Mind 2011), è autore del testo Videomodernità. Eredità avanguardistiche e visioni ultracontemporanee tra video e arte (Aracne, 2011).