Bitcoin. La moneta diretta, come l’arte

Breve storia, usi e costumi del Bitcoin. E arditi paralleli con l’arte e lo scambio di opere. Spunti che arrivano da Claudio Parrini, storico attraversatore di territori sotterranei.

Bitcoin ed esercizi commerciali

Premessa (intima)
Un esame più analitico e ravvicinato di tutti gli aspetti propri del Bitcoin non è compito precipuo del mio lavoro: il mio è un occhio, una sensibilità, un sentire di artista; l’artista come elemento di possibilità ulteriori, di indagini trasversali, con logiche di territori non comuni, se vogliamo scombinate. Penso a Simmel, in termini di arte come libertà-avventura di senso del soggetto, capace di realizzare nuovi Lebensräume (spazi vitali), o anche a Guattari, quando parla degli artisti (allo stesso modo dei bambini e degli psicotici) che “seminano come dei circuiti” per poter dare risposte alle domande fondamentali della vita. Vorrei precisare che l’esame funzionale e articolato di un oggetto così particolare può innescare una intera serie di problemi comuni, e legati tra loro in vario modo, a svariate discipline e ambiti, altresì a incitare e condividere lo studio e l’operatività di questioni molto dense, attuali e generali.

Una nuova moneta
È acclarato: la tecnica, le tecnologie sono impure, ibride, doppie e speculari; hanno in sé un valore positivo e uno negativo. Per loro natura possono al tempo stesso portare del bene e del male, sono complementari. L’invenzione dell’automobile è la stessa degli incidenti stradali, l’home banking significa anche furto telematico e via dicendo. Rimane quindi esclusivamente un problema che riguarda l’etica, la morale, la politica e la società.
La Rete oggi, dopo il web 2.0, ha raggiunto una maturità tale, in funzione proprio delle intelligenze interconnesse collettivamente e orizzontalmente, capace di saper decidere autonomamente, senza l’intervento di parti esterne, ciò che è buono e ciò che è cattivo, e sicuramente in questo caso, di fronte a una nuova forma di scambio “monetario”, saprà giudicare se eticamente questa forma prende direzioni che vanno verso la parte giusta oppure sbagliata.
Che cosa è il Bitcoin? Bitcoin (acronimo BTC) è una moneta globale digitale decentralizzata, una cripto-moneta-valuta svincolata dai sistemi istituzionali delle autorità e banche centrali, che si basa sul sistema open-source e usa la tecnologia peer-to-peer, il tutto implementato sul metodo della crittografia (e della matematica) per garantire l’intera sicurezza. Questa moneta virtuale rappresenta un modo di transazione telematica del denaro paragonabile, in tutti i suoi effetti, al concreto denaro contante, denaro cosiddetto liquido. Rimando per tutta la parte tecnica e operativa, e ai veloci e repentini sviluppi e novità, alle fonti e risorse della Rete, essendo queste le più autorevoli, specifiche e aggiornate.

Bitcoin
Bitcoin

Tracce
Risalendo, per metafora, alla “particella di Dio”, al nucleo primario del Bitcoin, occorre fare due passi indietro dal documento-protocollo ufficiale sul Bitcoin di Satoshi Nakamoto del 2008, comparso su The Cryptography Mailing List presso il sito metzdowd.com. Il primo passo indietro, di dieci anni, ci porta all’articolo di Wei Dai del 1998, dal titolo b-money (raccolto nella sezione Anonimato), dove si parla di “uno schema di pagamento, senza l’intervento esterno, non tracciabile, tra persone sotto pseudonimo”. Wei Dai all’inizio del suo testo cita, dicendo di esserne stato affascinato, Tim May e la sua crypto-anarchia; si torna indietro di altri dieci anni fino alla conferenza Crypto ’88, dove viene steso e poi diffuso del tutto nel 1992 su activism.net/cypherpunk/ il Crypto Anarchist Manifesto. Tra queste decadi vanno rigorosamente citati anche due testi accademici, pubblicati nel 1993 da ricercatori della Carnegie Mellon University e della University of Southern California.
Da questa progenie, in questi testi, si individuano alcune parole chiave che sono fondamentali e paradigmatiche per il Bitcoin: onestà, svincolo da terze parti o autorità superiori, fiducia e cooperazione. Questi termini li ritroviamo, insieme a compartecipazione, decentralizzazione, condivisione e pratica comunitaria, in vario modo nelle poetiche artistiche della networking-art e nell’arte relazionale di Rete dei primi Anni Novanta.

Le intenzioni
Le domande e gli interrogativi che girano intorno al Bitcoin riguardano il rapporto tra scambio monetario e libertà dell’individuo, la fiducia come elemento di garanzia morale e sociale della stabilità del dispositivo di interscambio, la sfiducia nelle autorità dello Stato, delle banche centrali e altre autorità, nella “gestione” della moneta.
Nelle intenzioni di chi è creatore di criptomoneta c’è la risposta a questa sfiducia nelle azioni politiche, economiche e sociali di chi detiene i poteri forti. Nella pratica più semplice, se una transazione minima di beni o servizi subisce costi di intermediazione finanziaria alti, la possibile dimensione di piccole transazioni occasionali diminuisce. Poi il problema della sicurezza di una piattaforma attaccabile da frodatori e disonesti, come potrebbe essere una banca fisica; come fare? Di nuovo una richiesta di fiducia e onestà nell’incentivo a supportare il Network-Bitcoin in modo comunitario, attraverso la produzione della moneta stessa (il mining), basata sulla potenza di hardware, di abilità nel risolvere calcoli matematici, di energia elettrica; usando la crittografia per evitare il problema della “doppia spesa”.

Bitcoin Magazine
Bitcoin Magazine

Il potere vero
Chi è ora “colui” che gestisce la moneta nei vari suoi risvolti: la misura di valore e la sua riserva, l’emissione, la massa in circolazione, la speculazione? Dal baratto alla moneta merce, ovvero all’uso di materiali e beni che grazie a un loro valore intrinseco venivano usati come mezzi di pagamento: i vari metalli dai più preziosi al ferro, il sale, il tessuto, le conchiglie, il tè, le pietre ecc. al Sistema Aureo e poi al legame dollaro-oro e al metodo di regolazione dei cambi internazionali con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) secondo gli accordi Bretton Wood (1944), e alla sua caduta nel 1971 (a Camp David, con il Presidente Nixon) con la fine della convertibilità del dollaro in oro, fino al meccanismo dei cambi flessibili; oggi chi comanda nel territorio della moneta e anche in quello del denaro?
Lo sganciamento della moneta dai rapporti con l’oro e la merce e quindi la sua continua smaterializzazione, lo scioglimento da ciò che è bene-materia, ha comportato anche la perdita della sovranità monetaria. Il potere sulla moneta, più che delle banche centrali, è in mano alle banche private e in cima alla piramide ci sono i potentati economico-finanziari e lobby del credito e della speculazione, e organi potentissimi come il BIS (Bank for International Settlements, in italiano Banca dei Regolamenti Internazionali), che “regolano” la vita della moneta secondo logiche del gioco d’azzardo, del costo volatile del denaro, delle costruite e finte aspettative dell’economia definita reale, che in realtà ne è solo lo spettro.

Lo scambio come arte
Perché è importante esaminare questa forma di transazione che avviene con questo tipo di strana valuta (ricordiamo che le criptovalute stanno nascendo di continuo: Litecoin, Peercoin, Dogecoin, Quark, BottleCaps e moltissime altre ancora)? Innanzitutto perché lo scambio in generale (la compravendita) è un atto comunicativo principe e si tratta di un elemento, di un “accadimento” economico, e in quanto tale sarebbe ingenuo e sbagliato ridurlo a se stesso e dunque distinguerlo da altri accadimenti di natura diversa: politica, psicologica, estetica, morale ecc. Anche la fruizione, la percezione, la visione, il tatto, ma soprattutto lo scambio-passaggio (la compravendita) di un opera d’arte, nelle sue diverse forme e concezioni, oggettuale o non, unica, multipla, diffusa, collettiva o altro, è un atto comunicativo per eccellenza. L’arte come forma di comunicazione diretta così come il Bitcoin; una relazione molto fantasiosa ma possibile, dove è interessante indagarne gli svincoli e i raccordi.
Oltretutto molta arte contemporanea vive attraverso scambi occasionali anche fortuiti, affettivi, amicali, a volte “clandestini”, e quindi potrebbe benissimo, parallelamente al sistema ufficiale di transazione monetaria, fare riferimento a un sistema più agile e meno castrante e censorio come quello del Bitcoin. Lo stesso vale, ad esempio, per tutto quel numeroso e frammentario universo di scambi che avviene nei piccoli mercatini dell’antiquariato, nelle fiere di paese, nei piccoli siti-amatoriali di vendita online, nei grandi portali di e-commerce come eBay (dove possono operare i privati), nell’artigianato, nel cibo e nell’agricoltura, nell’hobbismo e bricolage, nei servizi una tantum e nella microeconomia in generale.

Claudio Parrini

Questo scritto è stato estratto da studi e osservazioni più ampie e approfondite che sto portando avanti da anni sul tema arte-economia-sopravvivenza… Saranno ampliate a presto sui siti www.bitcoinlab.it e www.outarte.com.

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Claudio Parrini (1963), networker, pittore. Vive tra l'Umbria e Milano. Inizia a occuparsi di Rete nei primi Anni Novanta con Dada e StranoNetwork, e poi insieme a vari gruppi: UnDo.Net, Quinta Parete e XS2WEB. Ha realizzato negli anni progetti su internet e laboratori. Con Ferry Byte ha pubblicato “Motori di ricerca nel caos della Rete” per i tipi della ShaKe Edizioni. Da solo dipinge e scrive.