Arco Madrid 2014. Il bilancio del direttore Carlos Urroz

Soffia un lieve vento di ripresa sul mercato dell’arte in Spagna. Cauti ma fiduciosi i commenti degli addetti ai lavori alla chiusura della 33esima edizione di Arco Madrid. I 219 galleristi presenti, provenienti da 23 Paesi, hanno apprezzato la qualità della manifestazione, la nuova disposizione degli spazi nei padiglioni 7 e 9 della fiera, ma soprattutto il programma internazionale per i collezionisti invitati, con buon impatto sulle vendite. Al generale ottimismo si unisce la voce autorevole di Carlos Urroz, da quattro anni direttore della fiera e da tempo figura di spicco nel mondo dell’arte contemporanea, spagnola ed europea. Lo abbiamo intervistato.

Carlos Urroz

Il settore dell’arte si sta poco a poco riprendendo?
Il bilancio è positivo: nonostante la crisi delle istituzioni pubbliche, il settore sembra rianimarsi anche grazie alla partecipazione attiva di collezionisti privati, soprattutto stranieri. I musei investono poco, però qualche timido progetto si sta muovendo. La fiera ha recuperato alcuni grandi nomi internazionali, sia tra gli espositori sia tra i compratori, ed è sintomo di un cambio di tendenza nelle aspettative di mercato. I risultati concreti si vedranno però a lungo termine, fra tre o sei mesi.

Qualche dato relativo all’affluenza di pubblico.
Nelle due giornate riservate ai professionisti abbiamo registrato circa 25mila presenze; in totale, i visitatori sono stati 100mila, un 10% in più del pubblico pagante rispetto all’anno scorso, considerando che la domenica il biglietto era scontato. È stato premiato lo sforzo di promozione dell’evento svolto durante tutto l’anno: ci interessa captare i neofiti e coinvolgere un pubblico che sia davvero attratto dall’arte del nostro tempo. Arco è un grande evento, un’expo completa che vuole facilitare la visibilità alle gallerie e creare un flusso di pubblico che continui poi a frequentare gli spazi culturali cittadini.

Arco 2014 è stata un’edizione più sobria, meno spettacolare. Tanta pittura, meno fotografia, ma soprattutto molte meno istallazioni e video. C’è una reale tendenza verso il conservatorismo?
Non si tratta di conservatorismo. Oggi alcuni giovani artisti reinterpretano la modernità, prendono ad esempio l’arte degli Anni Sessanta e Settanta come un valore, una fonte d’ispirazione dentro la tradizione. La pittura è vista come forma della postmodernità. I galleristi hanno preferito privilegiare la qualità, evitando di esporre pezzi mediatici, scandalosi o scioccanti, davanti ai quali il pubblico ama solo fotografarsi, per captare invece al massimo l’attenzione degli intenditori.

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La scarsità di acquisizioni da parte delle istituzioni museali (quest’anno il Reina Sofia ha speso solo 204.625 euro per 17 opere di 7 artisti) è un dato preoccupante?
È diminuito il volume degli acquisti dei musei e delle fondazioni spagnole, anche se hanno comprato in Arco quest’anno il CGAC – Centro Gallego di Arte Contemporanea, il CAG di Malaga, il Centro d’arte Dos de Mayo di Mostoles, il Reina Sofia e la Fondazione Masaveu Peterson. Sono aumentati invece i contatti e le sinergie con importanti istituzioni straniere, firmando pre-accordi per future acquisizioni. Hanno investito ad Arco, per esempio, il Perez Art Museum di Miami, e, tra le grandi collezioni private, la polacca Grazyna Kulczyk e le italiane Sandretto Re Rebaudengo e Miche Berra.

È cambiata la tipologia del collezionista? Si compra arte per piacere, per decorare casa o per investire? First Collector in questo senso è un’iniziativa che sta dando buoni frutti?
Il compito di una fiera è oggi più che mai quello di generare nuovi collezionisti. Ci sono svariate tipologie di appassionati d’arte, ma la massa compra per il gusto di possedere una creazione del proprio tempo. L’arte contemporanea rappresenta raramente un investimento sicuro per il futuro, non tutto si rivaluta nel tempo. Arco vuole imporsi sul mercato come fiera dedicata alle novità, di “descubrimiento”, con un profilo simile ad Artissima: grazie al lavoro dei commissari, segnalare le proposte più interessanti di artisti emergenti o non, giovani o meno giovani, che hanno qualcosa di nuovo da esprimere. Il programma First Collector – giunto al terzo anno, con un centinaio di dossier offerti gratuitamente – aiuta i neofiti a orientarsi tra le gallerie, secondo i propri gusti e il proprio budget. Si tratta però di una consulenza artistica volutamente light, che lascia libero l’acquirente e nel contempo crea fidelizzazione.

La formula del Paese invitato funziona? Turchia e Russia erano assenti quest’anno, e solo tre gallerie dei Paesi Bassi sono tornate ad Arco…
I turchi non vendettero molto l’anno scorso e il ritorno ad Arco delle gallerie dei Paesi invitati nelle precedenti edizioni dipende molto dalle relazioni istituzionali e commerciali che intrattengono con la Spagna. Austria e Brasile, per esempio, hanno partecipato ogni anno numerosi.

Qual è stata la scoperta più interessante in Focus Finland?
Accorgersi che l’arte finlandese va oltre la tradizione nordica, lo stereotipo di video o fotografia fredda e statica della Scuola di Helsinki, ma adotta anche linguaggi come la grande installazione e usa materiali inusuali come la ceramica e il tessuto.

È piaciuto a pubblico e critica il nuovo formato Solo/Duo? Quali i vantaggi?
L’idea di proporre un solo artista, o al massimo due, ha funzionato non solo perché meno costosa, ma perché ha permesso a gallerie che frequentano molte fiere di focalizzare l’attenzione sul lavoro di un talento da promuovere.

La foodhall di ArcoMadrid
La foodhall di ArcoMadrid

L’apertura verso il Latinoamerica in #Solo Project ha portato alla scoperta di nuovi talenti?
In quattro anni questo progetto si è imposto quale ponte fra l’Europa e il Sudamerica, creando un punto di contatto fondamentale fra artisti, gallerie e collezionisti di entrambi i continenti. Dopo Messico (2005) e Brasile (2008), non a caso il Paese invitato nel 2015 è la Colombia, che si sta imponendo quale dinamico mercato emergente e per un crescente collezionismo. Per prossimità culturale e linguistica, la Spagna è la principale vetrina dei talenti emergenti latinoamericani.

Gli eventi collaterali e contemporanei ad Arco in città sono sempre un complemento alla fiera oppure, in taluni casi, possono rappresentare una forma di concorrenza commerciale? Penso a Just Mad o Art Madrid Cibeles…
Le fiere parallele, gli eventi collaterali dedicati al mercato più tradizionale o alle tendenze più giovani, d’avanguardia ma commercialmente meno impegnative, è un vantaggio per tutti, purché si tratti di proposte di qualità. Ogni manifestazione rafforza l’importanza di Arco e contribuisce a rendere Madrid capitale dell’arte contemporanea nel mese di febbraio.

L’abbassamento dell’Iva al 10% (solo per l’artista, mentre in realtà è il 15% reale per chi acquista in galleria, che applica una media fra il 21% e il 10%) ha favorito le vendite? Le gallerie spagnole sono di nuovo competitive sul mercato europeo?
La diminuzione dell’Iva per le opere d’arte, a pochi giorni dall’apertura della fiera, ha creato un effetto positivo perlopiù di carattere psicologico nei collezionisti. L’anno scorso per gli stand di Arco non si faceva altro che parlare dell’aumento dell’Iva al 21%. In realtà, oggi la maggior parte dei Paesi europei hanno percentuali simili: in Germania è il 19%, in Italia mi pare sia il 22%. In attesa di una legge che unifichi la tassazione, è importante ancora aiutare il mercato a livello locale.

Qual è la destinazione delle opere acquisite dalla Fundación Arco?
La Fundación Arco ha acquisito nuove opere in Arco 2014 (tre video di Carlos Motta, un’opera di Marlena Kudlicka, due foto della finlandese Elina Brotherus e un lavoro di Nestor Sanmiguel) che, insieme alle altre 300 della collezione custodite da 18 anni al CGCA di Santiago de Compostela, a partire dal 2015 finalmente ritorneranno nella comunità de Madrid, esposte negli spazi del Centro de Arte Dos de Mayo di Mostoles.

Federica Lonati

www.ifema.es/arcomadrid_06

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.