Il prezzo dell’arte e dell’anti-arte di Richard Prince

Il valore delle battute su tela di Richard Prince: un argomento da prendere davvero sul serio. Note a margine di una mostra newyorchese e intorno a un mercato che si fa solleticare da “Shit List” e amenità simili.

Richard Prince - Monochromatic Jokes - veduta della mostra presso Nahmad Contemporary, New York 2013

Fra il 1986 e il 1990, il fotografo/artista Richard Prince (Panama, 1949; vive a New York) fece realizzare una serie di monocromatici lavori contenenti freddure scritte da qualcun altro che concernono frustrazioni e fantasie sessuali della classe media americana. Si tratta di tele senza arte, quindi, di battute da appendere alla parete, degne di un film di Woody Allen o della Settimana enigmistica. “Sarò ricordato per questa serie di opere”, auspica o minaccia l’artista.
In questi giorni, la Nahmad Contemporary di New York ha organizzato la più grande personale dedicata ai Monochromatic Jokes di Richard Prince finora mai realizzata. Nel solito periodo, un lavoro della stessa serie è stato incluso in un group-show alla Zwirner sulla diciannovesima. Queste due mostre sono state organizzate in preparazione di un nuovo record personale di vendita da abbattere?
L’artista della scuderia Gagosian e cocco di mamma Madison Avenue è infatti già riuscito a ubriacare il mercato dell’arte contemporanea in tre occasioni: nel 2005, quando la sua opera Untitled (Cowboy) del 1989 è stata battuta a 1 milione e 248 mila dollari; nel 2007 per una sua foto battuta a 3 milioni e 400 mila dollari, sancendo il record della foto più cara di tutti i tempi; e nel 2008 con l’opera Overseas Nurse, battuta a 8 milioni e 452 mila dollari.

Richard Prince - Monochromatic Jokes - veduta della mostra presso Nahmad Contemporary, New York 2013
Richard Prince – Monochromatic Jokes – veduta della mostra presso Nahmad Contemporary, New York 2013

La totale assenza di logica relativa al valore delle sue opere è accompagnata da un aggressivo disprezzo del mondo della critica d’arte da parte dello stesso Prince, che sul suo blog ha recentemente pubblicato una Shit List relativa alle riviste d’arte, scrivendo: “Art Forum (fa schifo). Art News (la peggiore). Art Review (incapaci di giudicare anche un cocktail alla frutta). Frieze Art Magazine (l’ho aperto una sola volta e non ho capito cosa stessi guardando). Artinfo.com (non c’è una sola informazione che meriti di essere letta in questo sito). Mi auguro che tutte queste riviste chiudano e lascino il mondo dell’arte tutto per me. Perché tutto per me? Perché sono io il mondo dell’arte”.
Tutti questi movimenti sembrano far parte di una pianificazione per suscitare antipatia e scandalo, business e ancora business. Già, perché le provocazioni e l’appello al pubblico dileggio di Prince odorano tanto dell’orina del pitale di Duchamp (opera, ricordiamolo, nata per essere intenzionalmente disprezzata); se i sorrisi davanti ai suoi lavori e alle sue frasi sono piccoli, sempre più grandi si preannunciano i margini della sue future vendite.
Più forti dei musei di ieri, le megagalleries e il loro indotto, usando come portavoce il più insignificante e sovrapprezzato esponente, vogliono riaffermare che da oggi non hanno bisogno di alcuna rivista d’arte per approvare e autenticare il valore degli artisti esposti e soprattutto le quotazioni delle opere; vogliono ribadire con ancora più forza che sono loro e nessun altro la locomotiva che si trascina il mondo dell’arte dietro, e che la critica d’arte è un peso di cui sbarazzarsi per poter correre ancora più veloce.
E mentre questo succede, lo Zeitgeist continua a spacciare per perdenti, lente e paludose le elucubrazioni cerebrali dei vari teorici dell’arte, comprese le scivolose quanto pare fastidiose e insignificanti classificazioni quali Anti Art, Appropriation Art, Art After Conceptual Art… fino all’Anti Anti Art, ovvero riflessioni su riflessioni non più in grado non solo di influire, ma nemmeno sfiorare l’opinione pubblica, il sentimento dell’uomo comune.

Richard Prince - Monochromatic Jokes - veduta della mostra presso Nahmad Contemporary, New York 2013
Richard Prince – Monochromatic Jokes – veduta della mostra presso Nahmad Contemporary, New York 2013

Mentre, seduti sulle loro scrivanie accademiche, i più prestigiosi critici d’arte preparano le ennesime pagine di costernazione, come in Cent’anni di solitudine, il mondo da cui scrivono assomiglia sempre di più a una città fantasma prossima a essere spazzata via da un uragano chiamato presente, apparentemente arrivato all’ultima pagina del loro libro.
Forse un giorno sarà possibile ricordare i Monochromatic Jokes come l’ultima iperbole milionaria nata da una insulsaggine pazzesca made in Madison Avenue & Co., il conclusivo episodio di una non arte catalogata concettualmente cent’anni fa, ma mai come oggi così forte e giovane; auspicando che le trappole finanziarie, le speculazioni legate all’arte vengano riconosciute in maniera condivisa come un generatore di vuoto fecondo, capace di far spazio a quella che sarà ricordata come Grande Arte di questa nuova era già cominciata, seppure ancora senza un nome preciso.

Alessandro Berni

New York // fino al 18 gennaio 2014
Richard Prince – Monochromatic Jokes
NAHMAD CONTEMPORARY
980 Madison Avenue
+1 (0)646 4499118
[email protected]
http://www.nahmadcontemporary.com/

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Alessandro Berni
Alessandro Berni, scrittore. Vive la critica d’arte come un genere letterario dentro il quale l’emozione anticipa e determina il senso dell’informare.
  • max

    bell articolo, anche se (credo dettato dal fatto che viene pubblicato su un sito) necessiterebbe di una maggiore articolazione

  • bubble

    le riviste e la critica hanno perso autorevolezza più assecondando che criticando queste bolle
    e le bolle libere nell’aria parlano sotto l’effetto del gas esilarante
    ma sono state gonfiate da terra
    spesso dalle isole
    e quindi le bolle stanno tra noi separate solo dal filo spinato e dalla possibile caduta tendenziale del saggio di profitto

  • bubi

    Ma…mi sembra un po’ troppo facilotto il discorso qui espresso. L’appropriation art ha detto molto alla fine dei 70 e all’inizio degli ottanta, così come certa critica dell’epoca. Richard prince è sempre stato un mattacchione,forse un po’ più aggressivo dei nipoti Koons e hirst. E la shit list pare proprio il ringraziamento a quelle riviste – e critici- che l’hanno fatto arrivare dov’è.un po’ l’equivalente e versione americana dell’ultima cattelananta fatta a mo’ di performance a bologna

  • mario

    é vero che la serie dei monochromatic Jokes non é sicuramente la migliore, né la piú interessante delle serie e dei lavori di Prince, ma se solo si avesse voglia di andare un pó oltre questa facile interpretazione/odio legata al successo, al mercato, al prezzo e ai record, che non trovo degna di nota, ma che é riferibile a un sistema dell’Arte parallelo e “drogato”, sarebbe giá un passo avanti nella critica. Per esempio se si avesse voglia di andare a leggersi un pó degli scritti di Prince, irriverenti ma anche molto interessanti, sempre al limite della fiction, tra ironia, cattiveria e costruzione mitilogica del sé, si potrebbe sviluppare un discorso diverso.
    Trovo per esempio completamente anacronistico e un pó ingenuo il discorso sulla “Grande Arte” con cui si conclude l’articolo. sarebbe l’ora di smetterla con queste insulse narrazioni ottocentesche, storicistiche ed evoluzionistiche che fanno solo del male anche a chi le concepisce o le insegue, mentre il mondo é ormai cambiato radicalmente, giá da un bel pó…

    • Pneumatici michelin

      Mario & bubi : Sono contento di sapere che Prince sia un mattacchione
      Piuttosto che un assassino o uno sciupafemmine:))
      e che é capace di fare delle cattellanate (sul genere dell’ultima con i sagrestani al Dams ?) e questo sicuramente ne conferma la caratura :))
      Sono anche contento di sapere che l’ottocento é finito e che siamo nei
      tempi moderni , suvvia:)))
      E poi per dio ! Basta con la storia e l’evoluzione: scegliamo l’eternitá una volta
      per tutte! :)))
      É finalmente l’ora dei mattacchioni! :)))
      Sono pure sollevato dal sapere che Prince É qualcosa di piú che il lato
      In realtá secondario della speculazione finanziario-mercantile e che Sto arrivando! Scrivere cose intelligenti dimostrando di aver e una testa che altrimenti
      vedendo e le opere uno non sospetterebbe:)))
      Purtroppo tra caterve di riviste che ho a casa accidentalmente non riesco a trovare gli
      scritti di Prince : sarebbe così gentile mario di citarmi o descrivermi succintamente
      Almeno un pezzettino rappresentativo di essi cosí ci di ertiamo a cora un pó ?
      Ma mario e bubi o yoghi e bubu o gianni e pinotto ma da dove saltate fuori?
      Dove vivete? Ma avete anche la patente? :)))
      Siete uno spasso, come quel tizio che vuol far saltare il governo, hA
      Fatto una montagna di debiti quando non c’era la crisi e non é arrivato
      Al terzo anno di ragioneria:))))

  • Angelov

    “Forse un giorno sarà possibile ricordare i…etc”
    Si, un giorno nel lontano futuro, si realizzerà che oggi, il genio americano si espresse nella musica piuttosto che nelle arti figurative, dove altre nazioni e culture ebbero invece il predominio; e che l’America fu solo il più grande centro per scambi e comunicazione, ma non per creazione di contenuti.

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  • bubi

    Avere la patente è infatti fondamentale.
    Saluti dall’Orso bubi