Fondo per la Progettualità. Ma quale?

Stefano Monti, in prima linea nella questione del “Fondo per la Progettualità Culturale”, analizza per Artribune pregi, difetti, potenzialità e quant’altro della misura europea. Con l’obiettivo di dare nuovo impulso al settore culturale.

Parlamento Europeo

La relazione fra pubblico e privato nella gestione e nella valorizzazione della cultura ha sempre costituito un tema caldo, un nodo da sciogliere, in un Paese che come il nostro è nato guardando ai beni culturali da una prospettiva centralista e che per molti versi ancora stenta a mutare prospettiva. Imprese culturali e creative, start up, organizzazioni di terzo settore operanti a diverso livello in quest’ambito – dalla conservazione alla valorizzazione, dalla formazione alla progettazione – da sempre si scontrano con la difficoltà di ricavarsi un ruolo legittimo al fianco del potere pubblico, dovendo confrontarsi al tempo stesso con il mercato e con la sua domanda. Colpito duramente dalla tempesta economica e finanziaria che dal 2007 si è abbattuta sull’orizzonte internazionale, questo tessuto imprenditoriale – fatto di persone, idee e progettualità – è la frangia del settore culturale e creativo che si mette maggiormente in gioco, accettando in prima persona la sfida di fare cultura in un Paese centralista e burocratizzato come l’Italia, e confrontandosi continuamente col mercato e con la redditività degli investimenti intrapresi.
Chi decide di fare cultura si assume il compito di immaginare il futuro, di sperimentare idee, progetti, prodotti e servizi ad alto valore aggiunto e si prefigge l’obiettivo di dar vita a modelli di attività e produzione sostenibili, capaci di generare output che incontrino i desideri della domanda e sappiano stimolarli, restando competitivi sul mercato. Non è forse a tutti quei soggetti che decidono di assumere un approccio imprenditoriale nei confronti delle attività culturali e creative che dovrebbe andare il sostegno pubblico e comunitario in una congiuntura difficile come quella attuale? Come suggerisce lo stesso Libro Verde della Comunità Europea, è la nascita di nuove imprese, soprattutto nei settori di riferimento, a rappresentare uno dei mezzi più efficienti per lo sviluppo del sistema economico e sempre cultura e creatività costituiscono due leve strategiche per la riconversione dei territori, colpiti dalla crisi dell’industria e della manifattura.
Di sostegno si è effettivamente parlato, ma forse nella confusione del momento si è perso di vista l’obiettivo di fondo, ovvero l’introduzione di misure che supportino lo sviluppo di un comparto, laddove per comparto si vogliono intendere le realtà imprenditoriali e di terzo settore che concorrono in prima persona a dar vita alle attività, al fianco del pubblico, assumendosi il rischio.

Stefano Monti
Stefano Monti

Mi riferisco alla proposta, avanzata in relazione al ciclo di programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, di costituire un Fondo per la Progettualità Culturale concepito, in ultima istanza, per il finanziamento degli studi di fattibilità esecutivi commissionati dalla pubblica amministrazione alle grandi società di consulenza, come Federculture, la Fondazione Fitzcarraldo, Struttura e la stessa Monti&Taft, per fare solo alcuni nomi. Tale misura dovrebbe concorrere in modo forte alla riqualificazione della progettualità portata avanti dalla pubblica amministrazione, facilitando la concertazione interistituzionale e stimolando al tempo stesso la partecipazione del privato alle iniziative realizzate, beneficiarie di una maggiore “certificazione di sicurezza” dal punto di vista della resa economica e finanziaria.
Ma siamo sicuri che, nel contesto di riferimento, siano proprio le società di consulenza i soggetti che più necessitano di un’azione di tutela e sostegno finanziario da parte delle Comunità Europea? Ponendosi l’obiettivo della crescita sistemica del settore culturale, forse l’istituzione di una misura forte come quella del Fondo di Garanzia diventa legittima se pensata in relazione alle micro, piccole e medie imprese, alle start up e alle organizzazioni di terzo settore che a diverso titolo provano a concorrere sul mercato, sull’onda della crisi e della burocrazia. Incentivi per l’imprenditoria giovanile, agevolazioni per le nuove assunzioni, benefici fiscali, sussidi per la ricerca e l’internazionalizzazione dei prodotti e dei servizi sono solo alcune delle misure che potrebbero rientrare nella sfera d’azione di un fondo pensato appositamente per il sostegno delle imprese e delle organizzazioni culturali italiane, in un’ottica di reale apertura al privato, profit e non profit.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.
  • Claudio Bocci

    Grazie per aver commentato la proposta del Fondo Progettualità Culturale (che presenteremo il 4 dicembre in Campidoglio); mi preme unicamente segnalare che Federculture rappresenta Regioni, Province, Comuni e le Aziende di servizio pubblico e, dunque, non può essere annoverata tra le ‘grandi società di consulenza’. Buon lavoro. Claudio Bocci Direttore Sviluppo e Relazioni Istituzionali Federculture

  • Pingback: Occorrono scelte | enricotomaselli()

  • Alessandro

    Gentile Dott Bocci, mi permetto di mettere in evidenza
    L’esistenza di una Federculture servizi srl che ha come scopo
    Quello di sviluppare incarichi di questo tipo.

    • Claudio Bocci

      Caro Alessandro,
      ti leggo con ritardo e confermo l’esistenza di una struttura di servizio che risponde alle esigenze degli Associati; in questo senso non può essere considerata ‘una grande società di consulenza’. Cordialità, Claudio Bocci