Le vite immaginarie dei giovani italiani

Nello scorcio finale di questa estate 2013, stando per parecchi giorni qui al Sud, ho fatto caso (meglio e con più attenzione) a un fenomeno che avevo già notato, ma non studiato. La maggior parte dei ragazzi e dei giovani adulti, nei paesi e nelle città meridionali, sembra vivere esistenze immaginarie. Del tutto finzionali.

Alberto Sordi ne I vitelloni (Federico Fellini 1953)

Credo che capirete come le difficoltà che incontro nello scrivere,
nessun altro autore nell’arco dell’intera storia umana le abbia
mai incontrate: alcuni scrivevano per i loro contemporanei,
altri per i posteri, ma nessuno mai ha scritto per gli avi o per
esseri simili ai loro avi lontani e selvaggi…
Evgenij Zamjatin, Noi (1919-20)

Mi spiego meglio: quando vedi uno che “fa l’avvocato”, o che “fa il commercialista”, o anche che “fa l’ingegnere”, o persino che “fa l’artista”, hai la sensazione piuttosto netta che quasi mai stia facendo quel mestiere per davvero. Svolgendo un lavoro, infatti, tu vivi e ti guadagni da vivere grazie alla tua opera e alla tua professionalità. Questi invece recitano, continuamente; prendono parte a una commedia che investe praticamente ogni aspetto della loro vita quotidiana.
In questa recita, svolgono un ruolo fondamentale i “macchinoni” (francamente ridicoli e fuori luogo in mano a trentenni in fondo spiantati), le belle camicie, le cene fuori. La domanda che sale spontanea alle labbra in questi casi è: “Ma come campano?” Questi individui di specie nuova (ma non troppo, poi: basta pensare a I vitelloni, o alla figura del genero a tavola in Amarcord…) vengono “campati” dalle famiglie, dai genitori. Non solo al Sud, mi sembra, ma ormai nell’intero Paese.

Federico Fellini, Amarcord (1973)
Federico Fellini, Amarcord (1973)

Si è così venuta costruendo, negli ultimi decenni, una “metafisica della paghetta”, una forma espansa e patologica – ma a suo modo molto sofisticata – di paghetta, che si è estesa indefinitamente nel tempo e nei dominii esistenziali. Pur di assicurare ai figli una finzione di normalità, un’illusione di età adulta, un’autonomia farlocca, questi genitori sono stati capaci di dare vita a una struttura sociale tra le più sbilanciate della storia: una struttura distopica in cui il tuo benessere apparente anche oltre i trent’anni (a volte addirittura oltre i quaranta…) dipende e viene garantito dai tuoi vecchi (e a volte dai loro vecchi) a patto che tu te ne stia buono e non faccia niente di testa tua.
Che non faccia niente, in particolare, per contestare e per contrastare questo stato di cose.
A condizione che rispetti in tutto e per tutto questo patto generazionale scriteriato: “Tu non fai nulla insieme a quelli della tua età, agli altri ‘figli’ come te, per modificare e alterare questa condizione collettiva fallimentare e disastrosa, e noi assicuriamo in cambio a te (sempre e solo come figlio/a singolo/a, mai e poi mai come membro attivo di un gruppo sociale, di una collettività) il necessario per non sfigurare con i tuoi coetanei. E per vivere in compagnia della tua ragazza/o una vita… da sogno”.
In questa società immobile, bloccata, un paio di generazioni hanno saputo quindi “generare” quasi solamente il paradosso terribile e agghiacciante di adulti-bambini e vecchi che recitano la parte di giovani. (Ah, già: nel conto c’è anche il crollo di ogni struttura di convivenza civile.)
Il punto di origine è sempre e comunque negli Anni Ottanta italiani. Lì si compie la mutazione storica e antropologica intravista da Pasolini e ne inizia un’altra, forse ancora più radicale. Da Vermicino alle tv private, i processi trasformazione, rimozione e riflusso si intrecciano e si sovrappongono: nascono i fantasmi che ci visiteranno nei successivi decenni. Il nostro Paese è quindi preda da almeno trent’anni di una forma acuta di dissociazione dalla realtà, di vera e propria schizofrenia: si è raccontato un’altra verità rispetto a quella effettiva, un’altra identità.

George Lucas, THX 1138 (1971)
George Lucas, THX 1138 (1971)

Ma la dissociazione può anche diventare iper-dissociazione. Oltre a quella dei cinquanta-sessantenni, esiste infatti anche quella dei trenta-quarantenni. Questo distacco acuto e peculiare fa sì che le persone (leader o futuri leader; imprenditori; intellettuali o aspiranti tali ecc.) abbiano magari ben chiaro in mente quello che c’è da fare, le soluzioni da adottare per scardinare per esempio chiusure, corporativismi e protezionismi in tutti i settori della società, e le dicano anche ad alta voce con passione e competenza; ma che poi rimangano, mentre parlano e si esprimono, prigionieri dei linguaggi e degli schemi interpretativi ereditati dalla/dalle generazioni precedenti.
Che rimangano, in definitiva, sequestrate all’interno del “teatro”, dell’eterna commedia delle parti nazionale, che consegna qualunque intenzione al dominio della rappresentazione, e mai invece all’azione nella e sulla realtà. In questo modo, il pensiero non diventa tensione autentica, orientata alla trasformazione del mondo circostante. L’aspetto tragicomico, poi, dell’intera faccenda è che tutto ciò accade proprio in chi è fermamente convinto di essersi messo nella direzione giusta, di essersi finalmente e definitivamente sganciato dall’eterno compromesso e dai comportamenti dei padri.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • Egregio signor Caliandro, complimenti per la superficialità condita da iper intellettualismo da due soldi, con il quale si è eretto a giudice dei vagabondi, perchè questo è il succo con il quale taccia giovani, giovanissimi, meno giovani e anziani del Sud Italia. Complimenti per il tempo sprecato, spero di vivo cuore per lei che il pezzo giornalistico da scoop glielo remunerino lautamente, visto lo sforzo sovrumano che le ci sarà voluto per scrivere quattro idiozie. Si, quattro idiozie da chi guarda al Sud con diffidenza e puzza sotto il naso. Da chi non conosce forza amore e dignità di questa gente. E soprattutto da chi non ne conosce la generosità. Qui, nel Sud, siamo abituati ad aiutarci l’un l’altro: i genitori con i figli, le nonne con i nipoti, gli amici con gli amici. Ci scambiamo anche gli abiti, non solo quelli smessi, e forse è per questo che ha visto camicie identiche a quelle che portate nel vostro (peccato per quelli come lei, ma è anche nostro – vedasi unità d’Italia) Nord. I bamboccioni sono costretti da uno Stato iniquo a rimanere a casa fino ai capelli bianchi, e di questo devo dare atto che i politici del Sud hanno lavorato bene affinchè le cose non solo non cambiassero, ma andassero a peggiorare. E’ vero, qui le vite ce le immaginiamo, e siamo così bravi da cambiarne anche più di una al giorno: le nostre facce passano dal riso al pianto in poco meno di un secondo. Ma forse è per questo che della vita siamo in grado di coglierne ogni aspetto, dalla crudeltà (gratuita come la sua) alla poesia più pura del gesto di un amico che ti offre un caffè. Ebbene sì, siamo romantici, ma non idioti. Siamo sognatori, ma ci sporchiamo le mani di lavoro. E lo facciamo da sempre, da quando abbiamo aiutato il Nord a diventare ricco con il nostro sudore. Oggi, i nostri figli laureati a pieni voti (non lauree comprate come certi ministri del Nord o figli di ministri) fanno i lavori più umili per vivere e continuare a tenersi aggiornati. Sa cosa penso? che se fossi sua madre mi vergognerei di aver allevato uno come lei.
    Erminia Fioti artista a tempo pieno

  • elena mirelli

    @erminia fioti Ma siamo chi? Ma guarda che Caliandro è stra pugliese. e nel pezzo c’è scritto ” Non solo al Sud, mi sembra, ma ormai nell’intero Paese.”

    • @elena mirelli non ho mai sentito in nessuna famiglia del Sud dire o sottintendere cose del genere:
      A condizione che rispetti in tutto e per tutto questo patto generazionale scriteriato: “Tu non fai nulla insieme a quelli della tua età, agli altri ‘figli’ come te, per modificare e alterare questa condizione collettiva fallimentare e disastrosa, e noi assicuriamo in cambio a te (sempre e solo come figlio/a singolo/a, mai e poi mai come membro attivo di un gruppo sociale, di una collettività) il necessario per non sfigurare con i tuoi coetanei. E per vivere in compagnia della tua ragazza/o una vita… da sogno”.

    • @elena mirelli non ho mai sentito in nessuna famiglia del Sud dire o sottintendere cose del genere:
      ” A condizione che rispetti in tutto e per tutto questo patto generazionale scriteriato: “Tu non fai nulla insieme a quelli della tua età, agli altri ‘figli’ come te, per modificare e alterare questa condizione collettiva fallimentare e disastrosa, e noi assicuriamo in cambio a te (sempre e solo come figlio/a singolo/a, mai e poi mai come membro attivo di un gruppo sociale, di una collettività) il necessario per non sfigurare con i tuoi coetanei. E per vivere in compagnia della tua ragazza/o una vita… da sogno”.

  • Ilaria

    Questa è l’analisi finale dello studio che ha condotto l’autore? Non trovo riferimenti a casi, storie, esempi. Cosa c’è oltre alla sua legittima, ma personale, frustrazione? Da dove esce il “patto generazionale scriteriato” che ha scritto tra virgolette? Dalla sua fantasia o dalla bocca collettiva di questi famigerati genitori?

  • Elisa

    Superficialità dell’argomento a parte, potreste spiegarmi cosa ha a che vedere questo “articolo” con Artribune?

  • Leone Gala

    Pirandello e Il Gioco delle Parti. Sempre Attuale.

  • april

    Ho 30 anni, sono del sud e vivo ancora in casa con i miei. Devo dire che mi riconosco in quest’articolo e riconosco molti miei coetanei. Certo quest’analisi non rende totale giustizia di una situazione molto più complessa, dove è principalmente il contesto lavorativo-economico a far si che s’ineschino certe dinamiche. Ma non c’è ombra di dubbio che in parecchi casi (ovvio non tutti) le dinamiche sociali siano queste. Smettiamola di difendere sempre a spada tratta il Sud e la gente del Sud, e a dare la colpa a politici, istituzioni, il nord che ci ha rubato risorse, ecc. Siamo assolutamente corresponsabili di tutto questo e sarebbe opportuno fermarsi e pensare alle cose che continuiamo a sbagliare. E quest’articolo mi sembra un’opportunità in quel senso. Certo non dice nulla di nuovo, tutto molto ovvio e già detto. Ma ogni tanto assumiamoci anche la parte delle nostre responsabilità, perché forse da lì possiamo cominciare a cambiare qualcosa.

  • April, allora comincia a cambiare il tuo stato di mangiapane a tradimento, perchè tantissimi non sono come te. E se vogliamo fare esempi privati allora ti dico che mio figlio si è laureato a marzo dell’anno scorso in scienze motorie e un mese dopo faceva il cameriere in un hotel a Scalea, studiando di notte per sostenere i test d’ingresso a fisioterapia. Dove è entrato per merito!!! Ora fa il portiere di notte e al mattino va a fare tirocinio presso l’ospedale di Lamezia. Ma mio figlio non è il solo a comportarsi così, non è meteora, sono tantissimi i ragazzi che lavorano e studiano pesando poco o nulla sulle spalle delle famiglie.

    • roman

      certo che te ermina fioti proprio non sei in grado di condurre una conversazione senza offendere gli altri, eh..

      • caro roman, perchè non indirizzi il tuo appunto al signor caliandro?

    • ml

      cosicchè tuo figlio fa il portiere di notte e tu fai “l’artista a tempo pieno”, come ti firmi? andiamo bene…

      • caro ml mi verrebbe da fare una battutaccia sulla tua di firma… ma a che pro?

  • Angelov

    Ho sentito dire che le redazioni dei giornali più accreditati, sono soliti dividere gli articoli che pubblicano in categorie:
    A) Articoli che dicono il falso.
    B) Articoli che non dicono il vero.
    C) Articoli che non dicono ne’ il vero ne’ il falso, ma forse nascondono una forma di pubblicità subliminale.
    D) Articoli che nessuno leggerà, ma che devono essere comunque pubblicati per riempire gli spazi.
    E) Articoli sportivi.
    F) articoli pubblicitari.
    G) Articoli casalinghi.
    H) Provocazioni belle & buone.
    Sinceramente, leggendo questo articolo, non saprei in quale categoria destinarlo.
    Ma su, coraggio…

  • http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    I giovani sono ostaggio delle generazione e dei MODI dei vecchi. Vengono pagati (dai risparmi di nonni e genitori) per questa arrendevolezza. Quindi l’arte può esprimere modi per risolvere questa situazione. Vi segnalo Tao in prima pagina su whitehouse.

  • Non posso che condividere l’articolo, essendo una dinamica che ho analizzato a fondo negli ultimi 5 anni, partendo dal piccolo sistema dell’arte italiano.

    Mi arrivano continuamente comunicati di artisti che non vivono della vendita delle loro opere, ma che fanno progetti lunghi due anni, che stanno un anno a vivere in una città…possibilmente estera. Come fanno?

    Ci riescono tramite il vero ammortizzatore sociale di questa italia: la Nonni Genitori Foundation. E non hanno neanche da essere troppo criticati visto che le politiche di breve periodo della democrazia cristiana hanno determinato oggi l’assenza di ogni opportunità, che non fosse quella data dalla “famiglia”, dal clan famigliare che aiuta il figlio a oltranza, e se può gli lascia la fabbrichetta di famiglia o i soldi di famiglia. Vi consiglio di riguardare le tre parti della saga Il Padrino. C’è un bel libro di Ichino che spiega come la famiglia italiana e la cultura della famiglia italiana abbiano avuto un ruolo nel determinare questo declino.

    Ma quale ruolo per l’arte?

    L’arte è una palestra e un laboratorio per prendere consapevolezza e delineare soluzioni. E quindi un certo ruolo di artista omologato e mantenuto, deve morire. Si tratta di fare un passo indietro, e recuperare una distanza da tale ruolo. Ma come riempire la voglia narcisistica di fare gli artisti? O come riempire giornate vuote e riempite solo dalla bustarelle dei genitori? Quindi il giovane non riesce ad abbandonare questa situazione di privilegio. Ed è quindi destinato ad essere ingabbiato, spesso costretto ad una retorica passatista, come per essere accettato in un paese per vecchi; ed ecco le opere di Rossella Biscotti, Francesco Arena, Patrizio Di Massimo, e tutti campioncini di questo declino.

  • Invito anche al secondo articolo che trovate quì, e uscito su Flash Art nell’Ottobre del 2009:

    http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/question-time-flash-art-italia-ottobre.html

  • Fabrizio Spinella

    La necessità e la virtù trovano sempre una intesa. La giovinezza è una malattia dalla quale si guarisce. Sud o Nord, la questione non cambia. Forse una differenza si riscontra nella gradazione della spossatezza: più alta al Sud. La spossatezza è per troppa noia. Ma prima o poi lo stimolo della fame aguzzerà l’ingegno, e la giovinezza sarà un ricordo di occasioni mancate. L’arte (della sopravvivenza).

  • Pneumatici michelin

    I dati sulla disoccupazione giovanile confermano
    L’analisi . Temo che l’arte non possa risolvere il
    Problema.

    • Questo invece è un grave errore. Ed è il motivo per cui esiste questa situazione. L’arte è uno spazio prezioso per allenarsi ai modi e alle strategie per affrontare ogni altra cosa. Mentre in Italia permane una concezione sentimentale, decorativa e contemplativa dell’arte. Quando invece finiamo per subire l’arte che agisce in tutte le cose.

  • pneumatici michelin

    Caro whitehouse mi dispiace non sono d’accordo.
    O meglio: sono d’accordissimo sul superamento di una concezione sentimentale decorativa e contemplativa dell’arte (e aggiungerei: per il superamento pure di un’arte pseudo concettuale o pseudo duchampiana da analfabetismo di ritorno, altrettanto deleteri).

    Purtroppo però difficilmente un’arte più matura o diversa o all’altezza dei tempi (seguendoli o non seguendoli) modificherà i nodi della crisi strutturale dell’economia italiana(crisi “regionale” di una crisi economica più vasta),dovuti a circostanze di lunga data,circostanze, comportamenti e sclerotizzazioni della società italiana che forse gli studenti delle Accademie di Belle Arti dovrebbero studiare invece di seguire vari corsi inutili .

    Sarò forse troppo marxista in questo ma è sempre stata l’economia concreta a trainare l’arte e non viceversa.
    Ovviamente abbiamo avuto sempre esempi di ricche corti con artisti mediocri
    o tempi bui con grandi artisti: la qualità non necessariamente procede con favorevoli condizioni economiche: se queste fossero assolutamente necessarie
    avremmo arte solo in periodi floridi, ma fortunatamente non è così.
    Infine oggi forse le condizioni floride di pochi impediscono la diffusione di un’arte migliore e davvero differenziata.

  • pneumatici michelin

    leggo oggi qua e là: nella sola roma ci sono tanti avvocati come nell’intera francia,
    il numero dei nostri psicologi raggiunge un terzo di tutti quelli che ci sono in europa,
    le nostre banche sono in mano alle fondazioni, abbiamo probabilmente la più alta evasione fiscale d’europa,le nostre aziende sono sottocapitalizzate, gli incentivi alle imprese sono uno spreco, la ricerca e l’innovazione sono trascurate mentre la rendita è premiata e protetta ecc ecc
    non continuo l’elenco perchè mi sembra già abbastanza
    siamo sicuri che gli artisti italiani che leggono flash art o arte e poco altro possano risolvere qualcuno di questi problemini?

  • Angelov

    Esiste un fattore ambientale, che è quello climatico, che viene dato per scontato sistematicamente; basterebbe procurarsi una cartina geografica, o meglio un mappamondo, ed seguire le linea della latitudine che corrisponde al sud dell’Italia; si scoprirebbero delle cose interessanti, e si constaterebbe che quasi tutta la tecnologia e l’industria, che sono creatrici di ricchezza più che l’agricoltura, non scendono quasi mai al di sotto di un certo parallelo.
    Non si tratta di una demarcazione netta, ovviamente.
    Purtroppo la megalomania umana non consente al nostro divino intelletto di poter accettare che il clima possa influenzare il comportamento umano; come si tenta di negare la biodiversità così anche le differenze tra gli umani; la globalizzazione si risolverà così in un appiattimento ed in una riduzione ad uno standard che col passare del tempo si rivelerà del tutto inaccettabile.

  • Scaldabagno

    Il prossimo articolo lo vogliamo sui fighetti che invece si trasferiscono nelle city. Giocano a fare i bohèmien, fanno finta di abitare nei sottoscala, perchè così vuole il personaggio. Le bollette le pagano mamma e papà.
    Dopo 35 anni, si rendono conto che per campare ci vuole un lavoro serio. Siccome fare l’artista è duro, qualcuno decide di fare il critico, dopo il vento cambia e finiscono la carriera, scrivento che il mondo è cattivo.

    • christian caliandro

      ma perché, scaldabagno, tu sai dove vivo o dove ho vissuto, se in cittadine o in ‘cities’? sai che cosa faccio per campare? ne sei proprio proprio certo? di sicuro, uno dei prossimi articoli (non il prossimo, mi sa: sai, gli articoli di una rubrica si programmano, e prendono un pochino più di tempo di quello che ci vuole a scriverci sotto una volta che sono pubblicati..) sarà dedicato a cercare di spiegare come mai negli altri territori della cultura italiana (letteratura, cinema, musica) i commentatori spesso e volentieri pensino e scrivano cose anche più interessanti degli articoli stessi, articolando discussioni interessanti in grado di stimolare nuove riflessioni – anche e soprattutto quando sono critiche feroci, puntute, argomentate agli articoli -, mentre quelli del mondo dell’arte riescano altrettanto spesso nella rara impresa di risultare così inutilmente rancorosi (verso chi? per cosa? all’interno di quale gioco delle parti, o discorso?) e francamente superficiali.

  • bad- old

    Considerazioni lecite ma condivisibili solo in parte , non appiattirei il profilo del giovane adulto medio del sud in questi termini, non credo vi siano molti genitori in grado di comprare macchinoni , villette, lo studio e relativi lussi e privilegi ai propi figli , e se fosse quale genitore non lo farebbe avendone le capacità , non facciamo gli ipocriti .
    Questi casi di “vitelloni” godono forse in un tale momento di una certa attenzione , invidia di certo da parte di alcuni indignati che sanno allungare il dito e magari trovandosi a timbrare il cartellino (chi può) scambiano il bar per l’ufficio, giustifiacndosi per via di un sistema non sufficientemente equo. Si è Italiani anche nelle critiche , ma ci piacciono troppo i formati di dibattito sul modello “porta a porta” , e via dicento, ci rapiscono e intrattengono ma dove tutto sommato non si cambiano le cose ma si espongono solo critiche , anni di critiche che non hanno portato a nulla .

    • gg genius

      non è vero, ogni artista, non ha mai negato d’esser un mantenuto, solo che ora è più difficile attuarlo, dato tempi http://www.com‘temporanei. Perchè pieno di artisti riciclati e zeppo di disoccuppati…poveri li avrete comunque, i grandi artisti rari, gl’impostori sempre.
      Ogni qualsiasi sfinito et flippato van gogh ha il suo fra’theo, pure i galleristi duchamphoo, han un vitalizio…non vedo che problema c’è, così fu in saecula seculorum.
      La crisi v’ha dato ai pazzi!