Quanto sono foodie quelli del Mart

Il design non è mai stato così appetitoso. Lo dimostra l’esposizione “Progetto Cibo, la forma del gusto”, con la curatela di Beppe Finessi. Al Mart di Rovereto si prosegue fino al 2 giugno con l’eccellenza, dai fornelli al prodotto.

Paolo Ulian - Golosimetro

“Parla come mangi” è un’espressione, tipicamente italiana, utilizzata di fronte a discorsi astrusi e complessi, come esortazione e invito a un ritorno alla semplicità. Il cibo – che accomuna, riunisce e mette in contatto – è da sempre stato considerato un linguaggio universale e assoluto. Ed è proprio utilizzando questa lingua madre, comune e sfaccettata, che la mostra Progetto cibo porta in tavola, al Mart di Rovereto, la forma del gusto, punto d’incontro fra cibo e design.
Il curatore Beppe Finessi parte dall’antesignano Bruno Munari che, con il suo piccolo ma rivoluzionario libro Good Design, aveva insegnato come nelle forme degli alimenti naturali, ad esempio un’arancia, risiedessero precise regole geometriche, di ritmo ed equilibrio.
Good Design costituisce il “libretto di istruzioni” dell’intero percorso espositivo, che consente di aprire mente e occhi per poter iniziare con la prima sezione della mostra: “Cibo Anonimo”. Il cibo anonimo è quello che imbandisce le nostre tavole: dal pane, indagato nelle sue diverse forme, alle lasagne, dalle olive ascolane all’hamburger, fino ad arrivare al sushi. Tutti questi piatti non sono altro che piccole architetture, strutture statiche costituite da strati, forme artigianalmente riprodotte.
Il percorso della mostra segue un po’ la storia del cibo e si arriva così a “Industria e brevetti”, la celebrazione della pasta e delle sue rivoluzionarie sagome, ideate da Giorgetto Giugiaro, Mauro Olivieri e Christian Ragot, e di tutti quegli alimenti, dal cioccolato ai biscotti alle caramelle, riprodotti in serie, vero e proprio prodotto di design democratico.

Martì Guixé - I cakes
Martì Guixé – I cakes

Ma, come sostiene Finessi, “il cuore della mostra è l’oggi più sperimentale, quello dei gesti degli autori più giovani: forma come funzione, forma come decorazione e humour e metafora sono i fili rossi lungo i quali questa creatività si mostra evidente”. Ed è proprio in queste sezioni che troviamo gli oggetti del nostro presente, quelli che sentiamo più vicini e che strappano qualche sorriso: c’è il Golosimetro di Paolo Ulian, tavoletta di cioccolato a forma di centimetro graduato per misurare la propria golosità; o Speculoos di Delphine Huguet, in cui il biscotto-decoro si adatta alla tazza; o ancora i baffi di cioccolato di Diego Ramos.
“Alludere al cibo” raccoglie tutti quegli oggetti non commestibili che hanno però preso in prestito dal mondo alimentare le loro fattezze, come gli Scampi di David Bielander. “Cibo come materia” incarna la fase più sperimentale del cibo, quando gli alimenti vengono utilizzati come vere e proprie materie prime, argille con cui dare forma agli oggetti. Basti pensare al progetto del duo Formafantasma, Autharchy: un’intera collezione di componenti da tavola – brocche, piatti, ciotole – plasmata con farine, spezie e colle alimentari.
I designer non sono gli unici attori di questo racconto: non potevano mancare, infatti, alla stessa stregua dei progettisti, gli chef. Protagonisti della scena gastronomica italiana i grandi chef stellati, e non solo quelli televisivi come Carlo Cracco e Bruno Barbieri, ma anche vere e proprie stelle come Gualtiero Marchesi e Moreno Cedroni mettono le loro ricette in dialogo con altre realizzate dai designer.

Cordoleani & Fontana - Bulles
Cordoleani & Fontana – Bulles

L’intero percorso non vuol essere solo una ricognizione sul presente, ma anche fornire spunti e indirizzi: per questo chiude la mostra la sezione “Futuro tra ricerca, economia ed etica”, con un tributo site specific pensato dal poliedrico designer catalano Martí Guixé.
Guixé, pioniere del food design, ha da sempre sperimentato con il cibo: la sua penna edibile e le torte che indicano le percentuali degli ingredienti da cui sono composte sono solo alcuni dei suoi progetti gastronomici. Affascinato dal fatto che ideare un progetto di food design significa creare qualcosa che verrà distrutto perché assorbito dal corpo, Martí ha studiato una cena “sorprendente ed enigmatica”, come garantisce Finessi.
Qui proprio non potrebbe mancare la proverbiale ciliegina sulla torta: un programma di eventi e di show cooking, durante i quali osservare i grandi chef con le mani in pasta, e vari workshop con designer per  imparare a preparare un progetto di food design.
Il lascito più importante di tutta l’esposizione rimane la riflessione finale sull’aspetto etico del cibo, associato alla parola futuro. E ancora una volta è l’intelligenza di Guixé a lasciare disarmati: un lecca lecca all’arancia, Oranienbaum Lollipop, contiene all’interno un seme della stessa pianta, che può essere piantato a fine degustazione.

Valia Barriello

Rovereto // fino al 2 giugno 2013
Progetto Cibo. La forma del gusto
a cura di Beppe Finessi
MART
Corso Bettini 43
0464 438887 / 800 397760
[email protected]
www.mart.trento.it

CONDIVIDI
Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.