L’Italia delle residenze d’artista. Vol. II

Seconda e ultima tranche dell’inchiesta di Artribune Magazine sul fenomeno delle residenze d’artista. Abbiamo attraversato lo Stivale da Nord a Sud per scovare eccellenze e modelli di una pratica consolidata ma ancora parcellizzata. Intercettando e parlando con precursori e promotori.

Julieta Aranda - photo Luis do Rosario

Per alcuni è la nota caratteristica del genio italiano, per altri un deludente sintomo di ottusità, quella tendenza insieme creativa e distruttiva alla proliferazione di numerose realtà più o meno valide senza considerare la creazione, tramite le stesse risorse, di un sistema strutturato in modo complessivo.
In ambito artistico viene sottolineato per quanto riguarda musei, istituzioni e gallerie, dunque niente di insolito se il medesimo andamento lo si riscontra anche nella sostanziosa diffusione attuale delle residenze. Dalla congerie di proposte diversissime – anche se il fine risulta quasi sempre uniforme: una relazione nuova e più forte tra le espressioni contemporanee e la comunità – è quasi impossibile fissare parametri di valutazione circa la qualità, in termini di formazione e di resa, delle esperienze.
Un’inversione nelle intenzioni viene segnata da AIR – Artist In Residence, network nazionale per la diffusione e lo scambio di informazioni, nonché di sostegno nella ricerca di finanziamenti, che sul web propone un elenco diffuso per modalità e geografia. Le fondatrici della rete sono Beatrice Oleari e Barbara Otieri: “Le residenze appartenenti ad artinresidence.it sono ventinove e attive su tutto il territorio, prevalentemente al nord; la qualità è mediamente alta, certo va considerato che sono perlopiù realtà piccole, che lavorano con risorse minime e ora devono fare i conti con le difficoltà economiche del momento. L’obiettivo è rendere più facilmente accessibili le informazioni e quindi facilitare la cooperazione e lo scambio tra loro e il dialogo con quelle straniere. Vorremmo adeguare il nostro sistema a quello di altri Paesi, dove la logica della ‘rete’ è già prassi comune da alcuni anni”. Infatti, se il funzionamento di una residenza è noto, meno si sa delle convergenze/divergenze rispetto al panorama internazionale: “È difficile generalizzare sulla situazione esterna perché ogni nazione ha ovviamente una storia a sé, tuttavia la differenza maggiore sta nel fatto che all’estero, soprattutto nella vecchia Europa, le residenze hanno sempre potuto contare su buoni finanziamenti, indispensabili per dare continuità al proprio lavoro, dotarsi di strutture più organizzate e garantire agli artisti e curatori un supporto maggiore. Oggi certo loro faticano più di noi ad accettare tagli economici e non hanno la nostra capacità di attrarre risorse in modo ‘alternativo’. Diverso è invece il contesto in cui operano le residenze in Paesi come Turchia, Libano ecc., che ci è parso vivano un momento di crescita”.

Guilmi Art Project - Emanuela Ascari, Luogo Comune, 2012
Emanuela Ascari, Luogo Comune. Apparentemente privo di narrazioni forti, 2012

Il discorso si complica ulteriormente nel confronto oltreoceano, come sottolinea Lucia Giardino, coordinatrice del progetto F-AiR – Florence Artist in Residence: “Non mi pare opportuno dare un parere complessivo sulla situazione italiana, perché servirebbe un’esperienza diretta di tutte le proposte. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, le residenze sono molto strutturate: offerte chiare, studi a disposizione, incontri con critici e curatori, possibilità effettiva di un inserimento nel mondo artistico. Però ci sono criteri precisi e severi da rispettare. Innanzitutto le cose non sono scontate: se nel corso dell’esperienza non ti dimostri all’altezza, può accadere che la mostra conclusiva salti. E poi è condizione necessaria alla partecipazione, considerati i costi, avere uno sponsor che ti sostenga; in questo siamo molto diversi, visto che da noi la questione del finanziamento privato è ancora nebulosa, talvolta sembra addirittura qualcosa di cui vergognarsi. Questo ci porta a perdere delle occasioni, perché accade che gli italiani non vengano accettati per il rischio di un mancato pagamento”.
Esiste dunque un forte divario in termini di investimenti; in Italia con frequenza crescente, e questo non è da considerare solo in termini negativi, la ricerca di risorse intraprende percorsi originali, come confermato dallo sguardo “complessivo” di AIR: “Dei finanziamenti si possono trovare tramite un continuo ed estenuante lavoro verso i privati, le istituzioni bancarie e le istituzioni pubbliche. Vi sono poi delle modalità che alcune residenze hanno messo in pratica per creare nuove microeconomie, ad esempio immaginare la realizzazione di piccole collezioni da vendere per autofinanziarsi”.
Appunto questa estrema varietà a livello di contenuti, organizzazione e mezzi, confrontata al successo che le residenze ottengono in modo omogeneo, spinge il mondo dell’arte a interrogarsi su quale sia l’elemento davvero determinante. Se per Lucia Giardino “l’artista che viaggia, specialmente per un periodo lungo, ottiene informazioni di prima mano e in questo modo il suo lavoro si contestualizza: l’arte globale si nutre di rapporti local, uno a uno, diversamente resta a quel livello di superficialità che in tanti le contestano”, per Beatrice Oleari e Barbara Otieri “quello che fa veramente la differenza  è la ‘funzione pubblica’ delle residenze e le aspettative che la mobilità geografica genera. L’artista è visto come portatore di ‘rivelazioni’ o perlomeno di ‘restituzioni’ che possano dare visibilità al locale in un mondo globalizzato, rendendo evidenti aspetti marginali che spesso gli stessi abitanti dei territori non conoscono. Ciò si ricollega a un rinnovato ruolo dell’artista come ‘operatore sociale’ e a una nuova consapevolezza del contributo dell’arte nella società”.
Può darsi che stia emergendo, già in forma attiva anche se non dominante, la volontà di modelli meno debitori dell’economia, delle idee curatoriali e di quell’elitarismo che, volenti o nolenti, l’arte contemporanea da tempo ha instaurato verso il pubblico. Sarà allora da vedere se le residenze riusciranno nell’impresa che promettono – cioè dei cambiamenti sostanziali nelle dinamiche future di proposta e ricezione delle opere – o se invece verranno trasformate e poi inglobate da quanto adesso regola l’establishment.

Diego Perrone, Una mucca senza faccia rotola nel cuore, 2010
Diego Perrone, Una mucca senza faccia rotola nel cuore, 2010

BOLOGNA
Il progetto di residenza promosso dal MAMbo inizia proprio quest’anno e la sua genesi è curiosa: una professoressa ha lasciato in eredità il proprio appartamento al museo, alla sola condizione che venga usato per la promozione di giovani artisti. Non resta che attendere la pubblicazione del bando.
L’associazione Nosadelladue invece mette a disposizione 250 mq nel centro storico per incontri fra artisti e curatori di nazionalità diverse, per periodi da 1 ai 3 mesi. L’obiettivo è la realizzazione di ricerche e progetti connessi in modo diretto al territorio.
www.mambo-bologna.org/residenzaperartisti/
www.nosadelladue.com

FAENZA
Dal 2003 il Museo Carlo Zauli porta avanti una particolare tipologia di residenza: a ogni edizione un curatore sceglie un’artista affinché, con la collaborazione degli studenti di varie accademie, realizzi una serie di opere utilizzando la ceramica, materiale storico della produzione faentina.
www.museozauli.it/04proj_residArtist.html

FIRENZE
F-Air è un progetto recente e unico sulla scena fiorentina: gli artisti vengono selezionati tramite open call e quindi ospitati in uno degli spazi dell’accademia; qui possono sviluppare la propria ricerca, in vista di un’esposizione personale, e insegnare/confrontarsi con gli studenti.
fair.palazziflorence.com

Domenico Sciajno - Morphedia - Divinations - 2012
Domenico Sciajno – Morphedia – Divinations – 2012

MASSA CARRARA
In uno dei castelli più belli d’Italia, quello di Fosdinovo, immerso nello scenario delle Alpi Apuane, ogni anno un comitato scientifico seleziona un artista che nel periodo estivo ha a disposizione vitto, alloggio e il budget per la realizzazione di un’opera destinata alla collezione del percorso museale. Vengono svolte residenze similari anche per la letteratura, il teatro, la danza e la musica.
www.castellodifosdinovo.it/ita/centro_culturale/residenza/

AREZZO
Situazione atipica. La Pieve a Presciano, una vecchia ex filanda, stabilimento di lavorazione della seta, da luogo catastale è stato trasformato da un nutrito gruppo di artisti in stato di Filandia per progetti di ospitalità: ogni anno, oltre a varie iniziative, vengono esposte opere in relazione al luogo e alle pratiche dell’arte contemporanea.
www.madeinfilandia.org

ROMA
La capitale è attiva nell’ambito delle residenze soprattutto con due progetti attigui di formazione e di internalizzazione: il concorso 6 Artista, che prevede per i due vincitori, rispettivamente, un periodo di ospitalità di 6 mesi presso il Pastificio Cerere e di 3 mesi a Parigi presso la Cité Internationale des Arts; in entrambi i casi sono previste la realizzazione di un’opera e una presentazione al Macro. Proprio il Museo di Arte Contemporanea di Roma ha attivato un programma specifico, mettendo a disposizione quattro spazi-studio di circa 100 mq ognuno, che poi diverranno il luogo espositivo dei progetti; la selezione avviene tramite un bando pubblico internazionale.
www.6artista.it
www.museomacro.org/it/artisti-residenze

Kalin Serapionov - veduta mostra finale - Nosadelledue - 2010
Kalin Serapionov – veduta mostra finale – Nosadelledue – 2010

ANCONA
Porta Pia Open Academy and Residence: un percorso espositivo, realizzato nel periodo estivo come un grande atelier in divenire, che coinvolge 25 studenti delle Accademie di Belle Arti di Urbino e Macerata e tre giovani artisti ospitati in residenza negli ambienti del monumento anconetano. Oltre la realizzazione di opere site specific, l’obiettivo è la riflessione partecipata sulle ragioni e le strategie dell’arte contemporanea.
www.whitefishtank.com

AGRIGENTO
Divinazioni/Divinations è un’iniziativa promossa direttamente dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi: gli spazi della Villa Aurea diventano atelier per due artisti – protagonisti di uno studio-visit aperto al flusso dei turisti – che espongono alla fine del periodo le proprie opere.
Immersa in uno scenario collinare in prossimità di Agrigento, l’azienda agricola Mandranova tra maggio e ottobre, su invito, ospita in residenza due artisti mid-career per la realizzazione di opere site-specific.
www.b-a-l-l-o-o-n.it/divinazioni-divinations
mandranovainresidence.blogspot.it

CATANIA
La Fondazione Brodbeck, in collaborazione con enti privati e pubblici internazionali, tra le varie attività culturali e formative ha strutturato due tipologie di residenza: Fortino1, con una selezione di giovani artisti selezionati da un comitato scientifico; e Cretto, che ha la stessa tipologia ma si concentra sul Sud Europa e sull’America Latina.
www.fondazionebrodbeck.it

Lukás Machalický - Fool's Mate - F_Air - 2012
Lukás Machalický – Fool’s Mate – F_Air – 2012

IGLESIAS | NULVI | PLOAGHE | SASSARI
Candelieri4residences è alla prima edizione: quattro comuni ospitano quattro artisti per “rivisitare” in modo creativo i candelieri, importanti oggetti/tema della tradizione religiosa e popolare isolana.
www.comune.sassari.it

PUGLIA
Un’iniziativa di residenze nei castelli della Puglia, diventata un “brand” ad alta riconoscibilità: dopo la prima fase in sei edizioni e un anno di stop, Intramoenia Extrart riprende fino al 2013 con il progetto Watershed, mantenendo la formula di sempre  ma  internazionalizzandosi attraverso scambi con il Nord Europa.
www.intramoeniaextrart.it

MOLISE | ABRUZZO
Un progetto di residenze che riunisce le due regioni scisse nel 1963. Guilmi Art Project dal 2007 opera come residenza e organizza varie attività distribuite durante l’anno; nel 2012 ha avviato una collaborazione con l’Associazione Limiti Inchiusi per l’iniziativa Vis a Vis: quattro artisti ospitati per un mese in quattro comuni di confine, per realizzare opere in relazione al contesto territoriale e umano.
guilmiartproject.wordpress.com
www.visavisproject.it
www.limitiinchiusi.it

Matteo Innocenti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #11

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Matteo Innocenti
In linea agli studi universitari in Storia dell'Arte inizia un percorso come critico e curatore. Collabora a vari progetti editoriali, in modo particolare prima ad Exibart e poi ad Artribune. E' direttore artistico di TUM, collettivo di artisti e di altre professionalità legate al mondo dell'arte, finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione espressiva. Lavora inoltre come autore e regista per una società di video produzione fiorentina.
  • Davvero interessante il progetto Vis a Vis, nato dalla collaborazione tra l’associazione culturale Limiti inchiusi, due giovani e attivi critici molisani (Silvia Valente e Tommaso Evangelista), l’Unione dei Comuni del Sinello e una serie di altre realtà diffuse sul territorio. Mi è sembrato un progetto di residenza “atipico” e in qualche modo innovativo, dal momento che ha portato gli artisti in piccole località periferiche fortemente caratterizzate dal punto di vista etno-antropologico. Il confronto con le tradizioni locali e una significativa riflessione sulle dinamiche centro-periferia sono stati i punti di forza dell’iniziativa.

  • Grazie per la citazione. Ecco qualche notizia in più…
    Per il progetto europeo WATERSHED (www.intramoeniaextrart.it/watershed), in coerenza con l’idea di museo temporaneo diffuso, ci siamo divertiti a scegliere luoghi non convenzionali (direi anche aspri e poco ospitali…) caratterizzati da paesaggi straordinari, così come un teatro laboratorio d’eccellenza, quello di Jan Fabre: nel dettaglio, abbiamo ospitato in residenza in Puglia, nelle saline di Margherita di Savoia, il duo svedese Bigert&Bergstroem, abbiamo portato in Svezia nel Gotland Luigi Presicce e a Troubleyn ad Anversa la Compagnia delle Formiche, gruppo di teatrodanza.

  • Paolo Borrelli

    L’amico Matteo Innocenti sa perfettamente di fare una sgradevole forzatura indicando Guilmi Art Project quale titolare del progetto Vis a Vis, al quale GAP ha solamente collaborato, e solo per il comune di Guilmi (uno dei quattro interessati dal progetto di residenza Vis a Vis) ben conosce tutta la vicenda del Progetto ideato e progettato dall’Associazione Limiti inchiusi arte contemporanea di Campobasso. Non si capisce per quale motivo nell’articolo non si indichi chiaramente la titolarità dell’evento. Anche l’immagine riprodotta dell’artista Emanuela Ascari è stata prodotta e finanziata da Vis a Vis e invece indica nella didascalia addirittura un’altra cosa. Provo un po di tristezza nel constatare che probabilmente contano di più le amicizie e le vicinanze che la realtà delle cose e dei fatti. D’altronde basta cliccare sul link http://www.visavisproject.it per comprendere come stanno effettivamente le cose. Auguri.

  • Matteo Innocenti

    Proprio come riportato nell’articolo a GAP si riconosce una collaborazione, senza alcun riferimento alla titolarità del progetto che è di Limiti Inchiusi, come da me già approfondito in altro articolo:
    http://www.artribune.com/2012/08/abruzzo-e-molise-terre-di-residenza/

    Di Guilmi invece è propria la continuità temporale delle residenze. Letture diverse di quanto scritto credo che derivino dalla poca chiarezza nei rapporti tra le associazioni. La didascalia erroneamente riportata (ma giusta nel cartaceo e nell’articolo estivo) sarà corretta.
    Per quanto riguarda il discorso su vicinanza e amicizie, essendomi del tutto estraneo – per mio carattere e perché ho avuto ottimi rapporti con tutte le persone coinvolte in Vis a Vis – non posso prenderlo in considerazione.

    Matteo Innocenti

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