Domus Academy ha un nuovo direttore. Intervista con Gianluigi Ricuperati

La notizia l’abbiamo data qualche giorno fa. Ora è tempo di saperne qualcosa in più. E così abbiamo incontrato il diretto interessato. Perché il ruolo di dean alla Domus Academy è di quelli rilevanti assai. Ecco come ha risposto Gianluigi Ricuperati alle nostre domande.

Gianluigi Ricuperati. Alle sue spalle, un'opera di Gianni Colosimo - photo Sebastiano Pellion

Sei il nuovo dean della Domus Academy. In pratica che ruolo avrai?
Quello del direttore della scuola. C’è una parte di invenzione, una parte di gestione, una parte di rappresentanza: da miscelare a seconda delle occorrenze e della strategia. Scegliere maestri straordinari, aiutare la macchina a muoversi bene, metterci la faccia quando serve.

Fra le parole chiave che hai proposto, c’è la multidisciplinarietà. Un approccio che a Torino conosciamo bene, visto che in quel senso hai ordinato l’ultima edizione di Giorno per giorno. Alla Domus Academy come si tradurrà questo concetto?
Questa scuola è sempre stata multidisciplinare: il corso di ‘tendenze espressive’ negli Anni Ottanta era affidato a uno dei fondatori, Pierre Restany. Un altro dei fondatori, Alessandro Guerriero, è una voce tuttora molto presente nel campus. La moda la seguiva Gianfranco Ferrè, che era nato come architetto ed era uomo colto e curiosissimo. I maestri del design in senso proprio, da Mendini a Sottsass a Branzi, sono tutti intellettuali che hanno anche fatto i progettisti: il dialogo tra discipline avviene sempre su un terreno instabile, pericoloso, avventuroso.  Ma attenzione, non è un’opportunità. È l’unica chance. L’idea che un futuro progettista di oggetti o spazi non legga il libro che sto leggendo ora, per esempio, 2050 di Laurence C. Smith (Einaudi), un saggio-reportage su come il mondo intorno ai poli sarà il ‘centro’ dell’attività politica ed economica fra trent’anni – un libro fantastico e inquietante, molto preciso e sostenuto da un magistero scientifico assolutamente attendibile; ecco, l’idea che questo libro non venga letto da chi dovrà disegnare il mondo fisico e immateriale di domani, ecco, è un’opzione che non voglio considerare. È questione di urgenza.

Chi hai già in mente nel ruolo del visiting professor?
Ora è presto per dirlo, anche se ovviamente ci stiamo già lavorando, insieme a Italo Rota e ad Alberto Bonisoli e a Marc Ledermann, i vertici del campus che unisce Domus Academy e Naba, ora di proprietà di Laureate Universities. Posso anticipare che si tratterà di menti di prim’ordine, di qualità internazionale, e perfettamente sospese tra l’ovvietà di ‘scegliere i migliori’ e la vera sfida, che è scegliere quelli che domani saranno considerati da tutti gli altri ‘i migliori’.

Domus Academy
Domus Academy

Un altro punto sul quale hai insistito è la coniugazione di didattica e visionarietà. Ci spieghi meglio cosa intendi?
È importantissimo, mai come ora, fare uscire da qui persone che abbiano la forza e la competenza non solo per ‘inserirsi’ nel mondo del lavoro, ma per inventare nuove professioni, che compaiono agli occhi attenti di mese in mese, soprattutto in quel catino infinito di possibilità e prospettive che è la ‘progettualità digitale’. Oggi non si può più pensare che ‘design’ sia solo realizzare splendidi complementi d’arredo, o spazi speciali: certo, la tradizione e l’industria del mobile sono centrali, ma come ignorare che il disegno pensato della vita digitale è l’orizzonte ovvio e inevitabile di migliaia di ragazze e ragazzi under 24 che vogliono ‘progettare’? E a Domus Academy c’è già uno splendido staff che nei settori del design della moda e dell’urbanistica dà opportunità reali a studenti che vengono da tutto il mondo.
Ma per rispondere alla tua domanda, chi viene qui desidera trasformarsi per il meglio. Per la propria vita, per la propria carriera, per la propria passione. L’educazione è il fatto trasformativo per antonomasia, e in tempi deliranti e interessanti come quelli in cui stiamo è giusto e bello essere ‘quanto mai visionari’, come mi ha suggerito Ute Meta Bauer, magistra, quando le ho detto che stavo facendo colloqui per la direzione di Domus Academy.

La Domus Academy ha una percentuale di studenti stranieri che sfiora la totalità. Significa che l’Italia, e Milano in particolare, ha ancora qualcosa da dire? Oppure si “vive di rendita”?
Io credo che in parte viva di rendita, e in parte abbia qualcosa da dire, ancora. È nostra responsabilità bilanciare questa miscela, e non farla esplodere in mano. È mia responsabilità, in questo caso, nostra, tua, sua. È la sfida politica in senso ‘alto’ più cocente che il Paese possa affrontare adesso, perché è connessa con la reputazione, e la reputazione è connessa con la produzione di lavoro, e la produzione di lavoro è connessa col benessere e la coesione sociale, e con la bellezza e la difficoltà di vivere oggi, in un tempo di rivoluzioni.
Come vedi, non sto parlando solo di ‘design’, perché il ‘design’ è parte di un sistema, e non può essere portato avanti in solitaria. È necessario coltivare visioni d’insieme piene di minuscoli dettagli ingranditi.

Italo Rota
Italo Rota

Si dice, spesso a ragione, che l’Italia non è un paese per giovani. Tu però hai 35 anni. Commenti?
Mi sono dato da fare, e ho incontrato persone come Italo Rota, che mi ha tirato dentro questo progetto di Domus Academy a piccoli e poi grandi passi: Italo, pur essendo nato nel 1953, non soffre come tanti suoi coetanei della sindrome di Crono. Tanti altri miei coetanei, si danno da fare, anche meglio di me, anche di più. E ricevono porte in faccia. Ma cambierà, e sta già cambiando.  Senza l’apporto degli under 40 – di questi under 40, immersi o più vicini alla natività digitale –  nessun anello di questa beata catena chiamata Italia saprà rilanciarsi, sopravvivere, e prosperare.

Marco Enrico Giacomelli

www.domusacademy.it

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • francesco s

    ma per favore. imbarazzante

  • marta

    figuriamoci se giacomelli non difende cotesti uomini di casta!

    • SAVINO MARSEGLIA

      In effetti c’è poco da argomentare su le “Domus Academy”…
      Cos’è un’ imitazione della Bauhaus di Ulm?

  • Ciccio

    Io non faccio parte di questo mondo di arte moda e design, però una cosa la vorrei dire, occhio a parlare di giovani si sa che l’italia è fatta di caste dove conta chi conosci. i posti difficilmente vengono assegnati per merito e tutti lo sanno. il problema è che chi rosica se poi riesce “ad entrare” diventa esattamente come chi lo ha messo li, se non altro per riconoscenza…

  • Aska

    Ricuperati é aria fritta, un ile flotante su un mare di autocompiacimento e autoreferenzialitá. Un debole coi forti e un mestrino saccente con chi pensa più debole di sé.

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