Manuale del perfetto performer

Performance-fai-da-te: un misterioso Tumblr suggerisce le modalità per realizzare la vostra personale opera performativa. E diventa virale in pochi giorni. Abbiamo intervistato l’autore, che si chiama Sean Joseph Patrick Carney ed è un artista di Portland. Ci ha raccontato perché ama (e odia) la performance.

Sean Joseph Patrick Carney

Tumblr è una piattaforma di blogging che, grazie alle sue peculiarità, si presta molto bene a ospitare determinati progetti: la possibilità di creare gratuitamente e in pochi minuti un sito web dalla grafica accattivante è stata sfruttata spesso da artisti e curatori per creare collezioni di immagini e testi. Un’altra funzione specifica di questa piattaforma è il cosiddetto Ask, grazie alla quale ogni utente può porre, rimanendo anonimo, domande ai gestori del Tumblr. Questo sistema è stato impiegato per realizzare un progetto divertente e irriverente intitolato How Do I Make this a Performance? Tramite il sito chiunque può proporre una situazione e ricevere in breve tempo una vera e propria guida per realizzare una performance artistica con tanto di titolo e riferimenti teorici. Tra le proposte più assurde c’è quella di chi è in possesso di oltre 250 fiale di sabbia, quella di chi vorrebbe rimanere seduto su una sedia per sette ore al giorno, ma anche quella di chi, semplicemente, odia la matematica.
La persona che gestisce il sito, però, non si presenta ai suoi lettori, dando al progetto un’atmosfera enigmatica. Noi però l’abbiamo contattato e gli abbiamo posto qualche domanda riguardo la nascita del Tumblr e le sue finalità.

La tua identità è misteriosa, quindi per prima cosa ti chiedo: chi sei?
Il mio nome è Sean Joseph Patrick Carney e sono un artista, scrittore e comico. Vivo a Portland, in Oregon. Gestisco un marchio chiamato Social Malpractice Publishing e realizzo performance più vicine alle modalità della commedia che a quelle tradizionali. Insegno anche teoria critica e lavoro per programmi di studio per una scuola d’arte privata della mia città.

Sean Joseph Patrick Carney – How Do I Make this a Performance

Quando e come è nato How Do I Make this a Performance?
Il primo post è stato pubblicato il 27 dicembre 2012, quindi è online da poco. Le reazioni sono state buone e ho ricevuto molte domande da persone che sembrano avere capito lo spirito del progetto.
How Do I Make this a Performance è soltanto uno dei numerosi impegni online che cerco di gestire con regolarità. Questo, in particolare, è nato dal fatto che quando le persone mi confessano di essere bloccate nel bel mezzo di un progetto e non riescono a immaginare cosa fare successivamente, io consiglio loro di realizzare una performance perché è una forma d’arte “facile”. Sinceramente non penso che una buona performance sia facile, ma mi piace l’idea di farci della satira: è un po’ come prendersi gioco di un dipinto senza successo davanti a delle persone per renderlo più interessante. Ci sono moltissimi artisti veramente terribili che rendono difficile, per quelli buoni, essere presi sul serio. E per essere trasparente, sono sicuro che ci sono molte persone che considerano terribili le mie performance, ma non hanno gusto e sono probabilmente loro stessi artisti scadenti. Sto scherzando. Beh, scherzando a metà…

Leggendo le tue risposte si intuisce che sei informato sull’arte. Come definiresti il tuo progetto?
È sia un omaggio che una presa in giro. Amo l’arte contemporanea, è una parte importante della mia vita. Alcuni dei miei amici sono artisti, in un modo o nell’altro, e le istituzioni artistiche, dai grandi musei agli spazi indipendenti, sono spesso i primi posti che visito quando vado in una città. Il significato culturale dell’arte è sempre argomento di dibattito; per me è un elemento integrale per dare senso al mondo. Ad ogni modo sono conscio del fatto che larga parte dall’arte contemporanea è assolutamente ridicola e che molte delle opere esposte sembrano, a coloro che sono fuori dai meccanismi di questo mondo, spazzatura priva di ispirazione. Il mio impegno con l’arte e la teoria critica è molto serio, ma ho comunque un buon senso dell’umorismo a riguardo. Trovo genuinamente interessante la maggior parte delle cose su cui scelgo di fare satira. Non è molto stimolante scherzare su cose di cui non ti interessa nulla; è pigro e porta alla mera derisione.

Sean Joseph Patrick Carney – Twitter Header

Scrivere è uno dei tuoi mezzi espressivi preferiti?
Scrivo molto. Una buona porzione dei miei scritti, sebbene abbia premesse buffe, riguarda direttamente idee contemporanee sull’arte o sulle teorie canoniche. Ho impiegato molto tempo per sviluppare questi testi, quindi spero che il mio sincero interesse possa trapelare almeno dall’impegno rigoroso con cui li ho scritti, anche se può sembrare, a un primo sguardo, che io mi prenda solamente beffa del mondo dell’arte.

Hai progettato una conclusione per How Do I Make this a Performance?
È ancora un progetto giovane, quindi sono aperto a vedere verso quale direzione andrà nei prossimi giorni. Fintanto che le persone mi pongono domande, sono contento di continuare a rispondere. Ciò che mi ha divertito maggiormente è il fatto che probabilmente la maggior parte dei miei lettori sono loro stessi esperti di arte contemporanea, soprattutto delle performance, quindi le domande che mi inviano sono già intelligenti e divertenti. Da artista interessato a questa forma d’arte quale sono, mi sento obbligato a comunicare al resto del mondo dell’arte, e alla gente in generale, che non tutti gli artisti vogliono solo spogliarsi per poi grugnire per quaranta minuti mentre scivolano nella vernice o nella farina d’avena. Ci sono artisti contemporanei le cui pratiche riguardano grandi contesti sociali, culturali e storici, ma che non hanno paura di essere divertenti ed, eventualmente, di fornire un’esperienza piacevole al pubblico.
Penso che cesserò l’attività del Tumblr quando tutti gli artisti interessati alle performance si troveranno d’accordo sul fatto che sono tenuti a entrare in scena con in sottofondo una canzone, come se fossero wrestler professionisti. Questo farebbe abbassare una o due creste alla serietà. Inoltre, le canzoni introduttive sono assolutamente fantastiche.

Filippo Lorenzin

howdoimakethisaperformance.tumblr.com
www.seanjosephpatrickcarney.com
www.socialmalpractice.com 

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.
  • Ma se è misterioso perché si chiama Sean Joseph Patrick Carney e si lascia intervistare?

  • Redazione

    Era misterioso prima che lo contattassimo!

  • ok ho sbagliato allora scusate!

    faccio ammenda

    d.o(

  • Simpatico quest’artista dalla sfilza di nomi che sembrano rubati ad un bel gruppo di famosi attori….(fatevelo dire da chi ne ha inventati molti di nomi!!!)
    Fa piacere leggere cose che cerco di raccontare da tempo, per la precisione dal 1990, e che Paco Barragan ha già analizzato con la sua mostra “Don’t call it performance” del 2002 inaugurata al Reina Sofia di Madrid e che ha fatto il giro dei musei spagnoli per chiudersi al Museo del Barrio di New York, a cui ho partecipato.
    Ho sempre cercato di trasmettere la mia narrazione artistica attraverso un modo di fare performance che avesse una netta differenza da quella degli anni ’60/’70, periodo molto politicizzato, legato alla rivoluzione studentesca e sessuale. In quel momento avevano senso manifestazioni artistiche minimali, di protesta vicine al teatro Off, delle cantine. Con la mia prima performance musicale ho iniziato un nuovo percorso legato alla mia generazione, cresciuta con la TV, ubriacata dalla pubblicità, moda e bombardata dai pregiudizi culturali e religiosi che avevano dimenticato le battaglie degli anni ’60. Quindi travestirsi per raccontare un mondo di travestiti, evidenziando i malesseri sociali con tableau vivent contenenti parodie teatrali progettate con i colori della mia ritmata tavolozza.