L’Italia delle residenze d’artista. Vol. I

Le residenze d’artista si stanno affermando da alcuni anni quale fenomeno tra i più rilevanti e consistenti della scena contemporanea italiana. Ma, come spesso accade con quanto segue vie autonome di sviluppo, manca una percezione complessiva che indaghi motivazioni e dinamiche portanti. Proviamo a fare un po’ di ordine.

Hitch Hike – CARS – 2011

Al di là di alcune anticipatrici ma ancora non strutturate esperienze d’inizio Novecento, la pratica dell’ospitalità per artisti in luoghi destinati a ciò, tesa a dare impulso alle ricerche e alla creazione di opere, si delinea in modo forte a partire dagli Anni Sessanta. È in questo periodo che le residenze si conformano secondo due diverse tipologie: da una parte l’isolamento in un sito ameno quale fuga dalla frenesia e dagli artifici della società borghese, fissando come obiettivo principale la riflessione sulla propria individualità; dall’altra l’incontro con realtà particolari, per fare della conoscenza reciproca un mezzo di riavvicinamento fra arte e comunità.
Come prevedibile, poiché relativa ai movimenti che hanno reso il nostro contesto globalizzato, è la seconda modalità a essersi imposta. Un esito considerevole: se gallerie, musei e fiere, tranne casi eclatanti o prevedibili tendenze, non riescono a ottenere un reale coinvolgimento di certe fasce di popolazione, al contrario le residenze, rispondendo in modo genuino a un desiderio di confronto generalizzato, si rivelano un’opportunità preziosa di cambiamento.
Il coinvolgimento collettivo fa pensare che il panorama artistico stia mutando e che tale mutazione sarà sempre più evidente in futuro, sia perché il modo dell’esperienza – se strutturato con cognizione e vissuto con apertura – si presta a lasciare un’impronta duratura, potenzialmente più viva di quella conseguente alla ricerca in studio o al rapporto con il curatore; sia perché le opere più o meno permanenti prodotte al termine dei percorsi, richieste tranne i casi in cui si presenta una documentazione, diverranno parte di una costellazione artistica territoriale.

Let’s talk Resò – Rebecca De Marchi, Claudio Cravero, Beto Shwafaty, Irene Calderoni – Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino 2012

L’Italia all’apparenza presenta un quadro variegato di iniziative. Si va dall’associazione che mette a disposizione spazi e strumenti al contest che riserva in premio un periodo di permanenza, dall’azienda che accoglie per convinzione in un’idea alternativa d’imprenditorialità al museo promotore di nuovi talenti. E poi ovviamente ci sono le Accademie straniere, che hanno sede a Roma in gran numero. Si tratta quindi di una situazione ideale? Non esattamente. Esiste una carenza che non è di tipo quantitativo – in tal senso si rileva persino un’eccedenza nelle proposte – ma di ripartizione: se l’attività dal fronte non profit è fremente ma ancora poco preparata nel reperimento e nella gestione dei fondi economici, il sistema industriale in grande proporzione dimostra di non credere nell’investimento se non in ottica speculativa (anche se tale discorso meriterebbe un approfondimento specifico, poiché è d’altra parte vero che la forma tradizionale di sponsorizzazione, con le sue dinamiche passive e persino assistenzialistiche, da tempo ha palesato i propri limiti), il settore pubblico, invece, soffre la consueta tentazione del “rattoppo”, ritenendo con il patrocinio o il finanziamento una tantum di poter risolvere un problema enorme, cioè la possibile applicazione di politiche finalizzate alla cultura prima che al consenso.
Tutto ciò riguarda il contesto, ma esiste anche una contraddizione interna alle residenze, relativamente alle evoluzioni in atto. Data la loro costituzione, se tali esperienze vengono sottratte alla dimensione di libertà e scambio che le genera perché diventino un mero fattore di valutazione qualitativa dei curricula – si legga: più importante è il promotore, maggiore lustro avrà la carriera individuale – allora il destino sarà la standardizzazione nell’offerta e il prevalere della necessità sulla sincerità nella partecipazione. Per fare una corretta valutazione su quanto potrà accadere, è necessario comprendere come funziona esattamente una residenza, in relazione al contesto internazionale. Proprio di questo tratteremo nella prossima puntata. Intanto qui di seguito una selezione di progetti sparsi nel Nord Italia.

Nicola Martini a Viafarini DOCVA, Milano 2012

MILANO
La vitalità culturale si riflette anche nella proposta di residenze d’arte. Tra le più significative, l’ormai ventennale programma di Viafarini: i selezionati tramite bando risiedono per periodi variabili in appartamenti autonomi, disponendo di servizi di documentazione e sostegno alla produzione. È previsto un contributo economico che può essere coperto tramite borse di studio e partnership. Una selezione di tre emergenti dall’Archivio Viafarini DOCVA la trovate su ogni numero di Artribune Magazine nella pagina dei “talenti”. FARE è l’associazione alla base della rete artinresidence.it e del progetto Global Art Program, che prevede uno scambio tra venti artisti italiani e venti stranieri nel periodo 2010/2014 in vista di una mostra per l’Expo del 2015. Anche Cardi Black Box entra nel circuito delle residenze con LevelOne presso la Masseria pugliese Torre Maizza, un’opportunità di sviluppo per talenti internazionali;  durante il periodo di permanenza vengono organizzati open studio e talk con critici e curatori, fino alla realizzazione di un’opera site specific.
www.viafarini.org
www.farearte.org
www.cardiblackbox.com/residenze.php

BERGAMO
The blank artist in residence è un relativamente nuovo progetto di residenza nato dalla collaborazione fra l’Accademia di Carrara di Belle Arti, la GAMeC e la Fondazione Banca Popolare di Bergamo. Ogni anno una commissione di vari operatori seleziona un artista che, dopo il periodo di ricerca, conclude il percorso con una personale presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.
www.theblankresidency.it

VALCAMONICA
Ampio progetto che indaga il rapporto tra cultura contemporanea e ambiente montano attraverso differenti iniziative, Aperto prevede anche una residenza. Ogni anno gli artisti sono invitati a realizzare opere site specific su un tema.
vallecamonicacultura.it/aperto2012

Il tram di Bivaccourbano, Torino

TORINO
Il capoluogo piemontese è probabilmente la città che dimostra maggiore originalità. Bivaccourbano di Progetto Diogene, collettivo di artisti, prevede una permanenza di varie settimane su un tram allestito come un’unità abitativa, con la possibilità di presentare il proprio lavoro attraverso incontri e un’esposizione. Resò – il nome riporta al significato francese ‘rete’ – è un progetto che, oltre a coinvolgere diversi soggetti regionali, realizza scambi con Egitto, Brasile e India; ogni anno i risultati delle esperienze vengono presentati ad Artissima. In modo analogo l’associazione non profit Kanincehenhaus con Viadellafucina organizza residenze nella particolare forma del gemellaggio. Per la prima edizione sono state selezionate quattro coppie di artisti, ospitati nella zona di Porta Palazzo, il più grande mercato aperto d’Europa.
www.progettodiogene.eu
www.reso-network.net
www.kaninchenhaus.org

OMEGNA
Derivato dalle precedente esperienza non profit di Mars, Cusio Artist Residency Space offre alloggio e un grande spazio di lavoro agli artisti selezionati tramite bando. Si conclude con un’esposizione collettiva nel white cube ricavato da un ex-stabilimento industriale. Elemento fondamentale anche il rapporto con le eccellenze artigianali del distretto industriale locale.
www.carsomegna.com

RIVA DI CHIERI
La Fondazione Spinola Banna per l’Arte propone un programma di formazione postuniversitario under 35 supervisionato da artisti già affermati. Ogni worshop si conclude con un momento d’incontro, non necessariamente espositivo.
www.fondazionespinola-bannaperlarte.com

Venezia, Atelier BLM 2012 – Artisti in residenza alla Fondazione Bevilacqua La Masa – Cap I, Giudecca from Artribune Tv on Vimeo.

VENEZIA
La città lagunare vanta una fra le realtà più note a livello nazionale: la Fondazione Bevilacqua La Masa ogni anno ospita 12 artisti, e a ciò si aggiunge BLM Art in residence per permanenze più brevi di artisti stranieri, nonché collaborazioni con altre realtà similari quali Pastificio Cerere e TESECO. Arte Laguna ha inserito tra i premi anche quattro residenze distribuite tra Venezia, Mumbai, Slovenia e Basilea.
www.bevilacqualamasa.it
www.premioartelaguna.it

BELLUNO
Dolomiti Contemporanee è un progetto in rapidissima crescita che relaziona arte e ambiente nello scenario delle Dolomiti, recuperando spazi espositivi non convenzionali. L’ultima edizione ha previsto una residenza nel Blocco di Taibon Agordino, un’ex fabbrica di occhiali da ora utilizzata anche per esposizioni.
www.dolomiticontemporanee.net

TRENTO
Opificio delle Idee è una piattaforma per creare occasioni di collaborazione, attraverso un programma di residenze e di workshop, fra artisti, architetti, designer e realtà aziendali. La prima edizione ha scelto come tema la trasparenza, intesa come necessità di rendere chiari i meccanismi di produzione culturale e imprenditoriale.
opificiodelleidee.tumblr.com

Matteo Innocenti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

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Matteo Innocenti
In linea agli studi universitari in Storia dell'Arte inizia un percorso come critico e curatore. Collabora a vari progetti editoriali, in modo particolare prima ad Exibart e poi ad Artribune. E' direttore artistico di TUM, collettivo di artisti e di altre professionalità legate al mondo dell'arte, finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione espressiva. Lavora inoltre come autore e regista per una società di video produzione fiorentina.
  • come è possibile criticare 10 giovani individui che, con gli stessi interessi, vengono messi a convivere per due settimane o più, in posti spesso molto rilassanti e belli…

    se ci pensate stiamo parlando anche del Grande Fratello. Spesso le residenze passano come l’acqua sotto i ponti e rimangono belle vacanzine fini a se stesse…servono a fare PR, relazioni e quindi un elemento che, come raggi di sole, formano l’opera quando trovano un luogo (giusto): place+rays= …plays…

    whlr.blogspot.it/2011/12/blog-post.html

    poi vogliamo dire che molte istituzioni attirano denaro per queste residenze e poi NON usano tale denaro o lo usano per i residenti solo in parte???? Facciamo un nome? La Fondazione Pistaletto a Biella per esempio. Le cui teorie, anche mal poste da Pistuletto, assomigliano tanto ad una setta anni 70, ma tirata via….si parla di terzo paradiso….ditemi la differenze con il SALE DI WANNA MARCHI se la Fondazione Pisteletto di Biella attira per ogni residente 10/20.000 Euro e in 4 mesi di residenza ne userà si è no 3000 per i residenti parlando di terzo paradiso…. DITEMI la differenza…..perchè poi QUALI progetti per la società vengono fatti concretamente??????

    • oblomov

      vero…

    • Pandora

      Più ti leggo più mi chiedo perchè una persona mediamente intelligente e mediamente integrata come te sia nell’arte che nella società, debba tenere un linguaggio così poco articolato e molto urlato. Forse qualcuno deve averti fatto credere che in questo modo tu dici cose che gli altri non dicono o stronzate così. Invece porco cane per trovare ‘na roba intelligente delle tue devo starmene lì a raspare con ‘ste manine tipo roditore e leggere al di là di questo afflato tuo da leghista e da centro sociale che c’hai. Sono certa che tu abbia le capacità di articolare al meglio le tue critiche, altrimenti fattele scrivere da qualcuno che stimi, dài. Tipo “non usano tutto il denaro per gli artisti ma anche per altre cose”…madonna: tipo magari cibo, pulizie, riscaldamento, tipo per chi ci lavora, dietro a quelle residenze? Mi sa un poco di con tutti i soldi che ci sono per la cultura perché non li diamo ai bimbi dell’africa che muoiono di fame. Una residenza non è fatta solo di soldi da dare all’artista ma anche alla struttura che ha deciso di fare questo lavoro e ci mette del capitale sociale proprio, magari pure quello che fa fund rising per dare un posto dove creare all’artista. Ma te no, te devi parlà come Bossi. Boh. peccato. ciao.

      • Hai ragione, il 9 gennaio ho scritto un commento poco chiaro e articolato. Cerco di rimediare.

        La Fondazione Pistoletto attira denaro per le residenze da sponsor privati. Addirittura ci sono borse di studio che vengono pagate per metà da sponsor privati e per la restante metà dallo studente stesso. Avevo fatto una ricerca anni fà, e per 4 mesi di residenza ogni studente doveva avere una borsa da 15/18.000 Euro. E gli studenti per 4 mesi sono una ventina…ma al di là dei numeri gli studenti ricevono in cambio solo un esperienza di condivisione creativa e una riga vaga sul curriculum vitae…a cosa portano queste residenze? Sono master? Servono per entrare nel mondo del lavoro? Si parla di “giovani creativi”….??? per fare cosa?

        Per non parlare del discorso del Terzo Paradiso…che sembra veramente una setta anni 70….queste cose non si dicono, perchè in italia c’è di peggio, ma sono veramente nebulose e poco chiare…

        http://www.cittadellarte.it/attivita.php?att=6

  • Ghin Domenico

    Mah………..ho la sensazione che le residenze d’artista siano come degli allevamenti o vivai sparsi d’artisti in cattività.

  • Dal 2000, a Biella, la Fondazione PIstoletto (nome d’arte: Cittadellarte) realizza un programma di residenza collettiva di 4 mesi che accoglie fino a 20 artisti, curatori e progettisti sociali da tutto il mondo.
    L’obbiettivo è formare alla professione di ARTIVATORE, attivatore di processi di trasformazione sociale attraverso l’arte e la creatività.
    E’ un’esperienza molto riconosciuta a livello globale e con un forte radicamento territoriale sulla realtà della provincia di Biella (in fase di forte ridefinizione), nonché del Piemonte, con un certo grado di gravitazione su Torino, con le cui principali realtà culturali il programma collabora intensamente (lo stesso programma RESO citato nell’articolo è coideato da chi scrive).
    Detto ciò a fini di autopresentazione, l’articolo pone in risalto alcuni punti critici del fenomeno, ma è necessario approfondire o ampliare il quadro.
    La globalizzazione e l’affermarsi della società della cooscenza hanno portato un carico di destrutturazione e liquefacimento anche dell’organizzazione del lavoro sulla quale si presumeva dovessero/otessero formarsi gli artisti; la connessa pervasità del sistema di mercato non porta lo stesso a coprire che una frazione del bisogno di creatività e innovazione del complesso sociale, lasciando nel limbo generazioni (o classi) creative il cui potenziale finisce per essere frustrato e mortificato di fronte a un immbolismo di pensiero corrispondente a una dominazione conservatrice di una classe dirigente senza visione, che non sia l’affarismo e l’occupazione colonialistica.
    Il fenomeno che viene chiamato con diversi modi (new genre public art) si pone come ampio movimento di alternatività, ma scarsamente visibile, politicamente e economicamente sfuggente, diafano.
    Il sistema della committenza e della produzione di arte contemporanea è anni luce lontano dalle sistematizzazioni accademiche che alimentano le (vacanti) politiche culturali e le (pallide) strategie di sviluppo sociale che sulla cultura dovrebbero far leva.
    In questo scenario, letteralmente decine di migliaia di giovani (e non giovani) artisti e creativi si affacciano su un modello sociale alla sbando, decadente e senza visione, incapace di offrire opportunità strutturate, pronto a sfruttare la loro precarietà nel nome della flessibilità e delle altre parole d’ordine neoliberiste mondializzate. Il sistema della formazione è sconnesso da questa realtà, dunque non offre chiavi di lettura né tanto meno occasioni di ingaggio e lavoro.
    Ecco, in uno scenario di questo genere, molto più complesso di come l’ho tratteggiato qui, si inserisce il tema delle residenze d’artista.
    Paradossalmente queste aprono slot di spazio e tempo in cui gli artisti possano trovare un’identità e accoglienza, in non pochi casi anche un vero e proprio domicilio che finisce per essere nomadico e sradicato, una condizione di deriva cosmopolita e microlocale allo stesso tempo, una specie di zattera fluttuante su una realtà non più liquida, ma svaporata, inconsistente, incapace di reggersi e reggerti. Una condizione post-post moderna, termine volutamente ridicolo, ma amaramente.
    Le residenze, dunque, come piattaforme; in questa pangea sciolta ogni cosa aspira ad essere piattaforma: per galleggiare.
    Se in alcuni rari casi la visione e il progetto dietro alle residenze fanno sì che gli artisti si confrontino con questo scenario e si lavori per attivare strumenti, pratiche e strategie di sopravvivenza o anche sovvertimento, in molti altri casi, purtroppo, le residenze vengono viste come un prodotto autogenerante di senso, ciò che non è: non basta aprire uno spazio di residenza as such, occorre un progetto, un con-testo, un impegno prima durante e dopo nel rapporto e nella negoziazione di senso e con-senso sul terreno, una dotazione di strumenti anche teorici, un confronto con esperienze altre e con le altre esperienzre… che sarebbe bene, e qui coglie un punto l’articolo, formassero un tema di approfondimento, dibattito, scambio. Se si vuole, perché non farlo? Noi ci siamo.
    Paolo Naldini, Cittadellarte, direttore

  • Gentile Paolo Naldini,

    cosa significa concretamente artivatore??? attivatore di processi di trasformazione sociale attraverso l’arte e la creatività ??? Quali processi sono stati attivati concretamente a Biella???? E perchè servirebbe la fondazione???? Da dove desume che la Fondazione è stimata globalmente???? Per avere fatto cosa??? Stiamo scherzando…

    Per ogni artista residente la Fondazione attira dai 10 ai 20 mila euro da sponsor privati per i 4 mesi di residenza. In quei 4 mesi investe si e no 3000 euro per ogni residente….e gli altri soldi? Perchè vengono invitati amici di amici a passare per una serata di dialogo facendoli passare per visiting professor…i residenti vengono alimentati al minimo….e non hanno denaro per i loro progetti, dove vanno a finire i soldi???? Nelle tasche del maestro? Grazie

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  • Gentile Paolo Naldini,

    cosa significa concretamente artivatore??? attivatore di processi di trasformazione sociale attraverso l’arte e la creatività ??? Quali processi sono stati attivati concretamente a Biella???? E perchè servirebbe la fondazione???? Da dove desume che la Fondazione è stimata globalmente???? Per avere fatto cosa??? Stiamo scherzando…

    Per ogni artista residente la Fondazione attira dai 10 ai 20 mila euro da sponsor privati per i 4 mesi di residenza. In quei 4 mesi investe si e no 3000 euro per ogni residente….e gli altri soldi? Perchè vengono invitati amici di amici a passare per una serata di dialogo facendoli passare per visiting professor…i residenti vengono alimentati al minimo….e non hanno denaro per i loro progetti, dove vanno a finire i soldi???? Nelle tasche del maestro? Grazie

  • Angelov

    Se l’Arte Contemporanea è un Club Privé, mi sembra logico e legittimo che le sedi di questi clubs abbiano ragione di esistere.
    Luoghi di incontro per soci ed adepti, che si riuniscono ed elaborano, protetti in cittadelle fortificate, come nel medio evo, dalla barbarie esterna dilagante.
    La cultura sotto assedio, ha il diritto ed il dovere di difendersi.
    Ma come descritto nel Nome della Rosa, a volte i veri nemici, sono più all’interno che all’esterno.

  • …Tenete duro….gira voce che tra poco ricominci il Grande Fratello…mediaset!

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