Alla Biennale di Chiasso la fotografia è donna

Nove spazi, undici mostre, quarantuno artiste: la fotografia al femminile è protagonista in musei, gallerie e spazi privati di Chiasso, per l’ottava edizione della Biennale dell’immagine. La chiusura a fine mese, ma alcune esposizioni terminano già il prossimo finesettimana.

Francesca Woodman - Untitled - 1980 - Rolla.info, Bruzella

La fotografia invade Chiasso e i suoi dintorni: l’ottava edizione della Biennale dell’immagine è distribuita in ben nove spazi espositivi. Ed è un’edizione al femminile, dato che dei quarantadue nomi  in mostra quarantuno sono di autrici.
Il fulcro è naturalmente al M.a.x., il museo cittadino. Qui, il piatto forte è la mostra di Lucia Moholy (1894-1989), curata da Angela Madesani e dalla direttrice del museo Nicoletta Ossanna Cavadini. Sono esposti cento scatti dell’artista, moglie di Lázló Moholy-Nagy, autrice dallo stile raffinato, austero e denso del più puro spirito delle avanguardie storiche. E assieme testimone di un’epoca artistica: soggetti ricorrenti sono i compagni di strada (Gropius, Van Doesburg, Florence Henri e tanti altri), oggetti ed edifici del Bauhaus, in uno dei quali la Moholy installò il suo studio.
Sempre al M.a.x., altre due mostre sono dedicate a Stefania Gurdowa (1888-1968) e Leonilda Prato (1875-1958). La prima, con sguardo da antropologa oltre che da artista, ritrae cittadini polacchi negli Anni Venti e Trenta, accostandone le effigi a due a due con effetto straniante. La seconda ottiene risultati altrettanto interessanti nel descrivere un catalogo di varia umanità di inizio Novecento, colto nei Paesi del Nord Italia e della Svizzera. Lo Spazio Officina, appendice del museo adiacente alla struttura principale, ospita invece una collettiva che riunisce attorno alle penetranti osservazioni urbane della statunitense Vivian Maier (1926-2009) le ricerche odierne di artiste come Piritta Martikainen, Anne Golaz, Stefania Beretta, Sara Rossi.

Piritta Martikainen – Reflecting – 2010 – Spazio Officina, Chiasso

Ma c’è molto altro: la Biennale si espande anche nelle gallerie e negli spazi privati di Chiasso. Alla galleria Cons arc, Claire Laude riprende interni di negozi e laboratori di una Berlino che sembra congelata nel tempo, ferma a qualche decennio fa in un’atmosfera visiva decadente (le foto sono invece del 2007-2010). Allo spazio Cucicuci la biennale si concede un’incursione nel disegno con Valerie Losa e nel video con Giusi Campisi. Peccato per due cadute di tono: alla galleria Mosaico sono dilettantesche e di cattivo gusto le foto di Daniela Rey, mentre nella tripla personale di Sabrina Biro, Barbara Lehnhof e Giovanna Silva nel negozio Demosmobilia si salvano appena solo gli scatti della Silva.
Ma è solo un incidente di percorso: la tappa fuoriporta a Bruzella, minuscolo paesino arroccato sulle alture che circondano Chiasso, vale davvero il viaggio in salita. Qui, i collezionisti di fotografia Rosella e Phil Rolla hanno aperto un loro spazio espositivo, il Rolla.info. La mostra Her (su appuntamento), parte della Biennale, raccoglie opere dalla loro collezione di grande qualità e niente affatto scontate. Tra le autrici, Hilla Becher con due lavori da solista, in cui si colgono i primi semi del lavoro concettuale a quattro mani col marito Bernd che segnerà la storia dell’arte contemporanea. E poi, Catherine Opie con un lavoro meno noto della ritrattistica, quello sugli svincoli autostradali, oltre a Francesca Woodman, Roni Horn, Rineke Dijkstra, Margaret Bourke-White e tante altre.

Claire Laude – Berliner Jahrhundertlueden-Schmuckladen – 2010 – Cons arc, Chiasso

Altra piccola trasferta e si giunge a Mendrisio: qui, alla Casa Croci i raffinati scatti di Heinrich Böhler raccontano l’effervescente Vienna di inizio Novecento; allo spazio Stellanove, infine, sono in mostra le incisioni di Elisabetta Diamanti.

Stefano Castelli

Chiasso, Bruzella, Mendrisio // fino al 31 gennaio 2013
Ottava Biennale dell’immagine – Ogni sguardo un passo
SEDI VARIE
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consarc.ch/bi/bi8/bi8.htm

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.