La biennale dell’imperfezione. A Istanbul è tempo di design

Una città caotica e labirintica, dal fascino millenario, ora in piena crescita economica. Dove sta per partire la prima Biennale dedicata interamente al design. Istanbul celebra la creatività con un tema specchio di se stessa: l’imperfezione.

La grafica della prima Biennale di Design di Istanbul

Inaugura il prossimo sabato 13 ottobre la prima Biennale di Istanbul dedicata interamente al design. La manifestazione turca vanta una tradizione ventennale di biennali dedicate all’arte e al ramificato mondo che gira intorno alla creatività ma, per la prima volta, organizza una kermesse esclusivamente di design. Design inteso non nell’accezione di prodotto in scala industriale; ci si riferisce piuttosto alla sua traduzione letterale dall’inglese, “progettazione, processo”.
La prima regola è quindi che non troveremo confini di sorta, ma approfondimenti che spaziano dalla progettazione urbana all’architettura, dall’industrial design al design di prodotto fino al graphic design e al design della comunicazione. Tutte le numerose sottospecie di design, che appartengono a pieno titolo al mondo della progettazione, serviranno per evidenziare l’importanza di questa disciplina nella vita culturale ed economica della città.
Istanbul, difatti, sarà l’altra grande protagonista della Biennale. La millenaria megalopoli, oltre ad arricchire nei secoli il suo tessuto urbano, rendendolo sempre più complicato e affascinante, è cresciuta anche dal punto di vista economico, politico e culturale, diventando a tutti gli effetti una potenza creativa.

Costantinopoli nel 1906

Il primo plauso va a Deyan Sudjic, direttore del Design Museum di Londra e membro del consiglio della Biennale, per la scelta del tema: l’imperfezione. Non c’è termine difatti che sottolinei meglio l’aspetto di Istanbul, città formata da una sovrapposizione di strati disordinati ma dinamici, con una ricchezza e una varietà architettonica quasi caotica ma unica. Sudjic non teme di utilizzare un termine apparentemente negativo sotto cui si cela l’animo in fermento della città, forse imperfetta sì, ma contenitore di uno sciame di creatività che riflette al meglio il design contemporaneo.
L’imperfezione ha anche un significato che sfida l’intero mondo della produzione industriale e la perfezione della serialità. Il concetto di design tradizionale è messo così in discussione e viene insinuato il dubbio se sia meglio perseguire ciecamente un processo stabilito o rompere gli schemi e ricercare l’imperfezione.
Iniziano a cogliere la sfida i due curatori Joseph Grima, direttore di Domus, ed Emre Arolat, architetto, con due mostre: Adhocracy e Musibet.
Grima conia il termine ‘adhocracy’, in pratica il contrario di burocrazia, per descrivere la sua visione del design attuale. In un’epoca guidata completamente dalla Rete e dalla condivisione delle informazioni istantaneamente, in cui macchine a controllo numerico consentono la realizzazione di oggetti disegnati dall’altra parte del mondo (ricordate il concorso di Domus per lo scorso Salone?) la concorrenza potrebbe cedere il posto a nuove politiche di collaborazione. Grima sottolinea come il movimento open-source, la democratizzazione della tecnologia e le nuove piattaforme come Kickstarter stiano portando a una concezione del design in cui l’utilizzatore finale non è più tale ma partecipa alla progettazione.

Zero Istanbul Guide

Arolat per introdurre la sua mostra Musibet parte da un assunto: “The Istanbul Design Biennial: A unique opportunity in the World of Spectacle and perhaps also a glimmer of hope” con cui non vede solo un’opportunità nella Biennale 2012 ma soprattutto intravede una speranza. L’auspicio dell’architetto è che l’approccio progettuale che parte da contesto e specificità abbia la meglio sull’altro altrettanto forte approccio estetico e innovativo.
Oltre alle due principali mostre la città sarà invasa da eventi collaterali, tavole rotonde e workshop, in cui non mancheranno anche designer italiani. I mesi della Biennale saranno scanditi da un fitto calendario di eventi e iniziative in cui ci si potrà letteralmente perdere, come in ogni Biennale che si rispetti.
Per vivere a pieno l’esperienza di questa prima kermesse, le Edizioni Zero hanno in serbo una guida davvero speciale che non elencherà gli appuntamenti da non perdere ma aiuterà a leggere la città attraverso il suo tessuto architettonico.
Non sarà una guida tradizionale, forse sarà un po’ imperfetta ma fornirà senza dubbio un’analisi d’eccezione di Istanbul. E presto si sveleremo come.

Valia Barriello

istanbuldesignbiennial.iksv.org

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • Prisca

    Beh tutto molto sexy, grazie grazie di questa news. Io trovo che Istanbul sia la città del momento. Pure voi?

    • Si è vero!….nel 1970, quando la vidi per la prima volta, ne rimasi affascinato e mi sembrò la città di sempre. Forse proprio per questo motivo trovo anch’ io che ora possa essere considerata la città del momento