Le opere più grandi alla fiera più importante. Art Unlimited e Art Basel

Del gigantismo che imperversa nel mondo dell’arte, Art Unlimited è dal 2000 il testimone e il messaggero più efficace. È lei il cuore estetico di Art Basel, quel motore “non-soltanto-economico” capace di dare propulsione al transatlantico fieristico. Se la fiera è il mercato più avvincente, dove si fanno i sold out milionari ancor prima dell’inaugurazione V.I.P. (qui arrivano i VIP che sono più VIP di altri), Unlimited è l’evento che si attende come le grandi mostre.

Art Unlimited 2012 - Ragnar Kjartansson

Alcuni vengono a Basilea solo per vedere Art Unlimited, che offre le vere novità, mentre in fiera anche le ultime glam-tele di Murakami, un Rothko straordinario o le macchine mortifere del qui amatissimo Tinguely sfilano via nell’indistinzione della medietà, per quanto dorata essa sia, e nell’affollamento da “supermercato il sabato pomeriggio” che felicemente connota Basilea.
Le misure sono importanti, qui lo sanno bene. I Rubell, i Broad e gli Abramovic giungono da lontano e si aspettano di vedere opere alla portata delle loro gigantesche collezioni: Unlimited dedica alle loro museali esigenze un intero padiglione, centralissimo. Potrebbe produrre introiti più cospicui se fosse dedicato alle centinaia di buone gallerie che ogni anno restano fuori ad aspettare un miracolo. Ma Unlimited è il biglietto da visita, il carico da novanta, l’asso pigliatutto. Gli artisti lavorano alacremente per preparare opere ad hoc e le autorità iniziano i loro tour da qui. Unlimited inaugura prima della fiera e registra la propria storia in un catalogo a parte, con le presentazioni dettagliate dei singoli progetti. Come se fosse una grande mostra.

Art Unlimited 2012 - Mike Nelson

Quest’anno è curata da Gianni Jetzer. Il direttore dello Swiss Institute di New York ha invitato 61 progetti, lasciandone fuori il doppio: anche questo è il segno di come Unlimited non sia soltanto un’appendice della fiera, ma un evento strategico per le gallerie partecipanti, che possono mostrare i muscoli e le idee dei loro artisti più importanti, fregiandosi della presenza nella sezione “illimitata”.
Anche questa edizione presenta molti progetti interessanti, che spaziano dalla grande scultura di Franz West (presentata da Gagosian) alla pittura di Rudolf Stingel (Paula Cooper), dall’installazione di Jimmie Durham (Kurimanzutto) alla scultura di Ugo Rondinone (Eva Presenhuber) fino alla fotografia di Thomas Ruff (Mai 36). Opere prime alle quali si accompagnano presenze significative come quella di Bruce Nauman. Il maestro concettuale propone Combination describes (Chicago) 2011 (Donald Young) in cui si vedono le mani grandi dell’artista rispondere alle semplici ma incalzanti istruzioni che la sua voce pre-registrata detta. Un video interessante e a suo modo ipnotico ma forse non necessario in questa sezione.

Art Unlimited 2012 - Pier Paolo Calzolari

Sulla linea concettuale si muove anche il cortometraggio di Runa Islam, Emergence (White Cube), che mostra l’apparire di un’immagine fotografica nel bagno acido di una camera oscura. Una riflessione sui processi di formazione e trasformazione delle immagini che risulta un poco freddo per Unlimited. Gelato, ma visivamente incandescente, è invece il grande muro di materassi candidi che Pier Paolo Calzolari (con ben tre gallerie in fiera, tra cui Tucci Russo) imbriglia nei suoi tubi gelati e congelanti. Lavoro storico, datato 1970-1994, che però riesce auratico e dimostra come l’artista bolognese sia in un momento felice, anche come attenzione critica.
Meno convincenti la scultura pop, monumentale e totemica, Big Pig di un maestro come Richard Jackson (Hauser & Wirth) e la scultura di luce in movimento studiata da Olaf Nicolai (Eigen + Art), mentre un classico come Robert Irwin (Pace) propone in All That Jazz una serie allineata di neon colorati e montati in modo tale da creare riverberi e riflessi che appaiono come la traduzione visiva di un brano jazz.

Art Unlimited 2012 - Ariel Schlesinger

Nella fotografia, se Ruff presenta la gigantografia di un paesaggio di Marte che rapisce lo sguardo, la serie di otto grandi astrazioni luminose di Shirina Shabazi, Untitled (Bob van Orsow) sembra quasi un omaggio proprio alle astrazioni del fotografo tedesco. Titanica invece l’impresa di Ryan McGinley (Team Gallery) che in You and My Friends 1 colleziona quattro anni di ricerca sul campo finalizzata a ritrarre i giovani fan dei concerti rock e pop svolti in Europa e Stati Uniti. Un tale desiderio di accumulo si riscontra anche nei 149 dipinti che in The End – Venezia Ragnar Kjartansson (Luhring Augustine) crea durante la sua lunga performance alla Biennale di Venezia del 2009: un dipinto al giorno per creare un diario visivo faceto e graffiante.
Rivolto al passato è invece il lavoro di Verne Dawson (Gavin Brown e Presenhuber), che in The old Mill Calendar propone quattro enormi tele su cui riflette il proprio interesse un approccio universalista e sintetizzante nei confronti della storia umana. Con l’attualità del graffitismo gioca invece Sterling Ruby (Xavier Hufkens e Sprüth Magers), che in SP181 presenta quattro grandi dipinti realizzati con gli spray e poche sgocciolature trasformando la street art in ninfee postmoderne da appendere come quadri-parete in grandi saloni borghesi.

Art Unlimited 2012 - Tom Burr

Ma è sulle installazioni che si gioca il meglio questa edizione di Unlimited. Degno di nota il lavoro Open Universe (Indra) di Ricci Albenda (Anton Kreps) che risulta spettacolare nel suo tradurre l’architettura in scultura sospesa, dove la prospettiva e la deformazione del fish-eye concorrono a creare giochi spaziali e percettivi, profondità evanescenti.
In Architecture without Architects, Damian Ortega (Barbara Gladstone) decostruisce una sala da pranzo creando una cascata di oggetti quotidiani che ascende leggera e ordinata. E sullo spazio intimo dell’abitare si incentra anche l’installazione Room Four di Tom Burr (Bortolami, Franco Noero, Almine Rech) che sulla base di fotografie e testimonianze ricostruisce in bronzo la stanza numero 4 dell’Hotel de Medicis, dove nel luglio del 1970 Jim Morrison abitò misteriosamente per una settimana. Un omaggio a un artista che non resta solitario a Unlimited. Jimmie Durham in Homage to Luis Buňuel crea un palcoscenico popolato da “oggetti europei”, simbolici e in alcuni casi apparsi nelle tele del grande surrealista. Atfer Kerouac di Mike Nelson (303, Franco Noero) ricorda invece il paladino della Beat Generation creando uno stretto corridoio a spirale che sfocia in un “anfiteatro” di copertoni d’auto accumulati e odorosi. Guadagnando l’uscita appaiono più chiari i segni neri di gomme abrase che rievocano l’immagine più forte della ruota indomita descritta da Kerouac in Sulla Strada.

Art Unlimited 2012 - Ricci Albenda

C’è spazio anche per la sorpresa e la provocazione: Ariel Schlesinger (Yvon Lambert) propone in Untitled (Empty Room), un’installazione trompe-l’oeil di grande carica nervosa in cui grandi bombole di gas sembrano alimentare una fiammella perpetua che esce da una stanza sigillata e potrebbe esplodere da un momento all’altro; Nina Beier (Barteltt, Monclova, Standard) in Tragedy coinvolge sulla scena un cane che recita la parte del morto su un grande tappeto persiano, diventando una “natura morta”.
Sul concettuale più spinto si trovano il grande lavoro di Art & Language (Lisson) che in Portraits and Dreams riscrivono parti dei loro saggi pubblicati in questi anni, stendendo i testi su nastri che volano tra le pareti dello spazio. L’installazione più radicale è però quella di Danh Vo (Isabella Bortolozzi) che propone una riflessione sulla libertà contrapposta all’ordine sociale costruito con mezzi di spavento di massa. “Mostruosa” è invece Untitled: Stage di Phillida Barlow (Hauser & Wurth) che traduce in scultura anti-monumentale un elemento urbanistico come una piattaforma, la quale diventa set su cui possono esibirsi materiali poveri come bastoni, tele sdrucite e pittura rosa.
In questa edizione la sezione video non lascia il segno, seppure sia bene alimentata. Spiccano la ricostruzione che Dominique Gonzalez-Foerster & Tristan Bera (303) fanno del film di Luis Buňuel Belle de jour con Catherine Deneuve e la proiezione su due maxischermi di Henry Rebel in cui Douglas Gordon (Gagosian, Lambert, Presenhuber) filma il figlio di Dennis Hopper, Henry, mentre esegue in forma di performance su un palcoscenico una scena mai girata del film di Nicholas Ray Rebel whithout a Cause, del 1955, sul quale l’attore e fotografo James Franco sta curando la commissione e collezione di interventi da parte di celebri amici artisti, tra cui lo stesso Gordon.

Art Unlimited 2012 - Franz West

Ma tutto ciò non basta per ripetere il successo e le gioie estetiche della sezione video della scorsa edizione, ricca di capolavori come quello di Atelier Van Lieshout o di Hans Op de Beeck. In Against Death, Clemens von Wedemeyer (Jocelyn Wolff), ora presente a Documenta 13 con un apprezzato trittico video, filma una fantasia antropologica che s’interrompe e ricomincia in loop creando suggestioni concettuali. Ma non basta, così come non basta il glamour vivisezionato nell’oscurità e in slow-motion da Richard Phillips (Gagosian) nel suo First Point. Nel finale la bionda e smarrita modella finisce nella trappola dei paparazzi, in un’apoteosi di flash. A volte l’arte è come questa modella, specie quando va in scena sul palcoscenico preparato a regola d’arte da Art Basel.

Nicola Davide Angerame

basel.artbasel.com/go/id/elj/

  • Ragnar sembra una accozzaglia stile sgarbi….

  • Augusta

    Interessante artista: michele sailstodfer presentato da koenig di Berlino.
    Con un’ auto per un lavoro molto ironico, a parer mio,, ” se hai fatto un incidente che almeno la tua auto diventi un pezzo d’arte”.
    Ironico in mezzo, sempre a parer mio, molti giovani che non trovano spunti creativi vivaci, diciamo così, ma tentano una ripetIzione mal fatta del vecchio. Sto andando fuori tema ma mi e venuto in mente “liste”, l’area delle giovani gallerie sempre presente a Basel nell’ex birreria.
    Andrew Kreps, non Anton, se posso permettermi, galleria interessante di new york city.
    Ho visto unlImited migliori, non so mi sono un po’ persa lunedì tra la gente.
    Concordo che ricci albenda

  • Augusta

    Che Ricci Albenda, del quale conoscevo già i lavori su tela, abbia fatto un lavoro veramente piacevole, oserei dire, in mezzo a tante cose che mi hanno lasciato un po’ delusa.
    D’altra parte l’arte e espressione del nostro tempo e dell’ animo umano, ed e così che giustifico i lavori dei giovani…
    Avrei altre cose da dire riguardo a Basel, magari capiterà ancora anche se , come sempre, l’arte come il calcio, sono troppe, come sono troppe le partite, troppo veloce il cambiamento artistico, non e possibile lasciar sedimentare che c’e già qualcosa d’altro.
    Documenta, per esempio, e poi art Basel e poi mi arrivano già le mail per Armory show, per vip art fair, etc, etc. Mah!
    Non vedo l’ora di andare a Kassel. Quest’estate per godermi in silenzio tra poca gente, la mostra.
    Ah dimenticavo: Beyeler fondazione: come al solito mi e piaciuto tutto.
    Parreno con i cerchi d’acqua mi e molto piaciuto. Un site specific quasi commovente.
    Koons

  • mario

    a me sono piaciuti:
    Nina Beier, Brice Dellsperger, Douglas Gordon, Ragnar Kjartansson, Robert Morris, Richard Phillips, Ugo Rondinone, Sterling Ruby, Thomas Ruff, Michael Saistorfer, Ariel Schlesinger, Rudolf Stingel
    molto deludenti:
    Walead Beshti, Valentin Carron, Philip-Lorca Dicorcia, Nikolas Gambaroff, Robert Irwin, Richard Jackson, Jitish Kallat, Olivier Mosset, Walid Raad, Clemens von Wedemeyer