Amaci al bivio. Prima intervista a Beatrice Merz

Parla la neopresidente dell’Amaci, Beatrice Merz, condirettore del Castello di Rivoli. Parole pesate una per una, con piglio assai sabaudo. Ma fra puntini di sospensione e aggettivi scelti con cura, qualche prospettiva emerge. Si profila all’orizzonte un incontro col ministro Ornaghi?

Beatrice Merz

Mesi di polemiche sul Castello di Rivoli e poi uno dei suoi due direttori diventa presidente dell’Amaci: come va interpretata questa scelta?
Non sarà stato che alcune di quelle polemiche fossero pretestuose? È il “sistema” generale a essere in crisi, mica il Castello in particolare. Il museo continua piuttosto la sua attività anche nei momenti di difficoltà, grazie alle idee e alle persone che lavorano con passione e attaccamento.

Con quali risultati concreti?
Il museo ha pianificato una programmazione e una gestione che ha portato a una contrazione della spesa e a una crescita di pubblico.

E in tutto ciò come si innesta il nuovo incarico?
Il presidente Minoli e io interpretiamo la scelta della sottoscritta alla presidenza dell’associazione come conferma del ruolo centrale che il Castello di Rivoli svolge e svolgerà sulla scena dell’arte contemporanea. Non solo nazionale, naturalmente.

Il Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi

Obiettivi della presidenza Merz: cosa ti proponi di fare nei primi 100 giorni? E a più lunga scadenza?
Obiettivi: molti e coraggiosi. Ma il primo obiettivo è parlare e entrare nel dettaglio dopo essersi confrontati in seno al consiglio direttivo. È un malcostume diffuso lanciare slogan ad effetto e programmi roboanti. Il primo passo è mantenere una linea di collaborazione.

Governo Monti: riuscirete a incontrare e a “far ragionare” Ornaghi sull’importanza della cultura contemporanea in Italia?
Il ministro è certamente persona informata e dotata di volontà e capacità di dialogo. E questo andrà tenuto presente.

Farete lobby come nella miglior tradizione americana?
C’è da dire che le situazioni americana e italiana sono molto diverse. Sicuramente il concetto di rete tra le istituzioni museali è una delle prime regole dell’associazione, ma – ripeto – è necessario tenere conto delle diverse specificità e rispettarle.

Andrea Viliani

Tanti musei e pochi soldi: che fare per i luoghi del contemporaneo? Come rapportarsi con i privati?
Tanti musei e pochi soldi? Ne siamo così sicuri?

Stai dicendo che si tratta solo di un problema di scelte? Di allocazione delle risorse? In definitiva di policy, di politiche?
Ecco, appunto. Questa non è soltanto una crisi finanziaria, quanto piuttosto di scelte. Solo con adeguati strumenti culturali troveremo le risorse economiche per risolvere la situazione.

La situazione è particolarmente critica per quanto concerne le Civiche. Come vi rapporterete con gli enti locali?
Tenendo conto, per quanto possibile, delle difficoltà in cui versano le amministrazioni più prossime al cittadino e della mission di ciascuna realtà culturale del territorio. Non tutte le gallerie civiche sono uguali.

La Fondazione Galleria Civica di Trento

Anche qui c’entra molto la politica e il sentiment degli “eletti” a livello locale…
Già. Non sono uguali le sensibilità degli amministratori…

La prossima riunione dell’Amaci si terrà alla Fondazione Galleria Civica di Trento, che sta confluendo nel Mart. Cosa ne pensi dell’operazione? Può essere, come ha dichiarato ad Artribune Andrea Viliani, un case study?
Sarà uno degli argomenti della prima riunione del consiglio direttivo: analizzeremo il “case study” insieme, appunto. La mia opinione sull’operazione è una opinione personale e non me la sento di rilasciare dichiarazioni personali ora che sono il presidente di una associazione con tante specificità. Ne parleremo…

Marco Enrico Giacomelli

www.amaci.org

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Francesco

    Continuo a chiedermi cosa abbia da spartire Minoli con l’arte contemporanea: quando, nel 2009, venne nominato presidente del Museo del Castello di Rivoli (occore ricordare che l’incarico non è retribuito), ammise candidamente che non vi aveva messo piede da ben 25 anni, vale a dire dal giorno dell’inaugurazione, avvenuta, com’è noto, nel 1984…Minoli al massimo è un divulgatore di storia contemporanea, com’è, peraltro, Gianni Oliva, al’epoca assessore regionale alla cultura che tanto si spese a favore della sua candidatura. Comunque sia, alcune delle mostre recentemente realizzate al Castello di Rivoli sono di qualità: mi riferisco in particolare a Russian Cosmos, a Luigi Ghirri, all’attuale dedicata a Piero Gilardi. Venendo all’intervista, le parole di Merz sono condivisibili, in particolare quando afferma “Questa non è soltanto una crisi finanziaria, quanto piuttosto di scelte. Solo con adeguati strumenti culturali troveremo le risorse economiche per risolvere la situazione.”. Vi è da sperare che alle parole seguano, almeno parzialmente, i fatti.

  • In 10 anni di attività l’AMACI non è mai stata ricevuta da un ministro della cultura. Si tratta di riempire un VUOTO prima di tutto con il pubblico, il sistema politico e i mass media. Il sistema “migliore” italiano non ha riconoscimento perchè appare inutile.

    Mambo, Madre, Maxxi, Rivoli ecc ecc sembrano spesso (sempre?) grandi insegne lumionose per dimostrare la modernità del territorio e di coloro che li sostengono. Ma sono insegne con contenuti che non tengono il passo con il presente e i bisogni del presente. I format MOSTRA e MUSEO vanno ripensati perchè in crisi. La crisi economica potrebbe essere una manna dal cielo per ritrovare le ragioni fondanti di queste istituzioni.

    • Eden

      I musei sono voluti e frequentati da un esiguo numero di visitatori ; volute e sostenuti da un numero ancora minori di collezionisti .
      Questi ultimi decidono , con le gallerie amiche , chi nominare i direttori .
      Tranne un esiguo numero di direttori votati dalla politica .
      Ormai sono sempre più gli affari privati a primeggiare .
      Tranne il MART che é un grande museo , con una programmazione poliedrica , lòe grandi mostre , ed offerte trasversali .
      Tutto il resto é in balia di pochi .
      A chi può interessare il problema econimico ?
      Quando a frequentare il MANBO non ci sono i giovani …. gli studenti …..
      Non interessa alla politica un sistema ‘ cosa nostra ‘ perché non crea voti e consensi .
      La maggior parte dì questi musei , o ‘ museini ‘ guardare i Centri Arti , sono completamente staccati dai cittadini , dalle regioni .
      Nessuno ci va .
      SE NON C’E’ INTERESSE ed avete creato dei musei privati , ve li dovete anche foraggiare .

      POI il paragono con gli STATI UNITI è completamente fuori luogo .
      Al massimo l’ Italia é il Sud America ……. ma quello delle diddature ……

  • Bruno

    Caro Giacomelli, hai perso l’occasione per chiederle che fine ha fatto la decisione dei due direttori del Castello di Rivoli di autoridursi lo stipendio del 20% annunciato sui giornali e mai confermato.

    • Non era esattamente il focus dell’intervista. Potevo anche chiederle se intrattiene ancora rapporti con la Fondazione Merz e di che tipo, perché la produzione editoriale di Hopefulmonster è calata, o quale politica di acquisizioni si sta portando avanti al Castello. Ma è un’intervista sull’Amaci e la sua nomina a Presidente, e in genere mi piace stare sul pezzo.
      Quanto agli stipendi, sai, è una polemica che non mi ha mai appassionato. Come ben saprai, Bruno, sul bando c’era una certa cifra. Uno partecipa, vince (al di là di come vince) e poi si accusa lui/lei di una cifra (a parere di alcuni) troppo alta? Bastava che nel bando la cifra fosse inferiore, o legata in parte a degli obiettivi, o qualsiasi altra forma. Insomma, se qualcuno ritiene che lo stipendio sia alto, si deve rivolgere a chi lo eroga, e non a chi lo percepisce. (Questo discorso ovviamente non è valido nei casi in cui i due soggetti sono in qualche modo unici, ad esempio i politici.)
      Come mi hanno insegnato all’università, per verificare la tenuta di una tesi occorre stressarla, portandola all’estremo o ribaltandola. Adottiamo la seconda tecnica: se un operaio guadagna un salario da fame, è “colpa” sua che non se lo aumenta o del datore di lavoro? Domanda retorica, che è tale anche nel primo caso.
      Se poi si vuole il beau geste, lo si può pure invocare a gran voce. A me personalmente ha sempre fatto ribrezzo, come la carità pelosa e comportamenti affini.

  • Bruno

    Se la polemica che riguarda gli stipendi a te, che sei del mestiere, non interessa a me ancor meno (anche perché faccio tutt’altro mestiere).

    Quello che mi infastidisce è lo spreco di denaro pubblico, che è quindi anche mio e tuo, e il fatto che se vieni pagato tanto non è solo perché sei più bello/a di altri, ma si presume che il tuo impegno e i tuoi risultati saranno ripaganti del costo sostenuto. Non mi sembra il caso in questione. La gestione del museo è stata negli ultimi anni deludente come altrettanto lo sono state le mostre presentate. Il mio timore è che a furia di sprecare denaro, non solo si perda il contenuto (museo), ma anche il contenitore (castello).

    Da ultimo, perché annunciare alla stampa il beau geste e poi non farlo seguire dai fatti?

    • Ripeto, non mi interessa la questione posta in questi termini. Se vogliamo criticare gli stipendi, dobbiamo criticare chi li ha stabiliti.
      Sul “deludente” nella gestione del museo: bisogna stabilire, e spero lo si faccia, dei criteri “oggettivi”. Numero dei visitatori? Il Castello è fra i pochissimi che non ne ha persi. Qualità delle mostre? Se utilizziamo il criterio delle pubblicazioni scientifiche (impact factor che possiamo valutare in citazioni e circolazione dei contenuti), erano parecchi anni che non si esportavano così tante mostre e non se ne parlava così sulle riviste straniere (mi riferisco in particolare alle mostre su Arte Povera, Ghirri, Ontani, Gilardi, fra le ultime).
      Questo non significa che tutto funzioni bene, anzi. Ma dubito che una riduzione dello stipendio dei direttori risolva qualcosa.
      Detto questo, il beau geste è una fesseria, a mio avviso; e lo ancora di più se è soltanto annunciata.

  • matteo

    quello che ci chiediamo è perchè la signora merz? perchè ha un cognome famoso forse? anche perchè non ci sembra brilli di chissà quali qualità.
    ma siamo in italia e la storia è sempre e solo la stessa.
    la bella italia.

    • Eden

      Bandi pubblici ……………….. risate ……………… risate …………………………..
      amici degli amici , raccomandazioni !

  • Savina

    Ma questa da dove lhai copiata????
    …ho un sospetto…”il libro dei luoghi comuni piu’ pronunciati da tutti in continuazione”
    Che banalita’!
    che noia!

  • lorenzo m

    si chiama MAFIA!

    • Visto che la mafia è la più grande e prosperosa azienda del Paese, dubito che si interessi di quel pozzo senza fondo che è il Castello di Rivoli ;)

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        Possiamo chiamarlo anche: Castello di rivoli di denaro pubblico..