Tweetology n. 4: la Scelta

Continua la nostra serie “tweetologica”. Una raccolta di citazioni per raccontare un’idea. Stavolta il tema è la Scelta, quella con la S maiuscola. Perché quando il mondo comincia ad andare a rotoli, è tempo di prendere posizione. Come sempre, la firma è quella di Christian Caliandro.

Tuco ne Il buono, il brutto, il cattivo

Questo pezzo andrebbe letto ascoltando The Big Ship, da Another Green World, 1975, di Brian Eno.

“Il periodo più florido della carriera di Stevie Wonder si concentra in quello che viene chiamato ‘periodo classico’, tra il 1970 e il 1976, costituito da cinque album (Music of My Mind, Talking Book, Innervisions, Fulfillingness First Finale e Songs in the Key of Life) in cui estrinseca la sua visione dell’amore e della vita nei confronti dell’uomo, dell’umanità e di Dio. Tali album, considerati pietre miliari della musica internazionale e sicuramente punto di riferimento per la maggior parte degli artisti contemporanei, rappresentano anche il momento del distacco di Wonder dalle decisioni della casa discografica poiché, entrato in possesso delle proprie royalty, egli produce se stesso, autodeterminando il proprio successo a livello mondiale.”
(da Wikipedia.it)

Harold Budd (born May 24, 1936) is an American ambient/avant-garde composer and poet. Born in Los Angeles, he was raised in the Mojave Desert, and was inspired at an early age by the humming tone caused by wind blown across telephone wires.”
(da en.wikipedia.org)

Stevie Wonder

“Io mi ritengo un errore di Totò. Ero tanto felice come sceneggiatore e mi toccò esordire alla regia.”
(Lucio Fulci)

“La Scelta è un momento grave. Il futuro ti schiaccia. Il passato ti rovescia addosso i rimpianti. E il presente, mentre scegli, non puoi godertelo. Costantino è pronto. È pronto a farla finita. Qui inizia la Vita Nuova.”
(Giuseppe Genna e Michele Monina, Costantino e l’Impero, 2005)

“Quando si spara, si spara, non si parla.”
(Tuco ne Il buono, il brutto, il cattivo, Sergio Leone 1966)

“Dopo l’11 settembre, la stampa ha sostenuto che non ci fosse più spazio per il serio giornalismo d’inchiesta. Ma di spazio ce n’è un sacco: solo, ci sono pochissimi che vogliono occuparlo.”
(Hunter S. Thompson)

Hunter S. Thompson, Miami Bookfair International, 1988

“Oh quanto digrigniamo i denti per la rabbia noi americani quando scopriamo che la sconvolgente verità che sembrava solo un film di seconda visione non era altro che quello.” (David Shields, Fame di realtà, 2010)

“Quando c’è degrado morale e gli uomini onesti non fanno nulla, il male si diffonde.”
(Clint Eastwood, J. Edgar, 2011)

“Jack, there’s something on everybody. Man is conceived in sin and born in corruption.” (Willie Stark in All the King’s Men, Robert Rossen 1949, tratto dal romanzo omonimo di Robert Penn Warren)

Uno dei problemi principali dell’Italia in questo momento – forse il problema principale – è l’impiego di schemi e modelli obsoleti da parte di cervelli obsoleti. Persino i nuovi strumenti (tanto per fare un esempio: Twitter) vengono usati molto spesso, soprattutto da giornalisti e politici, con griglie di interpretazione paurosamente obsolete (New Tools/Old Schemes). Una questione, se possibile, ancora più grave è rappresentata dal fatto che l’obsolescenza non è un fattore unicamente anagrafico o biologico. È terribile, se ci pensate.

“Io so quello che pensi. Ti stai chiedendo se ho sparato sei colpi o solo cinque. Ti dirò che in mezzo a tutta quella baraonda ho perso il conto io stesso. Ma dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena?”
(Harry Callaghan/Clint Eastwood in Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo, Don Siegel 1971)

Barbara Kruger era una pittrice, ma si guadagnava da vivere come photo editor per Glamour. Un giorno non riuscì più a tollerare la schizofrenia tra le due attività e così trasformò in arte le didascalie delle foto.”
(David Shields, Fame di realtà)

Barbara Kruger - We don't need another hero

“Alcuni mi ritengono completamente pazzo perché tento sempre di uscire dal genere, tento di essere un terrorista del genere. Sto dentro, ma ogni tanto metto la bomba che tenta di deflagrare il genere. Infatti ne ho trascorsi tanti, di generi…”
(Lucio Fulci)

“Sotto il potere assoluto di un uomo, le nostre occupazioni ci vengono estorte o perdono il loro sapore. Non siamo cittadini ma schiavi e la poesia è la risorsa di un ozio forzato.” (Cicerone in Idi di marzo, Thornton Wilder 1948)

“Non si può pretendere obbedienza dal gregge se chi comanda è il lupo.”
(Marco/Fabio Testi in Vai gorilla,Tonino Valerii 1975)

“We cannot defend freedom abroad by deserting it at home.”
(Edward R. Murrow in Good Night, and Good Luck, George Clooney 2005)

Clint Eastwood in Ispettore Callaghan il caso Scorpio è tuo (Dirty Harry, Don Siegel 1971)

“Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi.”
(Il buono a Tuco ne Il buono, il brutto, il cattivo)

“So che non raggiungerò mai il livello della sequenza finale de Il buono, il brutto, il cattivo, che è perfetta: ci proverò, ma non credo ci riuscirò mai. Però sognare è legittimo.”
(Quentin Tarantino)

“Smettere a volte è più difficile che cominciare.”
(Jack Beauregard/Henry Fonda ne Il mio nome è Nessuno, Tonino Valerii 1973)

“Se rimango nella memoria, secondo una mia tesi, di chi mi ha amato e mi ricorda, io vivo lo stesso.” (Lucio Fulci)

“Penso che ti ritroverai, quando tutta questa merdata sarà finita, penso che ti ritroverai ad essere un figlio di puttana sorridente. La faccenda è che in questo momento hai talento, ma per quanto sia doloroso il talento non dura. Il tuo periodo sta per finire. Ora, questa è una merdosissima realtà della vita, ma è una realtà della vita davanti alla quale il tuo culo deve essere realista. Vedi, questa attività è stracolma di stronzi poco realisti che da giovani pensavano che il loro culo sarebbe invecchiato come il vino. Se vuoi dire che diventa aceto, è così; se vuoi dire che migliora con l’età, non è così. E poi, quanti combattimenti credi di poter ancora affrontare? Eh? Due? Non ci sono combattimenti per i vecchi pugili. Eri quasi arrivato ma non ce l’hai mai fatta, e se dovevi farcela ce l’avresti già fatta. Sei dei miei?”
(Marsellus Wallace in Pulp Fiction, Quentin Tarantino 1994)

“Choice. The problem is Choice.”
(Neo/Keanu Reeves in The Matrix Reloaded, Andy e Larry Wachowski 2003)

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • Angelov

    EFFETTO GARRINCHA: si fa riferimento a quel campione della nazionale Brasiliana di Calcio, contemporaneo del grande Pelè, per definire quel senso di spiazzamento e di vera e propria ubriacatura, che i terzini e difensori delle squadre avversarie, percepivano ogni volta che entravano in contatto, sul campo, con questo straordinario attaccante. Dribbligs e finte fulminee, lasciavano letteralmente interdetti i malcapitati difensori. Ed è questa poi la sensazione di confusione e vacuità (horror vacui), che ricerche come la presente lasciano nei poveri Naviganti, fermo restando il fatto che l’Indice di Curiosità Dispersiva, d’altro canto, raggiunge livelli insuperati. Lo stesso Effetto Garricha, è poi presente nei discorsi e nelle uscite di un numero indeterminato di portavoci e portaborse, sopratutto nell’ambito dell’Amministrazione Politica, a tutti tristemente nota. Ma forse questa nuova pratica, non fa che presagire un futuro sviluppo dai connotati, si imprevedibili, ma forse forieri di nuove alternative futuribili.