Merda!

“Per dovere di cronaca” è la rubrica che Giacinto Di Pietrantonio firma su Artribune Magazine. Il focus è presto detto, e ben intuibile dal titolo stesso che il curator-direttore si è scelto. Ma ancora più importante è il suo riconoscibilissimo stile. Poteva iniziare con un tema low profile? Ovviamente no.

Una scena da Apocalypse Now di Francis Ford Coppola

Saigon. Merda! Sono ancora soltanto a Saigon”, pensa il capitano Benjamin L. Willard (Martin Sheen) all’inizio di Apocalypse Now, celeberrimo film di Francis Ford Coppola.
All’erta, all’erta! Siamo nella merda!“, gridava ancor prima Mino Maccari. E poi, nell’oggi: “…Vado via da questo Paese di merda”, pare abbia detto Silvio Berlusconi il 13 luglio di quest’anno. Ma già negli anni ‘60 Amintore Fanfani l’anticipava con “Chi la fa, la copra” e Piero Manzoni, quasi prendendolo in parola, realizzava una delle opere più radicali dell’arte contemporanea, sigillandola in scatola, peso 30 gr., attribuendogli valore corrispettivo a quello dell’oro.  Tant’è che, per chi ci vuole vedere una critica al capitalismo, niente può servire meglio di questa citazione di Henry Miller, per il quale “Quando la merda varrà oro, il culo dei poveri non apparterrà più a loro”, poi ripresa negli ’90 in una celebre battuta da Eddie Murphy, che dice: “Se la merda avesse qualche valore, i poveri nascerebbero senza buco del culo”.

Eddie Murphy in versione gigante

In questa continua contaminazione tra il sublime e il volgare che si perde nella notte dei tempi, la storia dell’elevazione del basso verso l’alto, altrimenti non sarebbe elevazione, la incontriamo già in Dante, oltre che sommo poeta anche grande cronista politico dell’epoca, il quale nel Canto XVIII dell’Inferno scrive, riferendosi al nobile adulatore Alessio Interminei da Lucca: “Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso / vidi gente attuffata in uno sterco / che da li uman privadi parea mosso. // E mentre ch’io là giù con l’occhio cerco, / vidi un col capo sì di merda lordo, / che non parea s’era laico o cherco”. Critica della società dell’epoca anche quando la rima prende forma di aerea flatulenza in chiusura del Canto XXI in cui, riferendosi al diavolo Barbariccia, scrive: “Ed elli avea del cul fatto trombetta.
Che sia in forma solida o aerea, corpo o spirito, la merda nella contemporaneità viene ancora usata come strumento di critica della società. Come fa Pasolini nel film Le 120 giornate di Sodoma (1975) e nel romanzo postumo Petrolio, non a caso strutturati, o meglio, ispirati alla Commedia dantesca. Film e libro in cui vengono evidenziati la relazione tra sesso, potere e società dei consumi come nuova forma di controllo del fascismo economico.
Anticipo? Posticipo?

Diego Perrone - Il Merda - 2009

L’uno e l’altro, tant’è che Diego Perrone nel 2009, nelle opere della mostra Il Merda, cercherà attraverso la scultura di fondere quella periferia vuota e desolante pasoliniana con il paesaggio che Sironi ha rappresentato.
Si tratta di parole e forme critiche che artisti come Jan Fabre, Paul McCarthy, Wim Delvoye e John Miller avevano messo in circolazione già dagli anni ’90, facendo dell’uso escrementizio e di altri liquidi corporali e alimentari materia di espressione e provocazione, perché, come dice Georg Groddeck, “Ci sono tre cose che ci accompagnano fino alla morte: sangue, urina e feci”; o Antonin Artaud: “Là dove si sente la merda si sente l’essere”.
Così che, se tra essere e non essere “la prima forma di espressione del pensiero umano è la defecazione” (ancora Maccari), gli artisti più recenti, ignorando la raccomandazione fanfania, non esitano a tirarla fuori dalla scatola manzoniana, esibendola in varie forme e modi.

Piero Manzoni - Merda d’artista nn. 58, 68, 80 - maggio 1961 - Fondazione Piero Manzoni, Milano in collaborazione con Gagosian Gallery, New York - photo B. Bani

Si tratta di opere atte a colpire la memoria con immagini ed espressioni forti, volgari, turpi, sconce, ridicole e ridicolizzanti. Insolite, come raccomandava già nel I sec. a.C. quel  manuale dell’arte della persuasione che è la Rhetorica ad Herennium. E con questo vorrei persuadervi che l’Italia, più che un Paese di Merda, è un Paese nella Merda. Ma l’Italia passa per essere anche Paese canterino, e allora vorrà pur dire qualcosa ciò che a proposito del nostro discorso dice Samuel Beckett, e cioè che “quando si è nella merda fino al collo non resta che cantare”. A cui aggiungiamo il canto di speranza di Fabrizio De Andrè, che in Via del Campo, la via genovese in cui gira la patonza, canta: “Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior…”.

Giacinto Di Pietrantonio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #3

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Giacinto Di Pietrantonio
Nato a Lettomanoppello (Pescara) 08-08- 1954. Vive a Milano Dal 2000 è Direttore della GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. È Docente di 2 insegnamenti presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano: Sistemi Editoriali per l’Arte e di Teoria e Storia dei Metodi di Rappresentazione. È stato tra i fondatori, nel 2003, dell'AMACI (Associazione Musei d'Arte Contemporanea Italiani), per cui ha diretto anche la rivista I Love Museums Ha ricoperto il ruolo di Redattore Capo prima e Vicedirettore poi per Flash Art Italia dal 1986 al 1992, rivista con cui continua a collaborare. Dal 2011 tiene la rubrica “Per diritto di cronaca” sulla rivista Artribune e con Luca Rossi la rubrica online “Oltre il giardino” sul sito Whitehouse. Suoi testi sono apparsi e appaiono anche su riviste come Parkett e Domus. Dal 1994 al 1996 è stato consulente per le arti visive della Regione Abruzzo. Con Michelangelo Pistoletto, il gruppo Calc e Corinne Diserens, cura l’edizione di BIG (Biennale Italiana Arte Giovane) di Torino, 200. Ha curato mostre personali di Jan Fabre come eventi collaterali della Biennale di Venezia, nel 2007-2009-2011. Tre le molte e importanti mostre personali e collettive, si ricordano Over the Edges con Jan Hoet, a Gent (Belgio) e Alighiero Boetti. Quasi tutto, alla GAMeC e alla Fondazione Proa di Buenos Aires (Primo premio come migliore mostra dell’anno). Ha fondato e diretto la rivista di discussioni sulle arti Perché/? Ha redatto e curato monografie di Enzo Cucchi, Jan Fabre, Ettore Spalletti. É stato curatore del Corso Superiore di Arti Visive alla Fondazione Antonio Ratti di Como dal 1995 al 2004. É stato membro del comitato della Quadriennale di Roma nel 2005, ed stato membro del comitato scientifico per l’arte dell’Assessorato alla Cultura – Spazio Oberdan della Provincia di Milano e della Fondazione Kogart di Budapest. È stato consulente Artistico di MiArt (Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea): www.miart.it per le edizioni 2008, 2009, 2010. È consulente del Premio Furla – Querini Stampalia per l’Arte. È membro del Comitato Scientifico del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Luigi Pecci di Prato e del CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Nel 2008 è stato insignito dal Magnifico Rettore dell'Università di Bologna Pier Ugo Calzolari del Riconoscimento alla Carriera promosso dall'AMA (Associazione Almae Matris Alumni) dell'ateneo bolognese.
    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      L’ARTE CONTEMPORANEA SENZA OBIETTIVI !!!

      A più riprese, nel passato, l’escremento è sempre esistito. Gli artisti ce lo confermano con la storia dell’arte. La differenza è che oggi nell’odierno sistema dell’arte, “l’escremeto d’artista”, oltre ad essere stato istituzionalizzato, viene elevato a rango di opera d’arte da imbalsamare e da mercificare per il mercato dell’arte.

      Uno dei compiti principali dell’artista è sempre stato quello di denunciare il decadimento culturale, sociale e morale e di creare un campo fertile di “escrementi” per la “rinascita dell’arte”.

      Esigenza molto importante per l’artista, che nell’attuale momento storico, non è più in grado di fertilizzare, in vari modi, il terreno che è diventato sempre più arido e inospitale per la rinascita dell”arte.

      Oggi le cose stanno proprio così! Continuare a realizzare “merde” non basta più e neanche resistere…, passare all’offensiva contro questo sistema malato dell’arte è possibile e necessario.

  • Cristiana Curti

    Assente qui – forse per opportuna brevità – una delle nostre “merde” migliori (per me, la migliore senz’altro), quella rappresentata alfabeticamente e pittoricamente da Licini. Parola centrale nella sua produzione letteraria (nei racconti del 1913, campeggia “La merda che fuma” fra le novelle di “Bruto in Città”), simbolo di futuristico furore e beneaugurante e vivificante esistere (oltre che – più tardi – di un’ingressione a gamba tesa in un orfismo privo di terrore), è presenza costante nella parte finale della carriera del marchigiano, ilare e rassicurante nelle sue ermetiche visioni, un contrappunto che ancora alla terra (oltre metafora) i personaggi liciniani. Accompagna sia le sorti del “Milionario” che dell'”Olandese volante”, come a favorire i migliori di noi, gli eletti.
    Trovo che – in questo senso – la merda di Licini incarna la più positiva virtù dell’arte, quella che auspica e anticipa un futuro nuovo, ricco, ma soprattutto fuori dalla convenzione. Il miglior augurio possibile soprattutto di questi tempi.

  • Il ““quando si è nella merda fino al collo non resta che cantare” di Samuel Beckett e’ pero’ clamorosamente contraddetto da una nota favola dell’anonimo “Fedro Genovese” (che qui vi riporto in lingua Italiana per una miglior comprensione)
    “Un giorno un uccellino cadde dal suo nido sul sentiero sottostante: era inverno e, quasi implume, stava per soccombere per il gelo.
    Passo’ di li’ una mucca che lo vide e ne ebbe pietà. Si chiese, cosa posso fare per salvargli la vita? Ebbe un’idea e, voltatasi. gli caco’ addosso : una grande merda di vacca calda che ricopri’ l’uccellino quasi completamente.
    Il calduccio ridiede forza all’uccellino che, felice per lo scampato pericolo, si mise allegramente a cinguettare.
    Passava non lontano da li’ una volpe affamata che, sentito il cinguettio, si avvicino’, tolse l’uccellino dalla merda e se lo mangio’.
    Morale :
    primo – non sempre chi ti mette nella merda lo fa’ perché ti vuol male!
    secondo – non sempre chi toglie dalla merda lo fa’ per il tuo bene
    terzo e più importante: quando si e’ nella merda fino al collo meglio starsene zitti! “”

  • antonio (inoki)

    Bravi Di Pietrantonio, scriveno meglio di un tempo : beh è migliorato accidenti! che progresso, pur lodando il regresso!

    • l’uomo tigre

      ciao Antonio,
      ti ritrovo con piacere, terribile questo Giacinto, la forma sarà migliorata sicuramente ma a quanto contenuti è veramente imbarazzante, se in settimana riesco a fermarmi racconterò un pò di cose che ha fatto in passato e così si potrà capire come e quanto ha a che fare con la merda.

  • 1b
  • Maria Letizia Azzilonna

    Speriamo sia una specie di inno alla fecondità come nella nota canzone di De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior!”.

  • Tema, risposte e controrisposte fanno solo capire a quale livello sia scesa la cultura e l’arte, e chi la promuove. Negli ultimi mesi la cacca sembra essere diventato l’ennesimo tema ‘alla moda’ e ne parla chi frequenta i salotti. Non c’è da sorprendersi che quello dell’arte sia diventato un sistema che si autoalimenta e che presto verrà spazzato via…

    • Beh! Naturalmente questi sono temi molto piu’ “alti” :
      http://www.cacticino.net/files/exhibition-images/4f19e3f3-a90c-4a27-a6d6-13755d58f0a2_big.jpg
      …ma perche’ sono quasi certo che qualche “critico” vissuto nel periodo paleolitico, vedendo le grotte di Lascaux , di Altamira o di Kapova abbia esclamato : “quello dell’arte e’ diventato un sistema che si autoalimenta e che presto verrà spazzato via” ?

      • come volevasi dimostrare. Il Signor Luciano G. Gerini, come buona parte degli italiani, non ama il dialogo e la pacatezza della critica :-)

        • Assolutamente sbagliato caro Casanova, io amo il dialogo (tanto e’ vero che ho “dialogato”) e adoro la pacatezza.
          Ho solo ironizzato su due punti del tuo commento:
          il primo : la tua indignata osservazione “Tema, risposte e controrisposte fanno solo capire a quale livello sia scesa la cultura e l’arte, e chi la promuove” – perché, il tema, e’ un tema come qualsiasi altro ne’ migliore ne’ peggiore di quello, ad esempio, da me linkato e proveniente dal tuo sito web.
          il secondo : sono secoli che si sentono proclamare profezie sull’imminente morte (o fine) dell’arte. L’arte e’ nata con la consapevolezza dell’uomo e morirà con l’estinzione dell’umanità perché non e’ ne’ un vezzo ne un’ attività superflua ma una profonda ed ineliminabile esigenza dell’animo umano. Ci sono momenti in cui e’ più “alta” ed altri in cui lo e’ meno, o meglio, in ogni momento ci sono opere più o meno “alte”, Il problema e’, casomai, che i contemporanei (di ogni periodo storico), molto spesso, non sono in grado di valutare il vero “valore” o portata di un’opera che solo le generazioni successive sapranno comprendere ed apprezzare.
          Un’ultima osservazione, già che ci siamo ; gli Italiani, come gli Svizzeri, gli Inglesi i Tedeschi i …. ecc. sono “collettività” cosi vaste da non essere suscettibili di valutazioni del tipo “la maggior parte degli”, almeno quando si parla di caratteristiche psico-social-culturali. Farlo e’ scadere nel luogo comune o peggio… nella discriminazione. Meglio evitarlo.

          • 1b

            stupendo quel quadro postato da gerini dal sito di mario casanova, una parodia sublime e molto indovinata dei profeti biblici sionisti . alta classe in effetti, non robaccia pornotrash o scatolette di manzo(ni) per cani (del resto perfettamente on topic con questo articolo) .

  • Vincenzo

    Bellissimo articolo, grazie!

  • Domenico Ghin

    Ciò che fece Manzoni era circoscritto in un ambito Concettuale, e quindi secolarizzato in quel determinato periodo storico. Ma la merda come materia fecale, organica è ” materia grezza ” ed è alla base di ogni opera d’ arte, anzi di ogni Opera d’ Arte in ogni tempo o epoca storica, in cui attraverso la trasformazione o trasmutazione dallo stato iniziale, che coincide sempre e cammina parallelamente con lo stato coscienziale dell’artista, si arriva al raggiungimento di una sublimazione finale.

  • giorgio bonomi

    una critica in perfetta consonanza con l’argomento!

  • giorgio nenci

    Franco Farina attorno agli anni Ottanta inaugurava al Palazzo dei Diamanti di Ferrara la mostra ” Una cacca color granata”. Titolo poetico, in contrasto alle saccenti argomentazioni del Di Pietrantonio. Ma la ” Merda” puzza sempre, anche quella raccontata….. Preferisco nel camminare, pestare l’erba e i fiori dei campi…… per non sporcarmi i piedi nella ormai sacra Merda….

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      I grandi artisti non hanno mai esercitato la loro arte in una forma “merdifera” fine a se stessa.

  • Angelov

    Delacroix diceva che la Realtà era già così carica di volgarità: perché permetterle di entrare anche nello Spazio Pittorico? Essere Simbolista voleva di fatto voler affermare di essere Anti-Realista. Non è un caso che un artista come Manzoni, così già Concettuale in anticipo sui tempi, abbia visto nella Merda il concentrato del Realismo della Vita. E l’abbia incapsulata per affermare il primato dello Spirito sulla Materia.

    • 1b

      boh a me risulta le abbia anche vendute le sue scat-ole quindi semmai la merda l’ha incapsulata per affermare il primato del cash materico su tutto il resto (altrimenti non le avrebbe vendute a peso d’oro no?) se proprio si deve parlare di incapsulamenti . a parte tutto mi sembra che la merda manzoniana sia un ready made alla duchamp senza nessuna aggiunta, del tipo io ti porto la mia merda in galleria e te la spaccio come opera d’arte perchè sono un artista e il luogo dove la porto fa di questa un’opera d’arte . in questo è identica alla fontana/orinatoio di duchamp, per giunta senza nessuna traslazione di senso (la merda non è oro se non quando arriva in galleria mentre un orinatoio capovolto può diventare effettivamente fontana/lavandino in qualsiasi momento così come una L può diventare un 7 el seven hell’s heaven L7 http://www.youtube.com/watch?v=3wES60h58vs) .

      • Angelov

        Ma tu pensi veramente che Manzoni non conoscesse Duchamp ed inavvertitamente elaborò un’Idea sulla falsariga del Francese coscientemente? Solo per far soldi (lo sterco-merda del Diavolo)? Col senno di poi si può spiegare tutto. A me sembra che ci fosse una forte volontà dissacratoria nei confronti dell’Artista visto come Mito dove persino la sua Merda conservava un valore Sacro, che poi veniva in un secondo tempo tradotto in un Prezzo (di mercato ovviamente), anche perché senza soldi ormai non potresti neanche leggere questa mail, ne io inviarla. Soldi, Mercato etc andrebbero ormai dati per scontato, oppure vivere isolati ed attendere il/la Gallerista Principe/ssa Azzurro/a etc……Ma rimango del parere che LA MERDA E’ LA SOSTANZA A PIU’ ALTA CONCENTRAZIONE DI REALISMO.

        • 1b

          assolutamente no non ho detto questo e non ho idea di dove tu lo possa aver letto, semplicemente ho scritto che non ha aggiunto niente a quello che ha fatto duchamp, in realtà il suo è un gesto molto minore rispetto a quello di duchamp per i motivi suddetti “per giunta senza nessuna traslazione di senso (la merda non è oro se non quando arriva in galleria mentre un orinatoio capovolto può diventare effettivamente fontana/lavandino in qualsiasi momento così come una L può diventare un 7 ” etc etc –
          sì può essere ci fosse un presunto valore dissacratorio ma in realtà sono patetici complessi di inferiorità, come quando un bambino scagazza per terra rovesciando il vasino per farsi notare, cose così . attention whorismo prepuberale .

          – anche perché senza soldi ormai non potresti neanche leggere questa mail, ne io inviarla. Soldi, Mercato etc andrebbero ormai dati per scontato –

          ma infatti, non sono mica savino marseglia . cmq per leggere una mail volendo bastano 10-15 euro al mese, costa di più un chilo di pomodori ormai .

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            La merda nel sistema dell’arte non si può eliminare per un motivo naturale molto semplice: gli artisti come tutti noi creature mortali defechiamo. Una necessità che dura da millenni e che menti perverse, con i metodi critici più fantasiosi cercano di valorizzarla e venderla. L’unica contromisura possibile sarebbe quella di riempire di merda i confini del sistema dell’arte allo scopo di indurre l’imprese di spurgo a ripulirlo e bonificarlo una volta per tutte. Se siete a conoscenza di escrementi d’artista avvisate immediatamente le imprese di spurgo. A me, solo l’odore della cacca fa venire il voltastomaco.

          • Come mai così pochi artisti italiani intevengono in blog e forum?
            Caccqua in bocca

  • dsk

    Piero Manzoni?
    L’arte come pro-cesso

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Le impronte di cacca nel cesso lasciate da un artista defunto, se nel “pro-cesso” creativo, vengono “imitate” conducono sempre là dove hanno condotto l’artista defunto. Il risultato creativo è sempre lo stesso, perché si basa su un “pro-cesso” ormai passato e convenzionale…

      • DSK

        Ofili e Manzoni: I Pro-cessi Sposi

        Ki si è ispirato alle skatolette d’artista di Manzoni?
        I bidoni dei kritici d’arte

        Scatolette di Manzoni:
        Me®da d’artista

      • Savino hai capito perfettamente come avviene il pro-cesso creativo…

        Anch’io ho dato un mio piccolo contributo al pro-cesso creativo con il personaggio El-MOI-RA da me ideato.
        EL-MOI-RA, infatti, “ha intitolato “Poetas” le sue famose fotografie della luna scattate dalle finestre dei gabinetti pubblici (Poetas1) e degli uffici postali (Poetas2) di tutta la Spagna”

        http://cri-tic-ah.blogspot.com/2009/06/el-moi-ra-dei-paesi-baschi.html

  • Skatolette, pakki o skatoloni?
    Semmmpre-bbbbidddonni-ssssono

  • Consiglio ai critici: Shhhhhhhh.it

  • … ed il “Cacca Dura e Cacca Molla”?
    http://tranquiada.blogspot.com/2008/10/giorgio-spiller.html

  • carmelo

    Oggi Manzoni si vende pure nelle televendite della galleria Orler.

  • DSK

    Scatolette Manzonin

  • DSK

    …e se ti scappa cacca mentre sei al Louvre?
    Vai a visitare le sca-toilette di Manzoni