Un punto e mezzo di PIL. Basta limitare le soprintendenze

Un punto e mezzo non è uno scherzo, nient’affatto. Certo non risolverebbe tutti i problemi del nostro Paese, ma una bella mano la darebbe. Come fare? Semplice: limitando lo strapotere – spesso arbitrario e acefalo – della soprintendenze.

New York Stock Exchange - AP Photo

Le Borse hanno fatto perdere la pazienza a tutti. Governi compresi. Nessuno ci capisce più niente. Quanto a noi, il Governo italiano è stato, diciamo così, caldeggiato a risolvere rapidamente alcuni problemi, sotto l’occhio vigile del FMI. Ministri e parlamentari si scervellano per trovare le risorse, per diminuire gli sprechi, per associare a maggiori entrate (tasse!) provvedimenti che tentino di sbloccare la crescita. Senza riuscirci.
Incredibile a dirsi, ma in questo pandemonio il mondo dell’arte e della cultura può dare il suo contributo. E non solamente evitando di chiedere (già tante volte abbiamo dimostrato che ormai la cultura non chiede più l’elemosina allo Stato, domanda soltanto di poter lavorare in maniera più agevole, senza intralci, senza burocrazia), ma questa volta proprio dando. Mettendoci qualcosa di suo, rinunziando a delle prerogative. Un punto e mezzo di Pil. E non esageriamo. Un punto e mezzo in più di Pil, ogni anno, per chissà quanti anni ancora. Una enormità. Con un provvedimento facile facile, quasi banale. Semplicemente togliendo al mondo della cultura quei “poteri” che consentono di porre veti, avere l’ultima parola su costruzioni, demolizioni, trasformazioni urbane, lavori pubblici.
Una riforma che tolga dalle mani delle soprintendenze i poteri di veto che bloccano il Paese
. Parcheggi, stazioni, palazzi, alberghi, strade, ferrovie, metropolitane, case, architetture di ogni tipo. Tutto bloccato. Troppo spesso senza motivo. Troppo spesso con motivi che nulla hanno a che spartire con la tutela del bene culturale in questione. Sovente bloccato per il gusto di bloccare, per far vedere che ci si è. Qualche volta bloccato per poter avere il potere – esercitato non sempre lecitamente – di sbloccare.

Il ponteggio su un palazzo residenziale

Il caso tipico? Un condominio deve ripulire la facciata, il palazzo è notificato, si montano le impalcature e si comincia a pagare l’occupazione del suolo pubblico. Passano i mesi e la soprintendenza non si decide sul colore da utilizzare. Passano altri mesi, i costi aumentano sensibilmente (il degrado idem; i negozi al piano terra, sommersi tra i tubi innocenti, non lavorano più…) e la situazione si sblocca soltanto dopo aver chiamato quel dato geometra che, con un lavoro da poco ma pagato tanto, trova tutti i vialibera necessari. Non si tratta di casi verosimili, ma veri. E si tratta di casi piccoli, piccolissimi. Perché quelli grandi si chiamano linee metropolitane, nuovi ospedali, studentati, carceri fatiscenti da demolire e ricostruire per dare dignità a chi le abita. Migliaia di casi in tutto il Paese: gli imprenditori, per andare avanti, si devono trasformare in corruttori poiché – con la scusa del ritrovamento – v’è una concussione de facto, gli investimenti stranieri stanno alla larga da un Paese dove è sufficiente rinvenire un “tratturo non lastricato d’epoca imprecisata” per bloccare cantieri da 400 milioni per tre anni (parliamo sempre di casi reali), i posti di lavoro vanno a farsi benedire in nome di una cantina medievale o delle fondamenta diroccate di una villa romana, la malora prende il sopravvento e all’economia viene impedito, fisicamente, di svilupparsi e di fluire naturalmente come ha sempre fatto.

Un cantiere della linea C della metropolitana di Roma

Non si tratta di abdicare sulla tutela dei beni culturali. Piuttosto di passare da una tutela di maniera, dannosa, a una tutela reale, concreta. Passare dall’“abbandoniamolo, così sarà tutelato” all’“utilizziamolo, così sarà tutelato”. Si chiama sviluppo e i “soprintendenziali” sono gli unici a pigliarsi il lusso di ignorarlo. Un punto e mezzo di Pil bloccato per la soddisfazione (e il tornaconto?) di un sistema di tutela che è diventato un sistema di potere. Col risultato che non solo gli investimenti vengono bloccati, ma che la maggior parte dei beni culturali, archeologici, architettonici e paesaggistici (contrappasso paradossale ma inevitabile) versa in condizioni penose. C’è il danno e c’è la beffa. Possibile che, tra mille problemi economici, non ci si pensi?

Massimiliano Tonelli

Editoriale pubblicato su Artribune Magazine #2

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Cristiana Curti

    Discorso complesso, ma più che comprensibile. Io non lo metterei soltanto in capitolo “risparmio antispreco”. Ma in quello: nuovi punti di osservazione del patrimonio culturale e civile.
    Certo che a fronte di tanti abusi di potere delle Soprintendenze, purtroppo abbiamo molti esempi di abuso edilizio in posti dove (a tutela del paesaggio, importante tanto quanto se non di più del tratturo di epoca imprecisata) sembra non esserci neppure traccia dello Stato.
    Anch’io però toglierei alle Soprintendenze il potere di bloccare ad libitum, mettendo almeno un limite al tempo della decisione (silenzio-assenso dopo i primi rilevamenti che vanno compiuti anche questi entro un dato numero di giorni – pochi – dalla scoperta). E stabilire una tabella di priorità in base ai danni collaterali creati.
    O magari, pensare di far pagare i danni collaterali alle Soprintendenze che non agiscono in fretta (e a quelle che non agirono quando era necessario impedire un abuso).

  • antonio

    Mah, quest’articolo mi sembra scritto con i piedi o come minimo da un’idiota.
    proprio in questi giorni i fiumi esondano: potevate essere più furbi e inserire l’articolo in un’altro momento? ma non sapete neanche quello che accade nella realtà?
    Sono seriamente commosso dai casi segnalati e mi dispiace per i poveri imprenditori costretti a pagare bustarelle x poter cambiare colore all’edificio.
    Non che i casi non esistano ma rendetevi conto che sono comici se paragonati all’edificazione selvaggia che ha devastato il territorio italiano con i risultati che tutti vediamo. Perchè non parlate di quelle bustarelle?
    Capisco che per voi sia troppo complicato da capire ma che ne dite della relazione tra edificazione selvaggia, apertura intensa di centri commerciali inutili e riciclaggio di denaro sporco? Pensate che le soprintendenze siano il centro del riciclaggio?
    e non mi pare il degrado dei beni culturali ed artistici sia colpa delle soprintendenze che l’attuale governo ha tentato invece di esautorare in tutti i modi proponendo condoni effettivi e tentati con silenzi assensi a iosa e affidando poteri speciali alla Protezione pubblica costruendo cattedrali nel deserto (vedi Bertolaso – sardegna), permettendo ad una sciantosa come la signora Carlucci (ora che la nave affonda repentinamente paracadutasi nell’UDC) di dire a Settis dove doveva andare se non era d’accordo con la legge del libero cemento; mettendo un gestore di Mc donald alla gestione dei musei ; proponendo un pubblicitario alla direzione della Biennale; devo continuare?
    Ma io mi domando dove vivete voi di artibune e glii scemi che scrivono questi articoli
    ma li leggete i giornali seri? i muri di Pompei crollano e noi risparmiamo eliminando qualche soprintendenza?
    Perchè invece non eliminare qualche museo d’arte contemporanea che fa poche centinaia di visitatori all’anno e espone rottami e foto stracciate? Perchè non riduciamo il numero delle scuole d’arte e ci mettiamo il numero chiuso? così chi si occupa di argomenti simili non è per forza l’imbecille medio! viene da pensare che il mondo dell’arte contemporanea sia popolato di imbecilli medi che smaniano spostare Bernini per sostituirlo con i loro immodesti sacchi di carbone e barattoli di merda.

    • Elisabetta Farioli

      Mi stupisce che sia stato pubblicato un intervento così rozzo e qualunquista. Anzichè segnalare la percentuale bassissima del bilancio dello Stato dedicato alla tutela, si consigli addirittura la sua riduzione! Le Sovrintendenze tardano a dare il parere perchè sottoorganico e in continua riduzione di fondi per le missioni etc. Ma i loro funzionari – scelti attraverso concorsi pubblici – garantiscono una competenza e conoscenza del patrimonio che altrove non mi sembra così facile da reperire.
      Evidentemente anche lì ci possono essere problemi legati alle persone o alle situazioni, ma per favore stiamo attenti a cercare di smantellare un sistema che bene o male ha garantito il nostro patrimonio e che anzi credo potrebbe fare senzaltro di più con più risorse adeguate ai livelli degli atri paesi

  • Cristiana Curti

    Antonio, non vorrei intromettermi, ma credo che Artribune non abbia assolutamente voluto giustificare le porcherie perpetrate conto il nostro patrimonio artistico e paesaggistico (e a proposito di soprintendenze decisamente non colluse con il malaffare, vorrei ricordare che negli anni ’80 e ’90 la strada per l’estero di molti reperti archeologici dissotterati illegalmente passava attraverso ben certi nomi in ben certe soprintendenze, e c’è solo da augurarsi che certe connivenze siano oggi terminate…), né giustificare lo scandalo delle miserrime sovvenzioni (anzi nessuna sovenzione) a Pompei, laddove sino a pochi giorni fa – ovvero solo con l’intervento dell’UNESCO, intervento che ci dovrebbe far tutti vergognare – c’era un unico archeologo per tutta l’area degli scavi e solo ora si comincia ad assumere.
    Credo che Tonelli voglia far emergere un “vizio” tipico della burocrazia italiana, quella che ciecamente affossa qualsiasi cosa per far pesare il proprio inutile (se non deleterio in certi casi) potere, quella che – quotidianamente e non solo per le grandi imprese – impedisce a un cittadino di congiungere due aree di un appartamento solo perché i solai hanno un piccolo dislivello e indicano che appartengono a due corpi di fabbrica diversi, o impedisce di aprire una finestra laddove magari ve n’era già una (con stipiti originari sotto gli intonaci posteriori) solo perché non si può concedere di appoggiare alla parete un ponteggio troppo invasivo o perché la domanda è in ritardo rispetto a quelle del cantiere…
    Non parliamo di opere di primo peso per la cultura italiana ma di piccoli interventi che – ostacolati – fanno allontanare il cittadino (onesto) dalle istituzioni delle quali deve sempre temere il veto per tutto ciò che potrebbe costituire un beneficio per la collettività o anche per la propria famiglia.
    Il discorso integra e non elude il tuo.
    Il problema è proprio relativo alla serità delle persone e al buon senso dei funzionari che dovrebbero lavorare per il bene comune e non solo per sostenere la cadrega che occupano.
    E a ben vedere quei funzionari ottusi che impediscono tutto sono spesso assai simili (se non gli stessi, e ti potresti stupire andando a fondo) che non si oppongono alla cementificazione della Valle dei Templi o di altri luoghi sacri per la nostra civiltà sul nostro territorio perché non agevolano i processi per costiture sempre nuove aree da tuttelare di interesse culturale e paesaggistico.
    Come sempre non importa quanto sia il gettito complessivo concesso alle Soprintendenze, ma piuttosto a chi (a quale Soprintendente) che determina la differenza di qualità e la migliore gestione delle risorse.

    • Cristiana Curti

      Chiedo scusa per i diversi e stupidissimi errori di battitura.

  • antonio

    Cristina eliminiamo le Soprintendenze allora?
    Questa era la questione.
    Le soprintendenze non sono il centro del problema anche se diciamo che accolgo le tue … integrazioni. Ma mi pare che un funzionario che agisce male e per interessi personali o illeciti andrebbe inquadrato in un quadro più ampio.
    Dimmi te allora a chi preferiresti dare l’autorità dei controlli? ai partiti? aTonelli? a Politi? tagliare le soprintendenze per finanziare le mostre dei giovani artisti?
    dici alcune cose giustissime ma mi pare che sei sorda da un orecchio

    • Cristiana Curti

      Nessuno parla di tagliare le Soprintendenze e nessuno parla di tagliare da una parte per dare a un’altra. Come poi si arrivi a dire che “togliere” Soprintendenze indichi automenticamente “aumentare” i finanziamenti ai “giovani artisti” questo poi me lo spiegherà, signor Antonio. Non capisco dove Lei legga affermazioni che né io né l’articolo (che non devo difendere da nessuno, anche perché non lo condivido del tutto) abbiamo mai fatto.
      Ogni centro di potere in Italia è ricettacolo di personaggini minuscoli e poco qualificati che invidamente tendono a mostrare i radi dentini per far capire che anch’essi esistono.
      Nell’ambito dell’arte “classica” sono innumerevoli le odiose baruffelle incorrenti fra privati che si scambiano opere notificate del tutto legittimamente e alla luce del sole (come legge richiede) ma che sono vessati dalle schermaglie costruite sul nulla dai funzionarietti livorosi delle soprintendenze che tentato in tutti i modi di contrastare o scoraggiare un legittimo passaggio di proprietà ben sapendo che quell’opera non è comunque di interesse dello Stato e abusando di un diritto di prelazione, il quale, esausto, non dovrebbe diventare arma di ricatto o timore. E questo è solo il più banale degli esempi che costringono la nostra arte in un perenne sottobosco o in un “aureo” campo di concentramento (i confini dello Stato).
      Le Soprintendenze hanno spesso abdicato al nobile compito di tutelare e esaltare il nostro patrimonio per il ben più remunerativo compito di polizia, spesso esercitata in modo indiscriminato (è il discrimine che conta, non solo la norma, pur restrittiva!) con veri e propri distorcimenti delle legge e delle normative, che solo pochi conoscono veramente.
      Io ho la massima stima di alcuni grandi nomi della nostra cultura che sono stati anche Soprintendenti e funzionari dello Stato di enorme, insostituibile spessore, così come ho la massima deferenza per l’Istituto delle Soprintendenze, ma rigetto il costume della maggior parte del funzionariame che non sapendo esercitare la propria professione, si incaponisce in schermaglie che diventano ostacoli insormontabili per il cittadino comune.
      Questo volevo dire, se Lei ci vede altro, allora si compri un bel paio di occhiali, mentre io farò tesoro del suo consiglio sulla mia presunta semi-sordità.

  • Antonio Inoki

    Cristina sbaglio o tonelli ha parlato di un punto e mezzo di pil? O l’ho forse scritto io?e come? Visto che citi tanti fatti perché non ricordi che la riduzione delle soprintendenze e stata realmente paventata recentemente? Io gli occhiali ce li ho già ma tu puoi elencarmi tutte le malefatte possibili di vari funzionari ma se l’alternativa e abolire tutte le soprintendenze devi darmi un alternativa o altrimenti devo pensare che non vorresti alcuno strumento di tutela e controllo per dare mano libera ai trafficanti e ai furti d’arte dei quali ti informo l’esistenza. Mi viene da ridere quando sento che l’arte contemporanea non vuole aiuti pubblici e vuole solo meno lacci e lacciuoli . Ma avete l’idea di cos’è una bolla immobiare?

  • Antonio Inoki

    In questa bolla ci siamo già dentro se non llo sapete.
    Come già detto vedete la pagliuzza ma non la trave.
    Quanto alla rivalità arte antica arte contemporanea l’ho già vista trapelare da queste parti piu di qlc volta! Meno finanziamenti all’arte contemp e più conoscenza dell’arte antica non sarebbe male e lo dice anche se incredibile in sincero appassionato di arte contporanea. L’arte contemporanea e inflazionata!

  • raffaele savarese

    il problema delle Soprintendenze è quello della burocrazia italiana peggiorato dal fatto che interviene su beni “irripetibili” e fragili. il modo di intervenire di Tonelli mi sembra molto “italiano” e superficiale. Come cittadino pretendo che la Soprintendenza faccia il suo dovere, nel modo più corretto possibile che significa rispetto per le Leggi in modo sostanziale e non formale e che capisca e conosca il contesto in cui opera. abbiamo invece burocrati quasi sempre indifferenti ai beni che devono tutelare e desiderosi solo di non avere responsabilità (dire no è più facile, appellarsi alla “storicizzazione” risolve il problema), prendersi lo stipendio ed andare in ferie e poi in pensione.. sono preoccupazioni legittime che però hanno in nuce le distruzione dei beni culturali. il problema si risolve con un serio aggiornamento culturale del personale e valutando l’effettivo interesse per il lavoro che svolgono.Questo inoltre è il paese in cui si elogiano i concorsi e per leggi varie si assume il personale per chiamata diretta su iniezione partitica. il disastro di Genova è un disastro annunciato cui hanno collaborato tutti: dagli amministratori ai cittadini…tutti pensano che la colpa è del vicino….ma ognuno di noi anche con il silenzio ha messo il suo mattone.

  • A parte l’espressione orrenda (nel sommario) “ma una bella mano la darebbe”, condivido le considerazioni di Massimiliano Tonelli soprattutto perché sottolinea che le ragioni della conservazione, tutela, ripristino e riuso, divergono, spesso, ma non sempre, dagli obiettivi degli interventi delle soprintendenze che sono legittimate a provocare danni incalcolabili sia per i ritardi nell’esercizio di certe valutazioni sia persino nel merito dei provvedimenti. Caso Urbino, una città interamente patrimonio dell’Umanità: il Comune, nel 2002, propone un piano di riqualificazione urbana complesso ed articolato con alcuni presupposti teorici di cui molti da chiarire prima nella comunità scientifica (cosa significa e come si procede correttamente nel restauro urbano ambientale e territoriale) e poi nel dibattito politico per le decisioni consapevoli ed informate. Le soprintendenze, assieme ad una moltitudine di soloni improvvisati, hanno preso partito di favorire la campagna rabbiosa della destra di spegnere qualsiasi iniziativa di indagine trasformando l’idea di riqualificazione urbana in un banale piano del colore. Così un milardo di vecchie lire è andato in fumo. Danno erariale? Silenzio totale degli organi di vigilanza e della magistratura.

  • La mia prima reazione a questo articolo è stata simile a molte di quelle evidenziate nei commenti precedenti: cosa? si propone per far cassa di smantellare il glorioso sistema italiano della tutela, quando c’è chi sta tentando da tempo di farlo davvero (e allora questo articolo potrebbe sembrare funzionale a giustificare certe politiche); quando con un’evasione di (se non erro) 120 miliardi di euro all’anno sapremmo benissimo dove attingere per recuperare risorse (non certo da un settore già massacrato); quando altro che progetti bloccati, in un paese cementificato a ogni piè sospinto (e basta con la retorica della contrapposizione cultura/paesaggio da una parte e sviluppo/edilizia dall’altra: a volte basterebbe che chi si occupa di costruire stia a sentire chi si occupa di tutela, e le cose andrebbero meglio: i progetti andrebbero ideati con più attenzione e consapevolezza prima di metterli in pratica, e non ci si dovrebbe limitare a lamentarsi dopo. Ad esempio: se mi incaponisco a voler fare una metropolitana che attraversi il centro di Roma è forse possibile che io incappi in qualcosa, anche di grosso? e che magari un paio di fermate fondamentali non si possano fare? Forse allora è meglio potenziare il trasporto di superficie, cfr. tram). Voglio però accogliere anche quello che c’è di buono nella provocazione di Tonelli: la necessità di una riforma del settore delle soprintendenze (che però si fa non a costo zero o addirittura risparmiando, ma assumendo personale giovane e preparato, ad esempio); la necessità di andare oltre la contrapposizione tra tutela (intesa come mera conservazione, per definizione inefficace) e valorizzazione (intesa come spregiudicata ‘estrazione di valore’ monetizzabile), e di mettere al centro l”uso’ da parte della cittadinanza (cfr. “Non si tratta di abdicare sulla tutela dei beni culturali. Piuttosto di passare da una tutela di maniera, dannosa, a una tutela reale, concreta. Passare dall’“abbandoniamolo, così sarà tutelato” all’“utilizziamolo, così sarà tutelato”).

  • Massimiliano Tonelli

    Fabrizio quando io parlo di crescita e ricchezza (un punto e mezzo di pil) io non parlo scioccamente di “fare cassa”, sarebbe troppo banale e anche io sono d’accordo nel dire che se cassa bisogna fare allora bussiamo prima alla porta degli “scudati” o delle centinaia di miliardi di evasione.

    Parlo proprio di crescita. Di elevazione sociale, urbanistica, strutturale del paese. Parlo di impedire a certa gente di lasciare interi brani del nostro territorio in totale e marcio abbandono perché qualcuno li ha convinti, in chissà quale polverosa accademia o ateneo, che una cosa abbandonata è una cosa tutelata, mentre una cosa sviluppata è una cosa sfruttata e speculata.

    Riguardo al trasporto pubblico, tema chiave attorno al quale girano molte cose, le soprintendenze, a Roma e non solo, non soltanto impediscono la realizzazione di fermate in nome di risibili reperti sotterranei, ma impediscono anche la realizzazione di tram, corsie preferenziali, cordoli, addirittura talvolta di marciapiedi.

    Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a Parigi vi sono 25 auto ogni 100 abitanti; a Roma oltre 70. Con l’ottimo successo da parte della soprintendenza di avere scatole di lamiera posizionate dovunque, fin quasi dentro al Colosseo e sicuramente -volete le foto?- sulla piazzetta pedonale prospicente la sede della Soprintendenza stessa.

    Il motivo per cui la Soprintendenza romana blocca un tram a Via Nazionale che colleghi il centro storico con la stazione? Perché i commercianti (convinti che i clienti siano esclusivamente coloro che parcheggiano in divieto di fronte alla vetrina del negozio, peraltro oscurandolo) non lo vogliono in quanto non riescono a capire che farebbe aumentare i loro affari. La richiesta dei commercianti passa al politicante di turno, che la gira alla soprintendenza asservita: “cara Soprintendenza, fai il piacere, dichiarati contraria al tram così evitiamo a monte il problemone coi bottegai”.

    La soprintendenza, col suo potere di veto, quando lavora per sui conto fa danni perché blocca i progetti; quando si offre come foglia di fico per terzi fa danno perché maschera l’inefficienza e la corruzione delle amministrazioni. Dunque abolire chi ci ha garantito il FALLIMENTO di tutte le nostre città che oggi sono le più disastrate città d’Europa, che danno può portare ai nostri beni culturali?

  • Timoteus

    Purtroppo quello che Tonelli scrive è in gran parte vero: difendere non significa lasciare tutto in stato di abbandono, la burocrazia strangola con la propria lentezza e stupidità, oltretutto dopo le alluvioni che hanno devastato la Liguria è ormai chiaro a chiunque che l’attuale sistema di tutela del territorio è totalmente inefficace; vorrei anche far notare che troppi gli uffici anzichè essere autonomi sono AUTOCRATICI (nessuno che controlli e valuti il loro operato), per quel che riguarda il geometra amico, tale discorso, purtoppo verissimo, vale per molti altri uffici, non solo per le soprintendenze