E in Polonia continuano ad aprire musei

L’inaugurazione di un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea a Breslavia, in Polonia, è passata un po’ in sordina. Incastrata tra incontri di boxe, stadi nuovi di zecca e congressi culturali paneuropei. Un ex bunker di 3.500 mq che diventerà la succursale del futuro Wroclaw Contemporary Museum.

David Cerny - Entropa - 2009

Prendete un cilindro di calcestruzzo armato alto 25 metri. Svuotatelo al suo interno, quanto basta per garantire un minimo di libertà di movimento. Ripulitelo da ogni residuo architettonico e ideologico. Sfondate il soffitto per rendere l’edificio più luminoso. Avrete così una struttura dedicata all’arte contemporanea a prova di artiglieria pesante. Costo complessivo dell’operazione, circa 1 milione e 100mila euro.
È questo il prezzo pagato per riadattare il rifugio anti-aereo nazista di piazza Strzegomski, costruito nel 1942, in una struttura museale. Wroclaw (Breslavia) si chiamava ancora Breslau. Con scellerato ottimismo i tedeschi – sbugiardati poi dalla storia – erano ancora convinti che gli alleati si sarebbero accontentati di qualche sporadico bombardamento.
Una superficie di 3.500 mq aperta lo scorso 2 settembre in una città euforica per l’inaugurazione dello stadio da 40mila posti per Euro 2012, circondato all’esterno da un velo “a maglie” realizzato in fibra di vetro e teflon. Per l’occasione, il nuovo impianto calcistico “affetto da cataratta” ha ospitato la sfida di pugilato tra il David locale, Tomasz Adamek, e il Golia ucraino Vitali Klitschko, amico del super-magnate Viktor Pinchuk, e fratello di quell’altro pugilatore di nome Wladimir Klitschko che aveva co-curato il Padiglione ucraino a Palazzo Papadopoli alla 53esima Biennale di Venezia.

Facciata del Bunker Strzegomski

Per diverse ragioni, l’apertura del bunker Strzegomski è passata in sordina. Sì, certo, c’è stato l’incontro vinto dal pantagruelico David con un K.O. tecnico dopo dieci riprese, ma anche quel prestigioso raduno di materia grigia europea, qual è stato lo European Cultural Congress, con il suo generoso pacchetto di gettoni di presenza destinati all’Italia (Oliviero Toscani, Gianni Vattimo, Pierluigi Sacco e altri) e le indimenticabili jam session del compositore polacco Krzysztof Penderecki con Aphex Twin e Jonny Greenwood.
Una struttura temporanea destinata, dunque, a diventare nel 2015 una succursale di quell’ambizioso cubo “a geometria variabile” che sarà il Wroclaw Contemporary Museum, progettato da Nizio Design International di Varsavia. “Una caratteristica dominante del progetto consiste nell’uso pratico della geometria dell’edificio, in modo tale che la struttura investa lo spazio pubblico della città”, ci ha spiegato Miroslaw Nizio, titolare dello studio varsaviano. L’edificio di cinque piani sorgerà vicino al Panorama dipinto di Raclawice, la cui struttura esterna sarà visibile dal tetto del museo destinato a ospitare anche un giardino.

L&B - Beautiful Tube - 2011 - Bunker Strzegomski - photo Daniel Baumann

Intanto, la direttrice del museo, Dorota Monkiewicz, è uscita allo scoperto annunciando l’arrivo di una task force di curatori dell’Europa centrale: Tomas Pospiszyl, Zuzana Bartosova, Ewa Badura e Piotr Krajewski si occuperanno a turno di reinventare l’allestimento della collezione museale, composta perlopiù da opere di provenienza locale. Anche sul fronte degli artisti la direzione sembra puntare tutto sul genio regionale. È stato fatto anche il nome dell’artista ceco David Cerny, che aveva strapazzato i burocrati di Bruxelles con l’installazione Entropa (2009). Nella cartina tridimensionale satirico-kitsch dei Paesi del vecchio continente, l’Italia era un finto prato abitato da piccole figure di calciatori onanisti.  Chissà se, a distanza di due anni, Cerny sceglierebbe ancora la stessa immagine per rappresentare il nostro Paese. Nel frattempo la Polonia – raffigurata allora come un enorme campo di patate, solcato da bandiere arcobaleno per diritti gay – si gode dall’alto della sua presidenza semestrale UE, la propria febbre da novanta per grandi eventi e nuovi musei.

Giuseppe Sedia


CONDIVIDI
Giuseppe Sedia
Giornalista e reporter freelance nato il 6 luglio 1982 a Montreuil (Francia). Scrive di attualità, politica, cultura e spettacoli. È redattore del ‘Krakow Post’. I suoi articoli dedicati a cinema, videogiochi e arti visive sono apparsi su numerose riviste e web magazine italiani e stranieri (‘Warsaw Business Journal’, ‘Il Manifesto-Alias’, ‘Cafe Babel’, ‘Cineforum’, ‘Exibart’, ‘Film International’, ‘Asia Express’, ‘Sentieri Servaggi’). Attualmente vive in Polonia.