Roma: Lo streetartist Diavù aggredito al Quadraro mentre dipingeva. La posizione di MURo

Netta presa di posizione da parte dell’associazione culturale MURo, primo museo romano di street art a cielo aperto, dopo la violenta aggressione all’artista Diavù e al suo assistente picchiati mentre stavano ultimando un lavoro: “Ce ne andiamo dal quartiere”.

Diavù - Progetto MURo - Quadraro Roma
Diavù - Progetto MURo - Quadraro Roma

Vittima di un’aggressione violenta, perpetuata ai danni suoi e del suo assistente mentre stava svolgendo il suo lavoro. David Vecchiato, in arte Diavù, street-artist di fama internazionale e ideatore del progetto MURo – Museo di Urban Art di Roma – primo museo di street art a cielo aperto della capitale, è stato aggredito insieme al suo assistente Giorgio Silvestrelli mentre stava ultimavano un murale in via Decio Mure, nel quartiere Quadraro di Roma. Un fatto di una gravità assoluta che ha costretto l’associazione MURo a diramare un comunicato stampa in cui dichiara l’intenzione di abbandonare il Quadraro in seguito al violento episodio che ha avuto per protagonista Diavù, che dell’associazione è anche direttore artistico. Abbiamo incontrato l’artista, a cui sono stati refertati 30 giorni di prognosi, per farci raccontare l’accaduto e ricostruire la vicenda.

I FATTI

Diavù e Silvestrelli sono stati aggrediti mentre stavano completando un murale in via Decio Mure, commissionata dal VII municipio. Non un’opera qualsiasi, ma un murale dal forte valore simbolico perché ha come protagonista Sisto Quaranta, una delle vittime della deportazione nazifascista del Quadraro avvenuta il 17 aprile 1944, deceduto da qualche mese e conosciuto personalmente dall’artista, che ha voluto dedicare questo murale a tutti gli abitanti del quartiere che furono vittime di quell’episodio drammatico. L’aggressione è avvenuta in pieno giorno e i due artisti hanno raccontato l’episodio come un vero e proprio assalto da parte di una persona già conosciuta dalle forze dell’ordine che ha in passato già minacciato Diavù. “Le opere che creo hanno tanti estimatori”, racconta Diavù ad Artribune, “ma anche molti nemici e non potrebbe essere altrimenti dato che sono consapevole del fatto che quello che faccio incide in qualche modo sulla società. È chiaro il tentativo di delegittimazione che stiamo subendo. La persona che ha usato violenza contro di me sta ora annaspando online inventando alibi contro la gentrification, accusando la Street Art di far salire il prezzo delle case e di invadere i territori e una serie di altre motivazioni buone solo per far sfogare haters e ignoranti”.

LA STREET ART SOTTO ACCUSA

MURo è invece nato con l’intento opposto”, continua Diavù “anche come forma di prevenzione nei confronti della gentrification. La mia visione, sia d’artista nelle mie opere sia da curatore quando coinvolgo altri artisti, mi ha sempre spinto ad indagare l’identità di un territorio. Questo è uno stimolo per l’ispirazione ma è anche un elemento necessario per instaurare un dialogo con gli abitanti e le loro storie. E genera, inoltre, un interesse culturale, non solo economico, nei confronti dei luoghi”. L’aggressione secondo l’artista nasconde qualcosa di più profondo, una paura atavica della cultura considerata come nemica. “Non ce l’ho con l’aggressore”, sottolinea Diavù “anche se lo ho denunciato e spero che risponda delle sue responsabilità perché credo nella società civile, ma non lo odio perché non ritengo sia lui il problema, lui è solo una manifestazione di una serie di problemi sociali che vanno dalla continua violenza verbale a cui assistiamo sui social e in TV, anticamera dell’aggressione fisica. Noi artisti siamo poi tra i pochi ancora in strada, ma in strada in maniera attiva non vuole scendere più nessuno e le strade delle nostre città sono sempre più terra di nessuno. Io 10 anni fa sono uscito dallo studio e sono sceso in piazza a dipingere proprio perché convinto che l’arte sia un mezzo potentissimo per influire sulla vita delle persone”.

IL PROGETTO MURO

E proprio con l’intento di portare l’arte lì dove è meno accessibile è nato progetto MURo. Fondato al Quadraro nel 2010 da un’idea di David Vecchiato, la cui famiglia abita nel quartiere dagli anni cinquanta, progetto MURo ha come finalità quella di iniziare un processo di valorizzazione culturale e artistica del territorio. Diavù ha dipinto nel corso di questi otto anni 7 opere di Street Art al Quadraro e 6 a Torpignattara (di cui 9 donazioni e 4 su commissione). Dal 2011 l’artista ha iniziato con altri cittadini un percorso di autofinanziamento e di volontariato che ha permesso la nascita dell’Associazione Culturale MURo e il coinvolgimento di 32 artisti di tutto il mondo per realizzare altre 27 opere di Urban Art nei due quartieri periferici di Roma, di cui solo 24 nell’area del Quadraro Vecchio. Molte di queste opere sono state realizzate a titolo completamente gratuito e sono nate grazie al confronto tra alcuni cittadini del quartiere e gli artisti. L’idea alla base del progetto MURo non è stata, banalmente, quella di dipingere enormi pareti per promuovere artisti o gallerie attraverso lo spazio pubblico, bensì quella di trasformare alcune aree della città di Roma in percorsi museali a cielo aperto, così che l’arte contemporanea potesse interagire quotidianamente con i cittadini. Fino al punto da immaginarsi e proporsi come modello di sviluppo culturale per Roma.Un progetto artistico, definito “community specific”, che ha avuto un grande successo ed è stato imitato da altri progetti simili altrove.

MURO ABBONDONA IL QUADRARO

Tutto questo oggi sembra destinato a svanire. L’associazione MURo ha diramato un comunicato stampa in cui ha dichiarato l’intenzione di abbandonare il Quadraro e di continuare l’attività altrove. “Giunti a questo punto noi associati prendiamo atto del clima sfavorevole che si è venuto a creare”, si legge nel comunicato “e riteniamo che sia diventato pericoloso proseguire con il nostro lavoro a causa delle gravissime aggressioni verbali e fisiche accadute ai nostri associati e all’artista Diavù. Riteniamo infatti che dal momento che non vi è più la necessaria serenità, tranquillità e soprattutto sicurezza per poter proseguire con altre iniziative”. Una vittoria indubbia per chi è stato violento. Ne è convinta anche l’associazione. “Consapevoli che l’interruzione della nostra attività artistica rappresenta una vittoria per l’aggressore, ottenuta attraverso una feroce violenza finora rimasta impunita, riteniamo che la sconfitta non sia solo nostra, ma dell’intero quartiere”. Ma che nasconde una scarsa considerazione per l’arte. “C’è un errore di fondo nei confronti dell’Arte Urbana”, conclude Diavù, “Addirittura in troppi la chiamano “riqualificazione urbana” che tradotto significa spendere il meno possibile per rifarsi il trucco. Evitando di fare i veri lavori di riqualificazione (ovvero amministrazione ordinaria e straordinaria di un territorio). E così la sminuiscono anche loro, mettendo pure i cittadini contro gli artisti. Il rischio c’è e all’interno di queste tematiche sarà facile sempre più anche trovare alibi per aggredire”.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.
  • Caterpillar

    Ce l’avrà un nome l’aggressore?

  • Franco Billo

    Hanno incentivato la cultura del tag sul muro col risultato che Roma sembra un pisciatoio. Hanno pensato solo ai cazzi loro portandosi dietro uno stuolo di imbecilli che con l’arte non hanno niente a che fare… Hanno permesso che venissero sfregiati palazzi fontane e monumenti…

    • Mario Brega

      Quale tag? Quelle che fa un certo Bulla Emilio Felix, si mette a riempire di merda i muri scrivendo stronzate anticapitaliste e contro la centrifugazione anche se lui stesso sta contribuendo a tutto questo?