San Lorenzo Bizzarro. Per un festival pop-surrealista

Per un’intera giornata, il quartiere San Lorenzo non è stato soltanto lo storico quartiere multiculturale e studentesco che caratterizza un volto della Roma contemporanea, bensì un grande teatro a cielo aperto dedicato all’arte ipercontemporanea. Grazie alla prima edizione del festival “Bizzarro”.

Bizzarro 2013 - Sabrina Dan e Melappioni

Organizzato dalla Mondo Bizzarro Gallery, il Festival Bizzarro è stato un atto performativo diffuso, nel quale le più aggiornate tendenze del Pop Surrealism e della Street Art hanno incontrato e interagito attivamente con il tessuto socio- urbano del rione romano di San Lorenzo. Sin dalle prime ore di sabato pomeriggio – siamo al 21 settembre – la quotidiana e caratteristica vitalità di San Lorenzo inizia a mescolarsi con la creatività di ventidue artisti; così in via dei Volsci, degli Equi, dei Sabini e dei Salentini spuntano numerosi palloncini rossi che tracciano un percorso simbolico, dove la realtà giornaliera e un onirico immaginario figurativo trovano quel punto d’unione tra le mura di un negozio, di una casa o studio d’artista, di una macelleria, di una libreria e perfino di una gelateria.
Un primo incontro è stato quello con opere visionarie del giovane pittore Alessandro Calizza che, attraverso i suoi oli e acrilici su tela dalle forti tinte cromatiche, racconta mondi e atmosfere immaginarie popolate da lunghi vermi monoculari, funghetti e baobab animati; un altro palloncino rosso indicava, presso lo studio del fotografo Claudio Abate, la mostra di serigrafie dedicata a uno dei maggiori esponenti della Street Art statunitense ossia Frank Shepard Fairey, meglio noto come Obey. Ancora un palloncino ed entriamo nell’atrio di un grande condominio popolare, dove al piano terra è situata la casa/studio di Laura Cionci, un’artista che nelle sue opere (fontana o cassetta delle poste) approfondisce, attualmente tramite la contaminazione di ambienti urbani con i “glitter”, un rapporto materico e socio- politico che, come racconta, “attira l’occhio, la visione di un qualcosa che tu hai sempre davanti, ma che non gli dai mai importanza, fin che non trovi l’oggetto decontestualizzato, ovvero completamente glitterato”.

Bizzarro 2013 - Amelia Von Grune
Bizzarro 2013 – Amelia Von Grune

Il filo rosso dei palloncini prosegue con una piccola selezione di Street Art con Hogre, Jb Rock, Lucamaleonte, Omino71 e Urka, subito dopo all’interno di un altro condominio si si imbatte nelle vibranti ed eleganti sculture in fil di ferro di Bruno Melappioni, opere imponenti che esaltano la bellezza del corpo e l’espressività del gesto atletico. Prima di concludere si entra in macelleria e anche lì, collocati all’interno di un banco frigo, alcune tele: in questo caso segnaliamo Amelia Von Grüne, che con i suoi piccoli oli su tela denuncia sarcasticamente, e in maniera decisamente pop-surrealista, lo sfruttamento degli animali e l’industria della carne, esprimendo un senso figurativo fiabesco che, grazie alle tinte in bianco e nero e il taglio cinematografico, accentuano quell’attimo grottesco di amara realtà.

Giuseppe Arnesano

http://www.mondobizzarrogallery.com

CONDIVIDI
Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.
  • Marco

    …mamma mia che quadretti banali!
    Se il povero Obey sapesse…

  • Yari

    QUANTA BRUTTEZZA
    dalle foto pubblicate sembra una fiera di paese. Manca la porchetta!

  • Giuseppe

    Se si dovessero attribuire delle responsabilità sulla qualità dell’evento e delle opere esposte,sarebbe il caso di interpellare i curatori o gli artisti ?

    • Yari

      vedendo le foto delle opere esposte qui sopra bisognerebbe incolpare prima chi le ha fatte, e poi chi ha deciso di esporle. Non sarebbe giusto però parlare di “curatori” perché da quel che leggo non sembra ci sia stata una vera e propria linea curatoriale quanto piuttosto di una “organizzazione” di Mondo Bizzarro Gallery.

  • Alex

    Ma perché Mondo Bizzarro è ancora una galleria?

  • Dany

    BLEAHHHHH :(

  • Colette

    A parte la totale mancanza di contenuti culturali dell’iniziativa, dove starebbe l’interazione nel-col quartiere? Nel fatto di aver appeso un palloncino rosso ogni 5 metri?ma scherziamo!?!? Due disegnini e tre fotine, con un pizzico di street art???Ci vuole ben altro per trovare una connessione con il tessuto socio – urbano…

  • giandomenico peroni

    Pop surrenale e street fart. Wow. Complimentoni. La stessa minestra da non so quanti anni. Quanta innovazione. Continuate così.

    • Dany

      il problema non dovrebbe essere il genere o corrente artistica presentata (anche se questo popsurrealismo ha un pò stufato) ma chi lo rappresenta. I nomi degli sconosciuti su riportati – Caliza, Sabrina Dan, Von Grune – non sono davvero all’altezza di rappresentare un genere. Manierismo trito e ritrito dei dilettanti allo sbaraglio. Si commentano da soli!

  • Pina P

    Che nomi! ormai a Mondo Bizzarro espone anche mia nonna!

  • Marta

    La solita periferia dell’impero. Nell’articolo si parla di “onirico immaginario figurativo”, “opere visionarie”, ecc… Ma oltre alla banilità di queste “opere” (ridicoli vermoni e bambinelle spaurite) – fatte male – copie di copie, di copie, anche chi ha steso il testo ha un minimo di conoscenza critica dell’argomento?