La Galleria Nazionale di Roma? Al pubblico piace. Visitatori raddoppiati con il nuovo allestimento

La rivoluzione di Cristiana Collu incassa il placet dei visitatori. Nell’ultimo trimestre, quello dell’apertura di Time is Out of Joint, passano da 28.532 del 2015 ai quasi 55mila del 2016

Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Allestimento della mostra Time is out of joint. Foto Giorgio Benni
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Allestimento della mostra Time is out of joint. Foto Giorgio Benni

Il museo non può rivolgersi a uno spettatore ideale, ma deve essere un luogo che parla a diverse tipologie di pubblico”. Nella giornata in cui le Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, Palazzo Barberini e Galleria Corsini, presentano la nuova visione di rilancio strategico voluta dal direttore Flaminia Gennari Santori, c’è un altro dei direttori usciti dal “concorsone” franceschiniano che invece commenta i primi bilanci, del nuovo corso impresso al suo museo, ancora a Roma. Parliamo della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e di Cristiana Collu – sono sue le parole qui sopra – : che risponde con i dati numerici alle tante critiche – positive ma anche negative, molte transitate proprio dalle pagine di Artribune – al suo approccio riformatore, formalmente tradotto in un sostanzioso riallestimento del museo con la mostra Time is Out of Joint.

137.697 VISITATORI, INCASSI 415MILA EURO

È stato un anno intenso, durante il quale abbiamo lavorato sulla collezione, sull’architettura e sui servizi al pubblico”, dice la Collu. “Time is Out of Joint ha aperto un nuovo capitolo della storia della Galleria e, attraverso una profonda rilettura delle collezioni, punta anche ad attivare le emozioni dei visitatori, un aspetto che rafforza il ruolo educativo del museo, perché proprio un’emozione può trasformarsi in un input capace di stimolare una ricerca personale”. E i visitatori sembrano aver gradito le novità: se è vero – come informa la nota – che la Galleria Nazionale ha chiuso il 2016 con 137.697 visitatori e incassi pari a circa 415mila euro, dati in linea con quelli del 2015. “Un risultato positivo se si pensa che durante l’anno, per sei mesi, la Galleria ha visto un’apertura parziale, con la maggior parte delle sale interessate dai lavori di riordino museografico e di riallestimento delle collezioni”. Con un ultimo trimestre – quello interessato dal riallestimento in questione – che ha visto un numero dei visitatori quasi raddoppiato, passato dai 28.532 del 2015 ai quasi 55mila del 2016.

Dati correlati
Spazio espositivoLA GALLERIA NAZIONALE
IndirizzoViale delle Belle Arti 131 — 00197 - Roma - Lazio
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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • bixbeiderbecke

    Il coraggio paga .

    • Antonio Martino

      Un aumento di visitatori inconsapevoli e ignoranti non è assolutamente indice di successo.
      Bisogna lavorare non sull’incremento , ma sulla qualità e sulla presa di coscienza e consapevolezza Culturale e Formativa della visita al Museo.
      Giotto e Michelangelo e Leonardo Da Vinci e Duchamp e Picasso e i Futuristi …. fino ai nostri tempi, vanno studiati a scuola quanto Socrate, Dante, Kant, Manzoni, Leopardi, Quasimodo … con il plusvalore della fruizione visiva ed estetica , molto educativa al bello!
      Non condivido la scelta della Collu e poi ho trovato veramente discutibile le didascalie con i nomi delle gallerie che hanno prestato le opere al Museo più importante e bello d’Italia, che ha una Collezione propria straordinaria.

      • Bixbeiderbecke

        Spiacente , io non sono ignorante . E non mi dispiace vedere un allestimento diverso da quello solito, cronologicamente determinato. E anche in filosofia si puó ragionare e imparare su temi e argomenti piuttosto che affrontare tutta la storia del pensiero in ordine sequenziale.

  • Angelov

    time is out of joint
    Dopo tutto quello che è stato scritto, ma forse non letto, sul tasso di analfabetismo di noi Italiani, fa piacere verificare che è solo grazie ai nostri particolari rapporti con la parola scritta, ed i significati di cui è portatrice, che è possibile glissare sul problema usando mezzi esotici, come una lingua straniera appunto, per ristabilire le distanze disattese tra noi ed un testo comunque incomprensibile.

    • Condivido è proprio triste vedere che i nostri curatori cercano titoli e riferimenti culturali esterofili per darsi un tono di internazionalità, ennesima conferma del senso culturale del nostro paese, provate a trovare un titolo italiano in una mostra francese, inglese o tedesca…

    • fanfulla

      La frase è presa da Shakespeare, noto autore inglese. E si spera che la Galleria Nazionale venga visitata dagli stranieri che così si potranno fare un’idea di un paese delquale forse non si conoscono tutte le perle.
      Finalmente un’Italia che non si misura più soltanto su Dante , Petrarca, Leopardi e Foscolo o magari lo sfruttatissimo Pasolini. Qualcuno di noi guarda anche altro , anche per quel che riguarda la teorizzazione della ricostruzione storica degli eventi artistici. Comunque anche all’Haus Der Kunst di Monaco si è usato “Postwar” invece di “Nachkriegszeit” nel titolo dell’ultima, tra l’altro bellissima, mostra di Enwezor .

      • Quindi a questo punto usiamo solo più l’inglese, anzi io propongo il cinese (un miliardo di nuovi turisti), che così vengono perché riconoscono le parole… quindi la cultura italiana diventa inglese… genialata … whauuu ! ! ! !

        Sarebbe bello avere i dati dei visitatori per vedere se forse funziona ho i miei dubbi che un turista venga a vedere una mostra solo perché uso la sua lingua…

  • Tanagra

    Condivido Toto corde la tesi di Antonio Martino.
    E poi chi parla della emozione come elemento base utile per stimolare apprendimenti futuri dovrebbe riflettere sul fatto che spesso questa famigerata emozione ( non sarebbe bello dire che la stada dell’ arte passa attraverso la cultura.?)
    crei in chi la prova un appagamento di cui andar fieri…..e basta
    Caspita … Mi sono emozionato. Non basta?

    • Fanfulla

      Si puó peró pure dire che l’erudizione e la pignoleria storicizzante che tutto sistematizzano sono letali