È partito il 2018 di Palermo. “Cassata Drone”, il progetto che animerà la città durante Manifesta

A sei mesi dall’inizio di Manifesta, dal capoluogo siciliano giungono le prime anticipazioni sugli eventi che animeranno la scena artistica del 2018. Oggi vi parliamo di Cassata Drone, il progetto che indagherà le stratificazioni culturali della città con una mostra che vedrà protagonisti RAQS Media Collective, Maria Domenica Rapicavoli e Stefano Cagol

Veduta di Palermo
Veduta di Palermo

Ed ecco arrivato il 2018, quello che è stato ribattezzato come l’“anno di Palermo”. Un anno cruciale e intenso, che vedrà il capoluogo siciliano impegnato nel duplice ruolo di Capitale Italiana della Cultura e di sede ospitante della 12esima edizione di Manifesta, la biennale d’arte contemporanea itinerante che verrà inaugurata il prossimo 15 giugno. Ma soprattutto, un anno che si contraddistinguerà per la varietà e la quantità di eventi che si susseguiranno a ritmo incalzante nell’arco dei prossimi mesi, e di cui iniziano a essere disvelate le prime anticipazioni. Una delle manifestazioni che a partire da aprile animerà la scena artistica palermitana è Cassata Drone, il progetto ideato dall’artista g. olmo stuppia e curato da Giovanni Rendina che culminerà in una mostra site specific che vedrà protagonisti RAQS Media Collective, Maria Domenica Rapicavoli e Stefano Cagol.

Cassata Drone, Palermo 2018
Quartiere Kalsa – ph. credit Cassata Drone, Palermo 2018

IL TITOLO E IL CONCEPT DEL PROGETTO

“Cassata Drone è un progetto che nasce da uno studio della città e riprende, nel titolo volutamente provocatorio, l’idea della cassata e del drone”, spiega ad Artribune g. olmo stuppia. Cassata Drone si pone l’obiettivo di lavorare su contrasti, sbordature e ossimori che convivono nella terra siciliana, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea. “Il titolo nasce dall’unione delle parole cassata e drone. La prima, che deriva dal termine arabo ‘quas’at’ e significa ‘bacinella’, è metafora dei vari livelli di colonizzazione che si sono succedute a Palermo, a partire dai Fenici che hanno portato in Sicilia le mandorle fino ai conquistatori successivi che hanno portato altri ingredienti che compongono la cassata”. Cassata Drone è un progetto che si articola in residenze, incontri, mostre e dibattiti, aventi come fine quello di offrire al pubblico una visione estetica e artistica di Palermo attraverso due nuclei tematici: la cassata, simbolo della tradizione gastronomica isolana, e il drone, l’aereo militare a pilotaggio remoto di cui i cieli e le terre siciliane sono la base ideale. La cassata siciliana incarna l’humour, la storia e le dominazioni siciliane “zuccherando” metaforicamente la parola “drone”, ossia “ronzone”, un tempo fuco senza pungiglione e oggi minacciosa macchina militare. “Nel nostro progetto”, continua stuppia, “assimiliamo le forme e l’estetica della cassata – simbolo indiscusso della Sicilia – a quelle del drone, simbolo a sua volta della presenza militare della Nato sull’Isola. In particolare, siamo interessati alla forma dell’oggetto drone, al suo modo di funzionare e di creare un’economia nel paesaggio siciliano che è completamente aliena ai cittadini”.

Quartiere Kalsa, ph. credit Cassata Drone, Palermo 2018
Quartiere Kalsa, ph. credit Cassata Drone, Palermo 2018

IL PROGRAMMA E LE COLLABORAZIONI

Sede della mostra e dei progetti legati a Cassata Drone sarà un appartamento sito al sesto piano di un palazzo in stile razionalista nel cuore del quartiere Kalsa. La casa/laboratorio aprirà le sue porte al pubblico dal 16 giugno al 20 settembre, e non sarà soltanto uno spazio dedicato all’indagine artistica, ma anche a progetti che vedranno il coinvolgimento dell’intero quartiere. “Nel corso dei mesi si susseguiranno all’interno degli spazi di Cassata Drone artisti e ospiti che contribuiranno alla costruzione della griglia teorica del progetto e allo sviluppo di un rapporto con il quartiere”, spiega stuppia. “Ad aprile partiranno le attività della casa e l’appartamento diventerà una sorta di incubatore che includerà anche progetti e collaborazioni con le scuole e le realtà del quartiere. Durante i mesi di Manifesta, lo spazio aprirà al pubblico e avremo un programma che coinvolgerà docenti e artisti internazionali. Sarà nostra ospite, tra gli altri, anche la curatrice Jo Melvin, docente al Chelsea College of Art di Londra che ragionerà sul concetto di archivio intercalandolo nel contesto dell’appartamento, dei droni come voyeurs e della cassata come strato storico”. L’intero progetto culminerà in una mostra che vedrà protagonisti RAQS Media Collective – collettivo di agitatori culturali e artisti fondato a New Delhi nel 1991 già curatori della settima edizione di Manifesta svoltasi in Trentino Alto Adige nel 2008 –, l’artista siciliana con base a New York Maria Domenica Rapicavoli e il trentino Stefano Cagol.

– Desirée Maida

CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Vive a Palermo, dove collabora con gallerie d’arte, scrive per testate d’arte contemporanea e lavora come storico dell’arte e curatore.