A Winnipeg nascerà l’Inuit Art Center. Mentre alla Biennale arriva il collettivo Inuit Isuma

Artribune dedicherà al Canada un importante reportage sul primo numero del 2018. Nel frattempo dalla Provincia del Manitoba arriva la notizia della nascita del primo centro dedicato all’arte Inuit che fa il paio con l’assegnazione del Padiglione Canada alla Biennale di Venezia al collettivo Isuma.

Inuit Art Center
Inuit Art Center

La notizia viene dal Canada, più precisamente dalla città di Winnipeg, la Capitale del Manitoba, con il suo inverno rigidissimo e la sua grande passione per l’arte. Winnipeg è stata definita il settimo cerchio infernale e il suo nome significa palude, ma più che palude si tratta di un deserto di neve a solo un giorno di cammino da Minneapolis. Tante le gallerie, i curatori, gli artisti provenienti da questa terra, tanti gli spazi no-profit, tanta la street art. E presto la città si arricchirà anche di un centro dedicato all’arte Inuit. Lo spazio diventerà la più grande casa al mondo dedicata all’arte di questo piccolo popolo artico, discendente dai Thule, che insieme agli Yupik rappresenta uno dei principali gruppi della stirpe Eschimese.

Inuit Art Center, rendering
Inuit Art Center, rendering

IL CENTRO INUIT

Il centro, che conterà su una collezione di 13.000 pezzi di arte contemporanea e tradizionale, sarà parzialmente finanziato dal governo della Provincia del Manitoba, ma costerà in totale 65 milioni di dollari, 50 dei quali già raccolti (15 ad esempio sono stati stanziati dal governo del Canada, 10 dalla provincia del Manitoba e 5 dalla città di Winnipeg). Sarà articolato in più spazi, magazzini, studi, teatri, programmi educativi e sarà pronto, con i suoi quasi 4000 mq di superficie, entro il 2020. Il progetto nasce dalla Winnipeg Art Gallery, creata nel 1937 ed uno dei più antichi centri d’arte del Canada. Con la nascita dell’Inuit Art Centre, la WAG continuerà a lavorare sui programmi educativi, tuttavia il nuovo spazio sostituirà del tutto il precedente. Nel frattempo un bel sito, ricco di storie di artisti Inuit è stato creato e accompagnerà i futuri visitatori e i curiosi nella scoperta dell’arte di questo popolo, verso la nascita del centro.

Inuit Art Center, rendering Michael Maltzen Architecture
Inuit Art Center, rendering Michael Maltzen Architecture

E ALLA BIENNALE…

La nascita dell’Inuit Art Center ha il sapore della riscoperta delle radici, ma anche del risarcimento: i nuovi modelli di vita e i mutamenti sociali hanno avuto un forte impatto sull’ecologia, fondamentale nella storia di questo popolo, e sulla cultura Inuit, con un progressivo snaturamento della stessa e conseguenti problematiche identitarie. Sul sito infatti si legge: “Mentre il Canada cerca strade per una riconciliazione significativa, abbiamo tutti un ruolo da svolgere. L’Inuit Art Center aprirà nuove strade per sanare queste problematiche, in quanto collega Nord e Sud e ci riunirà per incontrare, condividere, creare e comprendere”. Particolare senso assume la nascita di questo centro anche alla luce della assegnazione del Padiglione Nazionale Canadese alla Biennale di Venezia 2019, che sarà diretta da Ralph Rugoff, agli Isuma, che in inuktitut – la lingua eschimo-aleutina parlata dal popolo Inuit in Canada – significa “pensare” o “essere in raccoglimento”, come riporta Desirèe Maida nel suo articolo su queste colonne, tracciandone un profilo. Si tratta di un collettivo fondato nel 1990 da Zacharias Kunuk, Norman Cohn, Paul Apak Angilirq (1954-1998) e Pauloosie Qulitalik (1939-2012) per preservare e raccontare la cultura e il linguaggio del popolo Inuit in tutto il mondo attraverso la video arte. Nel 2008 gli artisti hanno creato IsumaTV, il primo sito web al mondo dedicato all’arte Inuit, con oltre 6mila film e video in 84 lingue. L’archivio Igloolik Isuma, conservato alla National Gallery of Canada Library and Archives, con migliaia di ore di filmati grezzi e interviste agli anziani Inuit, raccoglie e tramanda la cultura delle comunità eschimesi.

Santa Nastro

http://inuit.wag.ca/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Angelov

    Non so quale sia la fonte di informazione della giornalista, ma il termine Eschimese è pochissimo usato e praticamente tutti preferiscono farsi chiamare Inuit.
    La scultura Inuit è fonte di ispirazione e vero piacere culturale per chi la conosce e la apprezza, e la sua entrata nell’orbita della Biennale non può che far piacere a tutti coloro che amano questa meravigliosa arte.