Macro di Roma. Il nuovo direttore Giorgio De Finis, la mostra dei Pink Floyd e altre surrealtà

A Roma il Macro è oggetto di autentiche sevizie culturali da parte dell’amministrazione pentastellata di Virginia Raggi. Oggi è un museo spettrale, abbandonato, privato di finanziamenti; domani sarà trasformato in una location per mostre di cassetta; dopodomani sarà regalato ad un direttore artistico che finora si è distinto per aver fatto mostre in un campo nomadi. Amen.

Il Macro, a Roma
Il Macro, a Roma

Anche se può sembrare velleitario parlare di cultura e di politiche culturali in un’area urbana dove non si riesce a raccogliere il pattume dalle strade e a far passare i mezzi pubblici, proviamo a cimentarci. Manco a dirlo parliamo di Roma, la capitale d’Italia. E parliamo dell’amministrazione guidata da Virginia Raggi che dopo quasi un anno e mezzo di governo non solo non riesce a prendere le misure della città, non solo non trova la chiave per costruire un dialogo con le sue forze migliori, ma sembra essere sempre più in confusione, sempre più in contraddizione con se stessa, priva non tanto di una visione strategica (questa mai esistita), ma neppure di una strategia per lo meno del mese per mese.

Giorgio De Finis e Anna Pironti
Giorgio De Finis con Anna Pironti

MONDO DELLA CULTURA ALLIBITO

Nel settore della cultura lo scenario oscilla tra il disperato e il rassegnato. Disperate sono tante organizzazioni culturali (dai teatri privati alle gallerie d’arte, ma la cosa vale anche per le istituzioni nazionali con sede a Roma e per le organizzazioni internazionali) che non riescono ormai in maniera strutturale ad avere una interlocuzione serena con chi gestisce l’assessorato alla cultura. L’assessore Luca Bergamo ha la perenne aria di quello che ha capito tutto, dell’individuo appartenente ad un lignaggio intellettuale eletto, superiore. Ne consegue che non si confronta e non si mette in discussione, considerando quasi tutti i suoi interlocutori come esseri inferiori. Questo è il feeling che, ormai da mesi, riporta la maggior parte delle persone che riescono a sedersi alla sua scrivania. Saranno tutti maliziosi? Rassegnati invece sono i tanti romani giovani, di talento, capaci, sani e onesti che fanno letteralmente carte false pur di mettersi in salvo da declino e sciatteria e fuggire a Milano o all’estero.

LE BIZZARRE SCELTE AL MACRO

Pink Floyd, photographer Storm Thorgerson © Pink Floyd Music Ltd
Pink Floyd, photographer Storm Thorgerson © Pink Floyd Music Ltd
Accentuerà questa atmosfera deprimente e declinante l’imminente nomina di Giorgio De Finis a direttore del Macro, il museo d’arte contemporanea della città. De Finis si è inventato anni fa una sorta di centro d’arte sgangherato (e dunque per questo interessante, intendiamoci, infatti ne abbiamo parlato ampiamente) dentro ad un campo rom in estrema periferia. Questa è l’unica sua esperienza in qualche maniera misurabile (misurabile?) in qualità di operatore museale (museale?). Si tenga conto che i direttori che lo hanno preceduto (Eccher, Barbero, Pietromarchi, Pirani) avevano tutti ovviamente una solida esperienza di settore. Molto più misurabile invece è la sua amicizia personale con l’assessore Luca Bergamo. Si poteva fare un bando aperto, magari internazionale, si poteva provare a fare una selezione prescindendo dagli affetti (“a De Finis sono affezionato“, spiega Bergamo) rimettendo in gioco un museo oggi spettrale e alla canna del gas. Invece si procede con la logica ben rodata degli amici degli amici. De Finis magari poi farà anche bene e porterà innovazioni, ma senz’altro questo modello di selezione mortifica un’intera generazione che si sta impegnando, che sta facendo esperienze valide nel mondo e che potrebbe restituire alla città questo know how.

ALTRE IPOTESI CREDIBILI

Basta restare dentro la città di Roma (e sarebbe in ogni caso sbagliato farlo) per trovare nomi come Cecilia Canziani, Ilaria Gianni, Luca Lo Pinto, Alberto Dambruoso, Pier Paolo Pancotto, Alessandro Facente, Raffaele Gavarro, Cristiana Perrella, Francesco Stocchi, Lorenzo Benedetti e moltissimi altri. Non si capisce perché non mettere in competizione tutte queste persone e scegliere la più valida invece di procedere per nomina diretta di chi non ha il profilo adeguato, non ha esperienze idonee, non ha curriculum neppure lontanamente accettabile. Passa il concetto che per ottenere incarichi di prestigio non contano studi, esperienze, cursus honorum all’estero, ma che basta solo essere amici dei politici. Se De Finis è così straordinario dal meritare una nomina diretta allora non avrà difficoltà a vincere un serio bando a evidenza pubblica, no? È evidente che tutto questo crea frustrazioni, dispiaceri, depressione e, in definitiva, rassegnazione e definitiva perdita di speranza specie nella generazione più cruciale (35-45enni) che con resilienza encomiabile ancora manteneva presenza in città. Una delusione doppia perché proveniente da una parte politica che si era presentata come nuova, come disposta a cambiare i meccanismi di sempre. I meccanismi non solo non sono cambiati, ma le tare di prima si sono appesantite e fatte più angoscianti e cupe.

PRIMA DI DE FINIS ALTRE BIZZARRIE: I PINK FLOYD AL MACRO

Ma le faccende imbarazzanti nella Capitale a Cinque Stelle non finiscono qui, naturalmente nel più totale silenzio dell’opposizione che sia questa di matrice Pd o di matrice meloniana o destrorsa: tutti muti come pesciolini nel sempre più surreale e inquietante acquario di Virginia. E dal surreale si passa direttamente al (rock) psichedelico. A quanto sembra, sempre restando al Macro, il museo ospiterà a brevissimo la tappa italiana della mega mostra sui Pink Floyd conclusa proprio a metà ottobre al Victoria & Albert Museum di Londra. Una grande rassegna di sicura cassetta di cui la società Mondomostre ha intermediato i diritti prontamente rivenduti al Comune di Roma in cambio di non pochi denari. La mostra verrà presentata al Macro le cui sale saranno chiuse per settimane e settimane a causa del laborioso allestimento. Il successo dovrebbe essere garantito visto il seguito di fan della band inglese, nonostante il fatto che la mostra di Roma sarà solo una parte di quella completa di Londra, nonostante il fatto che molti appassionati dei Pink Floyd non abbiano di certo atteso uno spostamento della manifestazione e che dunque siano andati a Londra a vedersela e nonostante, infine, il biglietto – comunque più economico che a Londra – si preannunci prossimo ai 20 euro a persona!

CHE SENSO HA QUESTA MOSTRA?

Ma pur volendo dar atto che la mostra sia di gran richiamo e volendone prevedere un successo in termini di numeri, quale è il senso di questa operazione? Perché allestire una mostra così commerciale e pop nello spazio che questa amministrazione ha voluto da subito immaginare destinato alla ricerca, alla sperimentazione e addirittura alla produzione artistica in loco? Come può uno spazio dedicato alla produzione trasformarsi in una location di mostre comprate chiavi in mano (questa la formula) a suon di milioni? Come può quello che è il museo civico d’arte contemporanea ospitare una mostra blockbuster che in nome della fretta (sulla cultura non si è toccato palla, e dopo mesi e mesi qualcosa che sia raccontabile come successo è diventato urgente) espelle dalla programmazione un’altra mostra dedicata al racconto del Sessantotto in rapporto alla città di Roma? Ricorrono i 50 anni dal 1968, la Galleria Nazionale ad esempio celebra con un set di mostre, il Comune toglie dalla programmazione la sua pur avendola mesi fa pomposamente annunziata.
Ma poi che relazione ha un’operazione come quella dei Pink Floyd rispetto all’arrivo prossimo di un direttore centro socialaro che vuole (giusto o sbagliato che sia) trasformare il Macro in un luogo di produzione viva dove, a detta sua, le mostre proprio non si faranno più?
Alfredo Pirri. I pesci non portano fucili. Exhibition view at Museo Macro Testaccio, Roma 2017. Photo Giorgio Benni
Alfredo Pirri. I pesci non portano fucili. Exhibition view at Museo Macro Testaccio, Roma 2017. Photo Giorgio Benni

UNA CONFUSIONE SENZA MOLTE SPIEGAZIONI

Una grande confusione, un grande equivoco, una grande contraddizione rispetto agli stessi programmi sbandierati dai pentastellati. Una scelta che contribuisce a minare la già fragile identità del museo, a farne perdere i confini, a metterne in discussione ruolo e posizionamento culturale in città. Non era sufficiente trasformare in avvilente location a noleggio la sede che il Macro gestisce nei padiglioni dell’ex Mattatoio a Testaccio? A Londra la mostra – prodotta dai newyorkesi di Iconic Entertainment Studio – l’hanno allestita al V&A per l’appunto, mica alla Serpentine, alla South London Gallery o alla Whitechapel che sono spazi più raffrontabili al Macro o a quello che il Macro dovrebbe essere. E invece da noi in maniera piuttosto inspiegabile si porta questo grande evento proprio nello spazio meno sensato per ospitarlo. Inoltre non hai una lira per fare nulla e poi spendi milioni per portare i Pink Floyd? Che razza di politica culturale è questa?

Prima privato di parte dei soldi che sono stati dirottati sul bando “Contemporaneamente Roma” (2 milioni da distribuire a pioggia ad associazioni culturali e operatori vari, very Alemanno style), poi obbligato ad una direzione artistica anomala e imposta dall’alto senza alcun dialogo con la città, e infine trasformato in location per mostre di cassetta. Cosa altro succederà al Macro nei prossimi mesi? Non sarà mica, come sussurrano i professionisti della malizia, che c’era bisogno di pompare gli accessi al museo in modo tale che a fine 2018 un eventuale insuccesso numerico della gestione De Finis sarebbe camuffato? Luca Bergamo è troppo impegnato a costruirsi le sue chance di concorrere ministro nel prossimo possibile governo a Cinque Stelle per rispondere alle tante domande poste, ma nel caso avesse tempo siamo qui per ospitare gradite repliche.

Massimiliano Tonelli
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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Giorgio Guerra

    Purtroppo è un fatto che, quando ci si rivolge ad un’amministrazione con tale intento sprezzante e gladiatorio di finta volontà di confronto (peraltro già visto e analizzato in altre pagine) il risultato è solo uno, ovverosia non ci sarà alcun dibattito con Bergamo. Ma ciò viene messo in conto dal direttore, in quanto veramente rientrante nell’ “abc” delle tecniche comunicative

  • Luca Monti

    Losservazione di Tonelli sulla scelta del sito Londinese, ed il confronto fatto tra Macro versus Serpentine, Whitechape e SLG e’ particolarmente fuori luogo. SLG e’ praticamente uno spazio di nemmeno 200 mq utili; la Serpentine Gallery ha un limiti massimo di persone ed e’ di poco piu’ grande e comunque nell’ordine di 1/20 del Macro. Whitechapel Gallery e’ anch’esso uno spazio modesto. V&A e’ ‘museo’ di cassetta dalla collezione non rilevante che ben si presta per certo genere di esposizioni.

  • frankie

    articolo superficiale e fazioso, prima aiutiamo i 5* a prendersi Roma, poi li cacciamo, Tonelli fai schifo tu!

  • Davide Mancori

    Massimiliano Tonelli , torna a scuola , getta la tessera comunista e studia per davvero la prossima volta.

  • Pingback: Pink Floyd: la mostra Their Mortal Remains a Roma | LiveRomeguide()

  • StefanoDiMilano

    totalmente anti 5 stelle eppure la nomina di de finis mi fa piacere. E’ un tentativo di proporre un museo alla città diverso dalle classica fotocopia di altre sedi europee, il tentativo di fare dell’arte un qualcosa di vivo e non di elitario e autoreferenziale (tipo l’osceno hangar bicocca, non c’è una mostra culturalmente valida, solo big e budget). Vero che competenze non ne ha e per questo un bando pubblico non l’avrebbe mai vinto, ma sinceramente i criteri di valutazione di quei bandi, se pur permettono di evitare le nomine dirette di amici degli amici, creano spesso un girotondo autoreferenziale di carriere costruite a tavolino in un sistema che parla sempre e solo a se stesso. Penso sia la prima volta che son d’accordo con un grillino pensa te.

  • angelov

    A volte maldestramente, e giocando di sponda, si può incappare in un autogol: è ciò che mi è parso di questo articolo che non fa che elogiare involontariamente l’operato di un ottimo De Finis…

  • Augusto Carta

    A parte la narrazione ossessivamente contraria all’operato dell’amministrazione comunale in carica, cosa che giorno per giorno trova sempre meno riscontro nella realtà, i sostantivi commerciale e pop applicati ai Pink Floyd non si possono vedere. Se il Macro è dedicato a innovazione e sperimentazione, i Floyd ci rientrano a pieno titolo

    • Gabriele

      Tonelli ha ragione, il “nuovo” tanto sbandierato dai cinquestelle è quello di premiare un compagno di scuola (Liceo Mamiani) dell’Assessore Bergamo che si dichiara pure tanto affezionato a De Finis! Roba da repubblica delle banane, tanto noi italiani siamo talmente pecoroni da accettare tutto. Ricordiamoci che il “museo” fondato da De Finis sorge in un posto abusivo che va sgomberato per legge: sarebbe questo il modello per il MACRO? In ogni caso la strategia di Bergamo, che deve tanto alla Melandri, è quella di distruggere il Macro a favore del MAXXI e magari della GNAM. Come si giustifica l’annullamento della mostra sul 68 ormai pronta al MACRO e che sarebbe stata molto meglio di quella inutile e banale della GNAM? I CINQUESTALLE stanno distruggendo tutto….

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