Furto dell’opera di Roger Bernat da Documenta 14 ad Atene per protesta contro le discriminazioni

Ad Atene un gruppo di rifugiati LGBTQI ruba l’opera dell’artista spagnolo Roger Bernat per denunciare le discriminazioni subite

Sembra non avere pace la mostra Documenta 14 nel suo primo appuntamento espositivo ad Atene che precede la consueta kermesse quinquennale a Kassel. Dopo i misteriosi graffiti comparsi ai piedi dell’Acropoli nei giorni dell’inaugurazione per contestare la più importante manifestazione tedesca dedicata all’arte contemporanea, un nuovo episodio è avvenuto pochi giorni fa. Un gruppo di rifugiati LGBTQI ad Atene ha rubato l’opera d’arte dell’artista spagnolo Roger Bernat (Barcellona, 1968) in segno di protesta contro le discriminazioni che i rifugiati, soprattutto LGBTQI (ovvero lesbiche, gay, bisessuali, trans ecc), subiscono in Europa. Per la prima volta nella sua storia Documenta ha varcato i confini della Germania ed ha scelto Atene, città dalle mille contraddizioni, per la preview primaverile. Dato il delicato scenario politico europeo, le premesse di un’edizione movimentata c’erano tutte. Documenta 14 ha mostrato i muscoli con una rassegna gigantesca che ha coinvolto 47 sedi espositive in città. Prepotente, e non poteva essere altrimenti, è il taglio politico della rassegna, curata dal polacco Adam Szymczyk, con una forte presa di distanza da una visione puramente economicistica dell’Europa, ma anche un’attenzione importante sulle tematiche di gender e le forme di discriminazione.

IL FURTO DELL’OPERA

Gli attivisti LGBTQI non hanno rubato un’opera qualsiasi, bensì un lavoro dalla forte connotazione simbolica. L’opera di Roger Bernat, intitolata The Place of the Thing, è la riproduzione in plastica e plexigrass di un antico monolite conosciuto in Grecia come “pietra del giuramento” su cui anticamente i membri del Consiglio dei Cinquecento giuravano la loro fedeltà alla Repubblica Ateniese e di fronte alla quale si è svolto il famoso processo a Socrate nel 399 a.C. Il furto è stato eseguito nel corso di una performance teatrale. L’opera, infatti, nelle intenzioni dell’artista doveva essere trasportata da Atene alla Germania, attraversando i paesi dei Balcani Occidentali, la Macedonia, la Serbia, la Slovenia, l’Austria, per essere poi seppellita a Kassel. Un percorso di quasi 3.000 km per unire idealmente la Grecia e la Germania. Fin dal suo arrivo ad Atene, l’opera che pesa circa 50 kg, è stata trasferita in vari punti della città attraverso performance teatrali gestite da collettivi di artisti. Il gruppo di rifugiati che ha rubato la pietra aveva scelto di prendere parte allo spettacolo dietro pagamento di un rimborso di 500 euro, salvo poi accusare gli organizzatori di sfruttamento a causa del compenso troppo basso. Qualsiasi lettura si dia alla vicenda quello che è certo è che il furto ha dato una visibilità impagabile ad un’opera tutto sommato banale. E se non è marketing questo…

– Mariacristina Ferraioli

http://www.documenta14.de/

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Mariacristina Ferraioli

Mariacristina Ferraioli

Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3).…

Scopri di più