Uno strepitoso Padiglione Italia alla Biennale di Venezia

Al centro delle cronache internazionali ben prima della sua inaugurazione, il Padiglione curato da Cecilia Alemani è stato presentato oggi agli addetti ai lavori. Svelando le tre riuscitissime installazioni di Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey e Giorgio Andreotta Calò.

57. Esposizione Internazionale d'Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Andrea Ferro
57. Esposizione Internazionale d'Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, photo credit Andrea Ferro

L’assenza di luce e atmosfere al confine tra intimità e inquietudine caratterizzano i tre interventi installativi che compongono Il mondo magico ospite del Padiglione Italia. Sotto la curatela di Cecilia Alemani, Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey e Giorgio Andreotta Calò hanno dato forma a una triade di interventi ben distinti eppure complementari, giocati sul filo della percezione e di una imprescindibile complicità visiva con lo spettatore. Tocca a Roberto Cuoghi accogliere il pubblico, avviluppandolo in un clima buio e spesso, da cui emerge un percorso luminoso e plastico attraverso lo spazio, che collega idealmente le “stazioni” di una vera e propria fabbrica di soggetti devozionali, ispirati al testo medievale di dottrina cristiana Imitatio Christi, da cui trae spunto il titolo dell’opera. Materia organica e riferimenti spirituali conducono lo sguardo verso l’installazione di Adelita Husni-Bey. Avvolta dalle tenebre, The Reading / La Seduta affianca il linguaggio del video a quello dell’intervento scultoreo restituendo un’indagine su questioni delicate come la razza e il genere e traendo spunto dall’universo dei tarocchi per discutere le tante sfumature che accompagnano la nozione di terra. Il risultato è un ambiente raccolto ma non del tutto sicuro, dove la materia è latrice di una velata incertezza e la pratica didattica è il cuore pulsante del progetto.

57. Esposizione Internazionale d'Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Giorgio Andreotta Calò, Senza titolo (La fine del mondo), photo credit Andrea Ferro
57. Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia 2017, Padiglione Italia, Adelita Husni-Bey, The Reading, La seduta, photo credit Andrea Ferro

MONDI SOMMERSI

L’aspetto ambientale gioca un ruolo di primo piano anche in Senza titolo (La fine del mondo), l’intervento realizzato da Giorgio Andreotta Calò al termine di un iter espositivo che assorbe i sensi di chi lo percorre. Una rigorosa infilata di tubi da ponteggio – animati, nei punti di congiunzione, dalla riproduzione di grandi conchiglie – è sormontata da una piattaforma di legno, base di appoggio di un mondo capovolto e sommerso. Accedendo al piano superiore, infatti, lo sguardo diviene preda di un effetto ipnotico: le travi del soffitto si riflettono in uno specchio d’acqua profondo una trentina di centimetri, del quale l’occhio fatica a cogliere la superficie. Un omaggio straniante a La fine del mondo dell’antropologo Ernesto de Martino, in un gioco specchiante tra l’universo degli inferi e quello terrestre.

Arianna Testino

www.labiennale.org

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  • LUCA ROSSI

    Atmosfere tra Walking Dead e Virus Letale, e poi il video dove si ipotizzano le solite teorie pseudo magiche pseudo artistiche pseudo tutto. Il più convincente forse Calò per il quale però il giochino del riflesso ha un poco stancato (usato anche per la sua prima personale da Zero anni fa). Per non parlare del citazionismo esasperato, ancora una tecnica per caricare di valore qualsiasi cosa. Se faccio un buco per terra e ci infilo un teschio avvolto da una buccia di banana del Guatemala, quasi sicuramente posso trovare su Wikipedia citazioni a supporto….stiamo parlando di niente….
    .
    Ma la cosa più divertente è l’atmosfera da fine del mondo, questo pessimismo e fastidio che fa tanto artista colto e radical chic. Questi ragazzi forse non sanno che stiamo vivendo, nonostante tutto, la civiltà che assicura i livelli di benessere, democrazia e salute più alti della storia. Il mondo attuale non è il migliore dei mondi possibili (ma nessuno sa come possa essere fatto un tale mondo). Però, chiunque abbia un minimo di conoscenze storiche sa che essa è il migliore dei mondi fin qui esistiti. Ha generato un benessere mai conosciuto prima (la povertà è la costante nella storia che precede la moderna società occidentale). Si tratta di un società che assicura più libertà alle persone di qualunque altra società nel passato e del presente. Questa libertà è poca, è limitata se confrontata con l’ideale liberale ma è invece una grande cosa se paragonata alle condizioni di oppressione in cui è vissuto per la maggior parte della sua storia il genere umano. Da ultimo in essa i cittadini hanno il diritto di scegliere da chi farsi governare. Certamente, quelle esistenti nel mondo occidentale sono democrazie molto imperfette ma di nuovo rappresentano l’eccezione. La regola è sempre stata la tirannia.

    Quindi perché fine del mondo? Forse perché un certo nichilismo è molto facile, sicuramente più facile di pensare progetti realmente efficaci.

    • baccunin

      Tra l’altro, nel caso di Cuoghi, si passa con disinvoltura dai miti mesopotamici ai reperti del cristianesimo offuscando le differenze con il solito chiaroscuro di suggestioni :)
      Certo siamo lontani dall’artista che soppesava e meditava ogni transizione di fase della propria carriera prima di introdurre un nuovo tema o una nuova modalità :)
      Si potrebbe sempre giustificare i passaggi acrobatici con la giustificazione di un sano politeismo, che però proprio il cristianesimo ai suoi tempi contribuì a sopprimere :)
      Insomma si è molto aggiornati , si usa il 3D, ma gli studi restano acerbi se non immaturi e per il 3D c’è la concorrenza cinica di Damian Hirst, che ai miti però non ci crede anche perchè lui gli studi non ha neanche mai avuto la pretesa di iniziarli :)
      Certo si sente nell’insieme il peso del pretesto curatoriale , poco convincente e di circostanza , malgrado il riferimento, per la verità molto datato, a De Martino studioso di costumi ormai scomparsi riguardanti società nelle quali nessuno oggi tornerebbe a
      vivere :)
      Calò sembra il Plessi dei materiali poveri e la Bey ricicla una sua modalità già vista pasticciando dialogo democratico , quindi pratiche argomentative razionali con i tarocchi.
      Altro che bel padiglione, siamo come al solito nel ridicolo. Per l’incultura della curatrice , per l’isolamento culturale degli artisti, che non hanno gli strumenti mentali e culturali per affrontare davvero il presente.

      • Caro Baccunin,
        Perfettamente d’accordo. Ma non si tratta di colpevolizzare nessuno, se non 20 anni di scena artistica italiana privi di un sano confronto critico soprattutto in fase formativa. Accademie rimaste alla guerre puniche che preparano una concezione di artista totalmente anacronistico e che ha bisogno della Nonni Genitori Foundation per sostenersi (vero ammortizzatore sociale dell’arte italiana). Su Luca Rossi Lab trovi il progetto pensato per la biennale che dialoga, a mio parere, in modo utile ed efficace con Hirst ma non solo…

        • Giacomo

          Poteva essere il
          Padiglione di Sgarbi

          • Non abbiamo un problema di chef abbiamo un problema di ingredienti. Fare un bar.

          • Giacomo

            L’opera di calo’ potrebbe essere stata fatta 40 anni fa, la trovo priva di originalità e di attualità. Ho 68 anni e ho visto spazi allagati tante tante volte.
            Quella di cuoghi la trovo più originale anche se il risultato è di basso livello perché sostanzialmente è una scenografia di un film americano di serie b.
            La terza artista la trovo insignificante.
            Nel complesso un padiglione triste e senza spunti per il futuro.

          • Luca Rossi

            Condivido in pieno…ma continuiamo pure a dire che va tutto bene e a reprimere le energie positive. Come Luca Rossi Lab stiamo presentando un progetto risolutamente indipendente :)

        • baccunin

          ok

    • Angelov

      …”il migliore dei mondi fin qui esistiti”
      Finalmente un pensare positivo, che condividerei appieno se non fossi cosciente che a volte le parole ed i discorsi finiscono per dimostrarsi come armi a doppio taglio, se non con effetto boomerang…ed in questo sta la superiorità dei simboli visivi e delle immagini sulla parola, perché essi enunciano e sanno mantenere la propria ambiguità già subito di primo acchito, senza necessità di ulteriori spiegazioni o precisazioni.

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  • Luca Rossi

    #PadiglioneItalia #BiennaleArte2017 #VivaArteViva
    .
    Temo che fra molti di coloro che esaltano questo Padiglione ci siano coloro che devono fare i complimenti a Cecilia Alemani a prescindere perchè “potente”, professionista di New York e moglie di Massimiliano Gioni. Credo che questa cosa sarebbe offensiva prima di tutto verso la Alemani stessa. Mi auguro che non sia così.
    Roberto Cuoghi cita De imitatione Christi
    « quando verrà per noi il giorno del Giudizio, non ci sarà domandato che cosa avremo letto, ma che cosa avremo fatto, né con quanta dottrina o eleganza avremo parlato, ma quanto santamente avremo vissuto. »
    (Libro Primo del “De imitatione Christi”)
    .
    Il Padiglione piace ai “giovani vecchi” e ai vecchi di un paese per vecchi. Atmosfere inutilmente cupe, e con nichilismo fine a se stesso. #RobertCuoghi riproduce con la tecnologia tante sculture che poi appaiono come vecchie ed erose dal tempo. Una sorta di obitorio con l’immaginario da film di fantascienza. Il libro citato (poteva mancare una citazione al passato???) è contro l’intellettualismo nel cristianesimo, in poche parole “non dire ma FAI”….e lui inizia quindi a produrre in serie decine e decine di uomini crocifissi ed erosi….come per #Damienhirst ottimi gadget per una saga cinematografica….certo molti sussulteranno, come finire sul set della nuova serie di Netfllix. …
    Adelita video su pseudoteorie e tarocchi….potevano invitare altre 1000 artisti similari, forse lei abitando a New York era comoda da incontrare…come ha dichiarato la curatrice (w il provincialismo!).
    Calò, anche lui atteggiamento fosco e apatico, con una tecnica da lui strausata e che si rifà a cose che si vedevano negli anni 60….se in un primo momento poteva apparire il migliore, poi ripensandoci anche lui delude.
    Per non parlare di questa atmosfera cimiteriale che c’era anche con Vincenzo Trione l’anno scorso. La Germania ha fatto un bel padiglione non l’Italia. Sorry.

    • Luca Rossi

      Caro Luca, hai ragione ma sicuramente il migliore degli ultimi anni…..siamo messi bene!!!

    • Andreina Arcelloni

      Pienamente d’accordo con questa analisi di Luca Rossi, però il padiglione Italia e Cuoghi in particolare continuano a ronzarmi nella testa; non sarà per caso obbiettivo raggiunto da parte dell’artista?

  • Luca Rossi

    Interessante il procedimento e i materiali usati da Cuoghi, Ma a mio parere non basta. La riflessione sul corpo di Cristo, che è il nostro corpo, e sulla morte sono molto facili. Abbiamo bisogno di sprofondare nel passato o nella morte per sentirci soddisfatti, come in una serie di Netflix.

  • La biennale parla chiaro. Mi appare come un ulteriore tentativo di recuperare e mostrare il gap che man mano ha separato il percorso mai visibile al pubblico tra ideazione e realizzazione dell’opera d’arte, questo è ciò che ha sempre più diviso l’artista dal fruitore e forse sempre più drammaticamente anche da se stesso. La separazione del percorso celato dietro l’opera, disperatamente vuol essere recuperato ed esposto al pubblico, ed ecco che i percorsi ove inesistenti si inventano, manipolano, preconfezionano, come per qualsiasi campagna pubblicitaria si comunicano prima e durante le esposizioni. La finzione dell’arte, la sua illusorietà tecnica, si presenta ancora più artificiosa a dispetto di una grandiosa semplicità dell’arte resa qui pura banalità. La naturalezza dell’intuizione artistica, del gesto artistico, si congeda ad una superficie morta che nel suo ostentato sfoggio rimane seppellita o forse mai nata.

  • https://uploads.disquscdn.com/images/750e34f93b7b6d66ad2d3c7008044758c7638a1b80ff8eccdfe9694b1d1b861d.png Ecco cosa mi ricordava Roberto Cuoghi la serie Netflix Westworld :)

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