The Met Breuer, New York – fino al 29 gennaio 2017. Il museo americano rende omaggio alla pittura di un artista capace di far risuonare il colore. Non solo con una gamma di sfumature, ma anche con una trama di rimandi alla storia recente.

Quello che colpisce prima di ogni altra cosa è l’uso del colore nero: un nero opaco e ricco, che Kerry James Marshall (Birmingham, Alabama, 1955), quando occorre, sa rendere ancora più profondo riempiendolo con tratti blu scuro o più raramente marroni. Sono sempre i corpi e il viso delle sue personae a essere neri, opachi e vellutati; per il resto la tavolozza dell’artista americano è composta da acrilici vividi. Solo il celebre Portrait of the Artist as a Shadow of His Former Self fa eccezione: è una tempera del 1980, dove l’autore ritrae su sfondo nero la sagoma del suo viso altrettanto nera, punteggiata solo dalle cornee, dai denti e da un triangolo di camicia bianchi. Per Marshall il corpo del nero è da sempre un bersaglio nella percezione dell’America bianca; tutte le sue figure – e sono esclusivamente figure di neri – partecipano di una ambivalenza: l’imperscrutabilità unita alla presenza di volumi possenti.

OPERE INTIME E MONUMENTALI

Marshall è nato 62 anni fa in Alabama e il suo lavoro rivendica senza cali di tensione l’esperienza esistenziale della comunità nera come parte integrante della storia americana. L’originalità del suo percorso attraversa i canoni della pittura tradizionale europea (ritrattistica e paesaggio innanzitutto) e il risultato è un corpus di opere vasto, al tempo stesso intimo e monumentale. Una sezione di questa mostra, che occupa per intero il terzo e il quarto due piano del Met Bruer, è dedicata alla serie Garden Project, opere di grande formato concepite durante gli Anni Novanta e qui appese alle pareti con dei passacavi. In esse Marshall mostra uomini, donne e bambini che si godono il loro tempo libero in ambienti urbani e suburbani privi di richiami alla criminalità, al degrado o ad altri stereotipi negativi che connotano spesso l’immaginario legato alla vita dei neri americani. L’intera serie di dipinti fa riferimento a opere del periodo rinascimentale o barocco. Un esempio tra gli altri è Past times (1997), realizzato con colori acrilici e collage su una superficie di quasi 3 metri per 4. Appare esplicito il riferimento al Pellegrinaggio a Citera (1717) di Watteau, dove il pittore francese rappresentava il desiderio degli aristocratici di evadere dalle regole imposte dall’etichetta di corte; pervade il quadro un sentimento contraddittorio: l’estrema sofisticazione del gruppo di nobili e il loro desiderio di libertà.

Kerry James Marshall, A Portrait of the Artist as a Shadow of His Former Self, 1980 - Collection of Steven and Deborah Lebowitz - © Kerry James Marshall - Photo Matthew Fried, © MCA Chicago
Kerry James Marshall, A Portrait of the Artist as a Shadow of His Former Self, 1980 – Collection of Steven and Deborah Lebowitz – © Kerry James Marshall – Photo Matthew Fried, © MCA Chicago

CONTRADDIZIONI E DINTORNI

Sulla contraddizione gioca anche Marshall in Past times. Qui i personaggi sono in fuga dalla pressione urbana rappresentata dalle costruzioni torreggianti sullo sfondo. In primo piano c’è una famiglia afro-americana intenta a un picnic sull’erba. Tutti sono vestiti di un bianco immacolato. La mamma con un cestino di buon cibo, la ragazzina che gioca a croquet, il padre con le mazze d golf, mentre qualcuno fa lo sci d’acqua nel laghetto lì vicino. Il fratello adolescente è però concentrato ad ascoltare il suono proveniente dalle boombox adagiate sulla tovaglia distesa sull’erba. Marshall nel dipinto trova il modo di rappresentare anche la musica emessa: sulle ritmiche di Just my immagination (Running away with Me) (1971) di The Temptations e Gin and Juice (1993) di Snoop Dogg, testi che sembrano contraddire questo scenario arcadico.
Ogni dipinto della serie Garden Project è altrettanto complesso e contraddittorio. Il mondo costruito da Marshall con i suoi lavori è denso di allusioni intorno a una conversazione circa la visibilità e invisibilità dei neri, anche nelle tele precedenti e successive a quelle degli Anni Novanta. Pur essendo opere, nella stragrande maggioranza, figurative non è facile decifrare tutti i riferimenti con cui l’autore le densifica. La sua è una pittura labirintica e nemmeno per un attimo consente uscite ovvie.

Aldo Premoli

New York // fino al 29 gennaio 2017
Kerry James Marshall – Mastry
THE MET BREUER
945 Madison Avenue
+1 (0)212 7311675
www.metmuseum.org

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, con Maurizio Caserta ed Emma Averna, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.