Eccoci giunti alla quinta tappa del nostro viaggio alla ricerca dei legami fra banche e arte. Nell’ordine ci siamo occupati di BSI – Banca della Svizzera Italiana e UBS, poi abbiamo indagato il terreno di BNL Gruppo BNP Paribas e infine siamo arrivati in Toscana, dove vi abbiamo raccontato cosa sta facendo il Monte dei Paschi di Siena. Ora usciamo nuovamente dai confini nazionali, direzione Francoforte, dove abbiamo incontrato la donna che tira le fila della collezione Deutsche Bank.

Nel nostro lungo viaggio attraverso i legami fra arte, soprattutto contemporanea, e istituti bancari non poteva mancare un passaggio da Francoforte, dove ha il suo quartier generale la Deutsche Bank. La sua collezione, infatti, riunisce migliaia di opere esposte in novecento (novecento!) location sparse per il mondo. Per farci raccontare quest’avventura abbiamo intervistato Franziska Kunz, Deputy Global Head of Art. Ovvero il capo supremo del dipartimento d’arte.

Com’è nata e come si è sviluppata la collezione?
Ci occupiamo d’arte da circa trent’anni, un arco di tempo che ha consentito al mio predecessore Friedhelm Hütte e al suo gruppo di costruire una delle collezioni d’arte aziendali più importanti al mondo. Dall’inizio il forte legame, sia con la banca che con il pubblico, è stato uno dei cardini della collezione. La banca apre spazi in cui dipendenti, clienti e pubblico possono lasciarsi coinvolgere dall’arte in modo diretto. Le nostre attività culturali evolvono in continuazione. Da aprile 2016 tutte le attività e gli impegni a livello artistico, culturale e sportivo sono state riunite sotto una nuova divisione: ACS – Art-Culture-Sport. Una delle priorità strategiche di ACS è proprio quella di fare leva sulle conoscenze, le risorse e la rete di contatti culturali della banca per rinforzare ancora di più le relazioni con i clienti. Per fare un esempio, Friedhelm Hütte, che è stato a capo della divisione artistica per anni, organizzerà – oltre a guidare – nuovi progetti, tra i quali una serie di iniziative dedicate alla consulenza artistica a livello mondiale.

Josef Albers, SP (Homage to the square), 1967 © The Josef and Anni Albers Foundation - VG Bild-Kunst, Bonn 2016
Josef Albers, SP (Homage to the square), 1967 © The Josef and Anni Albers Foundation – VG Bild-Kunst, Bonn 2016

La carta è il materiale che domina la collezione: c’è un motivo particolare? È stato sempre così? 
Sin dal primo giorno la DB si è concentrata su disegni e fotografie di artisti contemporanei. Una scelta dovuta al fatto che spesso l’arte anticipa sviluppi prima che siano riconosciuti dalla società. L’arte fa domande, genera idee, ispira, apre nuove prospettive, rendendoci in questo modo capaci di accogliere soluzioni innovative. La scelta della carta come materiale privilegiato si deve al fatto che spesso gli artisti catturano un’idea sulla carta –e nella forma di uno schizzo, un pensiero, una prima bozza; la qualità, il valore dello schizzo è stata una spinta importante per l’edificazione della collezione. La visione è sempre stata quella di una collezione di disegni e fotografie completamente consacrati al presente.

L’arte tedesca degli Anni Sessanta costituisce una tranche importante della vostra collezione. È corretto dire che il focus iniziale (lavori su carta creati dagli artisti attivi in Paesi di lingua tedesca nell’immediato dopoguerra) sia ancora un tema che la definisce? 
Dagli Anni Novanta la DB si amplia a livello internazionale, di conseguenza anche il focus della collezione è cambiato, sposandosi all’internazionalismo. Siamo interessati a giovani talenti in Africa, in America Latina e in Asia, dove gli affari della banca sono importanti. Naturalmente, artisti che vivono e lavorano in Germania sono inclusi, ma non sono i soli, oltre a essere visti, come quelli europei in generale, in un contesto globale.

Una delle grandi qualità della collezione è quella di essere visibile sia ai clienti che ai  dipendenti. È stata, secondo lei, una scelta utile per incoraggiare l’interesse dei dipendenti nei confronti dell’arte moderna e contemporanea? 
L’essere contornati dall’arte sia negli uffici che in altre location interne alla banca mantiene alto l’interesse tra gli impiegati della DB. Nel nostro quartier generale a Francoforte, gli impiegati possono scegliere periodicamente le opere da esporre nei propri uffici; partecipano a tour guidati e a incontri con artisti. In linea di massima, vogliamo rendere le nostre attività culturali accessibili ai clienti più di quanto non sia stato fatto finora. È uno dei motivi per cui abbiamo creato ACS: offrire più programmi ad hoc ai clienti e al pubblico.

Franziska Kunz, Deputy Global Head of Art di Deutsche Bank. Photo Mario Andreya
Franziska Kunz, Deputy Global Head of Art di Deutsche Bank. Photo Mario Andreya

Acquistare e curare opere d’arte destinate solo a contesti aziendali crea degli svantaggi?
La collezione nasce per essere esposta in un ambiente di lavoro. Considerando questo background, insieme a diverse circostanze culturali, non tutte le opere d’arte si rivelano appropriate per la collezione.

Come funzionano procedimenti e strutture di acquisizione? Esiste un budget che varia da nazione a nazione? 
Il nostro gruppo di lavoro è internazionale. Monitoriamo le riviste d’arte e partecipiamo a mostre internazionali, andiamo alle fiere. Inseriamo artisti che reputiamo “interessanti” in una lista interna… In più lavoriamo con esperti indipendenti come Okwui Enwezor, che ha curato l’ultima Biennale di Venezia, o Victoria Noorthoorn da Buenos Aires. Riguardo alle acquisizioni, di solito facciamo una proposta e una commissione, composta da diversi dirigenti della banca, prende la decisione finale.

Vendete opere che appartengono alla collezione?
Una collezione di questa taglia deve “respirare”, come diciamo noi. Le ragioni per cui vendiamo alcuni lavori dipendono da vari motivi: a volte sono duplicati, altre sono lavori non più adatti alla collezione. In ogni modo, vendere crea spazio ad altri lavori di artisti promettenti.

Nedko Solakov, Murmurings #1-12 © Nedko Solakov Deutsche Bank Collection
Nedko Solakov, Murmurings #1-12 © Nedko Solakov Deutsche Bank Collection

Oltre a comprare e collezionare, la banca collabora con varie istituzioni…  
La collaborazione con i musei e con altri spazi espositivi costituisce una parte molto importante delle nostre attività. Collaboriamo con la Tate Modern di Londra e il Jewish Museum a New York. Nel 2004 abbiamo individuato il potenziale dell’allora ancora giovane Frieze Art Fair di Londra e siamo diventati lo sponsor principale della fiera. Grazie a collaborazioni come queste, arriviamo ai clienti che si entusiasmano per l’arte e la collezionano. Naturalmente è anche quello che intendiamo fare con la vasta gamma dei nostri programmi artistici; ad esempio le mostre internazionali al Deutsche Bank KunstHalle a Berlino e i nostri programmi educativi. Dal 2010 il premio “Artista dell’anno” riassume la nostra filosofia. La parte più importante del programma è una mostra monografica al KunstHalle, che da lì poi viaggia. Inoltre, alcuni dei lavori degli artisti premiati sono acquistati dalla Deutsche Bank, entrando in questo modo nella collezione. Quest’anno l’artista egiziano Basim Magdy ha vinto il premio. Nel 2017 è stato selezionato l’artista africano Kemang Wa Lehulere [la mostra alla KunstHalle sarà allestita dal 24 marzo al 18 giugno, N.d.R.].

Come bilanciate la crescente visibilità della banca nel mondo dell’arte? Vi chiedete se la statura della collezione, a cui si aggiunge la rete di contatti con istituzioni, fiere d’arte e contatti diretti con artisti, se tutto questo non renda dominante la vostra presenza nel mondo dell’arte? 
No, non non la vediamo così. La DB persegue un concetto molto chiaro attraverso le sue attività culturali, che sono soprattutto ideate per ottenere la promozione di giovani talenti e l’esposizione delle loro attività culturali a impiegati, clienti e pubblico. Ci concentreremo su questo concetto ancora di più nei prossimi anni grazie alla nuova divisione ACS. Per noi si tratta solo di promuovere arte contemporanea con un’idea chiara e trasparente alla base e un altrettanto chiaro focus su clienti e pubblico.

Maria Pia Masella

[intervista pubblicata in inglese su www.lizxib.com ]

http://art.db.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #35

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Maria Pia Masella
Laureata in Lingue e Letteratura Francese a Roma (La Sapienza), ha proseguito gli studi con un Master in Comparative Literature (University College London) e un secondo Master in Arte Contemporanea (Christie’s Education/University of Glasgow). Scrive per la rivista letteraria In-Arte, collabora con la Fondazione FAP. Vive a Londra dove lavora come curatrice indipendente e consulente d’arte.