A Salisburgo, l’Aida di Giuseppe Verdi by Shirin Neshat. Le immagini dell’Opera diretta da Muti

Dream team per l’Aida di Giuseppe Verdi per il festival di Salisburgo. Con direzione di Riccardo Muti e direzione artistica dell’artista iraniana Shirin Neshat. Le immagini dall’evento che naturalmente parla di politica ed esilio.

Giuseppe Verdi/Aida/ Premiere 6.agosto 2017/Riccardo Muti: direzione d’orchestra, Shirin Neshat:Regia, Anna Netrebko:Aida © Salzburger Festspiele / Monika Rittershaus
Giuseppe Verdi/Aida/ Premiere 6.agosto 2017/Riccardo Muti: direzione d’orchestra, Shirin Neshat:Regia, Anna Netrebko:Aida © Salzburger Festspiele / Monika Rittershaus

Una Aida molto particolare, quella che il Salzburger Festspiele, il festival di Salisburgo, fino al 31 agosto nella città austriaca, ospita con première al Grosses Festspielhaus il 6 agosto. Cast e team di fuoriclasse che vede alla direzione di orchestra Riccardo Nuti e alla direzione artistica Shirin Neshat (Qavzin, Iran, 1957). Regista, artista, performer, la Neshat spesso sconfina nel teatro e nella musica: lo scorso anno avevamo infatti raccontato, con una intervista, il progetto che aveva realizzato a Bari nell’ambito del programma Misteri e fuochi e le avevamo chiesto come è stare dietro le quinte. “Molto tempo fa”, ci aveva rivelato, “usavo il mio corpo come superficie. Ho cercato in questa occasione di essere la persona che cammina intorno al cerchio. Non mi sento molto a mio agio ad essere presente nel progetto. Negli ultimi vent’anni ho cercato di non essere più davanti alla camera ma dietro l’obiettivo”.

Shirin Neshat
Shirin Neshat

UNA AIDA POLITICA

In Austria, in quella che è una delle kermesse più importanti di musica classica e opera al mondo, reinterpreta un grande libretto della tradizione: l’Aida di Giuseppe Verdi. Il tema principale è quello della guerra: “tra stati vicini, tra élite di potere o potentati, non infrequentemente approvati o sostenuti addirittura dai leader religiosi dei vari paesi”, si legge nel testo di presentazione della drammaturga Bettina Auer, che allude chiaramente alla situazione politica contemporanea. “Non esiste un posto per piani individuali di vita, idee diverse di moralità o addirittura sentimenti. Invece, l’uomo è preso tra le ruote dei vari interessi di coloro che sono al potere. Questa è una delle storie raccontate nell’opera di Verdi da Aida, Radamès e Amneris, nonché dai loro padri reali e spirituali, il re di Egitto e il sommo sacerdote Amris”, continua. E non poteva essere altrimenti per un’artista come la Neshat che da sempre ha messo la politica, o l’idea politica dell’arte al centro della sua pratica, raccontando e denunciando nei suoi film e nelle sue storie la condizione femminile nel mondo arabo e, più in generale, la problematica situazione iraniana.

IL TEMA DELL’ESILIO

Aida è un’opera in quattro atti, su libretto di Antonio Ghislanzoni, commissionata al compositore italiano dal sovrano di Egitto nel 1860, per celebrare l’apertura del Canale di Suez (1868). Verdi sulle prime rifiutò, per poi accettare successivamente all’inaugurazione del nuovo teatro de Il Cairo. Tuttavia, la guerra portò ritardi e il Teatro fu inaugurato con Rigoletto. La prima rappresentazione dell’Aida avvenne nel 1871. Aida è stata, successivamente, reinterpretata più volte. Quella di Neshat avrà un punto di vista meno europeo. “Mi identifico con Aida”, spiega Shirin Neshat ai microfoni del festival “So come Aida deve sentirsi; Subisce un processo, si rende conto di poter continuare, di poter nuovamente innamorarsi, di adattarsi alle circostanze”. La principessa, figlia del Re di Etiopia che vive a Menfi come schiava è una sopravvissuta, che sperimenta fasi di nostalgia, di rabbia, di speranza per un ritorno (come la Neshat nei confronti della sua patria, l’Iran), tutti modi per comprendere che non c’è modo di tornare indietro. Continua a vivere con una situazione irrisolta. “A volte i confini tra Aida e me sono sfocati”, aggiunge l’artista. Sei le date previste (9, 12, 16, 19, 22, 25 agosto), tutte naturalmente sold out. Noi vi mostriamo le immagini in questa nutrita fotogallery.

Santa Nastro

http://salzburgerfestspiele.at/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.