La famiglia, che disastro!

Con un cast di attori d’eccezione, torna in scena a quasi cinquant’anni dal suo debutto “Le Retour (The Homecoming)” di Pinter, una delle grandi commedie del drammaturgo e Premio Nobel inglese. A pochi anni dalla sua scomparsa, lo svizzero Luc Bondy ne firma la regia e ci mostra come il dedalo dei rapporti familiari sia ancora oggi la radice assurda della nostra società, di quel disastro totale che è la famiglia.

Harold Pinter - Le Retour (Il ritorno a casa) - regia Luc Bondy

A Milano si respira aria parigina nelle cinque date che accompagnano Il Ritorno a Casa di Pinter, che giunge al Piccolo Teatro Strehler nella versione francese Le Retour, di Luc Bondy, coprodotto con L’Odéon-Théâtre de L’Europe.
Una grande produzione, che vanta come protagonisti sei grandi nomi del cinema e del teatro internazionale: il gigante Bruno Ganz, la sensuale e ammaliatrice Emmanuelle Seigner, il divo diafano Louis Garrel e Pascal Greggory, attore centrale del cinema d’autore europeo. A chiudere il cast, Jérome Kircher e Micha Lescot, altri due nomi di primo piano della scena cinematografica francese.
Ma cosa implica questo ritorno a casa nel testo che Harold Pinter scrisse nel 1964? Lo scoprirà, a sue spese nelle due ore e mezza dello spettacolo, Teddy (Kircher), diventato professore di filosofia in America che ritorna dopo anni, e dopo aver tenuto segreto il suo matrimonio nella casa natale, in un sobborgo di Londra, abitata dal padre Max (Ganz), dai fratelli e da uno zio. Una caduta libera in un mondo grottesco di relazioni maschili, di istinti sessuali, di violenza repressa e di attrazione e repulsione dalla donna, qui rappresentata dall’ambigua figura delle moglie di Teddy, Ruth (Seigner), unica femmina in una “tana” abitata da cinque maschi.

Harold Pinter - Le Retour (Il ritorno a casa) - regia Luc Bondy
Harold Pinter – Le Retour (Il ritorno a casa) – regia Luc Bondy

Fin dalla prima mondiale, a Londra nel 1964, con la regia di Peter Hall all’Old Vic Theatre, The Homecoming ha rappresentato uno dei grandi testi di Pinter e la sua capacità di evidenziare l’assurdità del mondo tramite il tessuto stesso del linguaggio scenico e del linguaggio di genere, dove lo humour noir è uno degli strumenti costanti per segnare l’abbandono di ogni romanticismo a favore di un atteggiamento di distacco e che in opere come questa conferisce a ogni azione, a ogni battuta, un enorme potenziale deflagrante.
È la famiglia, in tutto ciò che rappresenta di più sinistro e poco commendevole, il centro della ragnatela dal quale si dipanano tutti i malumori e i conflitti. Dove un maschio alpha domina sul resto del branco applicando un’autorità che non conserva nulla di autorevole, ma è cieca prepotenza e sfocia in grottesca debolezza. In questo senso Le Retour non rappresenta tanto con i suoi temi l’attualizzazione di una società fatalmente maschilista come quella italiana: tutto rimane sospeso là, in quell’interno piccolo borghese della metà degli Anni Sessanta, a Londra, dove la semplicità della scena ricorda gli spazi scialbi e disperati nei quali masse di carne collidono rovinosamente come nei quadri di Bacon, e nel contempo qualcosa striscia e cova come su di una tela di Sutherland.

Harold Pinter - Le Retour (Il ritorno a casa) - regia Luc Bondy
Harold Pinter – Le Retour (Il ritorno a casa) – regia Luc Bondy

Eppure, a distanza di anni, è la “classicità” del tema che sorprende, la lotta impari tra i sessi dove la sola donna del gruppo diventa inevitabilmente il parafulmine di tutte le pulsioni maschili, di questi padri, mariti, fratelli e figli che considerano Ruth in quanto donna, una puttana.

Riccardo Conti

Milano // fino al 12 maggio 2013
Harold Pinter – Le Retour (Il ritorno a casa)

regia Luc Bondy
PICCOLO TEATRO STREHLER
Largo Greppi
www.piccoloteatro.org

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Riccardo Conti
Riccardo Conti (Como, 1979) è critico d’arte e free lance editor per numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali occupandosi principalmente di cultura visiva e sperimentazione audio e video. Ha curato diverse mostre per gallerie e spazi privati ed è autore di alcuni format televisivi riguardanti arti visive e cultura contemporanea. Ha insegnato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, e tenuto seminari presso altre università ed istituzioni quali NABA, IULM, e KHIO di Oslo, attualmente insegna presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano ed è docente di Visual Culture e Video Culture presso IED moda Lab. Dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.