Incontrarsi a Roma

Musica elettronica e arti performative per la nuova edizione del MIT – Meet in Town, il festival di musica elettronica che ha fatto pulsare l’Auditorium – Parco della Musica di Roma. All’interno della programmazione, l’incontro tra la compagnia teatrale Pathosformel e il gruppo Port-Royal.

Pathosformel & Port-Royal - Alcune primavere cadono d’inverno

Si chiama, suggestivamente, Alcune primavere cadono d’inverno lo spettacolo nato dall’incontro tra la compagnia teatrale Pathosformel e i genovesi Port-Royal, da dieci anni punto di riferimento costante per la più originale scena indipendente musicale italiana. Due realtà sempre tese a scardinare qualunque presupposta suddivisione tra i differenti generi artistici, ora contaminati e diluiti in inedite soluzioni performative o musicali. Un incontro, voluto dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Snob Production, che permette alla compagnia teatrale di proseguire il proprio percorso di ricerca sul gesto umano, cominciato un anno fa con lo spettacolo La prima periferia.
Spiega Pathosformel: “‘Alcune primavere cadono d’inverno’ si inserisce perfettamente nella nostra attuale ricerca. Cerchiamo di analizzare le possibilità di relazione di una persona fisica con un oggetto partendo da una situazione di nudità scenica. Il lavoro si affianca al nostro ‘An afternoon love’, spettacolo che presentiamo per la prima volta in Italia a fine mese durante il ‘Festival Drodesera’, focalizzato sul rapporto tra un giocatore di basket e il suo pallone”.

Port-Royal

Si tratta, dunque, dell’analisi di una possibile gestualità dell’inanimato per esplorare il mondo dei sentimenti umani. In Alcune primavere cadono d’inverno, Pathosformel e Port-Royal costruiscono una camera dei venti, uno spazio vuoto circondato dal continuo soffiare dell’aria. Al centro di questo spazio, un danzatore di breakdance è impegnato nel suo allenamento mentre una busta di plastica gli ruota silenziosamente intorno compiendo tutte le sue possibili evoluzioni. Continua a spiegare la compagnia: “Il lavoro è focalizzato sulla relazione di questi due corpi in scena, uno animato e l’altro inanimato. Non si tratta, però di una relazione diretta, ma di un parallelismo di linguaggi che viaggiano e che incrociano i loro percorsi. Se il danzatore di breakdance compie il suo allenamento nel tentativo di mettere in risalto delle immagini piuttosto che l’aspetto virtuosistico della prestazione fisica, la busta di plastica che compie le sue evoluzioni all’interno di una giornata di vento, lascia percepire immediatamente la casualità dei propri spostamenti e di quelli delle masse d’aria. Ma, se ci soffermassimo a guardare, se donassimo tutta la nostra attenzione ai movimenti di questo oggetto inanimato, vedremmo emergere un linguaggio fatto di gesti”.
Ecco allora che nella casualità del vento appaiono quelli che potremmo definire infiniti gesti della natura, una lingua incomprensibile che Pathosformel e Port-Royal cercano di decifrare. “Ci affascina l’invisibile, la possibilità di scomporre questo movimento casuale in tutte le componenti che lo generano. ‘Alcune primavere cadono d’inverno’, quindi, vuole esplorare il rapporto tra casualità e controllo”. E proprio su quest’ultimo rapporto dialettico costruiscono le loro musiche i Port-Royal: “Anche la nostra musica tenta di esplorare il rapporto dialettico controllo/caso. È la prima volta che lavoriamo con un gruppo d’arti performative come Pathosformel ma cerchiamo di inserirci nel loro lavoro nella maniera meno scontata possibile. Proprio per questo rilanciamo e alteriamo questa dialettica tra controllo e casualità. La nostra musica è stata composta appositamente per ‘Alcune primavere cadono d’inverno’, partendo dalle suggestioni che abbiamo avuto vedendo le immagini create da Pathosformel. Abbiamo definito via via tutti i dettagli cercando di costruire un rapporto molto forte tra la performance visiva e quella musicale”.

Pathosformel - residenza di Dro

La fluidità della musica elettronica, lungi dall’essere semplice commento dell’aspetto visivo della performance, costruisce e apre nuovi percorsi, costituendosi come una vera e propria drammaturgia costantemente in relazione con la sua controparte visiva: “Il nostro lavoro live e il lavoro live del performer in scena crescono insieme attraverso un rapporto dialettico costante. La fisicità dell’allenamento di breakdance, l’immagine costruita da questo tipo di danza, non trova una corrispondenza immediata nella musica. Il suono creato non appartiene strutturalmente a quel tipo di immagine. Cerchiamo di far emergere altro, di proiettare il lavoro verso altre dimensioni”.
Così nell’incanto di una realtà atmosferica divenuta gesto e di una primavera arrivata casualmente durante l’inverno, Meet in Town conferma la sua versatilità, pone attenzione alla trasversalità della creazione artistica contemporanea, agli incontrollabili vettori, imprevedibili come il soffiare del vento, verso cui può proiettare l’incontro tra arti performative e musica elettronica.

Matteo Antonaci

www.meetintown.com