Retro-Futur-Mania

Metti insieme Peter Rehberg delle Editions Mego e Stephen O’Malley dei Sunn O))). E falli frequentare il glorioso studio parigino INA-GRM. Ne viene fuori una serie di ristampe in vinile che vuol far luce sull’archivio del Groupe de Recherches Musicales e sulla storia della musique concrète e “acusmatica” in generale.

Arnaud Rebotini e Christian Zanési con video live di Zita Cochet al Centre Pompidou - settembre 2012

Peter Rehberg, proprietario delle Editions Mego, e Stephen O’Malley dei Sunn O))), che di Rehberg è fido collaboratore e dell’immagine-Mego ha effettuato negli ultimi anni un profondo e riuscitissimo restyling, bazzicavano da tempo negli studi INA-GRM. Ci piace pensare che lungo l’asse delle frequenti triangolazioni Vienna-Parigi-Los Angeles sia stata concepita l’idea di Recollection Grm, una serie di ristampe in vinile che vuol far luce sul glorioso archivio del parigino Groupe de Recherches Musicales e sulla storia della musique concrète e “acusmatica” in generale.
Il primo volume, uscito a maggio, contiene la versione integrale (risalente al biennio 1975-1976 e composto a quattro mani con Bernard Dürr) dell’ultima opera – l’unica di matrice puramente elettronica – di Pierre Schaeffer, Le trièdre fertile. Ascoltandola, tempo di fare mente locale, e si finisce inevitabilmente per pensare che nel 1975 i Kraftwerk facevano uscire Radio-Activity (e che Autobahn era nei negozi già da circa un anno). Per poi però tornare all’oggi, e realizzare che un consistente nugolo di “sperimentatori” si cimenta tuttora con simili materiali, ottenendo risultati assai più modesti rispetto a quelli raggiunti, quasi quarant’anni fa, dal fisico francese.

Recollection Grm – Editions Mego

Più attuali risultano, all’ascoltatore del 2012, il secondo e il terzo vinile della serie, anch’essi monografici, entrambi segnati da una composizione per lato, di Guy Rebel e Bernard Parmegiani. Incentrate su caotiche configurazioni di microgranuli che si ammassano in corpi sonori più o meno coerenti, le prime; strettamente imparentate con le canoniche procedure compositive della musique concrète le seconde, cariche come sono di suoni ordinari prelevati di peso da una giornata-tipo di un parigino degli Anni Settanta – Chris Watson deve aver mandato a memoria L’Œil écoute durante la stesura del recente El Tren Fantasma.
Il quarto e ultimo volume, antologico, getta una luce vivida su cinque compositori molto meno noti (Beatriz Ferreyra, Philippe Carson Turmac, Edgardo Canton, Francis Régnier, Mireille Chamass-Kyrou), grazie a ottimi brani che coprono un arco temporale assai ampio: un decennio, quello che va dal 1960 al 1970, che si sarebbe rivelato decisivo per le sorti artistiche del Groupe. Ottime rimasterizzazioni, note bilingue (inglese/francese) e, ovviamente, artwork di Stephen O’Malley rendono l’operazione un vero e proprio affare di culto.

Vincenzo Santarcangelo

editionsmego.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #9

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo è dottore di ricerca in filosofia e membro del gruppo di ricerca LabOnt presso l'Università di Torino. È stato visiting PhD student presso il Cognition Institute della Plymouth University. Ha tenuto corsi di Estetica presso l'Università di Genova, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea (Rivoli) e il MADRE Museo di Arte Contemporanea DonnaRegina (Napoli). Collabora con il Corriere della Sera (La Lettura) e con Rai Cultura. Su Artribune cura le rubriche “Octave Chronics” e “Dialoghi di Estetica”. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea (Matera), e consulente di "Firenze Suona Contemporanea" ed "EstOvest Festival".