Dopo la panoramica sulle attuali caratteristiche, e sulle ipotetiche evoluzioni, delle kermesse cinematografiche internazionali, entriamo nel dettaglio, rivolgendo tre domande ad altrettanti protagonisti del settore. Si comincia con il SIFF – Seattle International Film Festival e la testimonianza di Angelo Acerbi, programmer della rassegna.

Alla luce della polemica che ha coinvolto il Festival di Cannes e Netflix, quali sono i criteri di selezione e partecipazione di un film al vostro festival?
Il Seattle International Film Festival non ha regole rigide di selezione in quanto dura 25 giorni, si concentra in 6 sale e presenta 415 titoli. È un festival principalmente di film non americani. Su 415 titoli ci saranno circa 60 film americani. Questo fa sì che anche il Concorso del SIFF non sia come quello del Festival di Cannes. Non devono essere anteprime per forza. Il SIFF ha sei diversi concorsi: Documentary Competition, Ibero-American Competition, New American Cinema Competition, New Directors Competition, Official Competition, Short Films Competition. Deve esserci quindi una selezione non vincolante; in più, nell’edizione 2018 del festival, Netflix era presente. Bisogna anche dire che Netflix negli USA fa uscire i film in sala, altrimenti non possono essere nominati agli Oscar. I film americani che loro vogliono potenzialmente far partecipare agli Oscar hanno lì una distribuzione. La polemica nata in seguito alle scelte del Festival di Cannes ha alle spalle un principio giusto. Il Festival di Cannes è un festival di cinema nel senso vero di film proiettati nelle sale per un grande pubblico e ha un forte collegamento con la distribuzione francese.

Angelo Acerbi, programmer festival del SIFF – Seattle International Film Festival
Angelo Acerbi, programmer festival del SIFF – Seattle International Film Festival

In che modo il festival coinvolge il pubblico più giovane e quale rapporto ha con i social network?
Il pubblico del SIFF è un pubblico trasversale con un’età media di 35 anni. C’è una grande fetta di pubblico adulto/âgé perché ci sono determinati tipi di pass che vengono acquistati con molto anticipo, sono limitati di numero, costano tantissimo (1.500 o 2.000 dollari) e vengono tutti esauriti. La tipologia dei film è vasta. Dai film per bambini ai documentari, dall’horror alle commedie romantiche. Questo fa sì che la tipologia di pubblico sia molto variegata e sempre in cambiamento. Il SIFF è molto attivo sui social ma ha una gestione da un lato professionale, dall’altro molto casalinga. Ad esempio, anche noi programmatori segnaliamo i film che ci sono piaciuti di più o quelli che hanno bisogno di maggiore sbigliettamento. Del SIFF si può anche diventare “soci” e quindi avere degli sconti anche sul singolo biglietto, che sta sui 13-14 dollari. Inoltre il festival per i “soci” sceglie un numero di film che proietta da un mese prima, facendo un’alternanza di quattro titoli ogni mattina durante tutta la settimana. Questo sistema serve anche da passaparola per la vendita dei biglietti. Il SIFF ha solo sponsor privati e si mantiene con gli incassi dei film e dei cinema, in quanto il festival stesso possiede ormai da qualche anno quattro cinema.

La grafica del SIFF – Seattle International Film Festival 2018
La grafica del SIFF – Seattle International Film Festival 2018

Come immagini i festival cinematografici nel prossimo futuro? Avranno ancora ragione di esistere?
La gente che va ai festival va per i film ma anche per essere presente all’evento comunitario. Va per vedere film che non usciranno in sala e che non si vedranno da altre parti, va perché cinefilo, va perché si trova in una comunità di pari con cui alla fine della proiezione si mette a discutere, parlare e andare a cena. Il festival in sé quindi è difficile che muoia, sicuramente si trasformerà un po’ come contenuti. Credo saranno più longevi festival come Locarno o Seattle che Cannes e Venezia. Questi ultimi due sono festival non tanto per il pubblico quanto per gli addetti ai lavori. La Mostra del Cinema di Venezia vende molti più biglietti di Cannes. Tutte le sue sezioni si possono vedere con biglietto, cosa che non avviene a Cannes. Sono comunque due festival, Cannes in principal modo, che vivono di mercato e accrediti. La strada di sviluppo dei festival deve mirare a mantenere lo status di evento comunitario. Vedere film al cinema è un rito collettivo che rimane forte. Servirà per aumentare la base di pubblico e anche quello giovanissimo che non è abituato ad andare al cinema e quindi servirà creare degli eventi collaterali che portino nuova gente al cinema. Serve quindi quello che capita in tanti festival italiani: mixare la parte industry con quella cinefila, con quella delle mostre e della letteratura senza focalizzarsi solo sulla singola proiezione, invitare personaggi di appiglio che non abbiano per forza a che fare con il cinema classico. Bisogna imbastardire un po’ i festival!

Margherita Bordino

www.siff.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #44

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.