Berlinale. Un film di Gus Van Sant con Joaquin Phoenix racconta il fumettista John Callahan

Ritornano alla 68esima Berlinale un regista molto interessante e un attore tra i più versatili di sempre e tra i più “impertinenti” con la stampa. Gus Van Sant e Joaquin Phoenix insieme per un biopic drammatico e vitale.

Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot di Gus Van Sant
Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot di Gus Van Sant

John Callahan è un fumettista che con il disegno ha fatto tanta satira. La sua è una storia con un inizio drammatico. Callahan diviene infatti alcolista all’età di 12 anni e subito dopo tossicodipendente, per poi ritrovarsi paralitico a 21 anni appena a causa di un gravissimo incidente automobilistico. Nel disegno, John Callahan trova la cura perfetta per riprendere in mano la propria vita. Diventa fumettista (i suoi lavori sono apparsi su giornali e riviste come The New Yorker, Penthouse e Playboy), ricomponendo i pezzi di una storia privata fino a quel momento a dir poco disastrata e sofferta. John Callahan è morto nel 2010 all’età di 59 anni e ora il regista Gus Van Sant porta sul grande schermo la storia del suo terribile errore di giudizio e del successivo riscatto, con il titolo di Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot. Il film è in concorso alla 68esima Berlinale e segna un ritorno collaborativo tra il regista e l’attore, protagonista in questo caso, Joaquin Phoenix. Un ritrovarsi 22 anni dopo Da Morire, realizzato nel 1995.

UMORISMO DI PHOENIX E DI CALLHAN

Ho letto il libro tante volte. Gus mi ha mostrato 6 o 7 ore di video di John. È stato fondamentale per permettermi di assimilare i suoi movimenti. Il corpo di ogni tetraplegico reagisce in modo diverso”, riferisce Phoenix in conferenza stampa e un po’ imbarazzato e confuso davanti la stampa. Gus Van Sant incalza e interviene nella sua risposta: “John lo si vedeva sfrecciare per le strade di Portland a venti miglia all’ora. Aveva una sedia a rotelle molto veloce. Non poteva sciare né fare sport e si divertiva così Si divertiva così perché non poteva fare altro. Dopo aver smesso di bere, si è ripreso e si concentrato sulla sua arte”. Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot è un biopic targato Amazon Studios e non è un biopic qualunque. È un film di Van Sant che torna in splendida forma, come fossero gli anni ’90, gli anni dei suoi Belli e dannati e Psycho. Il film uscirà nelle sale americane il 13 luglio 2018 ed è stato lanciato su piazza dal Sundance Film Festival. Van Sant conosceva Callahan. Erano gli anni ’80 ed entrambi erano due giovani artisti che cercavano la loro strada nel mondo.

VAN SANT E CALLAHAN

John Callahan subì a 8 anni un abuso; a quel momento tremendo della sua infanzia ha successivamente dato la responsabilità del “precoce” alcolismo. È lui a dire: “I used the alcohol to hide the pain of the abuse”. Con il disegno Callahan trova una via d’uscita dal tunnel in cui è finito. Le sue illustrazioni riguardano argomenti considerati tabù, a cui applica un umorismo “nero”. I suoi lavori sono apparsi sul quotidiano Portland, il Willamette Week, le cui vignette di tanto in tanto riguardavano anche boicottaggi e proteste contro il giornale stesso. Callahan beffava i critici che etichettavano i suoi disegni come politicamente scorretti, e godeva delle reazioni positive che riceveva dai fan. “La mia unica bussola quando vado troppo lontano è la reazione che proviene da persone su sedie a rotelle o con ganci per le mani”, aveva sottolineato Callahan. “Come me, loro sono stufi di persone che pensano di parlare per i disabili. La compassione e l’accondiscendenza sono le cose veramente detestabili”.

LA REGIA DI GUS VAN SANT

In Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot Gus Van Sant si concentra sul periodo della riabilitazione dall’alcolismo, trascurando la sua crescita come fumettista. Il libro da cui è tratto tutto il racconto ha una solida base politica che riguarda il periodo della presidenza di Reagan. Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot è un film che mostra il percorso di un uomo ma anche di una società, guardando implicitamente anche all’America attuale. È forte la rabbia dell’uomo ma anche la sua redenzione. Il regista ha messo nel film il cuore e l’ammirazione per il suo soggetto. Ed ha scelto di mostrare la fragilità umana e tutte le varie possibilità da cui questa può dipendere. Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot è un film che piace e piacerà, ma parte un po’ sfortunato in quanto dopo il passaggio al Sundance, la Fondazione filantropica americana della famiglia Ruderman si è lamentata della scelta dell’attore protagonista: avrebbe voluto assegnare il ruolo a un vero disabile.

Margherita Bordino

CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.