Three Billboards outside Ebbing, Missouri il western con Frances McDormand

Finalmente nelle sale italiana arriva il film che ha conquistato la critica internazionale a Venezia74 e che sta facendo incetta di premi, guardando fieramente agli Oscar. Da un lato western e dall’altro dark-comedy.

Three Billboards outside Ebbing, Missouri
Three Billboards outside Ebbing, Missouri

Si combatte fino alla fine. C’è qualcosa da salvare e da fare.  Quel “qualcosa” è la giustizia. A combattere è una donna, una madre. La figlia è stata uccisa 7 mesi prima e del suo assassino non c’è alcuna traccia, neppure un sospettato. Tutta colpa della scarsa competenza della polizia? Tre manifesti, sfondo arancio quasi rosso e scritta near, affissi in una vecchia strada quasi nel nulla, diventano lo sfogo di un’azione impunita, di una vita spezzata, di un forte senso di colpa senza uscita. La donna che porta questo peso sullo stomaco che deve sfogare, cacciare via è interpretata da Frances McDormand, superba, mentre il film è Three Billboards outside Ebbing, Missouri (in italiano Tre Manifesti a Ebbing, Missouri), nelle sale italiane con 20th Century Fox. Il film ha da poco conquistato 4 Golden Globe (Migliore film drammatico, Migliore attrice per un film drammatico, Migliore attore non protagonista e Migliore sceneggiatura) e ha ben 9 nomination ai Bafta. Per il suo contenuto, per le sue parole, per le sue intuizioni, quelle del regista Martin McDonagh, Three Billboards outside Ebbing, Missouri farà sicuramente centro ai prossimi, vicinissimi (4 marzo), Premi Oscar.

Three billboards outside ebbing, Missouri
Three billboards outside ebbing, Missouri

UNA GUERRA TRA DUE PERSONE

La storia che ho voluto raccontare è quella di una guerra tra due persone che sono entrambe, in una certa misura, nella parte giusta”, ha spiegato il regista McDonagh, “ed è per questo che si attiva tensione e drammaticità. Quale direzione segui quando sei bloccato tra perdita e rabbia? Cosa fai, di costruttivo o distruttivo, per scuotere le cose? Mi è sembrato interessante indagare su ciò che accade quando la vita ci mette di fronte a situazioni senza speranza, ma che ci invitano ancora a sperare. Questo è anche il motivo che differenzia il mio film dagli altri polizieschi, mi sono domandato: ‘cosa succede se non c’è soluzione a questo crimine?’”. La guerra a cui assistiamo in Three Billboards outside Ebbing, Missouri è privata ma anche collettiva e raggiunge picchi altissimi di drammaticità come di ironia. Un film come ne vediamo purtroppo pochi in questo periodo e che ha trovato il consenso del pubblico del Toronto Film Festival che da anni si è consacrato come pubblico di ottime scelte. Cosa succede quando tre manifesti sconvolgono una apparente tranquilla cittadina? Di che conflitto si tratta realmente? Forse di ideali oltre che di sentimenti? È un film geniale che scaturisce un inevitabile applauso sul finale.

UN WESTERN DI OGGI

Three Billboards outside Ebbing, Missouri è un western perfetto. Ci sono gli ambienti selvaggi, la ricerca di vendetta e di verità, il comando di alcuni su altri, la violenza e la sottomissione. Non ci sono i grossi cinturoni, i cavalli e gli indiani, ma non mancano i “colpi” di pistola. I primi minuti del film sono penetranti e silenti, per poi lasciare spazio al rumore del malcontento e al dolore. Uno sfogo americano con ovvi riferimenti politici anti Trump e forse anche al sistema intero. Come sarebbe il nostro mondo senza pubblicità? È forse la pubblicità a richiamare l’attenzione di ognuno di noi su temi a volte semplici e a volte complessi?

Three Billboards outside Ebbing, Missouri
Three Billboards outside Ebbing, Missouri

FRANCES MCDORMAND COME JOHN WAYNE

Il regista e sceneggiatore britannico ha svelato di aver scritto il personaggio di Mildred Hayes proprio per la McDormand: “era lei l’attrice che possedeva tutte le caratteristiche della mia protagonista. Doveva essere in contatto con la classe lavoratrice, avere una sensibilità rurale. Ero sicuro che avrebbe potuto interpretare la sua oscurità con destrezza e umorismo”. La donna interpretata da Frances McDormand usa tra grandi spazi vuoti per ricordare e comunicare agli abitanti della città o alle persone di passaggio che qualcosa non va, qualcosa di importante ancora non trova risposta e non serve fare finta di nulla. “Se qualcuno, vedendo il film, ha pensato a un western, questo probabilmente dipende solo dall’inconscio del regista, ma è vero però che nella camminata mi sono ispirata a John Wayne” ha detto al Lido di Venezia Frances Louise McDormand, attrice statunitense dalla bravura indiscutibile e moglie di Joel Coen. E ha aggiunto, “il film è allo stesso tempo divertente e malinconico, nello stile di Martin, ma anche pieno di umanità. La sceneggiatura, va detto, è pura letteratura e così non devi fare proprio nulla, solo leggere”.

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.