In bilico tra dolore e rinascita. Sul film Cake di Daniel Barnz

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, “Cake” mescola il dramma alla commedia. Regalando a Jennifer Aniston un ruolo intenso, forse unico ingrediente in grado di spiccare in una pellicola dal gusto prevedibile.

Daniel Barnz – Cake
Daniel Barnz – Cake

La vita di Claire (Jennifer Aniston) si è fermata quando ha perso suo figlio in un incidente automobilistico nel quale è rimasta coinvolta lei stessa. Porta sul corpo i segni di quella perdita, sotto forma di cicatrici che le ricordano incessantemente quella mancanza e l’avvolgono in una morsa di dolore fisico ed emotivo paralizzante, dal quale cerca fugaci evasioni in massicce assunzioni di antidolorifici e alcool. (Auto)isolata nel dolore, ha visto naufragare il suo matrimonio e ogni parvenza di relazione sociale. L’unica persona che si prende cura di lei è Silvana (un’ottima Adriana Barraza), domestica messicana dall’atteggiamento materno che riesce a scorgere la fragilità nascosta sotto una corazza di rabbia e apparente distacco. Cacciata dal gruppo di supporto dopo aver reagito cinicamente al suicidio di Nina, giovane madre depressa, ne comincia a diventare ossessionata, tanto da sognarla frequentemente e mettersi in contatto con il marito e il figlioletto della donna per cercare di confrontare i loro lutti.

Daniel Barnz – Cake
Daniel Barnz – Cake

Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, Cake mescola ingredienti propri del dramma con sferzate di ironia e humor nero. Tutto sembra però fin troppo studiato: dalla sceneggiatura, che alterna con precisione i due registri, alle ambientazioni eleganti e lineari dell’appartamento di Claire contrapposte alla confusione vitale e vissuta delle abitazioni di Silvana e del giovane vedovo, per potersi immedesimare fino in fondo con il dolore dei suoi protagonisti. Jennifer Aniston è indubbiamente valida nella sua interpretazione che va a spezzare la monotonia di ruoli comici in commedie di stampo mainstream per tornare a personaggi più complessi e sfaccettati come l’infelice e fedifraga Justine in The Good Girl o l’insicura Olivia di Friends with Money. La pellicola poggia e ruota tutta attorno a lei, grazie al valido supporto della Barraza e delle partecipazioni di Anna Kendrick e Felicity Huffman, ma non basta per fare di Cake un film incisivo e originale, circondato da aspettative non del tutto rispettate e forse unicamente legate proprio alla “trasformazione” fisica dell’attrice hollywoodiana.

Daniel Barnz – Cake
Daniel Barnz – Cake

La regia di Daniel Barnz è tutta giocata sul contrasto tra Claire e il mondo che la circonda. La sua casa, fatta di vetrate scorrevoli, nel classico stile architettonico delle agiate abitazioni periferiche di Los Angeles, testimone della passata vita della protagonista, stride, con il suo tripudio di luce, con lo stato d’animo di Claire, così come Silvana, emblema della premurosa e accogliente donna messicana, sembra esserne l’esatto opposto, visto il suo carattere spigoloso e scostante. Cake, nonostante sia un film godibile nella sua totalità, non riesce a infrangere quell’invisibile strato di distacco che allontana gli spettatori, impossibilitati nell’immedesimarsi con il dolore della protagonista, perché tenuti a distanza da una sceneggiatura furba e prevedibile che ottiene così il risultato opposto.

Manuela Santacatterina

Daniel Barnz – Cake
USA – 2014 – drammatico – 102′
www.warnerbros.it

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Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina è nata a Roma nel 1988. Con una laurea in Letteratura, musica e spettacolo dedicata a “Chiedi alla polvere” di John Fante ha poi preso una specializzazione in Editoria multimediale e giornalismo con una tesi incentrata su David Foster Wallace e la politica statunitense. Collaboratrice, in ambito universitario, di Paolo Valentino, inviato speciale del Corriere della Sera, scrive per Artribune, Ciak, Sentieri Selvaggi, Extra!Music Magazine e Taxi Drivers.