Nessuno lo sa

Nuova puntata per L.I.P (Lost In Projection), la nostra rubrica di critica cinematografica che racconta i film che non ce l’hanno fatta ad uscire in sala. Stavolta si viaggia verso il Giappone, con una pellicola uscita nel 2004 ma distribuita in dvd solo di recente. Una storia commovente e mai banale.

Ispirato a un fatto di cronaca avvenuto nel 1988 in Giappone e conosciuto come “il caso dei quattro bambini di Nishi-Sugamo”, il film di Hirokazu Koreeda ripropone attraverso un’interpretazione personale le dinamiche psicologiche di un incredibile dramma familiare. Una giovane madre trasloca in un nuovo appartamento con i suoi quattro figli denunciandone solo uno al padrone di casa. Gli altri tre bambini vengono fatti entrare clandestinamente, rimanendo reclusi per tutto il tempo nell’angusto spazio abitativo. Mai registrati presso le autorità competenti e mai riconosciuti dai quattro diversi padri, i bambini si troveranno soli dopo pochi mesi, abbandonati dalla madre in fuga con l’ennesimo spasimante. I fratelli dovranno così affrontare il mondo degli adulti senza poterne fare parte, vivendo e morendo da clandestini nel loro paese d’origine.

Attraverso inquadrature poetiche e silenziose Nessuno lo sa assume spesso le tinte di un documentario sociale di toccante sensibilità. Con la giusta distanza, Koreeda descrive la vita di Akira, il figlio maggiore di soli 12 anni e dei suoi fratelli (un maschietto di circa 5 anni e due bambine all’incirca di 10 e 3 anni) lasciati in balia di un mondo che li ignora completamente. Non ci sono né scuola né coetanei per loro, la madre insegna ai due figli più grandi a fare i conti, a leggere e a scrivere finché non li lascia per un “viaggio di lavoro” lungo alcuni mesi. Torna, ma solo per prendere le sue cose e lasciare altro denaro per l’affitto e le bollette. Quando anche quelle poche migliaia di Yen finiscono, Akira si troverà nella difficile situazione di dovere sfamare i fratelli, cercando di mantenere una parvenza di normalità nella più totale anomalia.

Nessuno lo sa

Quello di Koreeda è un film potente e commovente che non scade mai nella banalità o nel pietismo, che non lascia spazio alle ovvietà, mettendo davanti allo spettatore la durezza di vite troppo giovani per affrontare con tanta dignità e tanto coraggio l’oblio, l’indifferenza e le umiliazioni di un mondo durissimo e indifferente. Nessun giudizio sul mondo degli adulti che sa (sui padri assenti e squattrinati o sulla madre mostrata fin dai primi minuti dolce, affettuosa e allegra), nessuna pietà per i quattro fratelli (i loro errori vengono mostrati in tutte le mostruose conseguenze). Solo una quotidianità tragica, immaginata realisticamente nell’ambito di un fatto di cronaca.

Giulia Pezzoli

Scheda tecnica
Titolo: Dare mo shiranai – Nobody knows – Nessuno lo sa
Origine: Giappone, 2004
Genere: Drammatico
Regia: Hirokazu Koreeda
Cast: Yûya Yagira (Akira); Ayu Kitaura (Kyoko); Hiei Kimura (Shigeru); Momoko Shimizu (Yuki)
Sceneggiatura originale: Hirokazu Koreeda
Fotografia: Yutaka Yamasaki
Colonna sonora: Titi Matsumura
Prodotto da: Bandai Visual, Cine Qua Non Films, Engine Film
Durata: 141 minuti

Curiosità
Il “caso dei quattro bambini di Nishi-Sugamo”, fu oggetto di molta attenzione da parte dei media giapponesi. Il film apporta numerose modifiche rispetto alla cronaca reale: nel 1988 il proprietario di un appartamento a Tokyo scoprì e denunciò alla polizia la presenza di due bambini in gravi condizioni di malnutrizione e di un neonato trovato morto in un sacchetto di plastica. Più tardi fu ritrovato anche il fratello maggiore.

Dati interessanti
Film del 2004, Nessuno lo sa viene distribuito in dvd nel 2010 e risente fortemente dell’attività di documentarista del regista.

Altri titoli dello stesso autore
After Life, 1998; Distance (Palma d’Oro a Cannes nel 2001), Hana, 2006; Still Walking, 2008; Air Doll, 2009.

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Giulia Pezzoli
Giulia Pezzoli (Bologna 1978) si occupa di arte contemporanea dal 2003. Ha lavorato per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, per la 50esima Biennale d'Arte di Venezia, per il Centro d'Arte Contemporanea di Villa Manin e per il MAMbo di Bologna per cui tutt'ora lavora. Scrive d'arte e di cinema da diversi anni.