Uno, nessuno e centomila. A Vienna tutti sono allestitori

Kunsthalle, Vienna – fino al 22 maggio 2016. L’artista, il curatore, il gallerista. Chi di costoro si arrabbierebbe di più se qualcuno, visitando una mostra, si mettesse a scombinare e ricomporre a proprio gusto l’ordine in cui le opere sono esposte? Affari loro, perché intanto il museo viennese l’ha già fatto.

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Jason Dodge, What the living do - courtesy l’artista & Franco Noero, Torino - photo Maximilian Pramatarov

Jason Dodge, What the living do – courtesy l’artista & Franco Noero, Torino – photo Maximilian Pramatarov

TUTTI CURATORI (E ARTISTI)
Siete in un museo. Avete davanti a voi una serie di composizioni fatte ad arte, ossia delle installazioni, ognuna autonomamente assemblata con oggetti simili o con elementi eterogenei. Vi viene data la possibilità di organizzare la disposizione delle opere, potendo disarticolare, ricombinare, accostare tali composizioni, senza però alterare il contenuto materiale delle singole opere. Potrete così riordinare gli elementi secondo un fare che deciderete voi stessi, seguendo la vostra ispirazione. Ecco: infine vi sentirete curatori o artisti. E perfino degni di un museo, quando la vostra “mostra” verrà eternata fotograficamente da persone addette, e magari anche da qualche altro visitatore.

L’ESPERIMENTO VIENNESE
È l’evento espositivo con cui la Kunsthalle di Vienna sperimenta un modello di interattività basato sulla concreta manipolazione dell’arte da parte del pubblico. Le singole opere sono costituite da oggetti in apparenza familiari, ma talvolta incongrui. Data la loro caratteristica, qualsiasi soluzione compositiva produrrà l’atmosfera di un interno domestico, facendo infine somigliare il luogo dell’esposizione – il padiglione extra moenia, in vetro, della Kunsthalle, domiciliato nella vasta Karlsplatz – a una veranda vetrata, circondata da un esiguo spazio verde. Una dimensione utopica di molteplici apparenze, poco oltre la quale si percepisce lo scorrere del tempo reale della metropoli.

Jonathan Monk, Jonathan Monk presents four chairs and a coat rack by Franz West - courtesy l’artista & Collezione Franz West - photo Maximilian Pramatarov

Jonathan Monk, Jonathan Monk presents four chairs and a coat rack by Franz West – courtesy l’artista & Collezione Franz West – photo Maximilian Pramatarov

DALLA LETTERATURA ALL’ARTE
Curata da Luca Lo Pinto, la mostra si ispira a un’esperienza di genere letterario, nota con l’acronimo OuLiPo, decodificabile come Officina Letteraria Potenziale, consistente in un gioco di trame ideato nel 1960 dal francese Raymond Queneau, scrittore e poeta con grande competenza di logica e di matematica.
L’attività del laboratorio si sviluppava sulla creazione di strutture narrative a partire dalla mescolanza di alcuni elementi linguistici vincolati. Tra i membri del gruppo, molti eccellenti spiriti bizzarri della letteratura, come Georges Perec e Italo Calvino. Nulla da eccepire, dunque, se la mostra della Kunsthalle/Karlsplatz si presenta con una connotazione decisamente letteraria, ovvero pirandelliana, avendo per titolo Uno, nessuno e centomila, nome dell’opera che l’autore descriveva come “romanzo di scomposizione della vita”.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 22 maggio 2016
One, No One and One Hundred Thousand
a cura di Luca Lo Pinto
artisti: Darren Bader, Jason Dodge, Phanos Kyriacou, Adriana Lara, Jonathan Monk, Marlie Mul, Amalia Pica, Martin Soto Climent, Lina Viste Grønli.
KUNSTHALLE WIEN / KARLSPLATZ
Treitlstrasse 2
+43 (0)1 521890
[email protected]
www.kunsthallewien.at

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