Bellissima. L’editoria indipendente conquista Milano

Dal 18 al 20 marzo prossimi, il capoluogo lombardo accoglierà la nuova edizione del festival dell’editoria indipendente, con un ricco programma di eventi trasversali, ospitati dal Palazzo del Ghiaccio. Ecco qualche anticipazione da parte di Paolo Caffoni, editor della casa editrice Archive Books di Berlino e socio della cooperativa Doc(k)s, e Riccardo Antoniucci, coordinatore della comunicazione nell’ambito della rassegna.

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Palazzo del Ghiaccio, Milano

Palazzo del Ghiaccio, Milano

Bellissima è definita “fiera di libri e cultura indipendente”. Esplicitiamo ogni termine, per come l’avete immaginato in questo contesto?
Paolo Caffoni: Bellissima nasce nel settore degli indipendenti che, pur essendo un temine sfuggevole per definizione, è molto usato soprattutto nel campo della produzione culturale, dell’editoria, della musica, del teatro e del cinema. A partire dall’anno scorso, dalla realizzazione della prima edizione di Book Pride, di cui, come Doc(k)s, abbiamo curato la comunicazione e l’organizzazione logistica, abbiamo riflettuto molto sulle possibilità e i limiti di questo concetto di indipendenza, in una serie di laboratori che hanno portato all’imminente edizione di Bellissima.
Riccardo Antoniucci: Sulla scorta di tale ricerca, quest’anno siamo stati in grado di promuovere un progetto diverso e, a nostro modo di vedere, innovativo. Un evento che coniuga l’esposizione di prodotti culturali indipendenti con una dimensione più vicina al festival, ricca di eventi e di momenti di discussione e dibattito. Questo perché non ci interessa soltanto il punto di arrivo della filiera, ovvero i prodotti librari o culturali in generale, ma anche il processo: il modo in cui la cultura si fa, ma anche chi la fa, le condizioni del lavoro culturale e le sue trasformazioni.

La location scelta è il Palazzo del Ghiaccio di Milano. Perché Milano e perché proprio il Palazzo del Ghiaccio?
R. A.: Perché il Palazzo del Ghiaccio è una location bellissima, e non potevamo fare altrimenti! Battute a parte, ci interessa il Palazzo del Ghiaccio per la sua significativa storia rispetto alla città di Milano e per il ruolo che oggi riveste nel tessuto culturale cittadino. Il Palazzo, infatti, è inserito nel complesso dei Frigoriferi Milanesi, che si stanno affermando come un polo dell’arte contemporanea, in una prospettiva internazionale.

Palazzo del Ghiaccio, Milano

Palazzo del Ghiaccio, Milano

Andate in scena dal 18 al 20 marzo, a un mese da miart. Perché non nello stesso weekend? Se penso alle fiere di editoria indipendente più riuscite in giro per il mondo, specie quando guardano al lato “artistico” dell’editoria, sono sempre collegate a una main fair: succede a Londra, Miami, Basilea, New York… Anche in Italia la situazione è esemplare: quest’anno Fruit Exhibition si è agganciata ad Arte Fiera e il successo si è moltiplicato.
P. C.: Esistono molte tipologie di fiere del libro, che dipendono dalla forma del libro, dalla sua filiera e dai pubblici di riferimento. In Europa c’è Francoforte, che è la piazza principale, dove, oltre ad accogliere il grande pubblico, si fanno gli accordi e si incontrano i professionisti, ma non è detto che tutte le case editrici possano permetterselo o siano interessate ad accedervi. Poi c’è una serie di fiere cosiddette di settore: antiquariato, arte, infanzia, fumetto ecc. Le fiere del libro d’arte si trovano molto spesso in un circuito a sé stante rispetto a quelli dell’editoria maggiore, per così dire. Questo perché il ciclo di produzione di un editore d’arte è specifico, vive per la maggior parte di finanziamenti a monte e non di vendite. La ragione è che i libri possono essere costosi da produrre, e interessano una fetta di pubblico limitata e altamente specializzata. Ecco anche perché molte volte le edizioni d’arte sono bilingue, rispondendo alla necessità di travalicare i confini nazionali e raggiungere altri pubblici.
Alcune volte queste fiere del libro avvengono in concomitanza di fiere d’arte, per attirare il pubblico specializzato e avere visibilità dove c’è possibilità di ottenere finanziamenti. In questo caso il prodotto libro è un po’ sussidiario rispetto a quello d’arte, e il termine indipendenza deve essere calibrato secondo diversi parametri, ma ci sono anche casi in cui l’interesse per il libro d’arte, o sull’arte, ha reclamato la sua centralità, come è accaduto a Printed Matter, a New York e Los Angeles, o, su piccolissima scala, a Sprint, a Milano, che non hanno luogo durante le fiere d’arte.

La sezione di editori stranieri è curata da Archive Books. Com’è nata la collaborazione? Chi troveremo in quell’area?
P. C.: L’anno scorso, come Archive Books, avevamo partecipato a Book Pride, era un po’ un esperimento, ci interessava andare al di là del nostro settore di appartenenza e iniziare a tessere relazioni con un mondo dell’editoria diverso dal nostro. Con Doc(k)s avevamo iniziato a discutere dell’interesse a internazionalizzare il dibattito sull’editoria anche in Italia, e allora perché non cominciare proprio dagli editori d’arte che, per necessità e vocazione, hanno questa caratteristica?
Quest’anno abbiamo invitato editori di alto profilo, con diverse peculiarità: AApublication, che è il marchio associato all’Architectural Association School of Architecture di Londra; Valiz di Amsterdam, che è una casa editrice con un ottimo catalogo di letteratura critica d’arte e sull’arte; i compagni di b_books di Berlino, con la loro ricerca decennale sul film, la performance e l’ambiente queer; Makhzin, che è una piccola rivista di Beirut, in arabo e inglese, prodotta dal collettivo 98weeks; Vestoj, una rivista di moda e sartoria che non ha pubblicità, ma solo contenuti di approfondimento, e molto altro ancora.

Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto

Un punto di forza di Bellissima è il fittissimo calendario di incontri. Perché questa scelta? E se doveste elencare tre main event, uno per ogni giornata?
R. A.: Direi che l’appuntamento più rilevante per il pubblico di Artribune è quello con Michelangelo Pistoletto domenica 20 marzo: si parlerà di arte pubblica e dei suoi effetti sul territorio.
A parte questo, volendo raccontare in sintesi gli eventi nei tre giorni, cominciamo venerdì 18 marzo con Frédéric Martel, sociologo della cultura che ha studiato a fondo il mercato del libro europeo, che terrà una lezione venerdì 18 marzo. Subito dopo, sul pratone, assisteremo a una “conferenza-happening” di Militant A degli Assalti Frontali. E ancora, sempre per tenersi in questo regime del mescolamento tra vari generi, citerei gli incontri con la regista Liliana Cavani, lo scrittore Aldo Nove, i fotografi Tano D’Amico e Uliano Lucas, sabato 19 marzo. Poi gran finale domenica 20, con Zerocalcare, Toni Negri e Gad Lerner, Massimo Recalcati e David Riondino.

Chiudiamo con un aspetto pratico: come si sostiene una iniziativa del genere? Sappiamo bene che il comparto è tutt’altro che ricco…
R. A.: Bellissima non si avvale di alcun contributo o sponsorizzazione né pubblica né privata. Si può dire quindi che Bellissima è completamente autofinanziata dagli editori partecipanti e dal lavoro e la passione di decine di associati alla cooperativa Doc(k)s – Strategie di indipendenza culturale, che l’hanno costruita e la animano. Siamo molto sensibili a questo tema e crediamo che Bellissima debba anche servire a riflettere su quali possano essere le forme per il sostentamento di progetti come il nostro. La soluzione non l’abbiamo ancora, certo, ma crediamo di avere le energie e la voglia per discuterne.

Marco Enrico Giacomelli

www.bellissimafiera.it
www.idocks.it

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