Morto Jacques Rivette, regista controverso della Nouvelle Vague francese. Una vita difficile tra censura, esaurimenti nervosi e derive narrative

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Jacques Rivette

Jacques Rivette

Figura piuttosto controversa della storia del cinema, Jacques Rivette, nonostante sia stato il primo della combriccola dei Cahiers du Cinema a girare un film, Paris nous appartient, è stato, forse, il meno riconosciuto, anche e soprattutto per una serie di scelte estreme. Dotato di grandi capacità critiche, è diventato direttore dei famosi “Quaderni del Cinema” nel 1963. I film della sua filmografia, ricordati in questi giorni, sono ritenuti capolavori, ma per lo più conosciuti solo nello stretto ambito degli addetti ai lavori. Differentemente da Francois Truffaut e Jean-Luc Godard, che hanno saputo giocarsi bene la reputazione con sensazionalità e furbizia, Rivette ha di rado ottenuto riconoscimento ed è stato spesso oggetto di tremenda censura. Molte delle sue pellicole sono imprese cinematografiche di durata ardita (Out 1 dura quasi 13 ore, ma è considerato dagli integralisti cinefili un pezzo fondamentale della storia del cinema). Negli anni ’70 per l’eccesso di lavoro e per le difficoltà produttive relative ai film in lavorazione, Rivette ha avuto un tremendo esaurimento nervoso dal quale è uscito solo dopo molti anni, il che ha rallentato ulteriormente la sua carriera. Nel 1991 è arrivata un’ultima felice parentesi di notorietà internazionale, grazie a La Belle Noiseuse.
I temi ricorrenti della sua opera sono la cospirazione, la fantasia, l’approccio teatrale alla vita, a cui qualche volta aggiunge tratti paranoici o dettagli criminali. Rivette ha sviluppato molto la complessità dei suoi personaggi femminili e si ritiene che abbia influenzato il sottogenere del filone di film sulle amicizie in rosa detto Female Buddy Film, tipo Thelma e Louise. Sergio Castellitto e Jane Birkin nel 2009 sono stati i protagonisti dell’ultima pellicola della sua carriera, Questione di punti di vista, un omaggio composto e silenzioso al mondo dello spettacolo, sublimato in un piccolo circo in tournee. Al regista era stato diagnosticato l’Alzheimer nel 2012.

Federica Polidoro

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