Tre coreografi e la pittura veneta. A Padova

I Musei Civici di Padova hanno aperto alla danza contemporanea nell'ambito della 12esima edizione del festival internazionale di danza “Lasciateci sognare”. Una piattaforma articolata di eventi e di attività collaterali dell'arte coreutica.

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Lasciateci sognare - Musei Civici di Padova, 2015 - photo Mario Sguotti

Lasciateci sognare – Musei Civici di Padova, 2015 – photo Mario Sguotti

DANZARE AL MUSEO
Nell’ambito del progetto Lasciateci sognare di Padova Danza, festival giunto alla 12esima edizione con la direzione artistica di Gabriella Furlan Malvezzi, l’evento finale svoltosi in un contesto non teatrale segna un buon auspicio per il futuro della città veneta, sempre più aperta alle istanze culturali e alla danza.
Se in altre città aprire gli spazi museali a performance ed eventi site specific è ormai consuetudine ben consolidata, per Padova rappresenta una novità. Nella sala del Romanino dei Musei Civici, a inaugurare un nuovo corso è stata l’ospitalità di giovani coreografi contemporanei – Caterina Basso, Stefano Questorio e Irene Russolillo, tutti della scuderia Aldes – con tre loro brevi assoli, sotto lo sguardo complice dei soggetti esposti della grande pittura veneta.

SULLE NOTE DEL BOSS
Il brano di Caterina Basso, Un minimo distacco, dialoga con i volti pittorici alle pareti e con quelli del pubblico, per via delle posture e dei movimenti rivolti in tutte le direzioni, quasi a cercare e percepire altri sguardi su di lei. Su un tessuto sonoro di rumori iniziali, poi di fruscii, di voci da film, infine di musica, il suo muoversi sovrappensiero, tra lievi piegamenti delle gambe e del corpo, tra gesti circospetti del viso, denota un essere pienamente in quel luogo e, nello stesso tempo, altrove.
Il corpo fugace, con il pensiero disconnesso dall’azione che sembra guidato da altro rispetto alla propria volontà, si trova in bilico sperimentando la fragilità e il peso vitale della terra. Gesti come a scacciare pensieri e ricordi, un passato che ritorna e del quale volersi liberare. La performer si sofferma infine immobile mentre incalza una canzone di Bruce Springsteen e, prendendo in mano un mandolino e sputando confetti bianchi dalla bocca, sorride non più smarrita.

Lasciateci sognare - Musei Civici di Padova, 2015 - photo Mario Sguotti

Lasciateci sognare – Musei Civici di Padova, 2015 – photo Mario Sguotti

IL CORPO FELINO
Un assolo è innanzitutto una solitudine lanciata in un vuoto”. Così Stefano Questorio presenta il suo Le cose, intendendo gli oggetti quotidiani che appartengono a ciascuno. In tre quadri distinti (Le cose, La Lumaca e I cani dentro) compie azioni che mettono in scena un vuoto riempito ossessivamente da oggetti che finiscono per prendere il sopravvento e governare chi le possiede.
Se il primo pezzo, molto teatrale, scorre velocissimo nel vestirsi e svestirsi accumulando ogni sorta di elementi – occhiali, telefonino, cappelli, giornali, spazzolini, patatine, parrucche ecc. – sui quali infine si adagerà esausto dalla ricerca di una sua precisa identità, nel secondo un sapiente uso del corpo dà forma a una lenta trasformarsi, adagiato e sempre di schiena, dalla posizione fetale a quella di lumaca col semplice articolare la schiena, le braccia e le mani, conferendo ai suoi movimenti una riconoscibile umanità. Il terzo è un intenso assolo in controluce, dove l’articolarsi da fermo del corpo sull’ansimare di una voce si tramuta in movimenti animaleschi sempre più accelerati, che contengono scatti felini, di allerta, di attesa, di lotta, di paura, di difesa. Una forza e una fragilità tutta umana.

Lasciateci sognare - Musei Civici di Padova, 2015 - photo Mario Sguotti

Lasciateci sognare – Musei Civici di Padova, 2015 – photo Mario Sguotti

BRANDELLI EMOTIVI
Infine il solo di Irene Russolillo, coreografa e danzatrice già Premio Equilibrio 2014 come miglior interprete, ha presentato il suo fortunato Strascichi, spettacolo che l’ha rivelata. Sono gli strascichi, i brandelli emotivi della fine di un amore a sottolineare i tratti buffi della propria solitudine.
Parrucca nera, vestito giallo, un cubo, oggetti a terra, un microfono dove sosta per parlare, urlare, cantare e tossire, mentre consuma una danza frenetica, elettrica, sensuale dettata dal suono della voce e delle parole, dal roteare della testa, per raccontarsi. Russolillo brandisce un uso smodato del corpo e senza filtri, rivelando una vigorosa presenza scenica che, nel dettaglio dei gesti graffianti e insofferenti, sembra rimandare a Samuel Beckett.
Aprire gli spazi museali ai linguaggi performativi contemporanei è operazione meritevole, in quanto dischiude a nuove modalità di fruizione e di dialogo fra le arti e da parte del pubblico. Come in questo progetto padovano dove, complice anche la stretta vicinanza con i performer, la danza si fa più intrigante, la visione più coinvolgente, il viaggio più elettrizzante.

Giuseppe Distefano

www.lasferadanza.it

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