L’Artbonus diventa permanente. Fra pregi e difetti

Approvato nel 2014 come misura triennale, l’Artbonus – ossia la leva fiscale nata al fine di favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura – ha chiuso il 2015 con 57 milioni di finanziamenti, opera di quasi 1.500 mecenati. Un risultato importante al di là dei numeri (che non sono in fondo così imponenti) ma perché segnano in questo campo un’inversione di tendenza nell’interesse del rapporto tra pubblico e privato, soprattutto da parte del lato “pubblico”.

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Screenshot dal sito Artbonus

Screenshot dal sito Artbonus

La legge di stabilità 2016 ha trasformato l’agevolazione in permanente e il MiBACT ha festeggiato con un lancio pubblicitario il cui slogan riprende quello utilizzato dal Louvre per le proprie campagne di crowdfunding: “Siamo tutti mecenati!”.
In pratica, chi finanzierà interventi di sostegno, manutenzione, restauro e protezione a favore di beni culturali pubblici così come musei, enti e istituti culturali pubblici, godrà di un credito d’imposta pari al 65% dell’importo erogato utilizzabile in tre quote annuali di pari importo.
Sotto il profilo fiscale, l’Artbonus non ha rilevanza ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP ma, per contro, al fine di non duplicare i vantaggi fiscali nel caso di applicazione del regime agevolato, non sono ammesse le normali deduzioni/detrazioni previste in dichiarazione dei redditi.
Aver reso l’Artbonus una misura strutturale e non più temporanea, si diceva, ha segnato un passo verso un cambio di indirizzo nel rapporto tra Stato e arte. Rimane il fatto che l’Artbonus, per come è strutturato attualmente, non risulta ancora attrattivo per i contribuenti e soprattutto per le imprese e gli enti che continuano a preferire la formula delle sponsorizzazioni.

Dario Franceschini

Dario Franceschini

Al fine di ampliare la platea dei finanziatori si potrebbe pensare di rendere deducibili le erogazioni, ad esempio. Questo favorirebbe certamente un maggiore afflusso di fondi, così come potrebbe avvenire se fosse deciso un ampliamento dei casi per cui l’Artbonus possa trovare applicazione. Rimane indubbio, però, che ciò che c’è ora, per quanto perfettibile, è indubbiamente meglio del niente precedente e per questo è necessario che sia sempre maggiore il numero di cittadini/contribuenti.
Ben vengano, quindi, le campagne di divulgazione. Diffondere la consapevolezza del circolo virtuoso che l’investimento in cultura, anche piccolo, produce è certamente un gesto d’amore verso un Paese che ha bisogno di ritrovare il proprio centro di gravità. I numeri generati nel 2015 sono di certo apprezzabili ma si può e si deve fare di più. E se è vero che possono fare di più i grandi capitali, le maison della moda, l’industria e la finanza di certo può anche essere mecenate, nel proprio piccolo, ognuno di noi. Occorre informare e in questo anche i commercialisti devono fare la propria parte.

Franco Broccardi

http://artbonus.gov.it/

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